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di Wanda Massa

 

Martedì 27 Ottobre, Tucker Carlson di Fox News ha dedicato il suo intero programma ad un’intervista in prima serata con Tony Bobulinski, ex partner in affari di Hunter e Jim Biden (qui il testo integrale).

Da quel colloquio è emerso come l’intera famiglia Biden, Joe incluso, fosse in affari col Partito Comunista Cinese. Oltre che con dozzine di altri asset in giro per il mondo, inclusi Paesi quali Russia, Ucraina, e Kazakistan. E questo già quando Joe era vicepresidente degli Stati Uniti.

Bobulinski appare molto credibile e a sostegno delle sue tesi, ha fornito ampio materiale documentativo.

Ad avvalorare la testimonianza di Bobulinski, si aggiunge quella dell’ex sindaco di New York e avvocato personale del presidente Trump, Rudy Giuliani.

Giuliani aveva originariamente presentato al New York Post una copia dell’hard disk del computer di Hunter, figlio di Joe Biden, che conteneva i dettagli degli affari ucraini di Hunter, e le prove che Joe Biden ne era a conoscenza. Da allora, Giuliani ha pubblicato dei video, spiegando il contenuto del laptop e accusando la famiglia Biden di aver abusato della sua posizione di vicepresidente.

L’ultimo dei video risale allo scorso 31 ottobre (qui il video) ed è incentrato esattamente su come la famiglia dell’ex vicepresidente e dell’attuale candidato alla presidenza democratica Joe Biden abbia guadagnato milioni di dollari nel trattare gli interessi commerciali legati alla Cina comunista: lo stesso scandalo di cui parla Bobulinski.

Le prove presentate da Tony Bobulinski sono attualmente all’esame della commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato, secondo quanto riferisce il Daily Caller (leggi qui).

Un portavoce del presidente della commissione, il senatore Ron Johnson, ha riferito alla stampa che ciò che è stato esaminato finora si è rivelato legittimo e che la commissione non ha trovato alcuna prova che suggerisca che il contenuto sia falso.

Bobulinski – che ha accusato il candidato democratico alla presidenza Joe Biden di mentire sul coinvolgimento negli affari esteri del figlio – doveva essere intervistato dall’FBI e dalla Commissione per la Sicurezza Nazionale e gli Affari Governativi del Senato e dalla Commissione per le Finanze del Senato.

Tuttavia, Johnson non chiamerà Bobulinski a testimoniare prima delle elezioni del 3 novembre, mentre il comitato continua a rivedere tutte le informazioni che ha fornito, secondo il Daily Caller.

Il coinvolgimento di Tony Bobulinsky con la famiglia Biden inizia il 24 dicembre 2015 per iniziativa dell’uomo d’affari inglese James Gilliar.

Lo scopo è avviare un accordo commerciale tra la SinoHawk di Bobulinsky, la compagnia cinese CEFC, gestita dal presidente Ye, che godeva di un forte sostegno finanziario e politico da parte del Partito comunista cinese  e quella che Gilliar nella sua email definisce una delle famiglie più importanti degli Stati Uniti.

Si tratta di un progetto a cui Gilliar continua a lavorare per tutto l’anno successivo insieme con Rob Walker, socio di Rosemont Seneca, in strettissimi rapporti con la famiglia Biden.

La proposta si concretizza il 2 maggio 2017 quando Bobulinski incontra Hunter, Jim e Joe Biden al Beverly Hilton di Los Angeles, dove era in corso la Milken Conference.

A tal proposito, Bobulinski riferisce nell’intervista: “.. mi hanno presentato la forza della famiglia Biden per coinvolgermi maggiormente e farmi assumere il ruolo di CEO e sviluppare Sinohawk sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo in collaborazione con il CEFC.

Il 13 maggio successivo Gilliar invia una mail con il dettaglio della ripartizione delle quote azionarie tra Hunter Biden (figlio di Joe), Jim Biden (fratello di Joe e suo consulente politico), James Gilliard, Rob Walker, Bobulinski e un certo “Pezzo Grosso”, cui spetta il 10%.

A tal proposito, Bobulinski afferma: “Io al mille per cento sto seduto qui e so che il Pezzo Grosso si riferisce a Joe Biden. Per me è chiarissimo, perché l’ho vissuto”.

Quando Bobulinski accetta l’attività di amministratore delegato della Sinohawk Holdings, come lui stesso afferma nell’intervista, viene messo al corrente degli affari che Gillian, Walker e il clan Biden intrattenevano in Oman, Lussemburgo, Francia, Romania, Kazakistan … perché tutto ciò sarebbe stato integrato nella Sinohawk Holdings

Alla domanda di Carlson se ritenesse Jim e Hunter qualificati per condurre questo tipo di affari, alla luce del loro ben documentato record di decenni di disastri commerciali, Bobulinski risponde che la loro unica qualifica era il nome Biden e la stretta parentela con Joe, allora vicepresidente degli Stati Uniti.

Bobulinski, rispondendo alla questione della grande quantità di denaro inviata dai cinesi, come risulta dal rapporto del Senato, chiarisce: “Mi è stato detto dal direttore Zang, il numero tre del CEFC, che i 10 milioni di dollari sarebbero stati finanziati in due tranche: 5 milioni di dollari era un prestito alla famiglia Biden e 5 milioni di dollari erano il loro contributo per capitalizzare la Sinohawk Holdings.

Quel finanziamento alla Sinohawk non è mai arrivato. Nonostante i continui solleciti di Bobulinski e il fatto che Jim Binden fosse l’avvocato personale del presidente Ye.

Nel luglio 2017 il presidente Xi era a Mosca per incontrare Vladimir Putin in visita ufficiale.

In quei giorni anche il direttore Zang era a Mosca per negoziare la vendita al CEFC del 14 per cento di Rosneft, la compagnia petrolifera russa, sottoposta a sanzioni dagli Stati Uniti.

“Quando hanno annunciato – che stavano ufficialmente facendo una gara d’appalto per il 14 per cento di Rosneft, un affare del valore di 9 miliardi di dollari, mi sono allontanato dal tavolo.” Bobulinski riferisce nell’intervista.

Poco dopo che l’informazione è trapelata, il visto del direttore Zang è stato negato. Non poteva più tornare negli Stati Uniti.

L’anno successivo il presidente Ye Jianming è stato accusato di corruzione ed è sparotp dalla circolazione.

Joe Biden ha sempre negato, contro ogni evidenza, il proprio coinvolgimento in questa storia. Anzi i media, i Biden e il Partito democratico continuano a sostenere che si tratti di una campagna di disinformazione russa.

Bobulinski, da veterano della Marina Militare e discendente da una famiglia di patrioti, ha trovato questa menzogna particolarmente infamante, al punto da decidere di rendere pubblica la sua versione dei fatti: “Speravo che i Biden avrebbero fatto la cosa giusta o che Schiff avrebbe ritrattato la sua dichiarazione, ma non potevo permettere che un altro minuto, un’altra ora o un altro giorno il nome della mia famiglia venisse associato o confuso intorno alla disinformazione russa. Quindi, anche mentre sono seduto qui oggi, chiederei alla famiglia Biden di venire a testimoniare e di smettere di usare il mio nome o di associarlo alla disinformazione russa. È assolutamente disgustoso”. E’ quanto riferisce lui stesso a Carlson.

Allo stesso modo, i democratici hanno cercato di smentire e di screditare anche Rudy Giuliani.

Lisa Kennedy della Fox Business è arrivata a paragonarlo a “Christopher Steele“, l’ex spia britannica, che ha lavorato su un rapporto che accusava Trump di aver incontrato delle prostitute russe e sosteneva la tesi della collusione russa nell’elezione di Trump del 2016. Il rapporto è stato presentato nel successivo impeachment del presidente, quando è stato accusato di abuso di potere e di ostruzione al Congresso, ma poi assolto.

Il rapporto Steele fu pesantemente smentito e lo stesso Trump lo definì un Dossier falso e non verificato, una truffa, finanziata da Hillary per danneggiare la sua campagna elettorale.

Giuliani ha risposto con forza all’accusa di Kennedy, dicendo di averlo accusato di essere “simile a un truffatore… Christopher Steele è un criminale. Lei afferma che sono un criminale“. 

Ha inoltre aggiunto dettagli sul suo passato professionale: “Sono stato avvocato degli Stati Uniti, procuratore generale associato, sindaco di New York City e membro dell’ordine degli avvocati per 50 anni. Non sono mai stato accusato di nulla, e voi mi accusate di essere Christopher Steele“.

L’ex sindaco di New York ha dichiarato di avere le prove delle sue affermazioni: “ogni singola cosa è qui, e voglio che tu la guardi e poi ti scusi con me“.

Questo è il materiale di Hunter Biden“, ha detto Giuliani, “è provato cento volte, e ho una sua registrazione vocale in cui parla di essere in affari con il maestro spia cinese“.

La registrazione audio a cui si riferisce Giuliani è stata rilasciata da The National Pulse.

Nonostante le affermazioni rivoluzionarie e le prove contenute nel laptop, Facebook e Twitter hanno censurato l’articolo originale del New York Post. Il giornale ha riottenuto l’accesso al suo account solo di recente.

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