messa tedesca benedizione per tutti gli amanti 2 10 05 2021

 

 

di Elena Mancini

 

Stanno arrivando alla spicciolata le prime immagini di alcune delle cerimonie organizzate per il 10 maggio in occasione dell’iniziativa #liebegewinnt (L’amore vince), di cui abbiamo parlato in un precedente articolo. Lo streaming live delle messe ci ha permesso di assistere ad un paio di questi eventi: quando ho iniziato a scrivere (sera del 10 maggio) ne ho trovate però ancora solo due, celebrate il 9 maggio, segno forse che l’iniziativa non ha avuto un grandissimo seguito. In effetti anche il canale youtube ufficiale di #liebegewinnt, pur essendo di respiro internazionale, vanta (per modo di dire) appena 114 iscritti (che nel frattempo in serata sono saliti a ca. 140) e attualmente un solo video di eventi. Mentre scrivevo infatti è stato caricato forse l’unico video che gli organizzatori per adesso abbiano ritenuto degno di pubblicazione, ovvero quello di una cerimonia esclusivamente dedicata alla benedizione di coppie di fatto di varia configurazione in una parrocchia di Hamm, nei pressi di Dortmund, cerimonia che di cattolico, sia per contenuti che per forma, di cattolico non ha avuto assolutamente nulla. Sembra quindi che in generale l’iniziativa abbia trovato un’eco maggiore sulle pagine di alcune televisioni pubbliche tedesche particolarmente impegnate nel dare risalto all’azione di risposta “a Roma”, ma non molto più di questo.

Mi sono fermata quindi maggiormente sulle due cerimonie che secondo me mostrano la pretesa da parte di religiosi e laici di lingua tedesca di cambiare la dottrina e la pastorale cattoliche dall’interno, unendo il “nuovo” (la benedizione di ogni tipo di coppia) con il “vecchio”, ovvero una parvenza ancora esistente di cattolicità. La visione degli streaming è stata per me un triste déjà-vu:  quante volte per qualche motivo mi sono ritrovata ad assistere a spettacoli (e non parlo in senso solo figurato) di tal genere durante cerimonie religiose – teoricamente cattoliche – sia in cattedrali di importanti città che in semplici parrocchie di provincia, sia in Austria che in Germania. Devo dire la verità che l’unica volta in cui ho assistito ad una cerimonia esclusivamente evangelica – il matrimonio di una coppia di amici – la cerimonia è stata per molti versi più sobria.

Questi due esempi, differenti fra loro in molti elementi essenziali, contribuiscono ad  una comprensione a tutto tondo del mondo cattolico nei paesi di lingua tedesca. Il primo evento è una celebrazione eucaristica nella chiesa di San Martino a Münster, la quale ospita un centro pastorale giovanile,  gestito da giovani per i giovani, come si annuncia sul sito della diocesi. Qui ogni domenica un religioso o un laico (anche donna, come si evince dalle foto sul loro sito internet), è invitato a celebrare una messa chiamata “effata”, animata dalla “Effata-Band” con tanto di batteria, sax e tastiera posizionati centralmente dietro a quello che vorrebbe essere un altare: un semplice e nudo tavolo in legno. Interessante il fatto che il nome della messa, come anche lo stile dei canti, richiami le cerimonie tipiche dei movimenti di rinnovamento e carismatici o di alcuni gruppi di preghiera, come Loretto, molto diffusi in queste zone e  “cattolicissimi”, almeno sulla carta. Ma non solo: tutta la messa sembrava essere relativamente poco fuori dagli schemi: l’ha celebrata un sacerdote con il piccolo aiuto di alcune giovani donne che hanno distribuito la comunione al momento opportuno e presentato, microfono alla mano, certi passaggi della cerimonia (come ciascuno possa contribuire alla “vittoria dell’amore” o l’invito agli spettatori da casa a partecipare interattivamente con l’una o l’altra azione online). Per il resto dietro l’altare, a parte la band, si è visto sorprendentemente solo il sacerdote, cosa rara da queste parti. Celebrante e organizzatori hanno anche rispettato in gran parte l’andamento e le formule di rito della messa stessa – altra rarità. E non sono state impartite neppure benedizioni extra, ma il sacerdote si è limitato a sottolineare, durante la benedizione finale, che essa veniva estesa a tutti, perché “Dio ama e benedice tutti, non importa come questi siano fatti”. Peccato che invece nella sostanza anche questa sia stata una messa di propaganda lgbt e di “resistenza” (parole usate dal sacerdote) al responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede. Pacata, ma pur sempre resistenza. Il prete nell’omelia è partito dalla storia di un’anziana coppia omosessuale per poi disquisire con tono di calma e sorridente superiorità sulle motivazioni teologiche ed esegetiche per cui la Congregazione secondo lui avrebbe sbagliato.

Il ruolo che assumono cerimonie di questo tipo, rivolte ai giovani e così apparentemente “normali” è infatti ultimamente quello di creare ancora più confusione: il messaggio è nascosto tra le pieghe di una finta “ortodossia” e di una comunicazione più subdola rispetto ad altre. Anche se non si può dire che il messaggio sia stato davvero nascosto: durante la cerimonia la band ha cantato la canzone simbolo di #liebegewinnt, che porta lo stesso nome ed è stata scritta alcuni anni fa dal gruppo rock tedesco “Brings” che l’ha riproposta in questa occasione in una “rainbow edition” (“se ci amiamo saremo liberi, tutte le guerre finiranno”) e nei momenti di interattività con il pubblico a casa, lo streaming ha subìto delle pause in cui in sovrimpressione è stato inserito un cartello dell’evento #liebegewinnt. Ma la sorpresa maggiore è stata assistere improvvisamente verso la fine della cerimonia ad un vero e proprio spot pubblicitario (sì, la messa sembra sia stata sponsorizzata, anche se questo sarebbe da confermare) niente di meno che della Milka: pubblicità di una scatola di cioccolatini originariamente creata per san Valentino con carrellata di coppie di ogni “genere” e il motto finale: “amore per tutti”. Ripeto: un vero e proprio spazio pubblicitario mandato in onda durante la cerimonia, accuratamente scelto dagli organizzatori e a cui ha fatto anche riferimento la “presentatrice”, non un inserto automatico di youtube.  

Il secondo evento ha avuto invece un carattere totalmente diverso: una messa progressista “tipica”, ovvero situazioni purtroppo già viste e riviste, e dai toni di sfida più aspri. Si è trattato di una liturgia della parola nel monastero domenicano di Braunschweig, nei pressi di Hannover, mostrato in streaming sul canale youtube dal titolo “Kultur im Kloster” (Cultura nel monastero), canale simboleggiato da un logo multicolore e che non richiama a niente di “domenicano”, né di cattolico. La chiesa è spaziosa e, come potete vedere, non deve essere stato solo a causa delle misure anti-covid che i posti liberi fossero così tanti. La “benedizione per tutti” c’è stata, ma è stata una sola la coppia omosessuale (due uomini che possiamo vedere nell’immagine) che l’ha ricevuta. Gli altri fedeli che ne hanno beneficiato sono stati in tutto una decina di coppie etero, per quello che si può vedere dallo schermo, e una donna singola. La benedizione è stata dispensata dall’unico padre domenicano presente, in piedi davanti alla bandiera arcobaleno ai piedi dell’altare, sulla quale poco prima i fedeli avevano deposto un lumino acceso. Tutto qua. Benedizione scarna e veloce. Si è trattata però di una liturgia della parola come tante altre, che presentava gli elementi caratteristici della “Nuova Chiesa Cattolica tedesca” (il nome è mio, n.d.r.): il sacerdote, che ha dispensato le benedizioni e non ha fatto praticamente altro durante tutta la cerimonia se non assistervi dal suo posto al lato dell’altare, è il priore del monastero e anche, ha spiegato all’inizio la signora che guiderà l’intera cerimonia, il responsabile diocesano “per il dialogo spirituale con le persone omosessuali e i loro parenti”. La donna che ha “celebrato” è un membro del movimento femminile cattolico e progressista “Maria 2.0”, che ha anche organizzato l’evento. È lei che ha aperto il rito con il segno della croce e presentato il priore domenicano, il quale ha introdotto la cerimonia con un discorso sull’iniziativa #liebegewinnt:  <Dio dice: “Io vi benedirò e voi sarete una benedizione”>, ha sostenuto il sacerdote a giustificazione dell’iniziativa. “L’atto creativo di Dio è come l’arcobaleno – ha aggiunto – e l’arcobaleno è un segno politico che sta per uguaglianza, rispetto per qualunque forma in cui vivono le persone che si amano e contro ogni odio e omofobia. Chiediamo a Dio, pregando il Kyrie, la sua misericordia” e conclusa così la sua introduzione, il priore ha lasciato la parola ad una donna, che ha iniziato a recitare un verbosissimo Kyrie. Si è seduto ed ha lasciato il suo posto solo per le benedizioni. Tutto il resto, dalla liturgia penitenziale a quella della parola, all’omelia, ecc… (e non immaginatevi tali parti come quelle “canoniche”, perché si tratta più che altro di versioni creative nate dalla visione personale degli organizzatori), è stato guidato principalmente da una donna (diaconessa? Assistente pastorale? Non ci è dato saperlo) in camice e pianeta (pianeta stretta, semplice e poco appariscente, per carità! Ma sempre pianeta era) e da tre altri laici (due uomini e una donna). Ovviamente ogni preghiera, ogni predica, ogni canto e ogni parola in più sono stati dedicati all’amore uguale per tutti e animati da aperta polemica contro la Congregazione.  La cerimonia è terminata così, con la benedizione finale, ricca di ulteriori inutili parole, dispensata dalla diaconessa.

messa tedesca benedizione per tutti gli amanti 6 10 05 2021

Fatti gravi, abbiamo visto, ma che dentro l’orizzonte, che era stato delineato nei giorni precedenti dagli stessi organizzatori, secondo i quali una potente ondata di ribellione si sarebbe abbattuta su tutta la Germania e dintorni, sembrano rivelare una sorta di fallimento. Che cos’è successo, quindi? Nonostante le televisioni a proprio favore, nonostante un’abbondante campagna mediatica, le azioni che abbiamo visto hanno avuto un carattere locale e ridotto e soprattutto non pare che abbiano coinvolto le alte sfere (almeno fino al momento in cui scrivo). Sicuramente a ciò ha contribuito la dichiarazione di fine aprile del presidente della Conferenza Episcopale Tedesca Bätzing, una sorta di assist servito perfettamente al proprio avversario: “Le cerimonie di benedizione hanno una propria dignità teologica e un proprio significato pastorale. Non sono adatte a diventare strumento per manifestazioni politico-ecclesiali o azioni di protesta” e non sono, ha spiegato “né un segno utile, né il modo gusto per andare avanti.” D’altro canto nei giorni scorsi non sono state poche le prese di posizione contrarie alla manifestazione stessa da parte sia di fedeli laici (come ad esempio la reazione dei fedeli portoghesi sfociata nella lettera-sottoscrizione consegnata ieri al Papa), sia di alti prelati come Müller, Ruini, Zen, Schneider, ecc… e di cui abbiamo già riferito in passati articoli. Queste voci sono giunte probabilmente alle orecchie di chi doveva ascoltare ed agire e il Vaticano ha potuto così mettere un freno ai bollenti spiriti tedeschi; oppure Bätzing stesso si è visto caricato di una responsabilità che non si è voluto assumere. In ogni caso credo che aver fatto sentire la propria voce, abbia pagato.


Insomma, a giudicare da ciò che si è visto, le cose sembrano essere rimaste più o meno al punto in cui erano: agli abusi e alle eresie già abbondanti prima del 10 maggio, l’evento non sembra aver aggiunto altro che una manciata di episodi gravi in sé, che non cambiano però la sostanza di ciò che già quotidianamente questa “Chiesa locale tedesca” in parole e atti dimostra: di non essere più cattolica, senza avere il coraggio di rendere questo fatto ufficiale.

 

 

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