Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Carl E. Olson e pubblicato su Catholic World Report. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione curata Occhi Aperti! (pseudonimo). 

 

Papa Francesco
Papa Francesco

 

Si potrebbe argomentare che il “cambiamento” è stato fino ad ora la parola del Sinodo 2021-2024. Questo è tanto deludente quanto prevedibile.

Recentemente sono stato in viaggio per un certo periodo e sono andato a Messa in una parrocchia (in un altro Stato) in cui non ero mai stato prima. La piccola chiesa era molto bella, la liturgia alquanto riverente e l’omelia piuttosto orribile.

E questo per diverse ragioni ma, soprattutto, per la strana descrizione del (prossimo) imminente raduno sinodale a Roma. In sintesi: l’evento della durata di un mese a Roma avrebbe riguardato un “cambiamento”, ha detto il sacerdote. Del tipo: la Chiesa potrebbe cambiare i suoi insegnamenti riguardo alle donne per ordinarle sacerdoti? E la Chiesa cambierebbe il modo in cui vede e intende le persone LGBT+?

Il sacerdote ha posto le domande ma senza inquadrarle e senza contestualizzarle. E certamente non ha detto che Papa Francesco ha già respinto enfaticamente, con tale rara chiarezza, la possibilità che le donne siano sacerdoti così come la possibilità di celebrare “matrimoni gay” nella Chiesa.

Mi sono venute in mente due parole: “cambiamento” e “confusione”.

Si potrebbe argomentare che il “cambiamento” è stato fino ad ora la parola del Sinodo 2021-2024. Si parla costantemente di cambiamenti strutturali, di processi che si tradurranno in cambiamenti, e dei necessari (e quasi sempre nebulosi) cambiamenti che dovranno, dovrebbero e devono aver luogo.

La fissazione sul cambiamento ha fornito alcuni spunti umoristici, come quando uno scrittore in occasione di una pubblicazione “cattolica” ha spiegato, pochi mesi fa, come il “cambio di location, posti a sedere (e bagni)” durante il Sinodo di ottobre sulla sinodalità a Roma potrebbe suggerire come “i cambiamenti simbolici portino ora anche a quelli sostanziali”.

Più in concreto, alcuni dei Padri sinodali hanno dato il loro sostegno a un cambiamento nell’insegnamento della Chiesa (sorpresa!) sulle questioni morali e sessuali. Il cardinale Jean-Claude Hollerich del Lussemburgo, all’inizio del 2022, ha detto che pensava che Papa Francesco avrebbe potuto cambiare l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità: “Penso che sia il momento di una revisione fondamentale della dottrina”. Poi, nell’agosto 2022, ha modificato il suo appello al cambiamento, dicendo che la Chiesa deve cambiare il suo “atteggiamento”, non la sua dottrina. Forse che anche il cardinale dovrebbe cambiare il suo nome in cardinal Jean-Claude Change (cioè Cambiamento)? Se queste sono le persone alla guida del cambiamento, tutte le scommesse sono chiuse.

Capite ora cosa intendo per cambiamento e confusione?

Proprio questa settimana, è stato riferito che: “la prossima tappa vaticana del Sinodo sulla sinodalità si è aperta mercoledì con un appello a concentrarsi sull’autorità, sul decentramento, sulla corresponsabilità dei laici e sui cambiamenti concreti nella Chiesa istituzionale”. Come si può fare per impedire il cambiamento?

E, nel bel mezzo di tutto questo, Papa Francesco ha rilasciato una lunga intervista in cui ha dichiarato con forza:

Sin dal Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII ebbe una intuizione molto chiara: la Chiesa doveva cambiare. Paolo VI accettò, proprio come i successivi Papi. Non è solo un cambiamento negli approcci ma un cambiamento in vista di un nuovo sviluppo, a favore della dignità delle persone. Questo è il progresso teologico, della teologia morale e di tutte le scienze ecclesiastiche, anche nell’interpretazione delle Scritture che sono avanzate secondo la sensibilità della Chiesa.

Quella particolare intervista è stata pubblicata lo stesso giorno in cui Papa Francesco ha avuto un incontro di quasi un’ora con la controversa – o meglio, la censurata e ammonita ripetutamente  da Roma e dalla USSCB – Suor Jeannine Gramick of New Ways Ministry. La Gramick, il cui disprezzo per l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità (così come per i Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) è ben documentato, ha dichiarato: “Penso che Papa Francesco stia cercando di farci andare avanti, di aprire gli occhi e guardare al futuro e ai cambiamenti del mondo…”

Ecco di nuovo quella parola. Insieme alla voluta confusione: di che cosa stiamo discutendo? Perché Francesco ha incontrato così a lungo qualcuno che dissente dall’insegnamento della Chiesa? Perché il propagandista pro-LGBT+ e guru dell’omosessualità James Martin, SJ, si sta accodando?

Sì, è una domanda stupida: tutti sappiamo che Martin ha apertamente chiesto alla Chiesa di – attendetevelo – cambiare ciò che il Catechismo dice sulle tendenze omosessuali (“oggettivamente disordinate”, CCC 2256) e sugli atti omosessuali (“atti di grave depravazione”, CCC 2257). E questo dopo l’ovazione per il “cambiamento rivoluzionario” nel linguaggio usato nel Sinodo del 2014 sulle “persone gay”.

Ancora una volta, più “cambiamento” equivale a più confusione.

Per essere chiari: non sono contro i cambiamenti. Il cambiamento può essere buono. Può essere brutto. O, può essere neutrale. Sono, tuttavia, a favore -” spiegando in termini chiari cosa si vuole cambiare e perché”. Quando sento di certe rivendicazioni, senza capo né coda, al “cambiamento” – da parte di politici, star del cinema, teologi e sportivi – chiedo sempre: “Può essere più specifico? E, a quale scopo il cambiamento?”

Ahimè, specifiche e traguardi ultimi non sono stati ben esposti in questo intero processo sinodale, a meno di non pensare che il “processo sinodale” sia e lo specifico e l’obiettivo. Nel qual caso, si può semplicemente replicare: “Il processo sinodale riguarda il cambiamento, proprio portando a più processi sinodali”.

E, davvero, non è questo il punto di così tanti eminenti partecipanti al Sinodo? Creare un flusso permanente che metta in discussione ciò che per millenni è stato chiaro e stabilito, mentre si cerca di concretizzare tutti quei “processi” tanto ambigui quanto assoluti?

Ci viene detto che un obiettivo della sinodalità è la “missione”. Ma non è qualcosa di più che solo un tantino strano che così tanti membri sinodali si dimenassero e gridassero al “proselitismo!” in quasi ogni tentativo di spiegare, promuovere o difendere l’insegnamento della Chiesa? E poi non ci si facesse nessuno scrupolo a far rispettare scrupolosamente certi cambiamenti in nome della sinodalità?

È quasi come se avessero molto più interesse a cambiare l’esterno della Chiesa che nel vedere mutare le vite e salvate le anime.

Oppure, come ho detto in un recente tweet: “Portatemi qualcuno che va avanti ancora e ancora sul Sinodo ‘che cambia la Chiesa’ e vi mostrerò che a quel qualcuno non importa un fico secco della metanoia.

Tutto ciò che ho letto nelle ultime due settimane di conferenze e presentazioni a Roma riguarda cambiare strutture, istituzioni, processi, equilibri di potere, percezioni, posizioni, ecc.

Per essere chiari, penso che queste cose – in generale – possano essere buone o cattive, a seconda di una varietà di fattori. Ma non sono essenziali alla missione; non sono essenziali per Chi è la Chiesa; non sono essenziali per essere discepoli di Cristo.

Invece il pentimento lo è. Per ognuno di noi. “Convertitevi”, dichiarò Gesù all’inizio del suo ministero pubblico, “perché il regno dei cieli è vicino” (Matteo 4:17).

“Convertirsi” in greco è Μετανοεῖτε. Metanoia, ha scritto il cardinale Joseph Ratzinger in Il Credo oggi (Ignatius Press, 2009), è “il dato fondamentale dell’esistenza cristiana”. – Il dottor John Grondelski, in un recente saggio su CWR(Catholic World Report), ha dispiegato questa verità essenziale così:

Il cattolicesimo prende la persona umana così come è: spezzata dal peccato e nel suo bisogno di essere redenta. La Chiesa veramente la accoglie chiamandola alla guarigione, che esige conversione. La conversione prima di tutto comporta il pentimento, perché il problema fondamentale delle persone è la loro schiavitù al peccato e al male. La parola usata nel Nuovo Testamento per “conversione” e “pentimento” è metanoiete (da cui, anglicizzando, “metanoia”). Metanoiete significa letteralmente “cambiare la propria mente”, “cambiare il proprio modo di pensare”.

La chiamata biblica alla conversione non è, quindi, una celebrazione del “pensare in modo diverso”. San Paolo non ha invitato i primi Cristiani di Filippi a “pensare in modo diverso”. Egli li invitò a pensare con la mente di Cristo, ad avere “gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5). Questo è il modo di pensare a cui ci dobbiamo “convertire”. Come San Paolo disse ai Cristiani di Roma: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. (Rm 12,2).

Cambiamento! e conversione. Ma non confusione.

Nel frattempo, il Sinodo (o almeno questa parte di esso) prosegue. Gli sviluppi non mancano. Aspettatevi di sentir parlare molto più spesso di cambiamento – e per nulla, di autentica conversione a Cristo e ai Suoi insegnamenti.

Carl E. Olson

 

Carl E. Olson è redattore del Catholic World Report e Ignatius Insight. Egli è l’autore di Gesù è risorto davvero dai morti?, I cattolici saranno “lasciati indietro”?, è co-editore/collaboratore di Chiamati per essere figli di Dio, è co-autore di La Beffa Da Vinci (Ignatius) e autore delle guide allo studio “Cattolicesimo” e “Sacerdote Profeta Re” per il vescovo Robert Barron / Parola di fuoco. I suoi recenti libri sulla Quaresima e l’Avvento – Pregare il Padre Nostro in Quaresima (2021) e Preparare la Via del Signore (2021) – sono pubblicati dalla Catholic Truth Society. È anche collaboratore del quotidiano “Our Sunday Visitor”, “The Catholic Answer”, “The Imaginative Conservative”, “The Catholic Herald”, “National Catholic Register”, “Chronicles” e altre pubblicazioni. Seguitelo su Twitter chiocciolacarleolson.

 


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