Il cardinale tedesco Gerhard Müller si unisce al coro di voci che difendono la tradizione liturgica della Chiesa contro il continuo giro di vite del Papa.

Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da David McLoone e pubblicato su Lifesitenews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte, comprese eventuali donazioni. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

 

Card. Gerhard L. Muller
Card. Gerhard L. Muller (CNS photo/Paul Haring)

 

Il cardinale tedesco Gerhard Müller ha condannato il Rescritto approvato di recente dal Vaticano che limita ulteriormente la celebrazione della Messa tradizionale in latino (TLM).

Nei commenti rilasciati all’agenzia di stampa cattolica spagnola InfoVaticana, Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha denunciato l’accentramento del potere del cardinale Arthur Roche sulla celebrazione della Messa tradizionale in latino.

“Papa Benedetto ha superato le tensioni che erano sorte in modo teologicamente competente e pastoralmente sensibile, distinguendo tra la forma ordinaria e quella straordinaria del rito latino”, ha detto il cardinale Müller, e ha descritto la decisione di Francesco di limitare la Messa tradizionale come una “brutale intolleranza” contro coloro che preferiscono l’uso antico.

Con il Rescritto che ha ricevuto l’assenso papale il mese scorso, il permesso di celebrare la Messa secondo il Missale Romanum del 1962 è stato limitato agli edifici non parrocchiali, e questa concessione può essere richiesta solo alla Congregazione (ora Dicastero) per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che Roche guida.

Commentando il rinnovato sforzo di centralizzare il potere sulla liturgia, Müller ha sostenuto che il requisito dell’obbedienza assoluta all’autorità ecclesiastica in tali questioni è “pastoralmente autolesionista” e “uno spaventoso esempio di incompetenza teologica nel distinguere tra la […] sostanza del sacramento e la ricchezza di forme dei riti liturgici”.

Il cardinale ha inoltre commentato che il documento quindi “degrada i vescovi o gli ordinari locali di rango secondario a firmatari di petizioni presso la massima autorità (cioè la burocrazia del Dipartimento del Culto)”, aggiungendo che la sentenza “danneggia la responsabilità pastorale dell’episcopato” e oscura “il vero significato del papato, che è quello di rappresentare e realizzare l’unità della Chiesa nella verità della fede e nella comunione sacramentale”.

Müller si unisce a un coro di voci che difendono la tradizione liturgica della Chiesa, tra cui il vescovo Thomas Tobin di Providence, Rhode Island, che ha condannato le nuove restrizioni come non “stile di Dio”. Papa Francesco stesso ha sottolineato che coloro che sono affezionati alla TLM dovrebbero essere “accompagnati, ascoltati e dare loro tempo””, ha osservato Tobin.

Anche il vescovo Thomas Paprocki di Springfield, Illinois, ha parlato in difesa degli aderenti alla lunga tradizione liturgica della Chiesa, descrivendoli come “molto docili agli insegnamenti della Chiesa, molto desiderosi di seguire gli insegnamenti della Chiesa… Sono cattolici molto fedeli”.

Paprocki ha richiamato l’attenzione sulla nota iniziale del Papa ai vescovi che accompagna il motu proprio Traditionis Custodes del 2021, in cui si afferma che “spetta a voi autorizzare… l’uso del ‘Missale Romanum’ del 1962… Spetta a voi… determinare caso per caso la realtà dei gruppi che celebrano con questo ‘Missale Romanum'”.

Di conseguenza, molti prelati hanno invocato il Canone 87 §1 del Codice di Diritto Canonico, che concede ai vescovi il potere di dispensare i fedeli della propria diocesi dalle “leggi disciplinari universali e particolari” quando ritiene che “ciò contribuisca al loro bene spirituale”. Il Rescritto di Roche, tuttavia, tenta di annullare questa dispensa.

Ora, vescovi come Paprocki hanno iniziato a ridisegnare le chiese all’interno dei loro confini diocesani in modo che non siano più chiese parrocchiali, nel tentativo di aggirare l’ultima sentenza.

Alla luce della conseguente battaglia tra il Papa e alcuni vescovi del mondo sull’attuazione dei suoi decreti, Müller ha sostenuto che “il riconoscimento dell’autorità papale non viene promosso, ma indebolito a lungo termine” in vista di quella che sembra essere una forma più autocratica di leadership della Chiesa nel pontificato di Francesco.

Confrontando i metodi e le prospettive sulla liturgia esemplificati da Papa Francesco e dal suo predecessore Benedetto XVI, Müller ha affermato che, a differenza del primo, il secondo non “insiste sull’obbedienza formale in modo autoritario, perché anche l’obbedienza della fede a Dio, che è decisiva per la salvezza, non richiede un servilismo cieco, ma piuttosto una devozione a Dio”.

“Quando si tratta di obbedienza all’autorità ecclesiastica, bisogna distinguere tra l’obbedienza religiosa, che si riferisce alla sottomissione autorizzata della fede rivelata, e la disposizione a seguirla in buona fede”, ha proseguito Müller, aggiungendo che bisogna distinguere “tra la sostanza dei sacramenti, su cui il Papa e i vescovi non hanno alcun potere di disposizione, e il rito liturgico, che storicamente si è sviluppato nei vari riti legittimi all’interno dell’unica Chiesa cattolica”.

Il Rescritto, che rafforza il motu proprio Traditionis Custodes del Papa con il quale erano state annunciate le restrizioni iniziali sulla TLM, ha cercato di “riservare in modo speciale alla Sede Apostolica” alcune dispense precedentemente concesse ai vescovi locali riguardo all’uso dell’antico rito latino.

Tra i permessi rivisti dal Rescritto vi sono l’uso di una parrocchia per celebrare la TLM, l’erezione di una nuova parrocchia personale allo scopo di celebrare la Messa utilizzando il Missale Romanum del 1962 e il permesso per i sacerdoti ordinati dopo la liberazione della TC di celebrare la Messa antica.

Tutte queste dispense sono ora riservate a Roma.

Subito dopo la pubblicazione del documento, i vescovi hanno iniziato a limitare la celebrazione della TLM nelle loro diocesi. Appena una settimana dopo la pubblicazione del Rescritto, il 28 febbraio, il vescovo Edward Scharfenberger della diocesi di Albany, New York, ha annunciato che avrebbe messo la celebrazione della TLM “in pausa” a seguito del documento.

“Alla luce del rescritto inviato dal Vaticano la scorsa settimana, la celebrazione dell’Usus Antiquior [TLM] è attualmente sospesa nelle chiese parrocchiali della diocesi di Albany”, ha scritto il vescovo, aggiungendo che “mentre esploriamo varie possibilità, l’Usus Antiquior può continuare nel Santuario di Nostra Signora dei Martiri ad Auriesville, che non è una chiesa parrocchiale della diocesi”.

Anche le diocesi di Liverpool e Leeds, in Inghilterra, sembrano aver imposto restrizioni all’uso del Missale Romanum del 1962 in seguito all’emanazione del Rescritto: l’arcivescovo Malcolm McMahon di Liverpool ha interrotto la Messa in latino in due parrocchie e il vescovo Marcus Stock di Leeds ha annunciato che nessuna chiesa parrocchiale può continuare a celebrare secondo il Rito Antico.

David McLoone

 


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