Il card. Willem Jacobus Eijk è laureato in medicina e prima di entrare nel seminario avviò gli studi di Bioetica medica all’università di Leida. È probabilmente la persona del clero più “ferrata” nelle materie bioetiche in questo momento. Ed è anche per questo che al Rome Life Forum di Roma, che si è tenuto 16 maggio scorso, ha tenuto la relazione sul tema del gender e le sue implicazioni sulla morale sessuale e l’annuncio della fede cristiana stessa.

Il suo è un intervento molto interessante che propongo ai lettori di questo blog nella mia traduzione.

Chiesa e LGBT

Chiesa e LGBT

 

La teoria del genere (Gender, ndr) è certamente uno sviluppo moderno che contrappone la città della specie umana alla città di Dio e l’ordine mondiale alla fede cristiana.

Che cosa comporta la teoria del genere? Il termine “sesso” si riferisce alle due categorie, “maschile” e “femminile” perché gli esseri umani e la maggior parte degli esseri viventi sono classificati in base alle differenze anatomiche e fisiologiche dei loro organi riproduttivi e delle caratteristiche sessuali secondarie. Negli anni ’50 è stato introdotto il termine “genere” (Gender, ndr). Ciò si riferisce più ai ruoli sociali dell’uomo e della donna.(1) La nozione fondamentale della teoria del genere è che questo ruolo sociale non ha alcuna, o solo una remota, connessione con il sesso biologico.

In passato, il genere come ruolo sociale sarebbe stato imposto dalla società agli uomini e alle donne, e lo è ancora oggi in molte parti del mondo. Tuttavia, nella società occidentale, con il suo iper individualismo e la sua etica autonoma associata, l’individuo è invitato a non accettare un ruolo imposto dalla società, ma a fare una scelta autonoma riguardo al genere. Inoltre, a questa persona sfugge il fatto che, su questa materia, l’individuo è guidato dall’opinione pubblica, dai mass media e sociali e dal mondo della pubblicità. In pratica, l’individuo ha semplicemente l’impressione di avere un’autonomia.

Il ruolo scelto dall’individuo si chiama “identità di genere”. L’individuo potrebbe scegliere questa identità di genere senza pressioni sociali e indipendentemente dal sesso biologico. Così l’individuo potrebbe, a seconda del suo orientamento sessuale, scegliere di essere un uomo eterosessuale, donna eterosessuale, omosessuale, lesbica, transessuale, transgender o neutro.(2) Un transgender è una persona la cui identità di genere non corrisponde al suo sesso biologico: l’individuo si sente una donna, anche se biologicamente un uomo, o viceversa. Un caso in cui un individuo sia insoddisfatto del suo sesso è noto come disforia di genere. Un transessuale è un transgender che intende subire un cambiamento o ha subito un cambiamento di sesso biologico verso l’altro sesso attraverso trattamenti medici e operazioni chirurgiche.

Ci sono molte organizzazioni che, ovunque e anche al di fuori del mondo occidentale, mirano ad introdurre il rispetto per l’individuo che voglia scegliere la propria identità di genere; questo è noto come uguaglianza di genere. Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un programma per promuovere e facilitare, a livello istituzionale, una politica che esige il rispetto del genere, dell’uguaglianza e dei diritti umani.(3) Le organizzazioni internazionali impongono infatti alle autorità nazionali e ad altre organizzazioni l’obbligo, attraverso la concessione di sussidi finanziari o la minaccia di trattenerli, di garantire ai singoli la libertà di scelta di genere. Impongono inoltre l’obbligo di facilitare tale scelta nel caso della persona transgender, offrendo cure mediche o chirurgiche, ove necessario, per adattare le caratteristiche biologiche sessuali al sesso scelto. In molti paesi occidentali, l’assicurazione sanitaria di base o i sistemi sanitari nazionali rimborsano parzialmente o totalmente i costi di tali trattamenti e operazioni chirurgiche. I programmi educativi cercano di sensibilizzare i bambini, a livello di scuola primaria, alla necessità di considerare e scegliere il loro genere il più presto possibile fin da piccoli. In circostanze in cui i bambini che credono di essere transgender, ma sono ancora incerti del proprio sesso, l’insorgenza dello sviluppo puberale può essere arrestata somministrando un farmaco ormonale noto come triptorelina,(4) per dare al bambino in questione il tempo ritenuto necessario per riflettere su questa scelta. A parte gli effetti collaterali della triptorelina, occorre considerare il fatto che molti giovani vivono periodi in cui dubitano della propria identità, compresa quella del proprio sesso. Questo fa parte del normale sviluppo puberale. Il blocco della pubertà in queste circostanze rischia di aggravare un problema che sarebbe scomparso spontaneamente, o addirittura di creare un problema che non sarebbe mai esistito se non si fosse verificato l’intervento di somministrazione della triptorelina. Va osservato che, dopo il passaggio ad un altro sesso, molte persone transgender sono insoddisfatte, hanno problemi psicologici e quindi desiderano tornare al sesso di origine.(5)


Radicalizzazione del genere come radice della teoria del genere


La teoria del genere affonda le sue radici nella radicalizzazione del femminismo degli anni Sessanta e Settanta(6) , e che di fatto è iniziata negli scritti di Simone de Beauvoir (1908-1986). Ha scritto nel suo libro, Il secondo sesso, che ha pubblicato nel 1949 la famosa sezione:

Non si nasce donna, ma si diventa donna. Nessun destino biologico, psicologico o economico determina la figura che la donna presenta nella società; è la civiltà nel suo insieme che genera questo prodotto, un livello intermedio tra il maschio e l’eunuco, definito come femmina“(7) .

Nella preadolescenza non ci sono molte differenze tra un ragazzo e una ragazza. Tuttavia, dall’inizio di questa fase, il ragazzo viene ammesso nel mondo degli uomini, mentre la ragazza deve rimanere nel mondo delle donne ed è quindi costretta ad assumere il ruolo sociale di donna (evidentemente, De Beauvoir parla della propria adolescenza, vissuta negli anni dopo la prima guerra mondiale). Dal momento in cui una ragazza matura fisicamente, la società sviluppa una certa ostilità nei suoi confronti: la madre critica il suo corpo e la sua posizione, mentre l’interesse dei maschi per il suo corpo la fa sentire come un oggetto sessuale fisico.

Non si può non riconoscere nelle sue idee l’influenza della teoria di Sigmund Freud (1856-1939) della perversità polimorfa.(8) Questa teoria dice che la persona umana originaria non ha alcun orientamento sessuale, nel senso moderno accordato al genere, cioè non è né eterosessuale né omosessuale, ma diventa l’uno o l’altro a seconda di come si sviluppano i rapporti psicologici con i suoi genitori. Quando, nell’ambiente parentale, il bambino indirizza i suoi desideri sessuali al genitore del sesso opposto, il bambino diventa eterosessuale. Se indirizza i suoi desideri sessuali al genitore dello stesso sesso, il bambino diventerà omosessuale.

Sotto l’influenza di queste idee e di altri fattori (9), il femminismo radicalizzato è convinto che il ruolo della donna sposata come strumento di procreazione e di educazione della prole è solo un ruolo sociale, finora imposto dalla società. E’ anche convinta che la donna può liberarsi da tutto ciò, persino deve, attraverso la contraccezione e la riproduzione artificiale. Nel 1970 la femminista radicale Firestone afferma che, una volta liberate dalla “tirannia della loro biologia riproduttiva” (10), le donne avrebbero potuto scegliere il loro ruolo, indipendentemente dal loro sesso biologico. Questa liberazione richiede anche un attacco all’unità sociale organizzata che circonda la riproduzione e l’assoggettamento della donna al suo destino biologico, cioè la famiglia. (11) Firestone ha esteso questa richiesta alla distruzione di tutte le istituzioni che separano i sessi gli uni dagli altri e i bambini dal mondo adulto, come le scuole elementari. Aggiunge una richiesta di “libertà di tutte le donne e di tutti i bambini di fare quello che vogliono sessualmente” (12). La rivoluzione finale del femminismo genererebbe in questo modo una nuova società, in cui “l’umanità potrebbe tornare alla sua naturale sessualità polimorfa – ogni forma di sessualità sarebbe consentita e assecondata”(13).

Quindi, dal femminismo radicale, è emersa la teoria del genere. Il fatto che questa teoria abbia avuto origine nel fatto che l’introduzione della contraccezione ormonale su larga scala negli anni Sessanta ha reso possibile quella che è nota come liberazione della donna dalla sua biologia riproduttiva, aprendo così la strada al distacco totale del genere dal sesso biologico, sottolinea ancora una volta la natura profetica dell’Enciclica Humanae vitae di Paolo VI. L’Enciclica non ha chiaramente previsto questi sviluppi nel 1968, anno in cui è stata pubblicata. Tuttavia, questa Enciclica ebbe in seguito un significato più ampio che nel solo campo della procreazione. I tentativi del massone francese e ginecologo Pierre Simon ne sono un’ulteriore dimostrazione. Il suo scopo era quello di permettere alla persona umana stessa, piuttosto che a un Creatore, di dare la propria forma alla sua natura e alla sua vita. Egli vide un modo per raggiungere questo obiettivo in ginecologia. Un primo passo sulla strada fu, per lui, la più ampia promulgazione possibile di mezzi contraccettivi per realizzare un cambiamento radicale del concetto di famiglia.(14)

Nel 1990 Judith Butler dedusse che l’imposizione del ruolo sociale convenzionale sulla donna e dell’eterosessualità come norma per vivere la sessualità da parte della società fosse una componente di un piano politico, fondato su una metafisica errata sulla sostanza. Riferendosi alla nozione di Friedrich Nietzsche secondo cui “non c’è identità di genere dietro l’azione, l’effetto e il divenire” (15) Butler dice: “non c’è identità di genere dietro le espressioni di genere, ma l’identità è costituita performativamente dalle sue espressioni ‘proprie’, che si dice siano i risultati di queste ultime”(16) Dice che il genere imposto ad una donna è costruito dal potere, “in parte in termini di convinzioni falliche ed eterosessuali”(17).

Ciò significa che, nel genere inteso come ruolo sociale dell’uomo e della donna, ci sono aspetti socialmente determinanti: il fatto che le donne guadagnano generalmente meno degli uomini per lo stesso lavoro, il fatto che, fino a poco tempo fa, non era legale per una donna guidare un’auto in Arabia Saudita, o che, anche nei Paesi Bassi, una donna sposata non poteva avere un conto corrente bancario proprio o tenuta ad abbandonare il matrimonio fino agli anni ’50. Tuttavia, vi sono aspetti indissolubilmente legati al sesso biologico, ad esempio il ruolo dell’uomo e il ruolo della donna nel matrimonio, nella famiglia, nella procreazione, come padre e madre.


La Teoria di genere alla luce della visione cristiana dell’uomo


Il fatto che oggi l’opinione pubblica accetti facilmente il distacco totale del genere dal sesso biologico è la conseguenza di un “cocktail”, cioè dell’iperindividualismo con la sua etica autonoma, sopracitata, e una particolare visione dell’uomo, oggi particolarmente dominante nel mondo anglosassone. Secondo questo punto di vista, la persona umana in quanto tale è limitata – consciamente o inconsciamente – alla “mente”, cioè alla coscienza razionale e centro della volontà autonoma, di fatto delle funzioni biochimiche e neurofisiologiche altamente complesse dei nuclei superiori e della corteccia del cervello. Si tratta quindi di una visione materialista della persona umana.(18) Il corpo è invece visto come qualcosa di secondario, non essenziale per la persona umana. Il corpo sarebbe, per la persona umana, la “mente” dell’uomo, puro mezzo di espressione di sé. La “mente”, in quanto persona umana autonoma, determina lo scopo e il significato del corpo, quindi anche l’identità di genere, senza dover tenere conto del sesso biologico del corpo.(19) Nella moralità sessuale, rimangono quindi due norme fondamentali: che non si devono subire danni o esercitare il potere su un partner sessuale.

Tuttavia, questa visione di autonomia quasi assoluta è incompatibile con l’esperienza che la persona umana ha una certa libertà entro certi limiti: ciò è determinato in gran parte dall’educazione fornita da genitori e insegnanti, amici, opinione pubblica e dai mezzi di comunicazione di massa e sociali, come abbiamo osservato in precedenza. Inoltre, la persona umana non è solo la sua “mente”, ma una unità di dimensione spirituale e materiale, anima e corpo. La persona umana non è solo la sua anima, o semplicemente il suo corpo, ma “corpore e anima unus” (Gaudium et spes, n. 14).(20) Sia l’uomo che la donna hanno la stessa anima – altrimenti avrebbero essenze diverse – e quindi la stessa dignità. Tuttavia, anche il corpo – compresi gli organi riproduttivi e sessuali – appartiene all’essere della persona umana ed è quindi, come la persona umana, un fine a se stesso e non solo un mezzo, il cui scopo può essere determinato dalla persona umana. Giovanni Paolo II scrive nella sua Enciclica Veritatis splendor:

Una libertà che si pretende di essere assoluta finisce per trattare il corpo umano come un dato grezzo, privo di ogni significato e di valori morali fino a quando la libertà non l’ha plasmato secondo il suo disegno”. (sezione 48).(21)

Tuttavia, il corpo umano non è un dato grezzop ma, poiché appartiene all’essere della persona umana, ha i propri scopi e significati che la persona umana non può cambiare. L’uomo e la donna non sono due specie diverse, ma rappresentano due partecipazioni diverse e reciprocamente complementari nella stessa natura umana. Questa complementarità non denota una differenza di perfezione o di status, ma implica che né l’uomo né la donna sono capaci di procreare, ma solo insieme: la moglie dona la paternità al marito e il marito la maternità alla moglie.  

La complementarità non si limita agli ambiti del matrimonio e della procreazione, ma riguarda anche le differenze biopsichiche nei loro rapporti come coniugi e con i terzi e con la società nel suo insieme. Il maschio ha la tendenza a concentrarsi sulla razionalità, ha un mondo interiore un po’ astratto, esprime generalmente sentimenti meno prontamente e predilige l’avventura e la sperimentazione. La donna, tuttavia, si concentra in particolare sulle cose concrete, ha una maggiore intuizione, esprime i sentimenti più facilmente ed è in generale più premurosa. Attraverso la loro complementarietà, che non esclude né l’uno né l’altro da diversi settori sociali, si completano a vicenda nella vita familiare, sociale e professionale. Anche gli uomini e le donne non sposati contribuiscono con i loro talenti alla vita personale e sociale secondo la loro complementarietà al di fuori dell’ambito del matrimonio e della procreazione.

Giovanni Paolo II ha arricchito questi principi da una prospettiva teologica nella sua teologia del corpo.(22) Il primo capitolo del libro della Genesi (23) collega la divisione della persona umana in due diversi sessi biologici direttamente al suo essere, creato a immagine di Dio:


“Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.” (Gen. 1,27).


A questo segue immediatamente il comando di Dio all’uomo e alla donna di procreare e sviluppare il creato essendo come amministratori:


“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra” (Gen. 1,28).


Giovanni Paolo II combina questo nella sua catechesi sulla Teologia del corpo con l’esegesi del secondo capitolo della Genesi, in cui il matrimonio è descritto come la più intensa comunione tra due persone umane:(24)


“Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.” (Gen. 2,24).


C’è un solo Dio in tre Persone. Dio è in se stesso una comunità di tre Persone, che si differenziano nei loro rapporti reciproci, si amano e si donano totalmente gli uni agli altri. Qualcosa dell'”unità della Trinità” si rispecchia per analogia nella comunità più intima delle persone, cioè il matrimonio, in cui l’uomo e la donna, entrambe persone umane, ma reciprocamente complementari, si amano e si donano totalmente l’uno all’altro, a livello spirituale, emotivo e fisico (Mulieris dignitatem sezione 7;(25) Familiaris consortio sezione 11).(26).

Giovanni Paolo II ha anche osservato un’analogia tra l’eterna procreazione del Figlio da parte del Padre e dello Spirito Santo da parte del Padre e del Figlio da un lato e la procreazione umana dall’altro. La donazione reciproca totale dell’uomo e della donna nel matrimonio diventa feconda nel generare (e nell’educazione di nuove persone umane. La generazione in Dio, pur essendo interamente divina e spirituale, è il modello assoluto per la generazione dell’uomo, che è “propria dell'”unità dei due” (Mulieris dignitatem sezione 8).(27) Sia la persona umana in due sessi biologici che la generazione umana sono state create ad immagine di Dio. Gli aspetti essenziali dei generi maschile e femminile, come sposi, come padre e madre e come sessi biologici umani sono quindi ugualmente ancorati all’essere creato a immagine di Dio e fanno parte dell’ordine della creazione.

Simone de Beauvoir e altre femministe radicali percepiscono il disprezzo della donna come oggetto di piaceri e repressioni carnali e come madre, un essere destinato, in termini funzionali, alla riproduzione e all’educazione, in un ruolo e in un genere che la società ha imposto. Giovanni Paolo II percepisce invece la fonte del disprezzo della donna nel peccato originale, che ha offuscato l’essere creato in Dio sia nell’uomo che nella donna, ma con conseguenze più gravi per quest’ultima. Perciò Dio dice alla donna, dopo la caduta nel peccato:


“(Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli).
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà” (Gen. 3,16)(28).


A questo proposito, Giovanni Paolo II raccomanda, come rimedio contro la discriminazione e la tentazione per le donne, osservabile in modi diversi nel corso della storia dell’umanità, la conversione al riconoscimento che sia l’uomo che la donna sono innanzitutto persone umane con la stessa dignità, entrambe create a immagine di Dio. E raccomanda anche la conversione al recente riconoscimento che la loro reciproca complementarietà, come conseguenza delle loro differenze biologiche, compresi gli aspetti essenziali del loro genere, è radicata nel loro essere.

 

Conseguenze della teoria di genere dell’annuncio della fede cristiana



La teoria del genere (gender, ndr) ha gravi conseguenze per la proclamazione della fede cristiana.

In primo luogo, la teoria del genere, che comporta il distacco quasi totale del genere dal sesso biologico, contraddice radicalmente l’insegnamento della Chiesa secondo il quale il luogo di una relazione sessuale può essere solo tra un uomo e una donna, all’interno del matrimonio, e deve sempre essere aperto alla procreazione. Al contrario, la teoria del genere sostiene la libera scelta del genere, indipendentemente dal sesso biologico, e accetta anche l’attività sessuale a piacimento, anche al di fuori del matrimonio e non aperta alla procreazione, ad esempio tra persone dello stesso sesso. Promuove anche il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso biologico e ritiene moralmente accettabile che tali persone adottino figli. Accetta i rapporti sessuali extraconiugali, la maternità surrogata e la riproduzione artificiale. Inoltre, la riassegnazione del sesso biologico nel transessuale comporta la sterilizzazione.

In secondo luogo, la teoria del genere, che ha origine nel femminismo radicalizzato, promuove la legalità dell’aborto procurato – utilizzando i termini eufemistici dei diritti sessuali e riproduttivi – per evitare che una donna che è diventata involontariamente incinta sia costretta ad assumere il ruolo di madre, visto come un ruolo imposto alle donne in passato nella società occidentale e ancora oggi in molti paesi del mondo.(29)

In terzo luogo, la teoria del genere ostacola l’annuncio della fede cristiana e mina i ruoli di padre, madre, coniugi, matrimonio e relazioni tra figli e genitori. Dobbiamo renderci conto che la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero della Chiesa, e più tardi la teologia cattolica, hanno usato l’analogia tra le relazioni tra le tre Persone in Dio e la generazione divina da una parte, e la generazione umana dall’altra, per proclamare la fede cristiana. La rimozione o l’alterazione dei significati di padre, madre, matrimonio, paternità e maternità, rendono difficile annunciare la fede in un Dio in tre Persone, Dio Padre, Cristo come Figlio di Dio Padre, fatto uomo, e Maria come sposa dello Spirito Santo. Dio è identificato come il Padre e lo sposo del suo popolo d’Israele. Minare il significato del marito e della moglie significa minare la possibilità di annunciarlo.  In questo modo si danneggia anche l’analogia tra il rapporto tra Cristo e la Chiesa da una parte e il rapporto tra marito e moglie dall’altra (Efesini 5,21-33). Al di là di tutti gli altri argomenti, il fatto che il sacerdote, che rappresenta Cristo in persona e quindi ha la Chiesa come coniuge, deve essere un uomo, si fonda su questa analogia. La separazione del genere dal sesso biologico renderebbe, di per sé, irrilevante se il sacerdote è maschio o femmina.



Conclusione



La dimostrazione degli errori della teoria del genere è della massima urgenza, perché come risultato di tale teoria sono in gioco non solo la morale sessuale, ma anche l’annuncio della fede cristiana in sé stessa.

 

Fonte: LifeSiteNews

 

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