Card. Gerhard L. Müller
Card. Gerhard L. Müller

 

 

di Sabino Paciolla

 

Nel docufilm “Francesco”, del regista  Evgeny Afineevsky, le parole del papa, “Ley de convivencia civil”, con le quali auspica una copertura giuridica alle unioni omosessuali presentano gravi risvolti teologici, sia dal punto di vista dottrinale che pastorale.

Molto interessante l’intervista che Lorenzo Bertocchi ha fatto al card. Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicata su La Verità del 28 ottobre scorso. 

Ecco alcuni stralci.

In merito alle interviste rilasciate, il card. Müller osserva:

“Sempre, quando i nemici della Chiesa, gli atei e gli attivisti LGBT sono interlocutori o interpreti del successore di Pietro, esiste la possibilità che l’esito sia opposto a quello sperato. Infatti, o il Papa li riconduce alla fede cattolica, o costoro distorcono le sue affermazioni a loro favore, e così confondono i cattolici che vogliono restare fedeli al Papa.”

E questo perché, dice il card. Müller, quello che viene riportato da queste persone risulta distorto, e per questo non rappresentano alcun “locus teologicus”. Quello che viene riportato da influencer teologici e politici non ha alcuna autorità per i cattolici. 

“L’autorità dottrinale e pastorale del Papa non deriva dalla specifica personalità del titolare del trono di Pietro. Questo lo vediamo col pescatore Simone che Cristo ha fatto Pietro ma in forza della sua missione divina. Il suo potere, che richiede l’obbedienza di tutti i fedeli cattolici, consiste esclusivamente nel rendere manifesto ciò che il Padre celeste gli ha rivelato: vale a dire che Gesù non è un qualsiasi profeta o un modello morale, ma il Figlio di Dio (Mt. 16,16).” (…) “Gli apostoli e il loro successore insegnano solo ciò che Gesù ha loro insegnato (Mt 28,20). Un’obbedienza cieca alle persone, come il culto della persona verso il Fuhrer nei sistemi totalitari, è l’opposto dell’obbedienza della religione come componente della fede soprannaturale che si rivolge direttamente a Dio, il quale non inganna e non può ingannare (Lumen Gentium, 25).”

Il giornalista sottolinea che, al di là dei possibili travisamenti delle parole del Papa, rimane la dichiarazione del Papa a favore di una tutela legale delle unioni civili omosessuali. La risposta del card. Müller è la seguente:

“La confusione, talvolta consapevolmente indotta, consiste nel confondere l’obiettiva verità dell’unione naturale e sacramentale di uomo e donna nel matrimonio con i problemi personali che alcuni individui hanno per una attrazione erotico-sessuale verso persone dello stesso sesso. Uno Stato secolare fa riferimento per le sue norme non alla rivelazione soprannaturale o a una particolare religione, ma al diritto naturale che si esprime nella ragione. La Chiesa – come custode anche delle verità antropologiche naturali – deve contrastare la pretesa dello Stato o di organizzazioni ideologiche come quelle LGBT, che relativizzano secondo i propri gusti il matrimonio fra uomo e donna come costruzione sociale, e di conseguenza vogliono ridefinire anche i rapporti tra persone di diverso o identico sesso come un tipo di matrimonio. Papi e vescovi dovrebbero imparare nell’odierno mondo dei media a esprimersi in modo chiaro e univoco, in modo che la preoccupazione pastorale per alcune persone in situazioni difficili non si presti ad abusi che minerebbe l’antropologia, i cui principi ontologici e morali traggono origine dalla ragione e dalla rivelazione.”

Il giornalista fa notare che qualche vescovo ha sottolineato che le frasi di Francesco sarebbero in errore rispetto al Magistero, ad esempio con la nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2003. Al che, il card. Müller risponde:

“Innanzitutto il Papa deve mantenersi in pieno accordo con la rivelazione, come conservata e testimoniata nelle Sacre scritture e nella tradizione apostolica. Poi deve anche formalmente riconoscere tutte le decisioni dogmatiche dei Concili e dei papi che lo hanno preceduto. Né il Papa in carica né i suoi predecessori possono proporre alla fede di tutta la Chiesa i loro soggettivi punti di vista, siano essi sulla politica, l’educazione dei bambini o l’arte culinaria.”

Il card. Müller continua precisando che un papa si può criticare dal punto di vista delle forme di pensiero o di comportamento “senza porre in questione la missione divina e il potere del Papa come successore di Pietro. Gesù ha fatto di Simone Pietro, e su questo ha costruito la sua Chiesa. E al contempo Gesù, il vero capo della Chiesa, lo ha duramente criticato per il suo rinnegamento durante la passione di Cristo. I santi Geronimo, Agostino e Tommaso d’Aquino, nei loro commenti alla lettera ai Galati, hanno lodato Paolo per la sua sincerità nella violenta critica a Pietro e, viceversa, Pietro per la sua umiltà, con cui ha accettato questa fraterna correzione. In quella circostanza Pietro ha dimostrato un servizio inestimabile alla unità della Chiesa.”

Il giornalista fa presente che una parte del mondo cattolico si accontenta che una unione civile non si chiami “matrimonio”, senza quindi far riferimento alla famiglia. Ma il card. Müller precisa subito che i fedeli cristiani non sono sofisti e non giocano con le parole. E continua:

“Il matrimonio è l’unione a vita di un uomo e di una donna, secondo la definizione della parola e della cosa dell’ordine della creazione e della redenzione. Qualunque convivenza di persone dello stesso sesso (ad esempio comunità di ordine) o di sesso diverso ha un valore religioso o morale. Ma non si può chiamarla “matrimonio”, e ogni unione sessuale al di fuori del matrimonio è oggettivamente un peccato grave.”

E poi continua:

“Perciò l’infallibilità in questioni di fede e di morale e data soltanto quando un Papa propone alla fede di tutta la Chiesa una dottrina di fede rivelata. Egli però non può proporre alla fede della Chiesa -come a lui rivelata- sue personali esperienze di vita, sue soggettive valutazioni o determinate teorie filosofiche o teologiche. Perché la rivelazione nella sua realtà costitutiva si è definitivamente conclusa con la morte dell’ultimo apostolo.”

E infine sottolinea:

“Dietro il discorso pseudointellettuale del ‘mutamento di paradigma’, si trova solo l’eresia non mascherata che falsifica la parola di Dio”.

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