L’amica Angela Comelli, con questo suo interessante articolo, comincia la sua collaborazione a questo blog. A lei il nostro benvenuto.

Black Lives Matter

 

 

di Angela Comelli

 

Molti spunti interessanti nel dialogo a distanza tra Marc Massó e Josè Rodelgo-Bueno* sul movimento dei Black Lives Matter, organizzato, in videoconferenza, dall’Associazione Culturale JH Newman di Barcellona nella serata di mercoledì 1 luglio e disponibile in video su youtube **.

L’incontro si è svolto sotto forma di domande poste dal moderatore Marc Massó cui il prof. Rodelgo-Bueno ha risposto da Miami dove vive da anni e dove è Direttore della St. Brendan High School, nel tentativo di comprendere da un testimone diretto quello che sta realmente succedendo, al di là delle notizie forniteci dai mass media.

Alcuni elementi del dialogo mi sono sembrati particolarmente significativi per andare “oltre le opinioni”, come recita il titolo dell’incontro.

“La morte di George Floyd è stato un caso isolato o c’è un problema di razzismo sistematico nella società americana ed, in particolare, nella sua polizia? Che cosa si sta facendo per affrontare la crisi attuale? C’è qualche collegamento tra i fatti di questi giorni e l’approssimarsi delle Elezioni presidenziali di novembre?”

Nel rispondere alla prima batteria di domande, il prof. Rodelgo ha evidenziato che il razzismo negli Stati Uniti ha una lunga e dolorosa storia che parte dallo schiavismo, abolito dopo la Guerra di Secessione, passando attraverso le discriminazioni razziali (valide per legge fino al 1965), violenze, ingiustizia, linciaggi (oltre 4000 casi dal 1877 al 1950), delitti ed ancora oggi, pur essendoci stati un presidente e molte persone in posizioni socialmente rilevanti di origine afroamericana, è indubbio che molte persone afroamericane vivano in condizioni socialmente svantaggiate da tutti i punti di vista e quindi, nella realtà, siano discriminate e non poste in condizioni di parità con altri gruppi sociali. A partire da metà degli anni 50, sono iniziate le proteste e le rivendicazioni dei neri americani (è dell’agosto 1963 il famoso discorso di Martin Luther King :”I have a dream…”) che si è sviluppato secondo 2 filoni ben distinti: quello pacifico, non violento di Martin Luther King e quello più aggressivo e violento di Malcolm X.

Detto ciò, esiste sicuramente il problema dell’eccessivo uso della violenza nella polizia, ma, dai dati ricavabili dalle statistiche sul numero e tipologie di reato, non si può assolutamente affermare che ci sia un problema specifico di razzismo da parte di poliziotti bianchi rispetto a “criminali” neri, come ci racconta la versione semplificata dei media di tutto il mondo.

La realtà è molto più complessa, e contempla, tra gli altri aspetti, un grave problema di violenza nelle scuole, dove è prevista la presenza di poliziotti all’ingresso, di violenza tra bande per il controllo del territorio nelle attività illecite, di una diffusione capillare del possesso di armi, di molti elementi che mettono a rischio la pace sociale e l’incolumità delle persone, anche  e soprattutto degli afroamericani costretti in quartieri dove il degrado sociale è maggiore.

In questo quadro, il 25/5, muore George Floyd, brutalmente ucciso da 4 poliziotti bianchi. E’ un fatto orribile, scoppia la protesta in tutto il Paese, i poliziotti coinvolti vengono arrestati ed accusati di omicidio.

Le persone sono chiuse in casa da tempo per l’emergenza coronavirus, compresse, la rabbia si somma alla storia passata ed iniziano proteste, violenze, saccheggi, si bruciano negozi, una lunga successione di feriti e morti, arresti e ancora violenze. Dopo un paio di settimane le proteste diventano più tranquille, le persone normali, pur indignate per la vicenda Floyd, non sono d’accordo con la violenza esplosa in tutta l’America, ma entrano in campo gruppi estremisti come gli Antifa ed i Black Lives Matter.

Per capire chi siano i Black Lives Matter è sufficiente dare un’occhiata al loro sito web: sono contro Il potere dei bianchi, le carceri, la proprietà privata, i loro slogan si rifanno ad un’ideologia anarchico-marxista. Uno dei loro capi ha recentemente affermato in TV: “Se non ci date quello che vogliamo, distruggeremo il sistema e lo sostituiremo con un altro”.

Alcuni politici democratici li sostengono, ma, soprattutto, essi ricevono molto denaro da alcune grandi aziende e quindi hanno ampio spazio di manovra nel tessuto sociale americano.

Due delle istanze che stanno portando avanti sono l’eliminazione della “qualified immunity” ovvero il fatto che i poliziotti non possano essere citati in giudizio dai tribunali civili, ma solo da quelli penali per metterli al riparo da possibili richieste di rimborsi eccezionali e dal conseguente rischio di bancarotta, e la “defund the police” ovvero la richiesta di ridurre le risorse assegnate alle forze dell’ordine per impiegarle in attività a favore delle fasce più disagiate della popolazione, fino, nelle sue frange più estreme, alla richiesta di eliminazione della polizia stessa, sostituita da ronde di cittadini a controllo del territorio.

E’ in atto, in questi giorni, un esperimento sociale, denominato “chop” o “chaz”, nel cuore queer di Seattle, la cosiddetta zona autonoma di Seattle: hanno cacciato la polizia dal quartiere, sostituendola con ronde di privati cittadini, ma l’esperimento si sta rivelando un disastro poiché sono in aumento vertiginoso gli episodi criminosi.

Anche a Minneapolis, dove George Floyd è stato ucciso, hanno tentato di cacciare la polizia da un quartiere ma, in un paio di giorni, sono arrivati oltre 300 vagabondi che hanno stabilito il loro accampamento in un quartiere della città.

In molte città hanno eliminato i poliziotti all’ingresso delle scuole, ma sono gesti dimostrativi che non porteranno certamente alla risoluzione del problema.

Un sondaggio ha rivelato che oltre il 60% della popolazione di New York è contraria a queste iniziative ed è molto impaurita dalla piega che la vicenda sta prendendo.

Non si parla, in questi giorni, dell’aumento dei crimini comuni né di quelli legati alle guerre tra bande per il controllo del traffico di droga, sul territorio, principale causa di morte tra i teenager afroamericani, assieme alla droga stessa. Alcuni dati, a titolo di esempio: a Baltimora 159 morti dall’inizio anno fino al 15 giugno, a Detroit 120 morti fino al 18 giugno, a NY City c’è stato un incremento del 79% degli omicidi, del 64% di crimini con utilizzo di armi da fuoco, del 24% di furti.

Le cifre di tali crimini erano diminuite negli ultimi 3 anni.

E che fanno i sindaci? Riducono i budget della polizia? Riducono il numero dei poliziotti?

E’ evidente che non si può risolvere il problema della propensione alla violenza della polizia, applicando un’ideologia che conduce il Paese al caos e all’anarchia.

Ci vogliono, al contrario, educazione e risorse e riforme in tal senso.

La seconda serie di domande di Marc Massó riguarda la posizione dei cristiani e della Chiesa in un contesto in cui le varie istanze, anche giuste, si radicalizzano spesso in forme aggressive che non lasciano spazio alle ragioni degli “avversari”.

Come si può dialogare se la ragione è sempre più sottomessa alla paura e alle limitazioni imposte dal “politically correct”?

Storicamente è il cristianesimo che ha superato il razzismo – afferma Rodelgo – basti pensare alle parole: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.”( 1Corinzi 11,11-12).

Quindi i cristiani sono chiamati ad affermare l’altro come un bene.

Nel 2018 i vescovi americani hanno scritto una lettera apostolica contro il razzismo, in particolare quello contro gli afroamericani ed i nativi americani.

Il 3 di giugno di quest’anno Papa Francesco ci ha ricordato che non possiamo guardare da un’altra parte quando c’è un episodio di razzismo e che con la violenza non si vince niente e si perde tantissimo.

Quello cui stiamo assistendo è il tentativo, da parte di gruppi di estrema sinistra, ad esempio gli ANTIFA, di usare la violenza per implementare la loro agenda antiamericana.

Il loro scopo è eliminare le frontiere, distruggere la cultura americana, cambiare i programmi di insegnamento nelle scuole, distruggere le statue e la testimonianza di tutta la storia passata fino a distruggere l’America stessa, portando avanti il loro programma con serie forme di intimidazioni, in modo che la gente non possa più affermare altro, anche se fermamente contraria a questa posizione.

Laddove non riescono ad abbattere i simboli più significativi della storia americana, come, ad esempio, la statua di Colombo a Miami, cominciano a dipingere la falce ed il martello ovunque, come per marchiare la realtà. Tra gli abitanti di Miami molti sono esuli, provenienti da Cuba o dal Venezuela, hanno provato sulla loro pelle gli effetti della dittatura di stampo marxista e cominciano a rendersi conto di cosa stia dietro a tutte le manifestazioni “spontanee” di violenza antisistema, antiamericana.

I governatori democratici, in molti casi, si stanno facendo prendere la mano dalla sinistra radicale e le città precipitano nel caos.

Ci sono, però, dei segnali in controtendenza, come la sentenza, di pochi giorni fa, che ha decretato che il Governatore dello Stato di NY ed il sindaco della città, hanno utilizzato le regole dovute all’emergenza sanitaria con fini politici, abusando del loro potere ed impedendo alle persone di esprimere e vivere i loro credo religiosi, mentre permettevano le manifestazioni di protesta per la morte di George Floyd.

Venendo al tema dei mezzi di comunicazione, il prof. Rodelgo evidenzia come la maggior parte di essi favorisca una narrativa rivoluzionaria, evidenziando episodi scandalosi e censurando le voci più conservatrici, senza il desiderio di cercare o raccontare la verità intera.

L’aspetto ancor più inquietante di questa furia antiamericana, iconoclasta, che ha visto, man mano, allargare il campo di azione contro i supposti “nemici” passando da Colombo a Washington, da Lincoln a Cervantes, da padre Junipero Serra a Grant ( che pure lottò contro il Ku Klux Klan) e di cui non si vede una possibile fine, scene già viste all’epoca dei talebani, è il desiderio di riscrivere la storia e di insegnarla secondo i loro nuovi parametri. Anche a questo abbiamo già assistito più volte anche nella storia anche recente, un esempio su tutti è la rivoluzione culturale cinese.

Si vuole riscrivere il passato, cambiare la realtà e, soprattutto, il modo di pensare delle persone e, per far questo, bisogna partire dai giovani, cui si può ancora modellare il modo di pensare e di credere. Da qui la lotta fortissima per modificare i programmi di insegnamento nelle scuole superiori e nelle Università, per diffondere un pensiero totalitario, unico, che si può imporre solo spazzando via l’esistente e rimodellando l’uomo nuovo.

“Che cosa si può fare, allora?”, incalza Massó.

La replica di Rodelgo è decisa: l’educazione è il primo strumento per risolvere realmente i problemi che stiamo affrontando ora, ma un’educazione integrale che abbracci tutta la realtà. Bisogna aiutare i giovani a farsi le domande fondamentali, senza censure, assumendosi il “Rischio educativo”, per citare un bellissimo testo di don Giussani, cioè ci deve essere una proposta educativa cui si devono consegnare sia l’educatore che l’educando con le loro libertà.

L’educazione deve fondarsi su tre pilastri: ragione, libertà ed unità.

Si deve far leva sulla ragione degli educandi e sulle ragioni di quanto si propone, non essere ideologici ma scommettere sulla libertà delle persone e questo condurrà all’unità, cioè a valorizzare i rapporti tra padri e figli, tra vari gruppi sociali, al confronto schietto e positivo tra persone apparentemente lontane, ma certe della propria identità.

Nel tentativo di modificare i curricula scolastici con l’introduzione di elementi ideologici antiamericani, con la “scusa” dell’antirazzismo, di elementi ideologici basati sulla teoria di genere, con la scusa di combattere le discriminazioni, ed altri similari, sta avanzando la proposta di legge denominata Progetto 1619 che vorrebbe ridefinire la scuola. E’ una proposta molto ideologica, che punta a cambiare la testa dei ragazzi, chiunque sia in disaccordo o sollevi dubbi, viene tacciato di razzismo o omofobia o transfobia o quant’altro, un film già visto…

Chi, invece, vive la realtà dei quartieri poveri, non chiede un’ideologia cui obbedire ciecamente, ma una reale opportunità per la sua vita, una scuola di buon livello, oggi accessibile solo ai ricchi, una  reale possibilità di trovare un lavoro onesto, la possibilità di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni.

Pochissimi giorni fa il Tribunale Superiore degli USA ha dichiarato che non si possono discriminare i ragazzi che vogliono frequentare scuole parificate per ragioni di censo, proponendo quindi l’istituzione di borse di studio per permettere una vera libertà di educazione: 37 Stati su 50 si sono espressi contro questa decisione, soprattutto per un pregiudizio negativo contro la Chiesa Cattolica cui la maggior parte di tali scuole appartiene.

Le questioni aperte dalla vicenda di George Floyd sono moltissime e complesse.

L’incontro con il prof. Rodelgo ha offerto, sicuramente, molti spunti utili per approfondire la vicenda, senza fermarsi agli slogan proposti quotidianamente da mezzi di comunicazione e social.

*Jose Rodelgo-Bueno è nato e cresciuto a Madrid, in Spagna. Ha studiato scienze aeronautiche all’Accademia aeronautica spagnola, è diventato un maggiore e gli è stata assegnata la Croce al merito dal re Juan Carlos di Spagna. Rodelgo-Bueno ha conseguito una laurea in economia e un dottorato in economia aziendale, con specializzazione in istruzione, all’Università Statale di Madrid. Ha servito come coordinatore del programma di laurea in amministrazione scolastica presso l’Università del Sacro Cuore e professore di economia all’Università Statale di Puerto Rico. Nel 2006 si trasferisce a Miami e diventa direttore esecutivo delle scuole del centro cittadino dell’Arcidiocesi di Miami. Ha conseguito un Post Dottorato in Educational Leadership presso la Florida International University nel 2010 ed è autore di due libri: Empresariado Social: del Estado Benefactor a la Sociedad del Bienestar (2004) e The Teachers Will Save U.S (2012).

 

**https://www.youtube.com/channel/UCOza2iK3hTiGwi43Oll-mfQ

Canale youtube della ” Associació JH Newman” di Barcellona

 

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