“Alcuni sostengono di essere tornati ai tempi apostolici… forse ci va anche peggio! Nei tempi antichi la Grande Babilonia dell’Impero romano era pagana, religiosamente falsa. Oggi la Grande Babilonia del villaggio globale e globalista è post e anti-cristiana, religiosamente apostata. L’apostasia è un peccato più grave del paganesimo: di falsità e alienazioni spirituali è pieno il mondo, ma l’apostasia che perverte la dottrina dell’Anticristo nella rivelazione di Dio è il peccato contro lo Spirito Santo.”

 

 

 

di Pierluigi Pavone

 

La distopia è diventata il nostro mestiere. A quanto pare. E la figura del Grande Fratello spopola con tutti i suoi surrogati. Eppure sarebbe più che opportuno concentrarci sul vero Big Brother, quello che non usa telecamere,  quello che non ha bisogno del denaro di Cesare, eppure vuole far sua l’unica moneta che porta l’effige di Dio (cfr. Mt 22,15-21).  

Da un lato, non possiamo dare torto alla riflessione che Marco Cicala restituisce nel suo pezzo, comparso su il Venerdì di Repubblica del 15 Gennaio 2021, come omaggio a George Orwell. Un nome, quest’ultimo, che non può non evocare ciò che tutti conoscono ed hanno letto, da La Fattoria degli animali a, naturalmente, 1984. L’articolo prende spunto dalla scadenza dei diritti d’autore a 71 anni dalla morte dello scrittore, che divenne famoso dopo aver toccato con mano le contraddizioni politiche e sociali del mondo. Orwell fu dalla parte dei repubblicani catalani contro Franco: una guerra civile – quella spagnola – che fu molte cose assieme. La testimonianza dei più crudi misfatti massoni e comunisti contro le Chiese e i cattolici iberici per tutti gli anni che precedettero lo scontro (e che in parte motivarono la reazione dei monarchici nazionalisti), una sorta di battesimo politico per Orwell, l’anticamera effettiva della seconda Guerra Mondiale. Sia Hitler sia Stalin fecero di tutto perché quella guerra civile durasse il più a lungo possibile. Si trattava, per l’uno, di convincere Mussolini all’alleanza con la Germania e, per l’altro, molto di più: Stalin aveva una occasione strategica fantastica per apparire l’alleato necessario delle democrazie occidentali, contro ogni tipo di fascismo. Trascendendo dalla questione morale e dal dramma della guerra e dei morti innocenti, fu più efficace questo per i comunisti, che gli esperimenti militari tedeschi sui paesini spagnoli. Stalin riuscì ad invadere la Polonia una settimana dopo i nazisti e nessuno si curò di dichiarare guerra all’Unione Sovietica, quando invece Churchill rifiutò di venire a patti con Hitler, persino dopo la campagna di Francia e l’occupazione tedesca di Parigi. Orwell avrebbe voluto partecipare al conflitto, ma fu respinto per problemi di salute (morirà prima dei cinquant’anni, infatti), e da giornalista della BBC divenne uno degli scrittori più famosi al mondo, ambientando proprio a Londra la sua distopia totalitaria del controllo assoluto e della manipolazione mentale, spacciata – grottescamente – per rieducazione alla verità. Perché in fondo “se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera”.

Orwell non sarà mai a favore del Terrore bolscevico e in generale dei marxisti, pur aderendo a posizioni democratico-socialiste: Marco Cicale, nell’articolo, commenta molto puntualmente gli sviluppi psicologici che Orwell maturò tra la borsa di studio nell’esclusiva università di Eton, l’esperienza nelle regioni remote dell’impero inglese, la scelta di vivere mesi in Francia tra i lavoratori più diseredati e sfruttati. Il punto più incisivo del pezzo giornalistico, a mio modo di vedere, è il riconoscimento che Orwell “resta l’autore non solo più venerato ma innalzato a vessillo dalle tribù politiche più disparate: anarco-conservatori, decrescisti eco-ascetici, anti-liberisti, sovranisti, cacciatori di fake, fustigatori delle élite cosmopolite, nostalgici di una Sinistra maschia, aguzzini di radical-chic e molli progressisti bobò, castigatori della correctness e del neo-puritanesimo censorio, distopisti apocalittici, grandi inquisitori dell’economia digitale e dei suoi Big brothers – Google, Amazon, Facebook…- che controllano le nostre vite”. Eppure – senza nulla togliere al resto – pare mancare il più importante e veritiero di tutti i riferimenti (sensati o fantasiosi) al Grande Fratello: proprio a colui che si insinua come fratello di pace e ribellione, di divinità e gloria. 

Il punto è che assieme all’opportuno realismo storico e politico, è sempre necessario sollevare gli occhi a Dio – unico Signore della Storia – e rammentare come la nostra battaglia sia pur sempre non contro creature di sangue e di carne (cfr. Ef 6,12), anche sapendo che molti potentati, molti uomini (anche apparenti servitori di Cristo) offrono fedeltà e culto al principe di questo mondo. Non siamo certo epicurei, seguaci dell’invito a vivere nascosti e considerare la politica come fonte di turbamento. Noi siamo, invece, chiamati ad esercitare una forza politica – qui tenet – in senso assoluto e allo stesso tempo ricondurre la politica al suo fine ultimo. Alcuni sostengono di essere tornati ai tempi apostolici… forse ci va anche peggio! Nei tempi antichi la Grande Babilonia dell’Impero romano era pagana, religiosamente falsa. Oggi la Grande Babilonia del villaggio globale e globalista è post e anti-cristiana, religiosamente apostata. L’apostasia è un peccato più grave del paganesimo: di falsità e alienazioni spirituali è pieno il mondo, ma l’apostasia che perverte la dottrina dell’Anticristo nella rivelazione di Dio è il peccato contro lo Spirito Santo.

In questo senso, l’impegno a smascherare e resistere all’occultismo di molti poteri sociali e culturali deve sempre essere innestato all’interno della lotta contro colui che, da una parte, è pienamente disposto a concedere l’onore e la gloria a chi – paradossalmente ingannato a credersi dio – è propenso a rendergli culto come dio; dall’altra non divide mai il suo potere. E su questo Orwell aveva ben intuito che “il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell’intento di salvaguardare una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere”. Su questo, senza dubbio, Satana è il vero Gran Maestro… o Big Brother!

 

 

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