Al raggiungimento del quinto anno di pontificato di Papa Francesco molti hanno scritto articoli o rilasciato interviste facendo il punto della situazione, ciascuno secondo la sua ottica. Come iniziale spunto a questa discussione riporto ampi stralci di una intervista rilasciata dal prof. Massimo Borghesi, professore ordinario di Filosofia morale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia, a Edward Pentin del National Catholic Register (qui). È una intervista nella quale il prof. Borghesi spiega chiaramente il suo punto di vista, che è quello espresso nel suo ultimo lavoro: Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, Jaca Book, 2017. Nei prossimi giorni riporterò altri punti di vista.

Eccoli nella mia traduzione.

Foto: Prof. Massimo Borghesi

Foto: Prof. Massimo Borghesi

PENTIN: Quanto è responsabile Fessard (padre gesuita francese che operò una lettura cristiana del filosofo Hegel, ndr) per le presunte contraddizioni di Francesco e per il percepito hegelismo – cioè la dialettica di tenere due posizioni apparentemente contraddittorie, o come uno dei suoi consiglieri (qui Pentin fa riferimento al gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, ndr) una volta ha detto, 2 + 2 può equivalere a 5?

BORGHESI: Coloro che dicono questo dimostrano di non conoscere né Bergoglio né Fessard. Gaston Fessard non è “hegeliano”. Tra l’altro, è stato uno dei critici più acuti del progressismo cattolico francese negli anni ’60 e ’70. Per questo, nonostante la sua grande statura intellettuale, a un certo punto è scomparso dalla scena culturale francese. È stato personalmente posto al fianco di Hegel per lungo tempo, ma a partire dalla posizione di Maurice Blondel. La dialettica, che contrasta con Hegel, è di San Paolo, per il quale Cristo è l’unità che vince l’antitesi tra schiavi e liberi, uomini e donne, ebrei e greci.

Per Fessard, come per Guardini e de Lubac, la Chiesa è la complexio oppositorum, il punto di unione contrastante che, sul piano naturale, non trova soluzione. Bergoglio fa parte di questa linea di pensiero cattolico la cui fonte è Adam Möhler e i cui rappresentanti sono Erich Przywara, Romano Guardini, Henri de Lubac, Gaston Fessard. Questo spiega la sua affermazione secondo cui “il tempo è superiore allo spazio”.

Francesco è un mistico che concepisce la sua missione come un iniziatore di processi che lo Spirito porterà a soluzione. Non è la ragione hegeliana che riconcilia la storia, ma lo Spirito di Cristo, il Mistero.

Quanto all'”hegelismo” di Bergoglio, si tratta di un’accusa ridicola. Uno dei suoi princìpi afferma che “la realtà è più grande delle idee”. Bergoglio, proveniente dalla scuola di San Tommaso [Aquino], è un realista. La sua critica al pericolo “gnostico”, in ambito religioso, ha come avversario il pericolo dell’idealismo.

Tutta la spiritualità di Bergoglio, seguendo sant’Ignazio, è una spiritualità dell’Incarnazione. Per il Papa, il cristiano è immerso nella carne del mondo, anche notevolmente immerso. Non c’è testimonianza senza vedere, ascoltare, toccare, abbracciare. Siamo molto lontani dal punto di vista dell’idealismo tedesco.

PENTIN: Quanto pensa che von Balthasar sia responsabile per i commenti del Papa che “tutto sarà salvato” e per i suoi presunti commenti, non completamente sconfessati dal Vaticano, che non c’è l’inferno?

BORGHESI: Anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad accuse ridicole, indotte dalle fantasiose dichiarazioni di Eugenio Scalfari – il giornalista che, ogni volta che dopo i suoi colloqui privati con Francesco, “memorizza” le sue conclusioni, e poi le attribuisce al pontefice. Questo dimostra grande pazienza da parte del Papa.

Le idee di Francesco sull’inferno sono manifeste. Sono quelle della dottrina tradizionale. Francesco non solo ha più volte parlato del diavolo come di uno spirito reale, non meramente come di un simbolo del male, ma ha anche ricordato la dottrina dell’inferno. Nel 2016, egli disse testualmente: “[Gli uomini affrontano la dannazione eterna, quella che Francesco chiama una “seconda morte”] perché non si sono avvicinati al Signore: sono quelli che decadono sempre più sula loro strada, lontani dal Signore, e passando per il Signore, si allontanano da Lui, soli. L’eterna dannazione è il costante allontanamento da Dio”.

L’inferno, poiché è abitato da Satana, esiste. È il luogo della morte spirituale. Per quanto riguarda von Balthasar, si commettono due errori. Il primo è l’incomprensione della sua lettura dell’inferno, che non è l'”inferno vuoto” riportato in molti media. Il secondo è che l’influenza di von Balthasar su Bergoglio riguarda il valore del momento estetico (la bellezza) nella comunicazione del Bene e del Vero. Von Balthasar influenzò anche Bergoglio nella sua critica allo gnosticismo, la incorporeità del cristianesimo.

PENTIN: Lei ha detto che i frutti della formazione intellettuale del Papa sono un “profondo pensiero cattolico che, al di fuori di ogni irenismo conciliante, delle lotte, del dramma della storia, avvia processi di unità la cui evidenza è affidata al tempo, guidato da Dio”. Che cosa dice dell’opinione che la sua visione intellettuale, basata su questi pensatori, sia fondamentalmente non cattolica perché mostra una linea di pensiero modernista che non è in linea con l’insegnamento della Chiesa basato sulla Sacra Scrittura e 2.000 anni di Tradizione?

BORGHESI: Ho già risposto. Coloro che accusano Francesco di modernismo mostrano di non sapere nulla della sua formazione teologico-filosofica. Gli autori che ho citato – Przywara, Guardini, de Lubac, Fessard, von Balthasar, Methol Ferré – sono al centro del pensiero “cattolico” del XX secolo. Bergoglio è un discepolo modello del Concilio, non nel senso di un progressismo che non ha mai condiviso, ma nel senso di Paolo VI, il pontefice al quale più si riconosce.

In Argentina, i gesuiti progressisti lo accusavano di essere un “conservatore”. La biografia di Austen Ivereigh,Tempo di misericordia. Vita di Jorge Mario Bergoglio (New York, 2014), lo documenta molto bene. Bergoglio non è certo un “conservatore” sul piano sociale ma, sul piano dottrinale, è fermo nella salvaguardia della tradizione. Molti critici fraintendono i due livelli e causano molta confusione.

La stessa critica ad Amoris Laetitia deriva, in larga misura, dal pregiudizio di chi considera il Papa un pericoloso progressista. Essi scambiano il livello dogmatico – l’indissolubilità del matrimonio – con quello riguardante il diritto canonico: la possibilità per la Chiesa di consentire eccezionalmente l’Eucaristia in casi particolari. Lo scandalo è stato creato ad arte, spinto da coloro che non amano questo Papa e che approfittano dell’ignoranza di molti su una questione così delicata.

PENTIN: Insomma, quali pensatori dell’America Latina lo hanno influenzato?

BORGHESI: I due che ho citato – Amelia Podetti e Alberto Methol Ferré – insieme agli autori della Scuola del Rio de La Plata che hanno dato forma alla Teologia del Pueblo (teologia del popolo). Quest’ultimo, Lucio Gera e Juan Carlos Scannone in primis, rappresentano la versione argentina della teologia della liberazione. La “teologia del popolo” è una lettura critica della teologia della liberazione. Rifiuta chiaramente il contributo del marxismo, il primato della pratica sulla dottrina, l’idea di violenza rivoluzionaria. Accetta invece l’opzione preferenziale per i poveri, applicata a tutta la Chiesa latinoamericana con la Conferenza di Puebla (1979).

La “teologia del popolo” intende il popolo non in modo populista, ma come “pueblo fiel”, come popolo credente. La lotta per la giustizia non si svolge in astratto, ideologicamente, ma attraverso l’azione, i costumi e le credenze che caratterizzano la “religiosità cristiana” del popolo latinoamericano.

La Vergine di Guadalupe è la presenza che illumina la fede del popolo e il suo impegno per la giustizia. Coloro che accusano Francesco di essere un seguace della teologia della liberazione marxista dimostrano la loro profonda ignoranza.

 

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