Dalla prefazione:
Buon Cammino di Enzo Fortunato
Il cammino è una delle metafore più antiche e ricche della vita spirituale. La Sacra Scrittura – e questo fin dalle prime pagine – presenta l’uomo come un essere in perenne movimento: Abramo lascia la sua terra, il popolo eletto attraversa il deserto, i discepoli seguono Gesù lungo le strade della Galilea, il cristiano è un “pellegrino” in questo mondo in cammino verso la patria celeste (cf. Fil 3,20; Eb 11,13-16; 1Pt 1,17). Anche San Benedetto nella sua Regola concepisce l’esistenza monastica come una scuola in cui si impara ad avanzare speditamente, con il cuore dilatato dall’amore, incontro a Cristo. Ma cosa succede quando questo cammino non si snoda nel silenzio protetto di un chiostro, bensì tra i rumori? È questa la domanda di fondo che attraversa le pagine di questo libro.
Enzo Fortunato non ci offre un trattato teorico o una teologia astratta, ma il diario di bordo di un uomo che ha attraversato le frontiere geografiche ed esistenziali del nostro tempo. Con uno stile sincero, appassionato e a tratti teso, l’autore ci prende per mano e ci porta con sé: dalle notti calde e sospese di Cuba, cariche di umanità e di fatiche, fino alle vertigini avveniristiche di Dubai, la città-simbolo di un progresso che sfida i limiti umani, ma che si scopre fragile e vulnerabile di fronte a una pioggia improvvisa.
Questo resoconto di viaggio tuttavia non rimane un mero esercizio di cronaca o di turismo culturale. Il vero snodo dell’opera viene quando lo sguardo dell’autore si posa sulla realtà a lui più cara: la sua terra, la sua famiglia, l’Europa. È qui che al viaggio si affianca un elemento ad esso antitetico ma, nello stesso tempo, complementare, ossia il riferimento a valori stabili, che non passano e si rivelano capaci di fornire quei necessari punti di ancoraggio che rendono il percorso di una vita un’opera compiuta, anzi un capolavoro.
Di fronte alle sottili ma profonde fratture antropologiche della società contemporanea, simboleggiate da quella burocrazia che tenta di ridurre l’alleanza generativa tra uomo e donna a freddi dati numerici, l’autore sperimenta una sana inquietudine. È l’inquietudine dell’uomo, del marito, del padre di quattro figli che non accetta di vedere svuotato il patrimonio spirituale e sociale che ha ricevuto in dono. Non c’è in queste pagine un tono di sterile condanna, ma il grido accorato di chi sente l’urgenza di testimoniare la verità sull’essere umano.
Ed è proprio nella ricerca di una risposta a questa crisi che la strada di Enzo Fortunato incrocia la grande sapienza benedettina. Come Oblato secolare e fondatore dell’Associazione “Europa Benedettina”, egli ha compreso che la Regola di san Benedetto non è un reperto archeologico da custodire nei musei della memoria, ma una bussola di straordinaria attualità per l’uomo del XXI secolo, come lo è stata per le epoche passate. Il motto Ora et labora viene qui restituito alla sua dimensione più autentica e rivoluzionaria. Non una fuga dal mondo, ma uno stile di presenza nel mondo. Nel caos di una quotidianità frammentata, la preghiera diventa lo spazio del silenzio che ordina gli affetti e le priorità; il lavoro diventa lo strumento con cui l’uomo collabora all’opera del Creatore, senza diventarne schiavo. È la riscoperta della stabilitas, la stabilità della mente e del cuore che permette di non essere travolti dalle tempeste culturali e dalle mode passeggere.
La splendida immagine scelta per la copertina di questo volume riassume visivamente questo messaggio: un uomo solo, ma saldo, cammina su un sentiero illuminato verso l’orizzonte, mentre sullo sfondo si stagliano i giganti di cemento della civiltà tecnologica. Quell’uomo è l’immagine del laico cristiano di oggi, chiamato ad attraversare la complessità della storia senza perdere però l’orientamento, tenendo lo sguardo fisso sulla Luce che non tramonta.
Consegniamo con gioia questo testo nelle mani dei lettori, specialmente dei genitori, dei professionisti, dei giovani e di tutti coloro che avvertono la fatica del vivere quotidiano, ma non vogliono rinunciare alla bellezza della ricerca di Dio. Che queste pagine possano essere per ciascuno uno stimolo fecondo, un invito a fermarsi, a riflettere e a riprendere, con rinnovato vigore, il “buon cammino” verso la vera libertà.
Dom. Paolo Maria Gionta osb, Abate del Monastero “Madonna della Scala” di Noci (Bari)
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ma è lo stesso padre enzo fortunato che il 28 agosto partecipava a Guuspini e Orisatano ad un festival gender per bambini>?
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non è un religioso. È un laico, sposato, con figli.