Card. Vincent Nichols

Card. Vincent Nichols

di Sabino Paciolla

 

Mi chiedo perché tanti uomini di Chiesa, oggi anche importanti prelati, girino intorno alle parole e non dicano invece quello che effettivamente pensano? Perché usare parole come ”misericordia”, “accoglienza”, “sentirsi a casa”, per “accogliere” (giustificare?) indirettamente, ma realmente, le nuove “famiglie” omosessuali? Perché ridurre la parola amore a sentimento, svuotandola del suo significato profondo, facendo così fuori tutta l’antropologia cristiana fino a ieri condivisa e data quasi scontata. Una antropologia che discende direttamente dall’ordine del creato come è stato disegnato da Dio?

Il Cardinale Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster (Londra), ha presieduto per la seconda volta la Messa di benvenuto ai cattolici LGBT+, genitori e famiglie, nella festa del Battesimo del Signore, domenica 13 gennaio, nella Chiesa dei Gesuiti di Farm Street. La chiesa di Mayfair, ospita il Consiglio Pastorale LGBT+ dei Cattolici di Westminster e le sue attività pastorali, come richiesto dal Cardinale.

Non credo sia stato un caso che la messa di benvenuto per i cattolici LGBT sia stata celebrata nella ricorrenza del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Infatti, come ci riporta questo articolo di ICN, “nella sua omelia, il Cardinale Vincent Nichols ha fatto riferimento all’identità radicale che tutti i cristiani hanno con il loro battesimo, che trascende tutte le altre identità. La comunità della Chiesa, formata dall’unità battesimale, è radicata nell’amore, e questo è vissuto in impegni profondi di amicizia, compresi il matrimonio e la vita familiare”.

Dunque, il card. Nihcols sembra ci stia dicendo che  l’identità acquisita con il Battesimo, cioè quella di figli di Dio, trascenda tutte le altre identità, in particolare quella di maschio e femmina. Per cui, l’identità sessuata perderebbero di significato, e che dunque tutte le identità diventerebbero secondarie dinanzi a quella di figli di Dio. In realtà, il Battesimo non annulla l’identità sessuata, anzi la qualifica, la fortifica, la rende più vera, perché Dio ci ha creati così, “maschio e femmina Dio li creò”.

Nella sua omelia, continua l’articolo, il card. Nicols “ha fatto eco alla sua recente Lettera Pastorale alla diocesi di Westminster:  Essere ‘a casa’, nel suo senso più ovvio, che è essere nel cerchio in cui siamo nati, riunendo le generazioni di cui facciamo parte. Ma ‘a casa’ significa anche celebrare tutto l’amore e le amicizie che ci sostengono. Comprende l’abbracciare nuovamente le scelte di vita importanti che abbiamo fatto, i doveri di fedeltà e le sue grazie……un momento di ringraziamento a Dio per la famiglia, le famiglie, a cui apparteniamo, siano essi legami di carne e sangue, legami di amicizia, o legami creati da impegni liberi, comprese le promesse di vita religiosa. La parola ‘famiglia’, quindi, è in grado di includere molti e diversi modelli e dimensioni di vita, e alcuni portano con sé l’esperienza della tristezza e del fallimento. (30 dicembre 2018)”

Date le premesse, non ci si deve poi meravigliare se si finisce con il ringraziare Dio per la famiglia e “le famiglie”, indipendentemente dal fatto che esse siano costituite da ”legami di carne e sangue, legami di amicizia, o legami creati da impegni liberi”. Né ci si deve stupire se il card. Nichols pensa che, come riportato dall’articolo, “La parola ‘famiglia’ è in grado di includere molti e diversi modelli e dimensioni di vita”.

Quando si parla alla comunità LGBT+ (che sappiamo quali “modelli” di famiglia sostiene) e si sostiene che la famiglia ricomprende “diversi modelli e dimensioni di vita”, cosa si sta di fatto affermando? Quale tipo di famiglia si sta giustificando?

Stando dunque alla omelia di un cardinale cattolico, mi chiedo dove sia finito tutto l’insegnamento della Chiesa che fino ad oggi ci è stato dato? È ancora valido? È ancora tenuto per vero? E le autorità vaticane a tutela della ortodossia dell’insegnamento della Chiesa cosa ne pensano?

L’articolo conclude: “Parlando dopo la Messa, il Cardinale ha elogiato i cattolici LGBT+ di Westminster come un importante segno di benvenuto e di inclusione nella diocesi di Westminster, non solo come individui che vengono accolti, ma come comunità identificabile che è di casa nella Chiesa”.

Capite, il cardinale ha elogiato i ”cattolici LGBT+” non solo come individui, ma proprio come “comunità identificabile”.

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1