Excita, Domine, potentiam tuam, et veni! “Risveglia la tua potenza, Signore, e vieni!” Questo è il grido che inaugura il tempo dell’Avvento. Su queste parole riprese da Benedetto XVI nell’avvento del 2010, padre Dominic Allain riflette in questo articolo pubblicato sul Catholic Herald. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

 

Excita, Domine, potentiam tuam, et veni! “Risveglia la tua potenza, Signore, e vieni!” Questo è il grido che inaugura il tempo dell’Avvento. È la Colletta per la prima domenica e ricorrerà frequentemente durante queste settimane. Ha un’urgenza e una forza che dovrebbe essere il segno distintivo della nostra vita spirituale all’inizio dell’Avvento.

È quasi l’opposto della comoda vicinanza di Dio come bambino nella mangiatoia, e certamente l’opposto di un mondo secolare che già intorpidisce la nostra sensibilità con canti e pubblicità per proclamare la salvezza secolare e sentimentale con spirito di partito e autoindulgenza. È il grido di chi conosce il suo bisogno di Dio in mezzo a tanto che sembra diminuire il conforto umano e la pace.

“Excita” è la stessa parola che i discepoli gridano a Gesù mentre dorme sulla barca e la tempesta sembra minacciare la loro sopravvivenza. Dio è vicino, ma siamo noi che siamo diventati pigri e compiacenti nella nostra fede, e ora dobbiamo risvegliarci ancora una volta all’azione, alla vigilanza, alla speranza che la sua vicinanza promette. Dobbiamo allontanarci da tutte le altre illusioni sul Potere che salverà noi e il nostro mondo. È il grido dell’individuo e della Chiesa, e noi abbiamo il dovere di innalzarlo ancora di più quest’anno, dato lo stato della Chiesa e della nostra società.

Benedetto XVI ha citato questa Colletta dell’Avvento nel suo discorso alla Curia Romana nel dicembre 2010. Le sue parole, sempre lucenti, sembrano oggi profetiche e dolorosamente attuali. La Colletta è stata probabilmente composta, ha detto, mentre l’Impero Romano si stava sgretolando, lasciando sulla sua scia una grande instabilità, con la disintegrazione dello stato di diritto e dei valori morali fondamentali. Diverse calamità naturali aggravarono un profondo senso di paura e insicurezza. È proprio in questi tempi che è tanto più urgente invocare Dio che venga a salvarci.

“Anche il nostro mondo – ha detto Benedetto – è turbato dalla sensazione che il consenso morale sta crollando, e nella sfera politica, senza un tale consenso morale, le strutture giuridiche e politiche sembrano destinate al fallimento”. La stessa democrazia è inadeguata ad unire una nazione quando i politici sono guidati da una razionalità strumentale che escluderebbe le nozioni di fede e di verità.

Benedetto ha osservato che l’Anno Sacerdotale, che si è concluso nel 2010, è stato segnato “dall’abuso di minori commesso da sacerdoti che stravolgono il sacramento nella sua antitesi: e sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita.“.

Ha citato Ildegarda di Bingen, che ha la visione di una bella sposa con il volto sorridente, la veste strappata e i piedi anneriti. Lei è la Chiesa. Dobbiamo, ha detto, accettare questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento.

Anche all’interno della Chiesa stessa troviamo le radici della disintegrazione morale in teologie che dicono che non esiste una cosa come il male in sé, ma solo [qualcosa che è] “meglio di” o “peggio di”; tutto dipende dalle circostanze e dal fine che è in vista. “La morale – ha detto Benedetto – è stata sostituita da un calcolo delle conseguenze, e nel processo cessa di esistere”.

Quindi niente, specialmente non l’anticipo delle festività natalizie, è più adatto alla settimana a venire che un sentito grido a Dio di venirci a salvare, individualmente, a livello nazionale ed ecclesiale.

 

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