Sulla Dichiarazione della “Fratellanza umana” ho pubblicato già vari articoli (ad esempio qui e qui). Ascoltiamo ora la voce di mons. Nicola Bux, già consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Egli è uno studioso dell’Oriente, ha conseguito un dottorato al Pontificio Istituto Orientale di Roma, ed ha soggiornato e insegnato a Gerusalemme e collaborato con l’esperto di Islam padre Samir Khalil Samir. Bux è stato inoltre nominato da Benedetto XVI perito al sinodo sul Medio Oriente nel 2010.

Ecco l’intervista concessa a Aldo Maria Valli.

Mons. Nicola Bux

Mons. Nicola Bux

 

Domanda: Monsignor Bux, inutile nasconderlo: fin dal titolo, l’incontro di Abu Dhabi presenta un retrogusto che sa di relativismo e sincretismo. Ed anche, diciamolo fuori dai denti, di massoneria. È stato caratterizzato infatti da un umanitarismo di stile prettamente massonico. Viene in mente Il padrone del mondo di Benson, là dove si profetizza che, con il contributo della massoneria, in futuro sarà l’umanitarismo la “religione” universale e avrà un proprio rituale e un proprio credo. Come abbiamo puntualmente visto ad Abu Dhabi.

 

Mons. Nicola Bux: È vero. Mi hanno fatto notare che cliccando su Google “documento fratellanza umana” dopo un po’ esce “La luce massonica”. La Dichiarazione di Abu Dhabi è un documento dal tono geo-politico ed è apparentemente condivisibile, ma  in realtà recepisce il programma massonico di un solo governo mondiale. Si usano concetti, come quello di famiglia, che sono interpretati e vissuti diversamente dalla dottrina cattolica e da quella islamica. Soprattutto, come direbbe l’Apostolo, si ricorre ad “argomenti persuasivi di sapienza umana” (1 Cor 2,2s), ben diversi, per esempio, da quelli dei martiri gesuiti giapponesi, san Paolo Miki e compagni: “Non c’è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani”. Una cosa è la sapienza umana, un’altra il mistero della fede e della salvezza. Gesù non ha firmato col sommo sacerdote ebreo Caifa e col pagano Ponzio Pilato una dichiarazione, ma è morto in croce. La Croce è sapienza e potenza di Dio, scandalo per i giudei e follia per i pagani. Quando la Chiesa prescinde dalla Croce, riscuote l’applauso del mondo, ma non il gradimento di Dio. “La sapiente volontà divina” a cui accenna la Dichiarazione non risiede nel pluralismo delle religioni, ma nella Croce di Cristo, venuto per radunare i figli di Dio che erano dispersi e per fare dei due un solo popolo. È qui la radice della vera fratellanza umana.

Occorre poi notare che far risalire la diversità di religioni alla “sapiente volontà divina” suona come parafrasi della sura 5, in cui è Allah che parla: “A ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi” (Corano 5, 48)”.

Parlavamo di massoneria: in Medio Oriente c’è? E tra ebrei e musulmani?

In Medio Oriente, così come in America Latina, vi sono potenti logge massoniche, ma gli ebrei e i musulmani che vi appartengono – in genere persone di alto livello o di potere – non sono ben visti dai rispettivi correligionari e spesso sono considerati traditori della religione, perché vogliono servire due padroni.

Torniamo alla dichiarazione di Abu Dhabi. Dal testo sembra emergere l’idea che cristiani e musulnani siano complementari. Ma un cristiano può accettare quest’idea?

Tra i cattolici, analogamente a quanto è successo con il dialogo ecumenico, che ha indotto non pochi a ritenere che la Chiesa cattolica sia complementare ad altre chiese cristiane, il dialogo interreligioso ha portato non di rado a ritenere la Rivelazione di Gesù Cristo complementare al contenuto delle altre religioni, in quanto nessuna da sola avrebbe la verità. Ma a questo punto sorge una domanda: se le cose stanno così, si può ancora parlare del cristianesimo come della vera religione? Giovanni Paolo II nel 2000 volle dare una risposta con la Dichiarazione Dominus Iesus  sull’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, affidata all’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger. Vi si afferma che le visioni relativistiche, secondo le quali tutte le religioni sono valide vie di salvezza, non possono essere accettate. Resta dunque valida la pretesa cristiana di essere la religio vera, in cui metafisica e storia si sono rapportate ed è avvenuta la sintesi tra ragione, fede e vita. Questo era anche il presupposto della lezione di Benedetto XVI a Regensburg. Invece nella Dichiarazione di Abu Dhabi, pur ripetendo alcune volte “in nome di Dio”, non si nomina mai Gesù Cristo. Ma la Chiesa cattolica sa che “non v’è altro nome nel quale è stabilito che gli uomini abbiano salvezza”(At 4,12)! Se si esclude questa pietra angolare, qualsiasi sforzo dei costruttori è vano.

Quando noi ci poniamo questi problemi, che dovrebbero nascere spontanei nella coscienza di un cattolico alla luce del Vangelo di Gesù, veniamo facilmente attaccati come “sedicenti cattolici” e “complottisti” oltre che “ultra-tradizionalisti”. Lei come risponde?

Rispondo che siamo cattolici i quali sanno coniugare tradizione e innovazione. Non servono i pregiudizi ideologici, ma le risposte agli argomenti che vengono dalla Scrittura e dal magistero. La Dichiarazione di Abu Dhabi è in contrasto con la Dominus Iesus, mette in questione la fede e provoca turbamento. Sovvengono le parole di Paolo VI, quando affermò che “all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia” (Conversazione con Jean Guitton, 8 settembre 1977).

Del resto in nome del “pluralismo religioso” è stata prodotta teologia quanto meno singolare…

Nella Dichiarazione di Abu Dhabi manca qualsiasi riferimento al peccato, alla conversione e alla salvezza, ovvero a tutto ciò che rende possibile l’unità e la pace proclamate da Gesù, alla base della vera fraternità. Anche questo aspetto mi sembra significativo.

Era inevitabile, vista la natura del documento. Ma i cattolici devono sapere che né l’Onu delle nazioni né qualunque tipo di Fratellanza delle religioni potranno mai realizzare una unità più vera di quella che la Chiesa manifesta con la missione ad gentes, e non per virtù propria, ma del mistero di Cristo che si riflette in essa. Dispiace che anche qualche missionario di lungo corso in queste ore se ne sia dimenticato.

Ma la Dichiarazione di Abu Dhabi sarà accolta dall’Islam ortodosso?

Bella domanda. Di certo essa contrasta con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nell’Islam (Il Cairo, 1990), di cui i paesi islamici si dotarono perché non condivisero quella dell’Onu. Infatti, il Corano e la Sunna (Tradizione) mirano a proteggere la comunità islamica, non l’individuo; pertanto l’Islam non considera fratelli, né esseri umani con la stessa dignità, gli appartenenti alle religioni ebraica e cristiana; tantomeno quelli di altre religioni e gli atei. Il cristianesimo invece riconosce pari dignità a uomini e donne in ragione della creazione divina e della redenzione operata da Gesù Cristo: per questo non si può prescindere da Lui quando si parla di fratellanza universale. Ricordiamo san Paolo: “non sapere altro… se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2,2). Può la Chiesa cattolica ricorrere a un metodo diverso da quello apostolico? No. Possiamo certamente usare l’espressione “fratellanza universale” e anche “nuovo ordine mondiale”, ma non nel senso in cui lo usavano la rivoluzione francese o George Bush ai tempi della Guerra del Golfo, bensì nel senso in cui lo usava Gesù: “Uno solo è il maestro, voi siete tutti fratelli… E non fatevi chiamare ‘maestri’ perché uno solo è il Maestro, il Cristo” (Mt 23,8).

Insomma c’è il rischio della mistificazione…

Certamente. Gesù Cristo ha rivelato che solo riconoscendo Dio Padre e diventando figli in Lui, Figlio, noi siamo fratelli. Se si adottano due orfani, essi sapranno di essere fratelli solo quando riconosceranno il padre. Se da soli sapessero riconoscersi fratelli, perché farli adottare da un padre? La fratellanza degli israeliti era di natura etnica e religiosa, quindi naturale; ma con il Nuovo Testamento per mezzo della rinascita in Cristo diventa soprannaturale e solo così abbraccia veramente tutti gli uomini. La rinascita avviene col battesimo. Per questo Gesù ha chiesto di battezzare tutte le creature, al fine di estendere la figliolanza e favorire la fraternità soprannaturale. Il fondamento di tutto ciò è la morte redentrice di Cristo. La preferenza fraterna va verso i fratelli di fede (cfr Gal 6,60;2 Pt 1,7) però deve restare aperta al prossimo (cfr Lc 10,30-37). Comunque, bisogna guardarsi dai falsi fratelli al nostro interno, perché la fraternità soprannaturale non nasce dal legame con gli uomini, ma con Dio (cfr 1 Ts 1,4). La Dichiarazione sulle religioni non cristiane (Nostra aetate) del Vaticano II, premettendo che la vera religione è quella cristiana (n.1), può affermare la necessità del comportamento fraterno che tolga ogni appiglio a discriminazioni e atti contro la dignità dell’uomo (n.5). Mi chiedo: gli estensori della Dichiarazione di Abu Dhabi hanno chiarito reciprocamente tutto questo prima di redigerla, oppure si è lasciato a ciascuno di recepirla a modo suo?

 

Fonte: blog Aldo Maria Valli

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