In questa intervista ad Edward Pentin, il cardinale tedesco, tra l’altro, vede una evidente “connessione” tra l’ordine del giorno del Sinodo del 6-27 ottobre, quello per l’Amazzonia, e il “percorso sinodale” proposto da alcuni vescovi tedeschi come mezzo per modificare l’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale. Discute anche della recente lettera di Papa Francesco ai vescovi tedeschi, del perché ha scritto il suo “Manifesto della fede” in febbraio, e del perché gli insegnamenti di Papa San Giovanni Paolo II sembrano avere meno attenzione durante questo pontificato.

Ecco l’intervista integrale al card. Müller nella mia traduzione.

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

 

Edward Pentin: Eminenza, qual è il suo punto di vista sull’Instrumentum laboris per il Sinodo pan-amazzonico?

Card. Müller: È solo un documento di lavoro, non è un documento del magistero della Chiesa, e tutti sono liberi di esprimere le proprie opinioni sulla qualità della preparazione di questo documento. Penso che dietro non ci sia un grande orizzonte teologico. È stato scritto principalmente da un gruppo di discendenti tedeschi e non da persone che vivono lì. Ha una prospettiva molto europea, e penso che sia più una proiezione del pensiero teologico europeo sugli abitanti della regione amazzonica, perché abbiamo sentito tutte queste idee 30 anni fa.

Non tutte le idee coincidono con gli elementi fondamentali della teologia cattolica, in particolare con la concezione della religione. Abbiamo la concezione di una fede rivelata, storicamente realizzata nell’incarnazione del Verbo del Padre in Gesù Cristo, infuso dallo Spirito Santo. Ma la Chiesa cattolica non è una religione come rapporto naturale con la trascendenza. Non possiamo comprendere la Chiesa cattolica solo nell’ambito di un concetto di religione. Le religioni sono fatte dall’uomo, sono impressioni, mezzi, riti di desideri antropologici e pensieri sul mondo, ma la nostra fede si basa sulla rivelazione di Dio nell’Antico e Nuovo Testamento, in Gesù Cristo. Dobbiamo quindi correggere questo pensiero in questo documento in modo più cattolico.

 

I critici hanno detto che questo documento prende spunto dalle prove e dalle sofferenze del popolo amazzonico e non dalla Rivelazione e da Cristo stesso.

Può iniziare con la sofferenza del popolo, ma questo non è il punto di partenza della fede cattolica. Iniziamo con il battesimo e confessiamo la nostra fede a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Cristo stesso è venuto nel mondo e la sua croce assume tutte le sofferenze del mondo. Ma è un’altra cosa cominciare dalle persone e poi relativizzare la rivelazione solo come espressione della cultura europea. Questo è assolutamente sbagliato.

 

C’è anche un focus sulla teologia che secondo alcuni critici è fondamentalmente un “riciclaggio culturale della teologia della liberazione”. Lei è d’accordo sul fatto che questo documento possa rappresentare una spinta a far passare la teologia della liberazione attraverso la porta di servizio?

La teologia della liberazione è un concetto ampio, ma la libertà è l’elemento fondamentale della nostra fede perché siamo salvati, siamo stati liberati da Gesù Cristo dal peccato, liberati dalla distanza da Dio. Questa [libertà] contiene anche la guarigione di elementi e dimensioni mondane, ma non possiamo convertire l’approccio di Cristo e della sua croce e la sua assunzione di tutte le sofferenze e i peccati del mondo su se stesso in un approccio immanente, perché poi, alla fine, relativizziamo la Rivelazione come sola espressione della cultura greco-romana. È l’approccio sbagliato.

La teologia della liberazione è una teologia cattolica che inizia con la Rivelazione, che inizia nella Sacra Scrittura, nella Tradizione, la vita magisteriale della Chiesa, e non possiamo porre l’accento su una nuova ermeneutica estranea alla fede cattolica.

 

Quindi lei sosterrebbe che la teologia della liberazione di per sé va bene, ma può essere usata in modi diversi, non ortodossi?

Può essere intesa come l’assunzione di responsabilità per la società, lo sviluppo integrale. Non ci interessa solo il mondo, ma il centro della Rivelazione, che è comunione con Dio, a partire da questa vita, e anche lo splendore delle opere buone che Dio ha fatto per noi.

Ma non possiamo convertire il cristianesimo, la Chiesa, in una ONG solo per uno sviluppo mondano, affinché lo sviluppo immanente sia il centro della nostra fede. La nostra fede è in relazione al Dio trinitario e personale.

 

Pensa che questo documento porti ad una prospettiva più immanente (che il divino si manifesta nel mondo materiale), piuttosto che cattolica?

Sì, questo è il pericolo perché dietro questo documento non ci sono grandi teologi, e c’è questo approccio più pratico, piuttosto ideologico alle questioni.

 

L’altro aspetto di cui alcuni si preoccupano è il celibato sacerdotale, e che il documento solleva la possibilità di ordinare uomini sposati, o uomini maturi con famiglia, al sacerdozio cattolico in Amazzonia. Lei è preoccupato che questo possa portare ad un indebolimento del celibato clericale universalmente, come hanno detto alcuni critici?

Ebbene, da un lato, stanno spingendo per questo [la fine del celibato sacerdotale obbligatorio] e lo dicono apertamente, e, dall’altro lato, dicendo, quando viene chiesto loro,  che non mineranno il celibato sacerdotale. La disciplina è radicata nella spiritualità del sacerdozio nella Chiesa occidentale e latina. Non possiamo cambiarla come se fosse solo una disciplina esterna, poiché è profondamente connessa con la spiritualità del sacerdozio, come ha detto il Concilio Vaticano II (Presbyterorum Ordinis, 16).

Accettiamo sacerdoti sposati nelle Chiese orientali dove c’è questa tradizione, ma la Chiesa latina continuerà con il celibato nel sacerdozio in questo modo. Penso che questa non sia la grande soluzione che si aspettano per risolvere tutti i problemi, perché la crisi del cristianesimo nel mondo occidentale non ha nulla a che vedere con il celibato del sacerdozio e dei voti religiosi. È una crisi di fede e anche di leadership spirituale.

 

Molte delle persone coinvolte in questo Sinodo sono di origine tedesca. Nel Concilio Vaticano II si diceva che il Reno sfocia nel Tevere. Direbbe che questo è una cosa similare, un caso del Reno che sfocia nell’Amazzonia?

Vediamo che non è una buona influenza perché la Chiesa cattolica sta calando in Germania. Guarda i risultati. Loro [i leader della Chiesa tedesca] non sono consapevoli dei problemi reali [nella Chiesa di oggi], e parlano di morale sessuale, celibato e sacerdoti donne. Ma non parlano di Dio, di Gesù Cristo, della grazia, dei sacramenti, della fede, della speranza e dell’amore, delle virtù teologali, della responsabilità che i cristiani e la Chiesa hanno per lo sviluppo della società in cui c’è un profondo legalismo e disperazione – come ha detto il Papa, di un nuovo Gnosticismo e di un nuovo Pelagianesimo.

Non siamo in grado di promuovere il Vangelo per la gente in Germania e in altre parti d’Europa, come il Belgio e l’Olanda. E vedete le conseguenze di questa ondata progressista.

 

Perché c’è questa influenza tedesca su questo Sinodo – è forse perché vogliono usare l’incontro per farlo coincidere con questo percorso sinodale” proposto dal cardinale Reinhard Marx? C’è un collegamento con questo?

C’è ovviamente una connessione. Hanno affrontato l’abuso sessuale nel modo assolutamente sbagliato. Non sono stati capaci e non hanno potuto vedere le vere cause e ragioni di questa crisi, e parlano sempre di altre cose che non hanno nulla a che fare con essa.

Inoltre, noi non impariamo dal declino del protestantesimo in Europa. Voi avete tutti questi pastori sposati, la loro accettazione del “matrimonio” omosessuale, e loro non hanno il celibato. Ma nonostante questo, la situazione della Chiesa protestante in Europa è peggiore che nella Chiesa cattolica. Quindi questa non può essere la medicina per superare la crisi profonda, la crisi della fede. È un fraintendimento della missione apostolica dei vescovi, che non sono leader politici. Alla fine, sarà inutile.

 

Cosa pensa della sinodalità e di questocammino sinodale come mezzo per governare la Chiesa? Pensa che ci sia il pericolo, come alcuni credono, che possa portare nella Chiesa idee aliene?

Penso che sia molto idealistico. Non c’è un fondamento biblico. Parliamo di collegialità dei vescovi, ma ora vediamo nella cosiddetta riforma della Curia che la Curia rischia di trasformarsi in una qualsiasi altra istituzione laica. Tutto il potere è concentrato nella Segreteria di Stato. Non parlano della partecipazione della Chiesa romana o dell’autorità petrina del Papa. Sopprimono la parola “congregazione” [usata per i dipartimenti vaticani con autorità esecutiva], che è una traduzione del sinodo in greco.

Così, da un lato, stanno sopprimendo la sinodalità di Santa Romana Chiesa, il Collegio cardinalizio, e, dall’altro, stanno convertendo l’istituzione della Curia in semplice burocrazia, in solo funzionalismo e non in un istituto ecclesiastico. Abbiamo una responsabilità comune di essere coinvolti nella vita della Chiesa, questo è vero, ma abbiamo avuto questa partecipazione universale fin dall’inizio della Chiesa, da 2.000 anni.

Non possiamo ora inventare la Chiesa come se la Chiesa fosse antiquata e ora da rimodellare secondo coloro che si definiscono progressisti, che vogliono costruire la Chiesa secondo le loro idee.

 

A febbraio lei ha scritto un “Manifesto della fede“. Perché l’ha scritto?

Mi è stato chiesto da molti di dire qualcosa a causa di un certo caos nella Chiesa e di molte incomprensioni sull’essenziale del cristianesimo: Cos’è il matrimonio, cos’è il sacerdozio, per esempio? Non possiamo negare tutto ciò che si dice nell’Antico e nel Nuovo Testamento e nella Tradizione della Chiesa.

Abbiamo una teologia profonda sui sette sacramenti, e questo non può essere dominato da dubbi su questi elementi essenziali, che ci conducono alla vita eterna. Pertanto, ho giusto sottolineato i punti essenziali della nostra fede cristiana, la Trinità, l’Incarnazione, la sacramentalità della Chiesa, l’identità della nostra fede e della nostra vita, e la nostra speranza per la vita eterna.

La reazione non è stata sempre molto intelligente, e non ho potuto comprenderla; infatti, nessuno ha potuto capire perché l’indicazione di questi elementi fondamentali della fede possa essere interpretata come una critica al Papa, il Successore di San Pietro, che ha la più alta responsabilità per l’espressione della nostra fede. Questo è dato nel nostro Credo – inizia con: Credo in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, nella creazione, nella redenzione e nella perfezione ultima dei sacramenti e nella speranza della vita eterna. Siamo battezzati nel nome del Dio Trino ed esprimiamo la nostra fede nelle opere della creazione, della redenzione e del dono della vita eterna.

 

Ha sostenuto la recente “Dichiarazione delle verità della fede” del cardinale Raymond Burke e di quattro vescovi?

È tutto vero quello che hanno detto, no? 

 

Il cardinale Rainer Maria Woelki di Colonia ha ringraziato Papa Francesco per la sua lettera alla Chiesa tedesca per aver chiesto “senza paura” ai cattolici in Germania di essere una Chiesa missionaria di fronte al declino della Chiesa in Germania. Ma altri hanno avvertito che può essere letta in modi diversi e che parla del fatto che la Chiesa in Germania è “davanti ad un processo di trasformazione fondamentale”. Qual è il suo punto di vista sulla lettera, e quanto è importante per la Chiesa tedesca?

Nella sua lettera ai cattolici tedeschi, il Papa ha stabilito lo standard per l’unità della Chiesa nella verità dell’Apocalisse. Noi crediamo nel Dio trinitario e nella sua Chiesa come sacramento della salvezza del mondo. Pertanto, il processo di trasformazione della Chiesa in un’organizzazione secolare con servizi spirituali e sociali non è altro che una contraddizione del suo fondamento divino e della sua missione.

L’abbandono mentale di tutta l’impresa si riflette nella perdita di realtà nell’analisi delle cause degli abusi sessuali sui giovani. Le sue cause risiedono nella violazione individuale dei comandamenti del Signore e nell’atmosfera edonistica del mondo occidentale.

Il reindirizzamento degli impulsi sessuali verso adulti di entrambi i sessi, che si maschera come una rivalutazione della morale sessuale, non elimina una contraddizione dei comandamenti di Dio. La seduzione degli uomini e delle donne sopra i 18 anni è anche un peccato mortale, “che esclude dal Regno di Dio” (1 Corinzi 6,9) e un “disonore del proprio corpo” attraverso un comportamento contro la natura data da Dio, maschile e femminile (Romani 1,24-27). Le relazioni sessuali hanno un posto legittimo, moralmente impeccabile e aggraziato solo nel matrimonio di un uomo e di una donna. Spero anche che sulla questione di collegare il sacerdozio con il celibato, non si venga meno all’insegnamento del Concilio Vaticano II (Presbyterorum Ordinis, 16) e all’enciclica Sacerdotalis Caelibatus.

La vera riforma della Chiesa riguarda il suo rinnovamento in Cristo e la rinascita dello zelo apostolico per la salvezza eterna dell’uomo. Tra i protagonisti rumorosi e inopportuni che si definiscono arrogantemente riformatori ci sono alcuni che risplendono con la santità della vita, la disponibilità al sacrificio e alla rinuncia, e all’abbandono completo a Cristo e alla Chiesa, alla sua amata Sposa e alla nostra madre nella fede. Gli stessi termini appena citati non fanno che provocare in loro un sorriso ironico per tanta mancanza di illuminazione e vicinanza alla realtà moderna della vita.

I grandi movimenti di riforma nella storia della Chiesa hanno prodotto santi e sono stati promossi da studiosi delle scienze sacre e da religiosi e religiose che si sono legati alla parola del Signore: “Lo zelo per la tua casa mi divora” (Gv 2,17).

 

Abbiamo recentemente celebrato il 40° anniversario dell’elezione di Papa San Giovanni Paolo II, ma perché secondo lei il suo insegnamento viene emarginato durante questo pontificato e non più sostenuto come una volta?

Perché sullo sfondo c’è questa strana idea che il Vaticano II e le sue riforme siano state bloccate da Giovanni Paolo II e da Benedetto e che ora dobbiamo superare questo “blocco” e ricominciare da capo quando il Vaticano II è terminato. Ma questa non è un’idea cattolica valida.

Noi crediamo nella continuità della Chiesa e di ogni papa, concilio e vescovo. Ogni periodo di tempo ha un’importanza particolare, come avviene per ogni papa e ogni vescovo nel contesto in cui vivono – ma sempre in continuità con tutti i concili e con tutti i papi del passato.

Non possiamo contraddire i concili, dicendo “io sono per il Concilio di Trento”, un altro dicendo, “io sono per il Concilio Vaticano Primo”, qualcun altro dicendo “io sono per il Concilio Vaticano Secondo”, e un terzo che vuole un Concilio Vaticano Terzo. I Concili non sono una rifondazione della Chiesa; essi hanno solo l’autorità di esprimere e confessare la fede cattolica in quel momento. Non riceveremo mai una nuova rivelazione (II.V, Dei Verbum, 10), perché “grazia e verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1,17).

 

Fonte: National Catholic Register

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