Cari amici, con grande piacere condivido, nella mia traduzione dall’inglese, la lettera della meditazione sulla Settimana Santa che il cardinale Raymond Leo Burke, con paterna benevolenza, mi ha inviato. E’ molto bella e profonda, e merita da parte nostra un attento raccoglimento in questo periodo di forzato blocco nelle nostre case dovuto al coronavirus. La sua meditazione ci aiuterà a meglio vivere questi giorni della Settimana Santa. 

Subito dopo trovate la versione originale.

 

card. Raymond Leo Burke (via Time)

card. Raymond Leo Burke (via Time)

 

Messaggio per la Settimana Santa dell’Anno

 

Cari amici,

Fin dall’inizio del mio servizio come vescovo di una diocesi, sembrava che ogni anno, con l’avvicinarsi delle celebrazioni del Natale e della Pasqua, ci sarebbe stato un evento profondamente triste nella diocesi o una crisi difficile da affrontare per il bene della diocesi. Proprio mentre anticipavo con gioia le celebrazioni dei grandi misteri della nostra salvezza, accadeva qualcosa che, da un punto di vista umano, metteva una nube oscura sulle celebrazioni e poneva in discussione la gioia che esse ispiravano. Una volta, quando ho commentato con un fratello Vescovo questa esperienza dolorosamente troppo regolare, mi ha semplicemente risposto: “È Satana che cerca di rubarti la gioia”.

Ha senso che Satana, che Nostro Signore descrive come “un omicida fin dall’inizio, … un bugiardo e padre della menzogna” (Gv 8, 44) voglia nascondere ai nostri occhi le grandi realtà dell’Incarnazione e della Redenzione, voglia distrarci dai riti liturgici attraverso i quali non solo celebriamo quelle verità, ma riceviamo le incommensurabili e incessanti grazie che ci hanno conquistato. Satana vuole convincerci che la perdita e la morte, e la tristezza e la paura che le accompagnano naturalmente dimostrano che Cristo è falso, falsificano la Sua Incarnazione redentrice, e mostrano che la nostra fede e la gioia che essa naturalmente ispira sono una menzogna.

Ma è Satana che è falso. È lui il bugiardo. Cristo, Dio Figlio, si è fatto uomo, ha sofferto la Passione e la Morte più crudele, per riscattare la nostra natura umana, per restituirci la vera vita, la vita divina che supera le peggiori sofferenze e persino la morte stessa, e ci porta sicuramente e di certo al nostro vero destino: la vita eterna con Lui.

San Paolo, di fronte a tante prove profondamente scoraggianti durante tutto il corso del suo ministero apostolico, culminato nel martirio a Roma, scriveva ai cristiani di Colossi: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.” (Col 1, 24). Per lui, come dovrebbe essere per noi, soffrire con Cristo per la Chiesa, per amore di Dio e del prossimo, è la fonte inattaccabile e inesauribile della nostra gioia. È l’espressione più alta della nostra comunione con Cristo, Dio Figlio Incarnato, condividendo con Lui il mistero dell’amore divino di Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo. La vita di Cristo, la grazia dello Spirito Santo riversata dal Cuore di Cristo per dimorare nei nostri cuori, ci ispira e ci rafforza ad abbracciare la perdita e la morte con il suo amore che li conquista e li trasforma in guadagno eterno e vita senza fine. La nostra gioia, quindi, non è un piacere o un’emozione superficiale, ma il frutto di un amore “forte come la morte”, che “Le grandi acque non possono spegnere….né i fiumi travolgerlo” (Cantico dei Cantici 8, 6-7).

La nostra gioia non toglie il pungiglione acuto della perdita e della morte ma, con fiducia e coraggio, li affronta come parte della lotta di tutta la vita per l’amore che siamo chiamati a compiere durante questa vita – in fondo siamo, per grazia di Dio, veri soldati di Cristo (2 Tm 2, 3) – nella sicura consapevolezza della vittoria della vita eterna. Così, alla fine della sua vita, san Paolo poté scrivere al suo figlio spirituale e compagno pastore del gregge, san Timoteo:

Perché sono già sul punto di essere sacrificato; il momento della mia partenza è arrivato. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho mantenuto la fede. D’ora in poi è posta per me la corona della giustizia, che il Signore, il giusto giudice, mi riconoscerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno amato la sua manifestazione (2 Tm 4, 6-8).

Amiamo Nostro Signore, amiamo l’Incarnazione redentrice con la quale Egli è vivo per noi nella Chiesa, e così siamo gioiosi nel combattere la buona lotta con Lui, nel mantenere la rotta, indipendentemente dalle prove che affrontiamo, e nel mantenere la fede, quando il Padre della menzogna ci tenta di dubitare di Cristo e persino di rinnegarlo.

Satana non ha forse mai avuto uno strumento migliore del coronavirus per rubarci la gioia di celebrare i giorni più sacri dell’anno, i giorni in cui Cristo ha vinto per noi la vita eterna. Come vorrebbe prendere la santità di una settimana dell’anno, che è conosciuta semplicemente come Settimana Santa! L’attuale crisi sanitaria internazionale causata dal coronavirus COVID-19 continua a mietere un tragico raccolto di perdite e di morte, generando profonda tristezza e paura nel cuore dell’uomo. Certamente, Satana sta usando la sofferenza che ha afflitto così tante case, quartieri, città e nazioni, per tentarci a dubitare di Nostro Signore e della Fede, della Speranza e dell’Amore che sono i suoi grandi doni per la nostra vita quotidiana. L’effetto dell’intento omicida di Satana e delle sue menzogne è tanto più grande quando siamo lontani dal Signore, quando abbiamo dato per scontata la Sua vita dentro di noi, quando lo abbiamo persino abbandonato mentre inseguiamo piaceri, comodità o successi mondani che passano.

Nella Chiesa stessa, siamo stati testimoni di un fallimento nell’insegnare prima Cristo come Signore. Quanti oggi soffrono profondamente di una paura inutile perché hanno dimenticato o addirittura rifiutato la Regalità del Cuore di Gesù nei loro cuori e nelle loro case. Ricordate le parole di Nostro Signore a Giairo che ha cercato il Suo aiuto per la sua figlia morente: “Non temere, soltanto abbi fede” (Mc 5, 36). Quanti oggi sono senza speranza perché pensano che la vittoria sul male del coronavirus COVID-19 dipenda totalmente da noi, perché hanno dimenticato che, mentre noi dobbiamo realizzare tutto ciò che possiamo umanamente fare per combattere un grande male, Dio solo può benedire i nostri sforzi e darci la vittoria sulla perdita e sulla morte. È così triste leggere documenti – anche documenti della Chiesa – che pretendono di affrontare le difficoltà più importanti che affrontiamo e di non trovare in essi alcun riconoscimento della Signoria di Cristo, della verità che dipendiamo completamente da Dio per il nostro essere, per tutto ciò che siamo e per tutto ciò che abbiamo, e che, quindi, la preghiera e il culto sono il nostro primo e più importante mezzo per combattere qualsiasi male.

Qualche giorno fa, un giovane cattolico adulto mi ha detto, come se fosse un fatto logico, che non avrebbe celebrato la Pasqua di quest’anno a causa del coronavirus. Se la gioia della nostra celebrazione della Pasqua fosse semplicemente una questione di buoni sentimenti, allora capirei il suo sentimento. Ma la gioia della Pasqua è radicata nella verità eterna, la vittoria di Cristo su quello che sembrava chiaramente il suo annientamento, la vittoria conquistata nella sua natura umana per la stessa vittoria nella nostra natura umana, nonostante qualunque avversità possiamo soffrire. Se crediamo in Cristo, se confidiamo nelle sue promesse, allora dobbiamo celebrare con gioia la sua grande opera di redenzione. Celebrare i misteri della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo non significa mancare di rispetto per le sofferenze di tanti nel tempo presente, ma riconoscere che Cristo è con noi per superare le nostre sofferenze con il Suo amore. La nostra celebrazione è un faro di speranza per coloro la cui vita è messa a dura prova e li invita a riporre la loro fiducia in Nostro Signore.

Sì, la Settimana Santa quest’anno è così diversa per noi. La sofferenza associata al coronavirus ha portato addirittura a una situazione in cui molti cattolici, durante la Settimana Santa, non hanno accesso ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, che sono i nostri incontri straordinari, ma anche ordinari, con il Signore risorto, perché ci rinnovi e ci rafforzi nella Sua vita. Ma rimane la settimana più santa dell’anno, perché commemora gli eventi con cui siamo vivi in Cristo, con cui la vita eterna è nostra, anche di fronte a una pandemia, a una crisi sanitaria mondiale. Vi esorto, quindi, a non cedere alla menzogna di Satana che vi convincerebbe che, quest’anno, non avete nulla da festeggiare durante la Settimana Santa. No, avete tutto da festeggiare, perché Cristo ci ha preceduto in ogni sofferenza e ora ci accompagna nelle nostre sofferenze, affinché rimaniamo forti nel suo amore, l’amore che vince ogni male.

Oggi celebriamo la Domenica delle Palme, quando Cristo è entrato a Gerusalemme con la piena conoscenza della Passione e della Morte che Lo attendeva. Egli sapeva quanto fosse effimera l’accoglienza che aveva ricevuto, un’accoglienza giusta per il Re del cielo e della terra, ma superficiale perché chi la estendeva aveva solo una comprensione mondana della salvezza che Egli era venuto a vincere per noi. Non erano pronti ad essere un tutt’uno con Cristo nell’instaurazione del Suo eterno Regno attraverso gli eventi della Sua Passione e della Sua Morte. Dopo la Domenica delle Palme, ogni giorno della Settimana Santa è giustamente chiamato santo perché fa parte del fermo abbraccio di Cristo alla sua missione di salvezza al suo culmine.

Prendetevi il tempo oggi per riflettere sulla vera regale accoglienza che avete riservato a Cristo nel vostro cuore e nella vostra casa. Leggete ancora una volta il racconto del Suo ingresso a Gerusalemme e di come, dopo il Suo ingresso trionfale, pianse su Gerusalemme con le parole:

“Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!” (Mt 23, 37).

Se voi o la vostra casa siete lontani da Nostro Signore, ricordate come Egli desidera essere vicino a voi, essere l’ospite costante del vostro cuore e della vostra casa.

Rimanete con Cristo per tutta la Settimana Santa. In modo particolare, fate del Giovedì Santo un giorno di profondo ringraziamento per i Sacramenti della Santa Eucaristia e del Santo Sacerdozio, che Nostro Signore ha istituito nell’Ultima Cena. Fate del Venerdì Santo un giorno tranquillo durante il quale intraprendere pratiche penitenziali, per entrare più profondamente nel mistero della sofferenza e della morte di Cristo. Il Venerdì Santo, siate pieni di gratitudine per i Sacramenti della Penitenza e dell’Unzione degli infermi. Il Sabato Santo, vegliate con Nostro Signore, lodando e ringraziandoLo per il dono della Sua grazia nelle nostre anime attraverso l’effusione dello Spirito Santo dal Suo glorioso Cuore trafitto. Riflettete in particolare su come la Sua grazia è dentro di voi attraverso i sacramenti del Battesimo, della Cresima e della Santa Eucaristia. Durante tutti questi giorni, riflettete e ringraziate Dio per il dono del Sacramento del Santo Matrimonio e dei suoi frutti, la famiglia – la “Chiesa domestica” o piccola Chiesa della casa – , il primo luogo in cui veniamo a conoscere Dio, per offrirgli la preghiera e il culto, e per disciplinare la nostra vita secondo la Sua Legge.

Se non potete partecipare ai riti liturgici di questi giorni santi, che è una grande privazione, perché nulla può sostituire l’incontro con Cristo attraverso i Sacramenti in questi giorni, sforzatevi nelle vostre case di essere alla Sacra Liturgia attraverso il vostro desiderio di essere in compagnia di Nostro Signore, specialmente nel mistero della sua opera salvifica. Nostro Signore non si aspetta da noi l’impossibile, ma si aspetta che facciamo del nostro meglio per essere con Lui in questi giorni della Sua potente grazia.

Ci sono molti aiuti meravigliosi per il nutrimento di tale santo desiderio. Prima di tutto, c’è un ricco tesoro di preghiera nella Chiesa, per esempio: la lettura delle Sacre Scritture, per esempio i Salmi penitenziali, specialmente il Salmo 51 [50], e il racconto della Passione di Nostro Signore nei quattro Vangeli, la devozione al Sacro Cuore di Gesù, la meditazione dei misteri della nostra fede attraverso la preghiera del Santo Rosario, specialmente i Misteri Dolorosi, le Litanie del Sacro Cuore di Gesù, della Beata Vergine (di Loreto), di San Giuseppe, e dei Santi, la Via Crucis – che può essere fatta anche in casa utilizzando le immagini delle Quattordici Stazioni raffigurate in un libro di preghiere o su un oggetto sacro -, la Coroncina della Divina Misericordia, le visite a santuari, grotte e altri luoghi sacri a Nostro Signore e ai misteri dell’Incarnazione redentrice, e la devozione ai santi che sono stati potenti nell’aiutarci, in particolare a San Rocco, Patrono contro le pestilenze.

Anche nel nostro tempo siamo fortunati nell’aver accesso, attraverso i mezzi di comunicazione sociale, ai riti sacri e alle devozioni pubbliche che si celebrano in alcune chiese, soprattutto nelle chiese dei monasteri e dei conventi a cui partecipa tutta la comunità religiosa. Vedere un rito sacro che viene trasmesso non è certo la stessa cosa che partecipare direttamente ad esso, ma, se è tutto ciò che è possibile per noi, è sicuramente gradito a Nostro Signore, che non mancherà mai di inondarci della Sua grazia in risposta al nostro umile atto di devozione e di amore.

In ogni caso, la Settimana Santa non può essere per noi come le altre settimane, ma deve essere segnata dai sentimenti più profondi della fede in Cristo, che è la nostra sola salvezza. I sentimenti di fede durante questi giorni santi sono, allo stesso modo, sentimenti di profonda gratitudine e di amore. Se la vostra gratitudine e il vostro amore non possono avere la loro massima espressione attraverso la partecipazione alla Sacra Liturgia, lasciate che trovino espressione nella devozione dei vostri cuori e delle vostre case. Commemorando, con Cristo, la Sua Santissima Madre e tutti i santi, gli eventi del Sacro Triduo, contempliamo il mistero della Sua vita dentro ognuno di noi. Per tutti, il tempo trascorso, ogni giorno, nella preghiera e nella devozione, meditando la Passione di nostro Signore, ci aiuterà a stare con nostro Signore in questi giorni santi nel miglior modo possibile in questo momento. Quanto la sofferenza del tempo presente dovrebbe insegnarci l’incomparabile dono della Sacra Liturgia e dei Sacramenti!

In conclusione, vi assicuro che voi e le vostre intenzioni siete nelle mie preghiere oggi e rimarrete nelle mie preghiere per tutta la Settimana Santa e soprattutto durante il Sacro Triduo del Giovedì Santo, Venerdì Santo e Sabato Santo. Che tutti noi possiamo stare in compagnia di Cristo con la fede, la speranza e l’amore più profondi, mentre celebriamo questi giorni santi in cui Egli ha sofferto, è morto ed è risorto dai morti per liberarci dal peccato e da ogni male, e per vincere per noi la vita eterna. Possa la nostra osservanza della Settimana Santa, quest’anno, essere il nostro forte armamento nella lotta in corso contro il coronavirus COVID-19. In Cristo, la vittoria sarà nostra. “Non temere, soltanto abbi fede” (Mc 5, 36).

 

Raymond Leo Cardinale BURKE

 

5 aprile 2020

Domenica delle Palme

 

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Message for the Holiest Week of the Year

 

 

Dear Friends,

From the beginning of my service as Bishop of a diocese, it seemed that every year as the celebrations of Christmas and Easter approached, there would be a profoundly sad event in the diocese or difficult crisis to face for the good of the diocese. Just as I was anticipating with joy the celebrations of the great mysteries of our salvation, something would happen, which, from a human point of view, put a dark cloud over the celebrations and called into question the joy they inspired. Once, when I commented to a brother Bishop about this distressingly too regular experience, he simply responded: “It is Satan, trying to steal your joy.”

 It makes sense that Satan whom Our Lord describes as “a murderer from the beginning, … a liar and the father of lies” (Jn 8, 44) wants to hide from our eyes the great realities of the Incarnation and Redemption, wants to distract us from the liturgical rites through which we not only celebrate those truths but receive the immeasurable and unceasing graces they have won for us. Satan wants to convince us that loss and death, and the sadness and fear which naturally accompany them show Christ to be false, falsify His Redemptive Incarnation, and show our faith and the joy it naturally inspires to be a lie.

But it is Satan who is false. He is the liar. Christ, God the Son, indeed has become man, He has suffered the cruelest Passion and Death, in order to redeem our human nature, to restore to us true life, the divine life which overcomes the worst sufferings and even death itself, and brings us surely and safely to our true destiny: eternal life with Him.

Saint Paul, in the face of so many profoundly discouraging trials throughout the course of his Apostolic ministry, culminating in his martyrdom at Rome, wrote to the Christians at Colossae: “Now I rejoice in my sufferings for your sake, and in my flesh I complete what is lacking in Christ’s afflictions for the sake of his body, the Church” (Col 1, 24). For him, as it should be for us, to suffer with Christ for the Church, for the love of God and our neighbor, is the unassailable and unfailing source of our joy. It is the highest expression of our communion with Christ, God the Son Incarnate, sharing with Him in the mystery of the divine love of God – Father, Son, and Holy Spirit. The life of Christ, the grace of the Holy Spirit poured forth from Christ’s Heart to dwell within our hearts, inspires and strengthens us to embrace loss and death with His love which conquers them and transforms them into eternal gain and life without end. Our joy, then, is not some superficial pleasure or emotion but the fruit of love which is “strong as death,” which “many waters cannot quench … neither can floods drown it” (Sg 8, 6-7).

Our joy does not take away the sharp sting of loss and death but, with confidence and courage, faces them as part of the lifelong combat of love which we are called to wage during this life – after all we are, by God’s grace, true soldiers of Christ (2 Tm 2, 3) – in the sure knowledge of the victory of eternal life. Thus, at the end of his life, Saint Paul could write to his spiritual son and fellow shepherd of the flock, Saint Timothy:

For I am already on the point of being sacrificed; the time of my departure has come. I have fought the good fight, I have finished the race, I have kept the faith. Henceforth there is laid up for me the crown of righteousness, which the Lord, the righteous judge, will award to me on that day, and not only to me but also to all who have loved his appearing (2 Tm 4, 6-8).

We love Our Lord, we love the Redemptive Incarnation by which He is alive for us in Church, and thus we are joyful in fighting the good fight with Him, in staying the course, no matter what trials we face, and in keeping the faith, when the Father of Lies tempts us to doubt Christ and even to deny Him. 

Satan has perhaps never had a better tool than the coronavirus for stealing our joy in celebrating the holiest days of the year, the days during which Christ won for us eternal life. How he would like to take the holiness from the one week of the year, which is known simply as Holy Week! The current international health crisis caused by the coronavirus COVID-19 continues to reap a tragic harvest of loss and death, engendering profound sadness and fear in the human heart. Certainly, Satan is using the suffering which has beset so many homes, neighborhoods, cities and nations, to tempt us to doubt Our Lord and the Faith, Hope and Love which are His great gifts to us for our daily living. The effect of Satan’s murderous intent and his lies is made all the greater when we are far from the Lord, when we have taken His life within us for granted, when we have even abandoned Him as we pursue passing worldly pleasures, conveniences or successes. 

In the Church herself, we have witnessed a failure to teach first Christ as Lord. How many today are suffering profoundly from a useless fear because they have forgotten or even rejected the Kingship of the Heart of Jesus in their hearts and homes. Remember the words of Our Lord to Jairus who sought His help for his dying daughter: “Do not fear, only believe” (Mk 5, 36). How many today are without hope because they think that the victory over the evil of the coronavirus COVID-19 depends totally on us, because they have forgotten that, while we must do all that we can humanly do to fight a great evil, God alone can bless our efforts and give us the victory over loss and death. It is so sad to read documents – even documents of the Church – which purport to address the most important difficulties which we face and to find in them no acknowledgment of the Lordship of Christ, of the truth that we depend completely upon God for our being, for all that we are and all that we have, and that, therefore, prayer and worship are our first and most important means of combating any evil.

Some days ago, a young adult Catholic said to me, as if it were a matter of logical fact, that he would not be celebrating Easter this year because of the coronavirus. If the joy of our Easter celebration were simply a matter of good feelings, then I understand his sentiment. But the joy of Easter is rooted in eternal truth, the victory of Christ over what clearly looked like his annihilation, the victory won in His human nature for the sake of the same victory in our human nature, no matter what hardships we may be suffering. If we believe in Christ, if we trust in His promises, then we must celebrate with joy His great work of the Redemption. To celebrate the mysteries of Christ Passion, Death and Resurrection is not to lack respect for the suffering of so many during the present time but to recognize that Christ is with us to overcome our sufferings with His love. Our celebration is a beacon of hope for those whose lives are severely tried and invites them to place their trust in Our Lord. 

Yes, Holy Week this year is so different for us. The suffering associated with the coronavirus has even led to a situation in which many Catholics, during Holy Week, do not have access to the Sacraments of Penance and the Holy Eucharist which are our extraordinary, yet also ordinary, encounters with the Risen Lord, in order that He may renew and strengthen us in His life. But it remains the holiest week of the year, for it commemorates the events by which we are alive in Christ, by which eternal life is ours, even in the face of a pandemic, a worldwide health crisis. I urge you, therefore, not to give way to the lie of Satan who would convince you that, this year, you have nothing to celebrate during Holy Week. No, you have everything to celebrate, for Christ has gone before us in every suffering and now accompanies us in our sufferings, so that we remain strong in His love, the love which conquers every evil. 

Today, we celebrate Palm Sunday, when Christ entered into Jerusalem with the full knowledge of the Passion and Death which awaited Him. He knew how ephemeral was the welcome which He had received, a just welcome for the King of Heaven and Earth, but superficial because those who extended it had only a worldly understanding of the salvation which He came to win for us. They were not ready to be one with Christ in the establishment of His eternal Kingdom through the events of His Passion and Death. After Palm Sunday, each day of Holy Week is rightly called holy because it is part of Christ’s steadfast embrace of His saving mission at its culmination. 

Take time today to reflect on the true royal welcome which you have extended to Christ in your heart and in your home. Read again the account of His entrance into Jerusalem and of how, after His triumphant entry, he wept over Jerusalem with the words:

O Jerusalem, Jerusalem, killing the prophets and stoning those who are sent to you! How often would I have gathered your children together as a hen gathers her brood under her wings, and you would not” (Mt 23, 37).

If you or your home are far from Our Lord, remember how He desires to be close to you, to be the constant guest of your heart and home. 

Remain with Christ throughout Holy Week. In a particular way, make Holy Thursday a day of profound thanksgiving for the Sacraments of the Holy Eucharist and the Holy Priesthood, which Our Lord instituted at the Last Supper. Make Good Friday a quiet day during which you undertake penitential practices, in order to enter more deeply into the mystery of Christ’s Suffering and Dying. On Good Friday, be filled with gratitude for the Sacraments of Penance and of the Anointing of the Sick. On Holy Saturday, keep vigil with Our Lord, praising and thanking Him for the gift of His grace in our souls through the outpouring of the Holy Spirit from His glorious pierced Heart. Ponder especially how His grace is within you through the Sacraments of Baptism, Confirmation, and the Holy Eucharist. During all of these days, reflect upon and thank God for the gift of the Sacrament of Holy Matrimony and its fruit, the family – the “domestic Church” or little Church of the home – , the first place in which we come to know God, to offer him prayer and worship, and to discipline our lives according to His Law. 

If you are unable to participate in the liturgical rites for these holiest of days, which is indeed a great deprivation, for nothing can substitute for the encounter with Christ through the Sacraments during these days, strive in your homes to be at the Sacred Liturgy through your desire to be in the company of Our Lord, especially in the mystery of His saving work. Our Lord does not expect of us the impossible, but he expects that we do the best that we can to be with Him throughout these days of His powerful grace. 

There are many wonderful helps for the nourishing of such holy desire. First of all, there is rich treasury of prayer in the Church, for example: the reading of the Holy Scriptures, for instance the Penitential Psalms, especially Psalm 51 [50], and the account of the Passion of Our Lord in the four Gospels, devotion to the Sacred Heart of Jesus, meditation upon the mysteries of our faith through the praying of the Holy Rosary, especially the Sorrowful Mysteries, the Litanies of the Sacred Heart of Jesus, of the Blessed Virgin (of Loreto), of Saint Joseph, and of the Saints, the Way of the Cross – which also can be made at home by using the images of the Fourteen Stations depicted in a prayer book or on a sacred object – , the Chaplet of Divine Mercy, visits to shrines, grottos and other places sacred to Our Lord and to the mysteries of the Redemptive Incarnation, and devotion to the saints who have been powerful to help us, especially Saint Roch, Patron against Pestilences. 

In our time, too, we are blessed to have access, through the communications media, to the sacred rites and to public devotions as they are being celebrated in certain churches, especially in the churches of monasteries and convents in which the whole religious community is participating. Viewing a sacred rite which is broadcasted is certainly not the same as direct participation in it, but, if it is all that is possible for us, it is surely pleasing to Our Lord Who will never fail to shower us with His grace in response to our humble act of devotion and love. 

In any case, Holy Week cannot be for us like any other week but must be marked by the deepest sentiments of faith in Christ Who alone is our salvation. The sentiments of faith during these holiest of days are, likewise, sentiments of deepest gratitude and love. If your gratitude and love cannot have their highest expression through participation in the Sacred Liturgy, let it find expression in the devotion of your hearts and homes. Commemorating, with Christ, His Blessed Mother and all the saints, the events of the Sacred Triduum, we contemplate the mystery of His life within each of us. For all, time spent, each day, in prayer and devotion, meditating upon the Passion of our Lord, will help us to be with our Lord during these holiest of days in the best manner possible at this time. How much the suffering of the present time should teach us about the incomparable gift of the Sacred Liturgy and the Sacraments! 

In closing, I assure you that you and your intentions are in my prayers today and will remain in my prayers throughout Holy Week and especially during the Sacred Triduum of Holy Thursday, Good Friday and Holy Saturday. May we all keep company with Christ with deepest faith, hope and love, as we celebrate these holiest of days on which He suffered, died, and rose from the dead to free us from sin and from every evil, and to win for us eternal life. May our observance of Holy Week, this year, be our strong armament in the ongoing combat against the coronavirus COVID-19. In Christ, the victory will be ours. “Do not fear, only believe” (Mk 5, 36). 

 

Raymond Leo Cardinal BURKE

5 April 2020

Palm Sunday

 

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