Giorgio Agamben - Massimo Cacciari
Giorgio Agamben – Massimo Cacciari

 

 

di Alberto Contri

 

Dato che le disgrazie non vengono mai sole, nella nostra società si sta consolidando una sorta di regime scientifico-politico-mediatico convinto di possedere il verbo assoluto, che invece di accettare un serio dibattito sui punti critici (il tema è la vaccinazione di massa), cerca di delegittimare in ogni modo chi osa sottoporre ad analisi critica il punto di vista mainstream, sfoderando ad ogni occasione possibile i termini di una neo-lingua di orwelliana memoria.

Senza farsi problemi nel ricorrere a veri e propri insulti oltre che ad affermazioni palesemente scorrette.

Ecco alcuni epiteti e frasi pronunciate in questi giorni nei confronti di chi sceglie di non farsi vaccinare: “Dal 5 agosto starete agli arresti domiciliari chiusi in casa come sorci” (Roberto Burioni). “Mi divertirei con birra e popcorn a vederli morire come mosche” (Andrea Scanzi). “Rider, sputate nel cibo che consegnate ai no-vax” (David Parenzo). La più lieve è stata Lucia Annunziata: “Lo Stato deve prenderli per il collo e farli vaccinare”. Il più definitivo è stato il presidente Draghi: “L’invito a non vaccinarsi è un invito a morire”.

Con questa frase è stato raggiunto il livello di guardia, perché una simile affermazione è scientificamente assai poco sostenibile, con tutto quello che sta succedendo nei paesi con la quasi totalità degli adulti vaccinati, come Israele e Islanda. La situazione è quindi davvero preoccupante, in quanto il presidente Draghi è notoriamente una persona che non si lascia sfuggire nulla a caso.

Ecco perché due autorevolissimi filosofi di scuole molto diverse tra loro come Cacciari e Agamben hanno deciso di alzare la loro voce contro il Green Pass annunciato dal Governo, considerandolo l’anticamera di un regime.

Dalla prima pagina del Corriere della Sera la loro iniziativa — che ha una importanza invero straordinaria per il peso delle due personalità coinvolte — invece che discussa, è stata addirittura sfottuta, lamentando che “adesso anche i filosofi si mettono a discettare di medicina”. Per farlo poi in proprio dalla solita quotidiana tribunetta, a base di concetti appena orecchiati.

Mentre ai grandi filosofi non è consentito, un numero crescente di giornalisti non specializzati si sente autorizzato a discettare ogni giorno anche di medicina e politica sanitaria, oltre a mettersi sempre in ginocchio davanti a “La Scienza”, nel senso di evitare accuratamente di porre al virologo di turno una qualsiasi domanda su eventuali conflitti di interesse o su sovvenzioni da case farmaceutiche per le sue ricerche e consulenze.

Per converso, i critici della vaccinazione di massa vengono per lo più reclutati tra i personaggi più folkloristici, e se ci sono pubbliche manifestazioni di dissenso, si mette in risalto la presenza ai margini di squalificati elementi di estrema destra, approfittando di una piccolissima parte per squalificare il tutto.

Inoltre, non è infrequente riscontrare delle marchiane bugie, come quella della stroncatura della idrossiclorochina ad opera della comunità scientifica. Ignorando (volutamente o no, è grave in entrambi i casi) che uno studio (1) fra i maggiori che metteva in guardia da pericolosi effetti collaterali è stato ritirato da Lancet senza adeguato rilievo. Ma l’impressione negativa nella classe medica (e giornalistica) è rimasta, e forse era quello che si voleva.

Tutto fa brodo per delegittimare i critici e per avallare le tesi pro-vaccinazione di massa, anche di ragazzi e bambini, nonostante i Ministri della Sanità di importanti paesi come Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda, Svezia e Finlandia lo abbiano sconsigliato.

Secondo il Presidente della Repubblica vaccinarsi (e vaccinarli) sarebbe un dovere morale.

Illustre Signor Presidente, da Lei, garante supremo, accettiamo tutto, ma — con tutto il rispetto — non l’obbligare le giovani generazioni a subire “eventuali rischi a lungo termine che non si conoscono e non si possono escludere” come sta scritto nei documenti di registrazione dei nuovi vaccini.

Oramai siamo in presenza di un vero e proprio ostracismo verso scienziati autorevoli che si permettono di contraddire la vulgata mainstream. Premi Nobel e altri illustri ricercatori e accademici con un H-index che i virologi nostrani nemmeno si sognano, vengono considerati dei bolliti o degli screditati alla ricerca di visibilità.

Proprio come è successo a Montaigner, reo di aver scoperto in breve tempo che nel virus sono state introdotte artificialmente quattro sequenze di un virus dell’AIDS, e che per un anno è stato considerato un povero pazzo. Ma dato che prima o poi il tempo si dimostra galantuomo, ora si sa che Usa e Cina si stanno accordando sulla verità di cui i più esperti dell’argomento erano da tempo al corrente: che il virus è stato perfezionato nel laboratorio di Wuhan.

Si tratta di ben più di una indiscrezione, materia di cui i quotidiani riempiono abitualmente le loro pagine. Per un anno, hanno deriso e ignorato il Premio Nobel che su questo virus la sa assai lunga. Certamente assai di più di Selvaggia Lucarelli, che nell’ultima puntata di Piazza Pulita ha sostenuto ancora una volta con impudente assertività la teoria della zoonosi. (https://vimeo.com/582501239).

Che Montagnier avesse ragione, è senz’altro una notiziona…ma non l’abbiamo trovata sui grandi giornali. Probabilmente anche perché i manipolatori della neolingua confidano nel fatto che la memoria collettiva è molto corta, e, come ripeteva spesso Montanelli, il giorno dopo il giornale è buono per incartare il pesce. Figuriamoci una news sui social network.

A proposito della rete, l’ultimo grido è prendersela con le fake news che attecchirebbero troppo facilmente tra il popolo dei navigatori, e inneggiare di conseguenza ai siti di debunking che si occupano di ristabilire la verità. Bene. Aspettiamo che qualcuno decida di svolgere una piccola indagine sulle competenze e sui curricula del personale dei più noti siti antibufale, insieme all’analisi delle loro fonti di finanziamento. Poi ne riparliamo. Anche se per capire con chi abbiamo a che fare, basterebbe osservare con quale goffa acrimonia sono scritti.

Se siete arrivati sin qui, potreste anche pensare di avere incontrato un no-vax.

Non è così. Avete incontrato qualcuno che, cercando di approfondire senza pregiudizi la letteratura scientifica, ha seri dubbi sull’ipotesi di un teorema che ritiene i nuovi “vaccini” l’unica difesa contro un temibile virus. E che non si fa incantare dalla neolingua utilizzata a piene mani, anzi la studia per mestiere.

In realtà, contro il sars-cov-2, di difese ce ne sono diverse, e non si capisce perché non siano mai state prese in considerazione. Per non parlare della prevenzione.

O forse si capisce, dato che era già stata fatta la simulazione di una pandemia ad opera di Bill Gates e altri, e si era già ipotizzato di arginarla con farmaci di nuova generazione, ben diversi dai classici vaccini. Per non parlare del report dell’Imperial College con analisi predittive applicate anni dopo alla lettera, che si può trovare commentato nel blog dei G.R.U. — Gruppi di Resistenza Umana, a cura di Eugenia Massari. (https://resistenzaumana.org/2021/04/26/imperial-college-report-era-tutto-deciso-fin-dallinizio/).

Le due fasi della sindrome da Covid 19

Venendo alla sindrome da Covid 19, è oramai assodato che si divide in due fasi: la prima, quella infettiva, in cui febbre e infiammazione giocano ancora il ruolo difensivo assegnato loro dall’evoluzione, si fa strada nei primi giorni. La seconda, in cui si sviluppa la trombosi dei vasi polmonari e di altri distretti, è molto più difficile da curare, e può risultare letale per gli individui compromessi da altre patologie. La prima può essere bloccata nella gran parte dei casi grazie alle difese innate o con farmaci di uso comune, come hanno mostrato sul campo con risultati assai apprezzabili i medici delle Terapie Domiciliari Precoci. (Ma dato che si tratta di risultati di origine “osservazionale” non possono essere presi nemmeno in considerazione).

Ci potrebbero dire gli esperti di EMA, Aifa, ISS, Cts, Ministero della Salute, perché si è ritenuto lecito approvare in via emergenziale nuovi tipi di vaccini che hanno diversi punti di contatto con “L’Apprendista stregone” di goethiana memoria, e non si consenta di sperimentare in via altrettanto emergenziale terapie che sembrano dare risultati molto buoni in diversi paesi del mondo? Se la pandemia è così grave, perché lasciare qualcosa di intentato che magari, come spesso avviene, potrebbe rivelarsi l’uovo di Colombo?

Italia a parte, in qualche paese si è forse pensato di investire seriamente nell’approfondimento delle cure facilmente praticabili e a basso costo? Pare proprio di no. Ogni attenzione è stata posta solo sui nuovi “vaccini”, nonostante il verificarsi di una inconsueta quantità di problemi: secondo il sistema di rilevamento passivo VAERS americano, questo tipo di vaccini si è associato con più morti di quelle associate con tutti i vaccini presi assieme nei precedenti 21 anni. Per non parlare delle reazioni avverse gravi (“severe”, in pratica temporaneamente inabilitanti), che il sistema di rilevazione attiva dei CDC, V-safe, riporta ad es. nella misura di oltre un giovane (16–25 anni) su quattro.

La UE ha annunciato possibili terapie, ma guarda caso sono tutte costosissime (c’era da chiederselo?), e praticabili quasi solo in ospedale. L’ivermectina costerebbe molto poco, lo iodopovidone (è il normalissimo disinfettante Betadine (2) che il malato, istruito dal medico, può instillare alla giusta diluizione negli occhi e nel naso!) ancora meno: se anche funzionassero solo al 60% (ma dai dati di vari studi randomizzati funzionano molto di più) non sarebbe già un bel successo? (3).

Quanto ci sono costati invece, e complessivamente, i lockdown e i vaccini che ora si dimostrano poco efficaci non solo contro la variante delta, e che mostrano pure una progressiva riduzione di efficacia, al punto che Pfizer e Moderna suggeriscono già il terzo richiamo? Qualcuno ha già detto che ci vorrà il quarto, poi il quinto…

Eppure, insieme ad altri virologi di notevole livello, il virologo Vanden Bossche, già coordinatore del progetto Ebola per la Gates Foundation, aveva rivolto addirittura una supplica all’OMS affinché non si procedesse durante la pandemia ad una vaccinazione con farmaci capaci di provocare pericolose varianti. Come puntualmente sta accadendo.

Tornando alla neolingua, nella trasmissione “In onda” su La 7 di qualche sera fa, l’onnipresente prof. Bassetti ha tentato di smontare la vulgata secondo la quale i nuovi vaccini non sarebbero ancora in fase sperimentale. Secondo il garrulo professore, “non è vero che sono stati trovati in fretta come si dice, perché in realtà la tecnologia RNA messaggero la si sta studiando dal 1990, e inoltre si tratta di vaccini a tutti gli effetti assolutamente efficaci e sicuri”.

Ora, un conto è lo studio delle terapie geniche in generale, considerate una promettente branca della farmaceutica (ma in realtà con alle spalle studi scientifici sorprendentemente limitati, con molti effetti collaterali, molte promesse e ben poche conferme), un conto è la oggettiva breve durata della sperimentazione degli attuali vaccini, dichiarata e ammessa in modo temporaneo e condizionato nelle stesse documentazioni di registrazione, a fronte della situazione di emergenza.

La risposta a Bassetti in termini di sicurezza la troviamo in un seminario tenuto in Senato proprio su questo tema. Tra i vari relatori vale la pena di citare il prof. Frajese, endocrinologo dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”. Fra i tanti problemi evidenziati, ha segnalato che non sono stati fatti gli studi sulle interazioni farmacocinetiche, perché non richieste dalle guidelines OMS 2005. “Peccato”, ha detto il prof Frajese, “che quelle guidelines sono inapplicabili ai vaccini RNA messaggero 2020, in quanto facenti parte di una categoria di farmaci con meccanismo di azione completamente nuovo e diverso. Sorprendente poi l’assenza degli studi di tossicocinetica, genotossicità, e — udite udite — di carcinogenicità, il che, parlando di bambini, è davvero grave. Tanto più che in un annesso della documentazione Pfizer, si trova un lavoro da cui si apprende che nei ratti le proteine spike si distribuiscono in 48 ore in diversi organi, e in percentuale assai alta nelle ovaie” (qui il suo intero intervento).

Pensando alle bambine-ragazze e alle giovani, si comprende perché volerle vaccinare costituisca una sfida di totale irragionevolezza.

Senza dimenticare che ci sono molti studi che confermano come per i giovani il rischio sia quasi nullo, e, anzi, possano beneficiare degli assai positivi effetti di una solida immunità naturale che pare essere assai più duratura di quella indotta dai vaccini.

Nel caso dei giovani il rapporto rischio/beneficio è troppo sbilanciato a favore del rischio. Tanto più che lo stesso Istituto Superiore di Sanità dichiara in un rapporto che nella classe 0–19 anni, il 45% sono risultati asintomatici (in realtà molti di più se si facesse screening, invece questo è solo il prodotto del contact-tracing), il resto, circa il 28% paucisintomatici, e il 28% lievi: nessuno grave.

Se consideriamo poi che nel Risk Management Plan dei neo-vaccini si dichiara che “non si conoscono effetti collaterali a lungo termine che non possono essere esclusi” e che il “consenso informato” viene di norma fatto firmare senza che nessuno informi di nulla, (mentre si manlevano invece industrie farmaceutiche e Stato per qualsiasi eventuale danno) si capisce perché i due illustri filosofi hanno sostanzialmente detto che la misura è colma e che il Green Pass è il passaporto per un regime.

Non potendo rendere obbligatori i vaccini per legge, in quanto in caso di danni provocati da cure sperimentali la responsabilità ricadrebbe sugli organi di Governo, si cercano strade surrettizie che obbligano ugualmente la popolazione a vaccinarsi, se vuole avere un minimo di agibilità. Lo ha appena ribadito la filosofa francese Chantal Delsol, membro dell’Accademia delle Scienze Morali e Politiche:

il green pass è un modo per rendere obbligatoria la vaccinazione che i governanti avevano sempre giurato di lasciare facoltativa”.

Secondo la Ministra Lamorgese non esiste alcuna dittatura sanitaria. Ma nel contempo stabilisce multe di 400 euro a chi vuole manifestare, rendendo difficili le proteste, così i cronisti possono poi scrivere maximo cum gaudio che in piazza c’era poco gente. Ecco un altro esempio di neolingua orwelliana e delle applicazioni pratiche di un regime, soft finché si vuole…ma sempre di forme di regime stiamo parlando: come denunciato da Cacciari e Agamben.

Che dire poi del protocollo del Ministero della Salute italiano che consiglia ai medici “Paracetamolo e vigile attesa”? Qualcuno ci può far sapere su quali studi “scientifici” è basato?

Secondo i medici dell’associazione Terapie Domiciliari Precoci è responsabile di molti problemi dei pazienti che hanno dovuto attendere inutilmente la conclusione della prima fase della malattia per poi essere mandati in ospedale, quando già era tardi, e a rischio di morire. By the way, si tratta di medici che hanno salvato in breve tempo migliaia di persone curandole precocemente a domicilio. Con quale coraggio vengono delegittimati ignorandoli o maltrattandoli? Solo perché qualcuno di loro indugia nell’esibire toni da tribuno della plebe? Chi partecipa ad una loro manifestazione pubblica non può non restare colpito, anzi, commosso, dal solidale lavoro di volontariato che fanno senza sosta nel vicariare le lacune della cosiddetta medicina del territorio, salvando molti pazienti dal pericoloso protocollo e della latenza di intervento di troppi medici di base.

Pochi sanno che su questi e altri punti l’avvocato tedesco Fuellmich sta coordinando una class action insieme a migliaia di avvocati e medici contro CDC, OMS e il Gruppo di Davos, per la violazione dei 10 principi di Norimberga.

Può sembrare fantascienza. Ma potrebbe anche non esserlo, visto che l’avv. Fuellmich è colui che ha messo in ginocchio la Volkswagen sulla faccenda del diesel-gate, e scoperchiato la corruzione nella Deutsche Bank.

Non è certo un’impresa facile, perché le lobby di Big Pharma si sono infilate con grande abilità e tempismo nella finestra dell’emergenza, riuscendo a farsi rilasciare autorizzazioni che fino a poco tempo prima “non sarebbero nemmeno state prese in considerazione” afferma un alto dirigente della Sanità che non può rischiare di apparire.

Ecco un altro elemento tipico di qualunque regime: la censura. Il 1° agosto La Verità titolava:

Condannati al silenzio gli scienziati che hanno dubbi sulle vaccinazioni. C’è una scienza che disturba il potere e viene censurata”.

Il vero problema è che, passata la fase acuta dell’emergenza, ora non si concede la stessa apertura di credito alle possibili terapie a basso costo concessa invece a terapie vaccinali che cominciano a mostrare i difetti ampiamente previsti da scienziati indipendenti.

Ecco perché cresce sempre di più in tutto il mondo un movimento di protesta, man mano che questi temi diventano di dominio comune. E non si tratta affatto di proteste che allignano nella parte meno colta della popolazione. Anzi.

Il regime globale che si è creato fa di tutto per delegittimarlo e tacitarlo, reagendo in forma sempre più repressiva, sia a livello della comunità scientifica che di quello politico e sociale. Ricorrendo a categorie semplicistiche come “dovere civico” o alla dicotomia morale\immorale, evitando del tutto le analisi e i confronti approfonditi. Spingendo i governi a prendere decisioni che si stanno rivelando avventate, se non addirittura suicide per la convivenza civile, la scuola e l’economia nel complesso.

Su questo fronte Cacciari e Agamben quindi non sono soli, mentre le stizzose e spocchiose contestazioni al loro salutare grido di allarme costituiscono un altro segnale di consolidamento di un regime incipiente.

I due eminenti filosofi non hanno invaso affatto il campo della scienza e della medicina, ma hanno posto alcune domande di grande importanza: in nome di quale oggettivo pericolo dobbiamo rinunciare alla nostra libertà, se questa rinuncia si basa su ipotesi discutibili e su errori ed omissioni che i media mainstream cercano in ogni modo di tenere coperti?

Nota a margine.

Chi scrive, oltre ad occuparsi professionalmente di comunicazione a livello operativo, speculativo e di insegnamento universitario, ha gestito per vent’anni la sede italiana di Medicus Intercon, che è stato per lungo tempo il più grande network multinazionale specializzato nell’informazione alla classe medica.

Ha quindi lavorato gomito a gomito con un rilevante numero di industrie farmaceutiche nazionali e internazionali. Conoscendo a fondo le loro attività di ricerca e le loro modalità di lobby nei confronti della classe medica, della politica, dei media e della società.

Negli anni passati queste industrie hanno scoperto e promosso farmaci di grande utilità. Basti un solo esempio: c’è stato un tempo in cui l’operazione per ridurre l’ulcera allo stomaco era all’ordine del giorno. Con l’introduzione dell’omeprazolo e della classe degli inibitori della pompa protonica è diventata un ricordo, e oggi nessuno si opera più. Così è avvenuto per molte altre patologie importanti e annesse categorie di farmaci.

Da un po’ di anni però non si scopre più nessun breaktrough, come vengono chiamati i farmaci rivoluzionari per patologie molto diffuse. Nel frattempo, la decadenza dei brevetti e la nascita della categoria dei farmaci generici ha ridotto il fatturato delle imprese, che hanno cominciato pure a produrli in proprio per recuperare.

Ma occorre osservare un altro fatto, tutt’altro che irrilevante.

Le grandi multinazionali farmaceutiche sono tutte state fondate da medici e ricercatori, che hanno sempre cercato di mantenere un difficile equilibrio tra business e giuramento di Ippocrate. Basta dare una breve occhiata alle loro campagne istituzionali per leggervi sempre frasi del tipo: “La salute dell’uomo è la nostra priorità”, eccetera. Le più “etiche” non mancano inoltre di far notare quanta parte dei loro ricavi viene dedicato alla ricerca di nuovi e utili farmaci.

Venendo avanti nel tempo, nel loro azionariato le famiglie dei fondatori sono state via via affiancate o sostituite dai grandi Fondi di investimento come ad esempio Black Rock, il più grande fondo di investimento a livello mondiale.

Il loro spasmodico interesse per i risultati economici trimestrali è ben noto. Black Rock è presente in Pfizer, insieme ai Fondi Vanguard e Wellington. Ma nel suo azionariato ci sono anche Bank of America, Deutsche Bank, Morgan Stanley, JP Morgan. Che non sono esattamente degli enti di beneficenza, e sono ben felici che Pfizer abbia raddoppiato la previsione del fatturato 2021 per il solo vaccino: 26 miliardi di dollari. Previsione che andrà vista al rialzo dopo l’annuncio di voler aumentare il prezzo del 15\20%.

Gli stessi Fondi sono presenti anche nei social network più famosi, molto premurosi nel sovvenzionare i siti antibufale, a limitare e addirittura cancellare i post critici sulla nuova categoria di vaccini e sul loro impiego a tappeto. Conoscendo questi dati, ognuno può trarre le proprie conclusioni.

Note

1) Mehra MR et al. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)31180-6

2) https://link.springer.com/article/10.1007/s12070-021-02616-7

3) @CovidAnalysishttps://ivmmeta.com ; https://c19pvpi.com/

 

 

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