Su La Nuova Bussola Quotidiana è apparso un importantissimo intervento del cardinale Gerhard L. Müller, chiarificatore dei gravi problemi posti dall’ultima dichiarazione vaticana Fiducia Supplicans. Riportiamo alcuni stralci. 

 

Card.Mueller Muller
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Mueller, durante la conferenza stampa sulla nuova Istruzione riguardante la sepoltura e la cremazione, Roma, 25 Ottobre 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

“Il documento in questione, che l’assemblea generale dei cardinali e dei vescovi di questo Dicastero non ha né discusso né approvato, riconosce che l’ipotesi (o l’insegnamento?) che propone è completamente nuova, e che si basa soprattutto sul magistero pastorale di Papa Francesco. Secondo la fede cattolica, il Papa e i vescovi possono porre alcuni accenti pastorali e rapportare in modo creativo la verità della rivelazione alle nuove sfide di ogni epoca, ad esempio nel campo della dottrina sociale o della bioetica, rispettando i principi fondamentali dell’antropologia cristiana. Ma queste innovazioni non possono andare oltre ciò che è stato rivelato loro una volta per tutte dagli Apostoli come Parola di Dio (Dei Verbum, 8). Infatti, non ci sono testi biblici o dei Padri o dei Dottori della Chiesa o documenti precedenti del Magistero a sostegno delle conclusioni di Fiducia Supplicans (FS). Inoltre, si tratta di un salto dottrinale.”

“E uno sviluppo dottrinale che raggiunga il significato più profondo di un insegnamento deve essere avvenuto gradualmente, in un lungo periodo di maturazione (cfr. Dei Verbum 8). Ora, l’ultimo pronunciamento magisteriale su questo tema è stato dato dalla stessa Congregazione per la Dottrina della Fede nel marzo 2021, meno di tre anni fa, negando categoricamente la possibilità di benedire queste unioni. Questo vale sia per le benedizioni pubbliche che per quelle private di persone in condizioni di vita peccaminose.

Come fa FS a giustificare il fatto che, pur proponendo una nuova dottrina, non nega ciò che affermava il precedente documento del 2021?”

“Pertanto, per poter accettare la benedizione di situazioni contrarie al Vangelo, il Dicastero propone una soluzione originale: ampliare il concetto di benedizione (FS 7,12). Questo viene giustificato come segue: «Si deve altresì evitare il rischio di ridurre il senso delle benedizioni soltanto a questo punto di vista [le benedizioni “liturgiche” dei sacramenti e dei sacramentali], perché ci porterebbe a pretendere, per una semplice benedizione, le stesse condizioni morali che si chiedono per la ricezione dei sacramenti» (FS 12). In altre parole, è necessario un nuovo concetto di benedizione, che vada oltre i sacramenti, per poter accompagnare il cammino di chi vive nel peccato.”

“Perché allora è necessario ampliare il significato di benedizione, se la benedizione intesa nel rito romano va già oltre i sacramenti?

Perché la benedizione intesa in modo tradizionale, pur andando oltre i sacramenti, permette di benedire purché «non si tratti di cose, luoghi o contingenze che siano in contrasto con la legge o lo spirito del Vangelo» (FS 10, che cita il Rituale Romano). E questo è il punto che mirano a superare, perché si vogliono benedire circostanze, come una relazione stabile tra persone dello stesso sesso, che invece contraddicono la norma e lo spirito del Vangelo. “

Il cardinale fa quindi alcune osservazioni:

“Una prima osservazione è che non c’è alcuna base per questo nuovo uso nei testi biblici addotti, né in alcuna precedente dichiarazione del Magistero. Neanche i testi offerti da Papa Francesco forniscono una base per questo nuovo tipo di benedizione.” (…) “Di fatto, secondo il criterio di queste benedizioni pastorali, si giungerebbe all’assurdo di poter benedire, ad esempio, una clinica abortista o un gruppo mafioso.”

Nella sua quarta osservazione il cardinale afferma: 

“Si noti che qui non vengono benedette solo le persone peccatrici, ma, benedicendo la coppia, viene benedetta la relazione peccaminosa stessa. Ora, Dio non può inviare la sua grazia su una relazione che gli si oppone direttamente e che non può essere ordinata verso di lui. Il rapporto sessuale estraneo al matrimonio, in quanto rapporto sessuale, non può avvicinare l’uomo a Dio e non può quindi essere aperto alla benedizione di Dio. Pertanto, anche se una tale benedizione avesse luogo, il suo unico effetto sarebbe quello di confondere le persone che la ricevono o che assistono alla benedizione, indotte a credere che Dio abbia benedetto ciò che non può benedire. È vero che il cardinale Fernández ha dichiarato a Infovaticana che non è l’unione a essere benedetta, bensì la coppia, ma questo significa giocare con i concetti, poiché la coppia è definita proprio dalla sua unione.

La difficoltà di benedire l’unione è particolarmente evidente nel caso dell’omosessualità. Perché la benedizione, nella Bibbia, ha a che fare con l’ordine creato da Dio, che Egli vide che era cosa buona. Quest’ordine poggia sulla differenza sessuale tra maschio e femmina, chiamati a essere una sola carne. La benedizione di una realtà che si oppone alla creazione non solo non è possibile, ma è blasfema.”

Una quinta osservazione riguarda la coerenza interna di questa stessa benedizione pastorale (le nuove cosiddette “pastorali”, ndr): si può impartire una benedizione non liturgica? O una benedizione che non rappresenta ufficialmente la dottrina di Cristo e della Chiesa? La chiave della risposta non è se i riti siano stati approvati ufficialmente o se siano improvvisati spontaneamente. La questione è che a impartire la benedizione è un sacerdote, in rappresentanza di Cristo e della Chiesa. FS afferma che non c’è alcun problema se il sacerdote si unisce alla preghiera di persone che si trovano in una situazione contraria al Vangelo (FS 30), ma in questa benedizione pastorale il sacerdote non si unisce alla loro preghiera, bensì invoca la discesa dei doni di Dio sulla relazione stessa. Nella misura in cui il sacerdote opera in nome di Cristo e della Chiesa, pretendere di separare questa benedizione dalla dottrina significa postulare un dualismo tra ciò che la Chiesa fa e ciò che la Chiesa dice. Ma la rivelazione, come insegna il Concilio Vaticano II, è data in segni e parole intrinsecamente legati tra loro (Dei Verbum 2), e la predicazione della Chiesa a sua volta non può separare segni e parole. “

“Alla luce di ciò, può un fedele cattolico accettare l’insegnamento della FS? (…) finché Papa Francesco continua ad affermare che le unioni omosessuali sono sempre contrarie alla Legge di Dio, sta implicitamente affermando che tali benedizioni non possono essere date. L’insegnamento della FS è quindi in contraddizione con se stesso, il che richiede un ulteriore chiarimento. La Chiesa non può celebrare una cosa e insegnarne un’altra, perché, come scrisse Sant’Ignazio di Antiochia, Cristo era il Maestro «che ha detto e ha fatto» (Efesini XV,1), e la sua carne non può essere separata dalla sua parola.

L’altra domanda che ci siamo posti è se un sacerdote può accettare di benedire queste unioni, alcune delle quali coesistono con il matrimonio legittimo o in cui non è infrequente cambiare partner. Secondo FS, potrebbe farlo con una benedizione pastorale (tipo “c”), non con una benedizione liturgica o ufficiale. Ciò significa che il sacerdote dovrebbe impartire queste benedizioni senza agire in nome di Cristo e della Chiesa. Ma questo implicherebbe non agire come sacerdote. Infatti, dovrebbe compiere queste benedizioni non come sacerdote di Cristo, ma come uno che ha rinnegato Cristo, dal momento che, benedicendo queste unioni, con i suoi gesti il sacerdote le presenta come una via verso il Creatore. Sta quindi commettendo un atto sacrilego e blasfemo contro il progetto del Creatore e contro la morte di Cristo per noi, per portare a compimento il progetto del Creatore. Questo coinvolge anche il vescovo diocesano. Egli, in quanto pastore della sua Chiesa locale, è tenuto a impedire che questi atti sacrileghi abbiano luogo, altrimenti ne diventerebbe partecipe e rinnegherebbe il mandato conferitogli da Cristo di confermare i fratelli nella fede.”

 

* Cardinale Gerhard L. Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede

 

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