Raymond Leo Cardinale BURKE
Raymond Leo Cardinale BURKE

 

 

di Raymond Leo Cardinale BURKE

 

VOCE DELLA FAMIGLIA [VOICE OF THE FAMILY]
Conferenza virtuale
Settembre 2020

 

I diritti dei genitori come educatori primari dei loro figli

e l’obbligo dei genitori di opporsi a un programma di studi contrario alla legge morale

 

Mi fa molto piacere assistere Voice of the Family nella sua nobile opera di promozione della sana dottrina e disciplina della Chiesa riguardo al matrimonio e al suo frutto incomparabile: la famiglia. In particolare, sono lieto di affrontare il tema critico dell’educazione che è la missione essenziale della famiglia ed espressione fondamentale della nostra cultura.

Non può sfuggire all’attenzione di nessuna persona premurosa che l’istruzione oggi sia sotto un feroce attacco. Sia nell’educazione che nel diritto, come espressioni fondamentali della nostra cultura, assistiamo all’abbandono della comprensione della natura umana e della coscienza mediante la quale Dio ci chiama a rispettare la verità della natura e a vivere in accordo con quella verità in un amore puro e disinteressato .

San Paolo, nella sua Lettera agli Efesini, riferendosi all’alienazione dell’uomo da Dio e, quindi, dal mondo, dichiarava:

Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito.[1]

È solo Cristo che apre la comprensione e anima il cuore ad abbracciare la verità e a viverla nell’amore. Gli educatori, quindi, collaborando con i genitori, conducono i figli a conoscere Cristo e a seguirlo in ogni cosa, conducendoli così alla pace che è il desiderio di ogni cuore umano. L’educazione, sia in casa che a scuola, apre gli occhi del bambino per contemplare il mistero dell’amore di Dio per noi nell’invio del suo unigenito Figlio nella nostra carne umana e nell’invio del suo Santo Spirito nelle nostre anime, il grande frutto dell’Incarnazione Redentiva.

I genitori che in passato si sono affidati alle scuole per aiutarli a crescere i loro figli come veri cittadini del cielo e della terra, buoni membri della Chiesa e buoni membri della società civile, trovano in alcune scuole luoghi di indottrinamento nel materialismo ateo con il suo relativismo concomitante.  Tali scuole, infatti, tentano di distruggere l’educazione ricevuta in casa sulle verità più fondamentali: la verità sulla dignità inviolabile della vita umana innocente, l’integrità della sessualità umana e del matrimonio, e l’insostituibilità del rapporto dell’uomo con Dio o della santa religione. Inoltre, quando i genitori cercano giustamente di salvaguardare i propri figli da un’ideologia così nichilista, queste scuole tentano di forzare l’indottrinamento sui loro figli in modo totalitario.

Purtroppo, alcune scuole cattoliche, per una serie di motivi, imitano la situazione nelle scuole non cattoliche insistendo sull’ideologia anti-vita, anti-famiglia e anti-religione che contraddistingue l’educazione, in generale. Quest’ultima situazione è particolarmente perniciosa, perché i genitori mandano i figli a una scuola cattolica, confidando che sia veramente cattolica, quando, in realtà, non è niente del genere. Il funzionamento di tali scuole sotto il nome di Cattolica è una profonda ingiustizia per le famiglie.

Alla radice della deplorevole situazione culturale in cui ci troviamo c’è la perdita del senso della natura e della coscienza. Papa Benedetto XVI ha affrontato questa perdita, nel rispetto dei fondamenti del diritto, nel suo discorso al Parlamento tedesco, il Bundestag, durante la sua visita pastorale in Germania nel settembre del 2011. Partendo dalla storia del giovane re Salomone al momento della sua ascesa al trono, ha ricordato ai leader politici l’insegnamento delle Sacre Scritture sull’opera della politica. Dio chiese al re Salomone quale richiesta voleva fare quando iniziò a governare il popolo santo di Dio. Il Santo Padre ha commentato:

Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: «Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male» (1Re 3,9).[2]

La storia del re Salomone, come ha osservato papa Benedetto XVI, insegna quale deve essere il fine dell’attività politica e, quindi, del governo. Ha dichiarato: “La politica deve essere un impegno per la giustizia, e quindi deve stabilire i presupposti fondamentali per la pace…. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico”.[3]

Papa Benedetto XVI ha poi chiesto come conosciamo il bene e il giusto che l’ordine politico e in particolare la legge devono salvaguardare e promuovere. Pur riconoscendo che in molte questioni “il sostegno della maggioranza può servire come criterio sufficiente”[4], ha osservato che tale principio non è sufficiente “per le questioni fondamentali del diritto, in cui è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità.”[5] Per quanto riguarda i fondamenti stessi della vita della società, il diritto civile positivo deve rispettare “la natura e la ragione come le vere fonti del diritto”[6]. In altre parole, bisogna ricorrere alla legge morale naturale che Dio ha inscritto in ogni cuore umano. Penso alla mia patria, gli Stati Uniti d’America, in cui la Corte Suprema della nazione ha ritenuto di definire l’inizio della vita umana, il legame del matrimonio e la sessualità umana stessa secondo considerazioni materialistiche e relativistiche, sentimentali, in sfida alla legge scritta da Dio nel cuore dell’uomo.[7]

Ciò che Papa Benedetto XVI ha osservato riguardo ai fondamenti del diritto nella natura e nella coscienza indica il lavoro fondamentale dell’educazione, vale a dire, il lavoro di favorire negli studenti “un cuore in ascolto” che si sforza di conoscere la legge di Dio e di rispettarla sviluppando nella vita le virtù. La vera educazione mira a portare la persona umana “alla piena maturità umana e cristiana”[8]. Basti dire che i genitori devono vigilare affinché l’educazione data ai loro figli sia coerente con l’educazione e l’educazione cristiana nella famiglia. Come la famiglia è essenziale per la trasformazione della cultura, lo è anche l’istruzione per la sua connessione intrinseca con la crescita e lo sviluppo del bambino.

L’agenda completamente galvanizzata contro la vita, la famiglia e la religione del nostro tempo avanza, in gran parte, a causa della mancanza di attenzione e informazione tra il pubblico in generale. I mass media pervasivi, i potenti promotori dell’agenda, corrompe e confonde le menti e i cuori, e ottunde le coscienze verso la legge scritta da Dio nella natura e su ogni cuore umano. Nella sua Lettera enciclica sul Vangelo della vita, Evangelium vitae, Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato:

Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita: nuova, perché in grado di affrontare e risolvere gli inediti problemi di oggi circa la vita dell’uomo; nuova, perché fatta propria con più salda e operosa convinzione da parte di tutti i cristiani; nuova, perché capace di suscitare un serio e coraggioso confronto culturale con tutti. L’urgenza di questa svolta culturale è legata alla situazione storica che stiamo attraversando, ma si radica nella stessa missione evangelizzatrice, propria della Chiesa. Il Vangelo, infatti, mira a «trasformare dal di dentro, rendere nuova l’umanità»; è come il lievito che fermenta tutta la pasta (cf. Mt 13, 33) e, come tale, è destinato a permeare tutte le culture e ad animarle dall’interno, perché esprimano l’intera verità sull’uomo e sulla sua vita.[9]

Ciò che il Papa Giovanni Paolo II ha affermato sulla mobilitazione delle coscienze riguardo all’inviolabilità della vita umana innocente, vale sicuramente anche e fortemente per la mobilitazione delle coscienze riguardo all’integrità del matrimonio e della vita familiare, e riguardo all’insostituibile rapporto con Dio, che è la santa religione.

            Papa Giovanni Paolo II non ha mancato di far notare che tali sforzi devono “cominciare dal rinnovare la cultura della vita all’interno delle stesse comunità cristiane[10]. La Chiesa stessa deve affrontare la situazione di tanti suoi membri che, pur essendo attivi nelle attività ecclesiali, “cadono in una sorta di dissociazione tra la fede cristiana e le sue esigenze etiche a riguardo della vita, giungendo così al soggetivismo morale e a taluni comportamenti inaccettabili”[11]. Questa separazione della fede dalla vita pratica è particolarmente devastante quando influenza l’educazione. Il bambino, al quale viene insegnato ad avere un “cuore che ascolta”, che è naturalmente in sintonia con la sua coscienza, con la legge di Dio scritta sul suo cuore, è corrotto da coloro in cui è portato a riporre la sua fiducia. Si pensa solo alla corruzione operata da una pervasiva falsa educazione alla sessualità umana. I genitori non possono essere abbastanza attenti alla possibilità che tale corruzione entri in quella che dovrebbe essere l’educazione dei loro figli.

            L’educazione cattolica dei bambini e dei giovani è un’educazione completa, cioè lo sviluppo della ragione attraverso la competente trasmissione di conoscenze e capacità nel contesto della fede attraverso lo studio di Dio e del suo piano per noi e per il nostro mondo, come Egli ci ha rivelato se stesso e il Suo piano. Papa Pio XI, nella sua Lettera enciclica Divini Illius Magistri, descriveva con queste parole un’educazione cattolica o cristiana:

Fine proprio e immediato dell’educazione cristiana è cooperare con la Grazia divina nel formare il vero e perfetto cristiano: cioè Cristo stesso nei rigenerati col Battesimo, secondo la viva espressione dell’Apostolo: “Figlioli miei, che io nuovamente porto in seno fino a tanto che sia formato in voi Cristo” (Gal 4, 19). Il vero cristiano deve vivere la vita soprannaturale in Cristo: “Cristo che è la vita vostra” (Col 3, 4), e manifestarla in tutte le sue operazioni: “affinché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale” (2 Cor 4, 11).

 Perciò appunto l’educazione cristiana comprende tutto l’ambito della vita umana, sensibile, spirituale, intellettuale e morale, individuale, domestica e sociale, non per menomarla in alcun modo, ma per elevarla, regolarla e perfezionarla secondo gli esempi e la dottrina di Cristo.

Il vero cristiano, frutto dell’educazione cristiana, è l’uomo soprannaturale, che pensa, giudica ed opera costantemente e coerentemente, secondo la retta ragione illuminata dalla luce soprannaturale degli esempi e della dottrina di Cristo; ovvero, per dirla con il linguaggio ora in uso, il vero e compìto uomo di carattere. Non qualsiasi coerenza e tenacia di condotta, secondo principi soggettivi, costituisce il vero carattere, ma soltanto la costanza nel seguire i principi eterni della giustizia, come riconosce anche il poeta pagano, quando loda, inseparabilmente, «l’uomo giusto e ben fermo nel suo proposito»; e, d’altra parte, non può darsi compiuta giustizia, se non nel dare a Dio quel che si deve a Dio, come fa il vero cristiano.[12]

Solo un’educazione così completa può guidare i nostri figli e i nostri giovani sulla via della felicità per la quale Dio ha creato ciascuno di noi. Con l’aiuto di una solida educazione a casa e a scuola, i bambini conoscono la felicità sia durante i giorni del loro pellegrinaggio terreno che eternamente alla meta del loro pellegrinaggio che è il Paradiso. Solo un’educazione di questo tipo può trasformare la nostra cultura.

La famiglia è il primo luogo dell’educazione, una verità che definisce essenzialmente la missione della scuola. La scuola è al servizio della famiglia e, quindi, lavora intimamente con la famiglia per portare i bambini a una sempre maggiore maturità, alla pienezza della vita in Cristo. Per quanto riguarda il matrimonio cristiano e la famiglia, e la missione educativa, Papa San Giovanni Paolo II, nella sua Esortazione apostolica post-sinodale sulla famiglia del 1981, Familiaris consortio, ha dichiarato che “la famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana”[13].  L’educazione cristiana nella famiglia e nella scuola introduce i bambini e i giovani, in modo sempre più profondo, nella Tradizione, nel grande dono della nostra vita in Cristo nella Chiesa tramandatoci fedelmente, in linea retta, attraverso gli Apostoli e i loro successori.

L’educazione, per essere sana, cioè per il bene dell’individuo e della società, deve essere particolarmente attenta ad armarsi contro gli errori del secolarismo e del relativismo, per evitare che non riesca a comunicare alle generazioni successive la verità, la bellezza e la bontà della nostra vita e del nostro mondo, come si esprimono nell’insegnamento immutabile della fede, nella sua massima espressione attraverso la preghiera, la devozione e il culto divino, e nella santità di vita di coloro che professano la fede e adorano Dio “in spirito e in verità”[14]

La Dichiarazione sull’educazione cristiana, Gravissimum educationis, del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha chiarito che la responsabilità primaria per l’educazione dei bambini appartiene ai genitori che si affidano a scuole solide per aiutarli a fornire una parte dell’educazione totale dei loro figli, che non sono in grado di impartire in casa. Il bene essenziale del matrimonio, che è il dono dei figli, comprende sia la procreazione che l’educazione del bambino. Cito da Gravissimum educationis:

I genitori, poiché han trasmesso la vita ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può difficilmente essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società. Soprattutto nella famiglia cristiana, arricchita della grazia e della missione del matrimonio-sacramento, i figli fin dalla più tenera età devono imparare a percepire il senso di Dio e a venerarlo, e ad amare il prossimo secondo la fede che hanno ricevuto nel battesimo.[15]

Certo, la società, in generale, e la Chiesa, in modo particolare, hanno anche una responsabilità per l’educazione dei bambini e dei giovani, ma questa responsabilità deve essere sempre esercitata nel rispetto della responsabilità primaria dei genitori.

I genitori, da parte loro, dovrebbero essere pienamente impegnati in qualsiasi servizio educativo fornito dalla società e dalla Chiesa. I bambini e i giovani non devono essere confusi o indotti in errore da un’educazione fuori casa che sia in conflitto con l’educazione impartita in casa. Oggi i genitori devono essere particolarmente vigili, perché alcune scuole sono diventate gli strumenti di un’agenda laica contraria alla vita cristiana. Si pensi, ad esempio, alla cosiddetta “educazione di genere” obbligatoria in alcune scuole, che è un attacco diretto alla sessualità umana e al matrimonio e, quindi, alla famiglia.

Per il bene dei nostri giovani, tutti noi dobbiamo prestare particolare attenzione all’espressione fondamentale della nostra cultura che è l’educazione. I buoni genitori e i buoni cittadini devono essere attenti al programma scolastico e alla vita nelle scuole, per assicurare che i nostri figli si formino nelle virtù umane e cristiane e non siano deformati dall’indottrinamento nella confusione e nell’errore sulle verità più fondamentali della vita umana, della famiglia e della religione, che li porterà alla schiavitù del peccato e, quindi, alla profonda infelicità e alla distruzione della cultura.

Al centro di un solido curriculum c’è sia il rispetto per la dignità della persona umana che per la tradizione di bellezza, verità e bontà nelle arti e nelle scienze. Così spesso, oggi, una nozione di tolleranza dei modi di pensare e di agire contrari alla legge morale sembra essere la chiave interpretativa per molti cristiani. Secondo questo approccio, non si può più distinguere tra il bello e il brutto, tra il vero e il falso, tra il bene e il male. Questo approccio non è saldamente radicato nella tradizione morale, eppure tende a dominare il nostro approccio al punto che finiamo per pretendere di essere cristiani, pur tollerando modi di pensare e di agire che sono diametralmente opposti alla legge morale che ci viene rivelata nella natura e nelle Sacre Scritture. L’approccio, a volte, diventa così relativistico e soggettivo che non si osserva nemmeno il principio logico fondamentale di non contraddizione, cioè che una cosa non può essere e non essere nello stesso rispetto allo stesso tempo. In altre parole, certe azioni non possono essere allo stesso tempo fedeli alla legge morale e non essere fedeli ad essa.

Infatti, la sola carità deve essere la chiave interpretativa dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Nel contesto della carità, tolleranza significa amore incondizionato per la persona che è coinvolta nel male, ma ferma avversione per il male in cui la persona è caduta. Tutta l’educazione deve essere diretta a formare gli alunni nella carità con la quale la mente e il cuore rispondono al bello, al vero e al bene, come Dio ci ha creati per fare.

L’educazione che si svolge prima di tutto in casa ed è arricchita e completata dalle scuole e, soprattutto, da scuole veramente cattoliche, è orientata fondamentalmente alla formazione di buoni cittadini e di buoni membri della Chiesa. In definitiva è diretta alla felicità dell’individuo che si trova nelle giuste relazioni e che ha il suo compimento nella vita eterna. Essa presuppone la natura oggettiva delle cose a cui è diretto il cuore umano, se è addestrato ad essere un “cuore in ascolto”[16], cioè a seguire una coscienza correttamente formata. Cerca una conoscenza e un amore sempre più profondo del vero, del buono e del bello. Forma l’individuo a questa ricerca fondamentale durante tutta la sua vita.

Possa Dio ispirare e rafforzare i genitori e tutti noi nell’opera di formare “cuori in ascolto” nei nostri figli e nei nostri giovani per la loro salvezza e per la trasformazione della nostra cultura. Sotto la cura materna della Vergine Madre di Dio, possiamo cercare e trovare nel Cuore di Gesù la saggezza e la forza per salvaguardare e promuovere il costante insegnamento e la pratica della Chiesa riguardo alla vita umana, alla sessualità umana, al matrimonio e alla famiglia, e alla santa religione.

Grazie per la vostra cortese attenzione. Che Dio vi benedica.

 

(La traduzione è a cura di Sabino Paciolla)

Sito del Card. Burke: cardinalburke.com.

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[1] Ef 2, 13-22.

[2] “Was wird sich der junge Herrscher in diesem Augenblick erbitten? Erfolg – Reichtum – langes Leben – Vernictung der Feinde? Nicht um diese Dinge bittet er. Er bittet: „Verleih deinem Knecht ein hörendes Herz, damit er dein Volk zu regieren und das Gute vom Bösen zu unterscheiden versteht“ (1 Kön 3,9).” Benedictus PP. XVI, Allocutio “Iter apostolicum in Germaniam: ad Berolinensem foederatum coetum oratorum,” 22 Septembris 2011, Acta Apostolicae Sedis 103 (2011), p. 663. [Bundestag]. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 27 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 2013), p. 499, n. 711. [EV27]. 

[3] “Politik muss Mühen um Gerechtigkeit sein und so die Grundvoraussetzung für Frieden schaffen.… Dem Recht zu dienen und der Herrschaft des Unrechts zu wehren ist und bleibt die grundlegend Aufgabe des Politikers.” Bundestag, p. 664. Traduzione italiana: EV27, pp. 499 e 501, n. 711.

[4] “…kann die Mehrheit ein genügendes Kriterium sein.” Bundestag, p. 664. Traduzione italiana: EV27, p. 501, n. 712.

[5] “…in den Grundfragen des Rechts, in denen es um die Würde des Menschen und der Menschheit geht.” Bundestag, p. 664. Traduzione italiana: EV27, p. 501, n. 712.

[6] “…Natur und Vernunft als die wahren Rechtsquellen.” Bundestag, p. 665. Traduzione italiana: EV27, p. 503, n. 714.

[7] Cf. Roe v. Wade :: 410 U.S. 113 (1973); Obergefell v. Hodges :: 576 U.S. 644 (2015); and Bostock v. Clayton County :: 590 U.S. ___ (2020).

[8] “… ad plenam maturitatem humanam et christianam ….” Ioannes Paulus PP. II, Adhortatio Apostolica Familiaris Consortio, “De Familiae Christianae muneribus in mundo huius temporis,” 22 Novembris 1981, Acta Apostolicae Sedis 74 (1982), 823, n. 2. [FC]. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 7 (Bologna: Edizione Dehoniane Bologna, 1982), p. 1391, n. 1525. [EV7].

[9] “Quam primum inducantur necesse est generalis conscientiarum motus moralisque communis nisus, qui excitare valeant validum sane opus ad vitam tuendam: omnibus nobis simul coniunctis nova exstuenda est vitae cultura: nova, quae scilicet possit hodiernas de vita hominis ineditas quaestiones suscipere atque solvere; nova, utpote quae acriore et alacriore ratione omnium christianorum conscientiam permoveat; nova demum, quae accommodata sit ad gravem animosamque culturalem suscitandam comparationem cum omnibus. Huius culturalis conversionis necessitas coniungitur cum aetatis nostrae historica rerum condicione, at praesertim inhaeret in ipso evangelizandi munere quod proprium est Ecclesiae. Evangelium enim eo spectat «ut perficiat interiorem mutationem» et «humanitatem novam efficiat»; est velut fermentum quo pasta tota fermentatur (cfr Mt 13, 33), atque, qua tale, perfundere debet omnes culturas easque intus pervadere, ut integram declarent de homine deque eius vita veritatem.” Ioannes Paulus PP. II, Litterae encyclicae Evangelium vitae, “De vitae humanae inviolabili bono”, 25 Martii 1995, Acta Apostolicae Sedis 87 (1995), 509, n. 95. [EvangV]. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 14 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1997), p. 1419, n. 2483. [EV14].

[10] “… vitae cultura renovanda intra ipsas christianas communitates.” EvangV, 509, n. 95. Traduzione italiana: EV14, p. 1419, n. 2484.

[11] “… seiunctionem quandam inferunt inter christianam fidem eiusque moralia circa vitam postulata, progredientes hac ratione ad moralem quendam subiectivismum adque vivendi mores qui probari non possunt.” EvangV, 509-510, n. 95. Traduzione italiana: EV14, p. 1419, n. 2484.

[12] “Eo proprie ac proxime intendit christiana educatio, ut, divina cum gratia conspirando, germanum atque perfectum christianum efficiat hominem: ut Christum scilicet ipsum exprimat atque effingat in illis qui sint Baptismate renati, ad illud Apostoli vividum: «Filioli mei, quos iterum parturio, donec formetur Christus in vobis». Vitam enim supernaturalem germanus christianus vivere debet in Christo: «Christus, vita vestra», eandemque in omnibus rebus gerendis manifestare «ut et vita Iesu manifestetur in carne nostra mortali».

Quae cum ita sint, summam ipsam humanorum actuum, quod attinet ad efficentiam sensuum et spiritus, ad intellectum et ad mores, ad singulos et ad societatem domesticam atque civilem, christiana educatio totam complectitur, non autem ut vel minime exenuet, verum ut secundum Iesu Christi exempla et doctrinam extollat, regat, perficiat.

Itaque verus christianus, christiana educatione conformatus, alius non est ac supernaturalis homo, qui sentit, iudicat, constanter sibique congruenter operatur, ad rectam rationem, exemplis doctrinaque Iesu Christi supernaturaliter collustratam: scilicet, homo germana animi firmitate insignis. Neque enim quisquis sibi consentit et sui propriique tenax propositi agit, is solido ingenio est, sed unus ille qui aeternas iustitiae rationes sequitur, ut agnovit ethnicus ipse poëta, «iustum» una simul «et tenacem propositi virum» extollens; quae, ceterum, iustitiae rationes integre servari nequeunt, nisi Deo tribuatur – ut fit a vero christiano – quidquid Deo debetur.” Pius PP. XI, Litterae Encyclicae Divini Illius Magistri, “De Christiana iuventutis educatione,” 31 Decembris 1929, Acta Apostolicae Sedis 22 (1930), 83. Traduzione italiana: Enchiridion delle Encicliche, vol. 5 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1995), pp. 509 e 511, nn. 405-407.

13] “… christiana enim familia est prima communitas, cuius est Evangelium personae humanae crescent annuntiare eamque progrediente educatione et catechesi ad plenam maturitatem humanam et christianam perducere.” FC, 823, n. 2. Traduzione italiana: EV7, p. 1391, n. 1525.

[14] Gv 4, 24.

[15] “Parentes, cum vitam filiis contulerint, prolem educandi gravissima obligatione tenentur et ideo primi et praecipui eorum educatores agnoscendi sunt. Quod munus educationis tanti ponderis est ut, ubi desit, aegre suppleri possit. Parentum enim est talem familiae ambitum amore, pietate erga Deum et homines animatum creare qui integrae filiorum educationi personali et sociali faveat. Familia proinde est prima schola virtutum socialium quibus indigent omnes societates. Maxime vero in christiana familia, matrimonii sacramenti gratia et officio ditata, filii iam a prima aetate secundum fidem in baptismo receptam Deum percipere et colere atque proximum diligere doceantur oportet; …” Sacrosanctum Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Declarato Gravissimum educationis, “De Educatione Christiana,” 28 Octobris 1965, Acta Apostolicae Sedis 58 (1966), 731, n. 3. Traduzione italiana: Enchiridion Vaticanum, vol. 1 (Bologna: Edizioni Dehoniane Bologna, 1981), p. 457, n. 826.

[16] 1 Re 3, 9.

 

 

 

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