Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Padre Peter M. J. Stravinskas e pubblicato su whatweneednow. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Il Papa, mons. Fernandez è il nuovo Prefetto Dottrina Fede ++
Il Papa, mons. Fernandez è il nuovo Prefetto Dottrina Fede ++

 

Contesto introduttivo

Il Dicastero per la Dottrina della Fede, a firma del cardinale Victor Fernandez e con l’approvazione di Papa Francesco, ha pubblicato il 18 dicembre la Dichiarazione sulle Benedizioni, Fiducia Supplicans. Nell’ottava che precede il Natale, ogni giorno la Chiesa recita l'”Antifona O” e, ironia della sorte, quel giorno ci ha fatto pregare: “O Signore e sovrano dell’antico Israele, che ti sei mostrato a Mosè nel roveto ardente, che gli hai dato la legge santa sul monte Sinai: vieni, stendi la tua mano potente per liberarci”. Sì, Adonai (il Signore Dio) ci ha dato la sua Legge santa, proprio per liberarci. In quella Legge sono inclusi i divieti divini contro l’adulterio, la fornicazione e le relazioni omosessuali, la cui osservanza “ci ha liberati”.

Così come la Dichiarazione intende contestualizzare il documento, credo che il contesto sia importante anche per la nostra attuale considerazione. Il contesto è la campagna decennale di questo pontificato per minare la teologia morale accuratamente enunciata nel magistero di Papa Giovanni Paolo II, che si trova nella sua “teologia del corpo” e in testi come Familiaris Consortio, Veritatis Splendor ed Evangelium Vitae. Alcuni esempi:

– Molto presto, Papa Francesco ha castigato coloro che sono (a suo parere) eccessivamente coinvolti nel movimento pro-vita.

– Il suo commento sprezzante sulle coppie che “si moltiplicano come conigli”.

– La famosa domanda retorica “Chi sono io per giudicare?”. In realtà, nel contesto, la risposta era corretta perché era una risposta a una domanda su un sacerdote che viveva in modo immorale ma che aveva abbandonato il suo stile di vita peccaminoso. I media, tuttavia, l’hanno trasformata in un’approvazione dell’immoralità e né il Papa né l’apparato vaticano hanno chiarito la questione, creando la confusione a cui ci siamo abituati.

– Lo sventramento dell’Istituto Giovanni Paolo II per il matrimonio e la famiglia, nonché del dicastero per tali questioni.

– La famigerata nota 351 di Amoris Laetitia, che cercava di aprire la porta ai divorziati e risposati per ricevere la Santa Comunione.

 

Alcuni dubbi derivanti dalla Dichiarazione

Come molti documenti di questo pontificato, manca di coerenza e di sviluppo logico. Pertanto, offrirò questo commento in modo simile, evidenziando le bandiere rosse in ordine sparso.

– Con circa 200 vescovi a Roma in ottobre, in un esercizio di collegialità e sinodalità, perché non sono stati consultati su questo tema? È perché il Papa e il cardinale Fernandez sapevano che l’episcopato mondiale non era d’accordo?

– Ci stiamo imbarcando in una morale regionale per una Chiesa universale, in modo che ciò che è approvato (o addirittura incoraggiato) in un angolo della Vigna del Signore sia proibito in un altro?

– Francesco e Fernandez ignorano cosa hanno fatto tali “benedizioni” a tutte le denominazioni che si sono mosse su questa strada?

– Ci si rende conto che questo non solo dà il via libera alle benedizioni per le coppie dello stesso sesso, ma anche per i divorziati risposati, per le unioni civili, per i conviventi e, presumibilmente, anche per i poligami?

– Qualcuno ha considerato lo scandalo che si sta creando tra i cristiani non cattolici e gli ebrei ortodossi, che traggono conforto dalla bussola morale finora incrollabile della Chiesa cattolica?

– Come si spiega l’autocontraddizione di Francesco, che nel suo documento del 2021 su questo tema proibisce esplicitamente ciò che ora permette in quello del 2023? Questo è a dir poco un salto, che non può essere considerato lo “sviluppo” qui affermato; infatti, un tale “sviluppo” farebbe girare la testa a San John Henry Cardinale Newman, che era meticoloso e insistente nel sostenere la differenza critica tra “sviluppo” e “corruzione” della dottrina.

– Qualcuno si è insospettito per l’ondata di “dubia” emersi ultimamente per il DDF? Sembrano opportunità molto convenienti per il Dicastero di intraprendere percorsi finora inesplorati (è interessante notare che la maggior parte di essi proviene dall’America Latina). Questa situazione fa pensare ai “dubia” chiaramente orchestrati che il cardinale Arthur Roche avrebbe ricevuto dai vescovi di tutto il mondo su come interpretare la Traditionis Custodes.

– E che dire delle persone che hanno vissuto una morale evangelica, portando la croce che essa comporta? Come ex cappellano di Courage, penso alle centinaia di persone con attrazione per lo stesso sesso, che si sforzano di vivere la castità a cui Nostro Signore chiama tutti i discepoli. Oppure ai divorziati-risposati, che vivono come fratelli e sorelle, in modo da ricevere degnamente la Santa Comunione (e qui mi vengono in mente i miei genitori). Erano/sono degli sciocchi a fare tali sacrifici?

– Qualcuno a Roma si preoccupa della posizione insostenibile in cui si trovano ora i sacerdoti, per non parlare della divisione che si creerà tra il clero che segue la Dichiarazione e quello che non la segue?

– Non vediamo in questo testo confuso e confusionario l’incarnazione stessa di una pratica purtroppo di lunga data dei leader ecclesiastici di premiare la disobbedienza? Per anni Roma ha detto “no” alla Comunione in mano; quella norma è stata ignorata. Roma ha ripetutamente detto “no” alle donne servitrici; questa norma è stata ignorata. Roma ha detto che la Comunione in entrambe le forme era proibita la domenica; questa norma è stata ignorata. Alla fine, ognuna di queste pratiche è stata ratificata. Non è forse questo un ulteriore incoraggiamento a disobbedire con coraggio e coerenza, nella piena certezza che la pratica attualmente vietata sarà santificata?

– Il linguaggio confuso servito in Fiducia Supplicans è esattamente il cibo spazzatura che ci veniva propinato a forza nel mio seminario molti anni fa. Pensavamo che il cibo sostanzioso di Giovanni Paolo avesse sostituito quella dieta malsana.

– Il gesuita James Martin, il giorno dopo, è apparso sul New York Times benedicendo una coppia di persone dello stesso sesso sposate civilmente, manifestando il suo piacere di poter fare quel giorno ciò che non aveva potuto fare il giorno prima.

– I difensori di questa Dichiarazione – e la Dichiarazione stessa – sostengono che ai sacerdoti vengono regolarmente chieste benedizioni e che non sappiamo chi o cosa stiamo necessariamente benedicendo. Mi permetto di dissentire. Percorro le strade di New York City per molte ore al mese e, sì, mi viene chiesto molto spesso: “Padre, può darmi una benedizione?”. Come parte della mia sollecitudine pastorale, rispondo: “Certo. A cosa ti serve una benedizione?”. “Per fare bene un esame domani”. “Per avere buoni risultati in un esame medico”. “Per una riconciliazione in famiglia”. “Per fare un buon bottino in una rapina in banca oggi pomeriggio”. Certo, non posso benedire l’ultimo punto all’ordine del giorno. Né posso benedire una situazione di peccato grave manifesto (ad esempio, adulterio, fornicazione, attività omosessuale, poligamia). Tutto ciò che posso fare è promettere di pregare che Dio Onnipotente dia all’individuo o agli individui la grazia di conformarsi al nobile piano di Dio per la persona umana.

– Per quanto riguarda la natura delle benedizioni: Il Catechismo e il Libro delle Benedizioni insegnano che una benedizione è un “sacramentale”, che trae la sua efficacia dai sacramenti. Da quale sacramento prenderebbe forza una benedizione come questa? Ancora una volta, la Chiesa non conosce la categoria della benedizione “pastorale”, un’invenzione mal concepita di questo documento. Tutte le benedizioni sono liturgiche per loro stessa natura.

 

Alcune osservazioni conclusive

In un’intervista via e-mail rilasciata a The Pillar, Fernandez ha tentato di rimangiarsi gran parte della Dichiarazione, affermando che essa non insegna nulla di nuovo e sostiene che il peccato non può essere benedetto, ma ciò fa sorgere spontanea la domanda sul perché sia stata prodotta, tanto per cominciare. Questo è tipico del pontificato di Francesco: Dire qualcosa di problematico; agitare le acque; poi cercare di collocare il conflitto nell’ambito dell’ortodossia. Come disse Yeats, tuttavia, “Il centro non può reggere”.

Il tentativo di Fernandez non ha il sapore della verosimiglianza alla luce del Papa stesso. In un altro dei rimproveri di Francesco alla Curia romana, mascherato da auguri di Natale, ha castigato coloro che mantengono “posizioni ideologiche rigide”, ovviamente rivolte a coloro che criticano la Dichiarazione che aveva approvato pochi giorni prima. No, non è “rigido” attenersi alla “fede che è stata un tempo consegnata ai santi” (Giuda 1:3); si chiama essere fedeli. In verità, sarebbe opportuno che coloro che hanno prodotto questa Dichiarazione rileggessero, con attenzione e preghiera, l’intera Epistola di San Giuda, che preannuncia in modo inquietante tutto questo sfacelo.

All’inizio ho sottolineato l’elevato codice morale della Prima Alleanza. In effetti, le sue norme erano quasi uniche nel mondo antico, soprattutto le sue proibizioni sessuali, che si basavano sulla nozione ebraica di uomo creato “a immagine e somiglianza di Dio”. Questa intuizione avrebbe acquisito maggiore forza nella Dispensazione cristiana, quando San Paolo ricordò ai cristiani di Corinto (e a noi) che i loro (e i nostri) corpi sono templi dello Spirito Santo e che, commettendo peccati sessuali, si pecca contro il proprio corpo (cfr. 1 Cor 6, 18-20). San Paolo conclude con questa frase: “Non siete padroni di voi stessi; siete stati comprati a caro prezzo. Perciò glorificate Dio nel vostro corpo”.

Papa San Leone Magno, in un’omelia natalizia, che leggiamo ogni anno nell’Ufficio divino per la stessa festa, va oltre l’idea della persona umana fatta a immagine e somiglianza del divino e rende ancora più precisa l’ingiunzione di San Paolo di rivolgere questa esortazione alla grandezza d’animo:

Cristiano, ricordati della tua dignità e, ora che partecipi della natura stessa di Dio, non tornare con il peccato alla tua precedente condizione di inferiorità. Ricorda chi è il tuo capo e di chi è il tuo corpo. Non dimenticate che siete stati salvati dal potere delle tenebre e portati alla luce del regno di Dio.

Attraverso il sacramento del battesimo siete diventati un tempio dello Spirito Santo. Non allontanate un ospite così grande con una condotta malvagia e non tornate ad essere schiavi del diavolo, perché la vostra libertà è stata acquistata con il sangue di Cristo”.

Leone alza la posta in gioco e istruisce i suoi uditori sul fatto che non solo i loro peccati sessuali sono offese al loro corpo-tempio dello Spirito Santo, ma anche a Cristo stesso, che è il Capo di quel Corpo di cui sono membri in virtù del loro battesimo. Così, noi cristiani abbiamo una dignità naturale, umana, a cui si aggiunge una dignità soprannaturale. Il successore di Leone, Benedetto XVI, ci ha sfidato: “Il mondo vi promette comodità, ma voi non siete fatti per la comodità. Siete stati fatti per la grandezza”.

Il mio primo corso per la licenza di sacra teologia presso la meravigliosa Casa di Studi Domenicani di Washington è stato tenuto dall’inimitabile biblista padre Francis Martin. La prima settimana di quel semestre coincise con la rimozione da parte di Papa Giovanni Paolo II della licenza di insegnare teologia cattolica a padre Charles Curran per il suo ostinato rifiuto di allineare le sue posizioni a quelle della teologia morale cattolica immemorabile. Un ecclesiastico episcopale della classe chiese a padre Martin: “È imbarazzato dall’azione del Papa contro il teologo probabilmente più importante del Paese?”. Padre Martin ha risposto: “La gente dice che Charlie Curran è un bravo ragazzo”. E ha proseguito: “Noi Carismatici amiamo la frase ‘Gesù è il Signore’. Ma cosa significa? Significa che deve essere il Signore di tutto me stesso, della mia testa, dei miei occhi, delle mie orecchie, del mio cuore e, sì, anche dei miei genitali. È quest’ultimo punto che Charlie Curran ha difficoltà a capire”. In verità, non è possibile ritagliarsi aree sottratte alla signoria di Gesù Cristo. È questa la libertà, alla quale e per la quale Cristo ci ha resi liberi (cfr. Gal 5,1).

Questo è il problema fondamentale di questo documento e di gran parte di questo pontificato. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è un ritorno alla chiarezza dell’insegnamento che una volta era un segno distintivo del Vaticano.

Padre Peter M. J. Stravinskas

 

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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