Papa Francesco
Papa Francesco

 

 

di Sabino Paciolla

 

Con “Fiducia supplicans” del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata dal Papa, sarà possibile benedire coppie formate da persone dello stesso sesso ma al di fuori di qualsiasi ritualizzazione e imitazione delle nozze. Il documento è firmato da Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e da Mons. Armando MATTE, Segretario per la Sezione Dottrinale. 

Dinanzi alla richiesta di due persone di essere benedette, anche se la loro condizione di coppia è “irregolare”, si legga in questo caso anche coppia dello stesso sesso, sarà possibile per il ministro ordinato acconsentire ma….e qui arriva l’ambiguità gesuitica, purché questo gesto di prossimità pastorale non contenga elementi anche lontanamente assimilabili a un rito matrimoniale. Dietro la foglia di fico delle parole “prossimità pastorale” si cela il primo passo di una piena e totale benedizione delle coppie omosessuali. Come al solito, si fa andare avanti la “pastorale” per introdurre di fatto un autentico stravolgimento dottrinale. Il formale cambiamento dottrinale, il suo capovolgimento totale, seguirà eventualmente in un secondo momento, una volta che un comportamento prima vietato sia di fatto diventato, accolto e abbracciato come un dato oramai ordinario e scontato. La questione del cambiamento formale è puramente di secondo piano, è una questione sofistica, per questo papato. Quello che interessa è il movimento “di fatto”. E’ a quello che si punta, il resto è fuffa, buona per i topi di biblioteca teologica.

“Il tempo che viviamo è un tempo che ci chiede non solo di intercettare il cambiamento, ma di accoglierlo con la consapevolezza che ci troviamo davanti a un cambiamento d’epoca”, aveva detto Papa Francesco nel 2022. Un esperto di marketing non avrebbe saputo dire meglio. E poi ha continuato: “Il cambiamento ci pone sempre davanti a diversi modi di affrontarlo”, osservando che: “Il problema è che molte azioni e molti atteggiamenti possono essere utili e buoni ma non tutti hanno sapore di Vangelo”. “Cercare forme codificate, molto spesso ancorate al passato e che ci ‘garantiscono’ una sorta di protezione dai rischi, rifugiandoci in un mondo o in una società che non esiste più (se mai una volta è esistita), come se questo determinato ordine fosse capace di porre fine ai conflitti che la storia ci presenta”. “la concretezza dell’oggi, lì dobbiamo fermarci”, conclude. Avevamo capito, ma ora è più chiaro.

Guardate l’ambiguità come scende copiosa dal flusso insulso di parole misericordiosamente pastorali. Leggo da Vaticannews

“Il terzo capitolo della dichiarazione (par. 31-41) apre dunque alla possibilità di queste benedizioni, che rappresentano un gesto verso coloro che «riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status, ma mendicano che tutto ciò che di vero di buono e di umanamente valido è presente nella loro vita e relazioni, sia investito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo» (31). Tali benedizioni non vanno normate, ma affidate al «discernimento pratico in una situazione particolare» (37). Sebbene si benedice la coppia ma non l’unione, la dichiarazione include tra ciò che è benedetto i rapporti legittimi tra le due persone: nella «breve preghiera che può precedere questa benedizione spontanea, il ministro ordinato potrebbe chiedere per costoro la pace, la salute, uno spirito di pazienza, dialogo ed aiuto vicendevole, ma anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà» (38). Si chiarisce inoltre che per evitare «qualsiasi forma di confusione e di scandalo», quando a chiedere la benedizione è una coppia irregolare o dello stesso sesso, «mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio» (39). Questo tipo di benedizione «può trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio» (40).”

E poi arriva la perla finale di completa confusione e obnubilamento dottrinale: 

Infine, il quarto capitolo (par. 42-45) ricorda che «anche quando il rapporto con Dio è offuscato dal peccato, si può sempre chiedere una benedizione, tendendo la mano a lui» e desiderarla «può essere il bene possibile in alcune situazioni» (43).

Come si può vedere, la raffinatezza dell’ambiguità gesuitica si esprime nelle fatue distinzioni tra benedizioni rituali e liturgiche da una parte, e spontanee dall’altra, queste ultime assimilabili ai gesti della devozione popolare al cui interno verrà fatto cuocere il pasticcio delle benedizioni delle coppie omosessuali. Con ciò confermando la nota distintiva del papato di Francesco che è quella della sopraffina applicazione del “principio della rana bollita” di Noam Chomsky, di quella tecnica, cioè, che fa passare un grande cambiamento attraverso piccoli e impercettibili passi che, proprio per questo, verranno accolti per lo più inconsapevolmente. Il fine è il matrimonio omosessuale, inutile girarci intorno. Sarà raggiunto a piccoli passi.

Comunque, non tutti hanno l’anello al naso. Si capisce che Fiducia supplicans è una mastodontica arrampicata sugli specchi per far passare ciò che la Chiesa ha sempre vietato.

Scontato il banchetto che il gesuita padre James Martin, ardente sostenitore delle istanze del mondo LGBTQI+, ha immediatamente allestito per l’occasione con abbondanti libagioni. 

 

Padre Martin e la benedizione delle coppie omosessuali

 

I festeggiamenti per Natale e Capodanno per padre Martin sono arrivati in anticipo, grazie a Papa Francesco.

Vi ricordate invece la risposta ai dubia del 2021 sul medesimo argomento? Carta straccia, buttata nella pattumiera della storia della Chiesa.

Eppure era così chiaro quando in quella risposta ai dubia si leggeva: 

“Di conseguenza, per essere coerenti con la natura dei sacramentali, quando si invoca una benedizione su alcune relazioni umane occorre – oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano – che ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni.

Per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso[6]. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore.

Inoltre, poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale[7], invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio, dato che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»[8].

(…)

Nel contempo, la Chiesa rammenta che Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui «siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare»[12]. Ma non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui. Egli infatti «ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo»[13].

Per i suddetti motivi, la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso.

Fu subito chiaro che quellaa risposta stava sullo stomaco a Papa Francesco. Bastava leggere le ultime righe: 

“Il Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’Udienza concessa al sottoscritto Segretario di questa Congregazione, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto Responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa.”

Il papa “è stato informato” e ha dato il suo assenso. Frase molto sibillina. Non lo aveva firmato, come, invece, è avvenuto in questo caso.

E quindi ci ritroviamo per Natale con questo bel “panettone” che la panetteria del Vaticano ci ha preparato ma che il vero fedele non deve mai mangiare. 

Le cose stomachevoli se le mangino loro!!! E’ pura porcheria teologica. 

 

 

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