di Sabino Paciolla
Prendendo spunto dall’uscita nelle sale dell’Odissea di Christopher Nolan e dalle polemiche legate alle sue libertà creative, Martino Dettori, in un interessante articolo pubblicato sul suo Substack (“Il Petulante”), usa il film come pretesto per affrontare un tema più ampio: il modo in cui la cultura contemporanea rilegge e giudica il passato occidentale. Il riferimento centrale dell’articolo è il libro di Frank Furedi La guerra contro il passato, con prefazione di Andrea Zhok, un testo che l’autore dice di sentire vicino a un proprio precedente scritto sugli “anacronismi etnici” in film e serie TV.
Un presente senza memoria
Il punto di partenza teorico è una citazione dello storico Eric J. Hobsbawm, tratta da Il secolo breve, secondo cui la rottura dei legami tra le generazioni contemporanee e quelle passate sarebbe uno dei fenomeni più singolari della fine del Novecento: i giovani cresciuti in un “presente permanente” avrebbero perso ogni rapporto organico con la propria storia. Dettori estende questa diagnosi alle generazioni successive, in particolare i millennials, sostenendo che oggi l’intero patrimonio occidentale — arte, letteratura, filosofia, scienza — viene valutato con il metro morale del presente, come se quel passato, anche di millenni fa, fosse tutto avvenuto ieri.
Le due strategie della “cancellazione”
Secondo l’articolo, la cancel culture e l’ideologia woke agirebbero attraverso due meccanismi complementari, individuati citando Furedi: da un lato una critica severa al passato bollato come immorale, razzista o non inclusivo; dall’altro una sua “rilettura moderna” in chiave politicamente corretta, capace di legittimare le posizioni ideologiche del presente. “Omero? Un sessista. I romanzi dell’ottocento? Razzisti e non inclusivi. Dante? Islamofobo”, scrive l’autore. Dettori porta diversi esempi: personaggi storicamente bianchi interpretati da attori di colore nei film in nome dell’inclusività; civiltà antiche descritte come omofobe salvo poi essere reinterpretate come tolleranti (vedi antica Grecia) verso l’omosessualità fino quasi a suggerire l’esistenza di “famiglie arcobaleno” nell’antichità — un’affermazione che l’autore definisce priva di fondamento storico.
Dettori riporta un’affermazione di Furedi «l’intero retaggio storico della civiltà occidentale è stato trasformato in un campo di battaglia» … «la posta in gioco in questo conflitto non potrebbe essere più alta. Perché quando si contamina il passato diventa quasi impossibile dare un senso alla vita delle persone nel presente».
Un altro esempio citato è quello dei disclaimer apposti oggi alle ristampe di fumetti d’epoca da parte di Case Editrici, che avvertono il lettore che personaggi e linguaggio riflettono “i valori e le sensibilità” di un’altra epoca.
«…Alcune rappresentazioni potrebbero oggi apparire datate o non in linea con i principi di inclusività e rispetto che guidano la nostra attuale produzione. La [Casa Editrice] non intende avallare o promuovere stereotipi o pregiudizi, ma preservare la memoria storica di queste opere come parte del patrimonio culturale del fumetto…». Si capisce a che livello si è arrivati?
Per Dettori si tratta di un giudizio morale preventivo che toglie al lettore la libertà di formarsi un’opinione autonoma sull’opera.
Il rischio per l’identità collettiva
Il cuore dell’argomentazione richiama la tesi di Furedi secondo cui contaminare il passato renderebbe “quasi impossibile dare un senso alla vita delle persone nel presente”. Da qui la conclusione dell’autore: popoli privati della propria memoria storica diventerebbero più fragili, atomizzati e manipolabili, perdendo coesione e identità. «Diventano strumenti in balia delle élite che promuovono questo processo orwelliano», sottolinea l’autore. Dettori collega esplicitamente questo processo anche all’immigrazione di massa, sostenendo che insieme al politicamente corretto contribuirebbe a indebolire la civiltà occidentale e l’identità etnica europea.
Ma chi è il responsabile di tutto questo? Secondo l’autore «è proprio il sistema capitalista l’unico responsabile della battaglia contro il passato».
Capitalismo e nuovo colonialismo culturale
Nella parte finale, l’articolo riprende la prefazione di Andrea Zhok, che individua nella cancel culture l’assunto secondo cui il presente occidentale rappresenterebbe il vertice della storia, da cui guardare con superiorità al passato. Per Dettori questa mentalità richiama il colonialismo ottocentesco, che tornerebbe oggi sotto forma di wokismo con l’obiettivo di favorire un modello sociale più classista e liberista.
Conclusioni
L’autore definisce il libro di Furedi uno dei più significativi degli ultimi anni per la sua capacità di leggere questo fenomeno, descrivendo la civiltà occidentale come impegnata in una sorta di autodistruzione culturale, sostenuta — a suo dire — anche da chi minimizza il problema con frasi come “è solo un film”. Dettori ribadisce che cinema e televisione non hanno solo funzione di intrattenimento ma anche educativa, e che trasporre un’opera classica come l’Odissea richiederebbe fedeltà allo spirito originale, per non tradire né l’opera né la cultura che l’ha generata.
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