Il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una recente intervista ha argomentato contro il permesso ai protestanti di ricevere la Santa Comunione insieme ai cattolici (intercomunione) e contro l’ordinazione femminile.

L’intervista è stata concessa a Lothar D. Rilinger, avvocato cattolico tedesco e autore di libri.

Quest’ultimo argomento è tornato di attualità dopo che papa Francesco ha istituito l’ennesima commissione per lo studio del diaconato femminile. L’8 aprile, Papa Francesco ha annunciato che, dopo essersi consultato con il nuovo capo della Cdf, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, ha istituito una nuova commissione per lo studio del diaconato femminile. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla missione della commissione. Sono stati comunque elencati i nomi dei dodici nuovi membri di questa commissione. 

Con questa decisione, il Papa dà seguito al Sinodo dell’Amazzonia dell’ottobre 2019 a Roma che aveva chiesto, nel suo Documento finale (n. 115), che la questione del diaconato femminile fosse ulteriormente studiata dalla Chiesa. 

L’intervista è stata ripresa da Maike Hickson ed è stata pubblicata su Lifesitenews.

Eccola nella mia traduzione. 

 

Card. Gerhard L. Muller

Card. Gerhard L. Muller (CNS photo/Paul Haring)

 

Intervista di Lothar C. Rilinger al cardinale Gerhard Ludwig Müller

 

È ovvio che la Chiesa nel mondo occidentale è da tempo in crisi. Anche per questo motivo la richiesta di riforme è sempre più forte. Mentre alcuni vogliono approcciarsi alle riforme con i mezzi della politica e quindi celebrarsi come progressisti, altri vogliono guidare la Chiesa verso un futuro migliore sulla base della Scrittura e della Tradizione. Il cardinale Müller basa le sue argomentazioni sui principi, e questo dà alle sue argomentazioni un rigore che non si vede né nel cammino sinodale né nel Sinodo dell’Amazzonia.

È possibile che le argomentazioni del mainstream (cioè di quello che chiede la massa, ndr) siano utili per affrontare le riforme, chiediamo al Cardinale.

“Il mainstream è un costrutto che corrisponde semplicemente alla conformità”, risponde.

“Come per i dittatori, il pensiero è controllato. Chi la pensava diversamente è finito in Siberia o a Dachau. In questo senso, il mainstreaming è l’espressione di una voluta dittatura sulle opinioni. Questo contraddice tutti i principi della nostra democrazia liberale. Sicuramente democrazia significa che ogni persona ha il permesso di esprimere la sua opinione ben fondata e di metterla in discussione, che può anche imparare qualcosa da opinioni opposte”.

Fa parte del mainstream anche richiedere l’ammissione della cosiddetta Intercomunione. Ma il cardinale tedesco si oppone a questa idea. “Ci sono condizioni oggettive per ricevere la Santa Comunione”, lo chiarisce inequivocabilmente il cardinale Müller.

“Si deve appartenere alla Chiesa cattolica attraverso il Battesimo e la professione di fede e non bisogna aver offeso i Comandamenti di Dio per il modo in cui si vive. È essenziale per la comunione con Cristo e con la Chiesa che io affermi la dottrina della Chiesa cattolica. Questo non è normalmente il caso dei cristiani protestanti. Essi sono evangelici e riformatori e quindi si differenziano dalla Fede cattolica nel loro credo. Calvino e Lutero insegnarono che la celebrazione cattolica della Messa è un sacrificio idolatrico, ma questo non è più  detto così brutalmente oggi. I riformatori hanno dichiarato che il Papa è l’Anticristo – non hanno detto che il Papa di allora era personalmente un cattivo Papa, hanno piuttosto affermato che il Papa in quanto tale, cioè il papato in quanto tale, era l’Anticristo”. 

“La ragione addotta per questa visione è stata l’argomentazione che il Papa con la sua infallibile autorità didattica avrebbe preteso – e continua a pretendere – con la sua interpretazione definitiva, di essere nei suoi dogmi al di sopra della Parola di Dio. Questo vale anche per il magistero cattolico, i vescovi e i concili. Inoltre, i riformatori hanno negato che la Confermazione, l’Unzione degli infermi, la Penitenza e il Santo Matrimonio fossero sacramenti, cioè mezzi di grazia istituiti da Cristo ed efficaci nello Spirito Santo. Se i sacramenti sono mezzi di grazia istituiti da Cristo, non posso sostenere che possano essere compresi anche in modo un po’ diverso. A questo proposito, posso ricevere la Santa Comunione solo se io stesso sono nello stato di grazia e se sono anche in accordo con questa comunità, la Chiesa cattolica – con la piena professione di fede e con il mio stile di vita”.

La chiesa è accusata dai critici che credono nel progresso di essere incastrata nelle strutture clericali invece di aprirsi al modernismo e di adottare strutture democratiche. Il cardinale Müller afferma su questo punto:

La Chiesa non è un evento politico, e quindi i modelli statali non si adattano, non possono essere trasferiti alla Chiesa”, chiarisce Müller, “Se la Chiesa fosse una sorta di impresa statale, dove si tratta di un governo mondano, si potrebbe pretendere la democrazia, a partire dalla sovranità popolare. Ma la Chiesa è il popolo di Dio, e il sovrano nella Chiesa è Dio stesso. La gerarchia, cioè i vescovi e il Papa, esiste affinché l’insegnamento e il ministero pastorale della Chiesa possano essere esercitati in nome di Dio. Nell’ordinazione episcopale e sacerdotale è Dio che ci permette di proclamare la sua Parola con autorità e di esercitare la cura pastorale come pastori, cioè di condurre gli uomini a Dio. Né i vescovi né i laici possono dire di volersi dare una nuova costituzione ecclesiastica. La Chiesa non è di nostra proprietà.

La richiesta di strutture democratiche è accompagnata dalla chiamata ad accettare le donne come partner alla pari nella cura pastorale e ad ammetterle ai ministeri ordinati. Ma il prelato si oppone anche a questo progetto di riforma.

“La direzione della Chiesa”, secondo l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, “è formata dai vescovi. Le donne non possono diventare sacerdoti perché questo è escluso dalla natura del sacramento dell’Ordine. Non è semplicemente un ministero a cui si può aspirare. Né un uomo può semplicemente dire di avere il diritto di diventare sacerdote. Si è chiamati al sacerdozio, e Gesù ha chiamato a Lui coloro che Egli ha voluto. Ha nominato i dodici discepoli come suoi apostoli. In tutta la storia della Chiesa, questo è sempre stato inteso come normativo e come verità contenuta nell’Apocalisse, non come un’abitudine soggetta a cambiamenti”.

“Il problema è che molti che vogliono essere sacerdotesse comprendono la Chiesa e il ministero in senso politico o nel contesto del prestigio sociale. Il sacerdozio non è, però, come molte vocazioni laiche erano una volta, una sorta di “dominio maschile” da frantumare sotto il segno dell’emancipazione femminile. Uomini e donne che la pensano così sono molto arrabbiati con chi dice che per motivi teologici questa richiesta non può essere soddisfatta. Lo accusano di motivazioni di per sé assurde, e pensano che il vescovo sia uno che ha il potere di decidere sulla fede e sulla morale secondo la propria discrezione. E, come donna, si vorrebbe anche avere tanto potere e prestigio da dimostrare che si è uguali agli uomini nella dignità umana e come figli di Dio, il che sarebbe un’eresia malvagia da negare”.  

 

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