Marco Nardone, che ha già scritto su questo blog, mi ha segnalato questo suo contributo pubblicato sull’Osservatorio Van Thuan che volentieri rilancio. 

 

Benedetto XVI con Osservatore Romano ( Photo: GETTY IMAGES from internet)
Papa Benedetto XVI

 

 

di Marco Nardone

 

Il 29 dicembre 2022, due giorni prima della morte di Benedetto XVI, è stata pubblicata una notevole intervista al prof. Gianluca Marletta dal titolo “L’intelligenza artificiale minaccia il Cristianesimo” [1]. L’intervista è ricca di spunti e di considerazioni molto interessanti e per molti versi condivisibili. Alcuni passaggi però mi sembrano problematici, specialmente intorno alla valutazione della figura e del pensiero di Ratzinger.

Trovo condivisibile l’affermazione che Benedetto XVI non può essere classificato tra i teologi preconciliari: egli è stato in linea con il Concilio Vaticano II, non però con lo “spirito” del Concilio, che lo voleva in rottura con la tradizione della Chiesa.

Trovo anche condivisibile l’idea che il Concilio Vaticano II presenti, comunque, degli elementi di ambiguità e, soprattutto, il giudizio che esso sia stato poi sviluppato prevalentemente in una direzione sbagliata, quella della secolarizzazione occidentale, invece che verso la trascendenza “orientale”.

Sull’aggettivo “orientale” ho però serie riserve: non sono affatto sicuro che l’opposizione tra immanenza e trascendenza sia riducibile alla contrapposizione tra Oriente e Occidente, o tra Cristianesimo occidentale e Cristianesimo orientale. Tale riduzione porta ad associare, analogamente a come fa Dugin, l’opposizione tra immanenza e trascendenza all’attuale conflitto tra Occidente e Russia, e a fare di quest’ultimo uno scontro di civiltà, anzi una sorta di conflitto escatologico. Lo stesso schema manicheo, a scala valoriale invertita, è usato da molti intellettuali “occidentali”. Ma si tratta, a mio parere, di una visione semplicistica, benché faccia leva su un aspetto, quello “spirituale”, tutt’altro che trascurabile del conflitto.

Semplicistica innanzitutto perché anche la Russia è parte dell’Occidente, in quanto, come diceva Giovanni Paolo II, anch’essa fa parte della civiltà cristiana che sta alle radici dell’Occidente.

Poi perché, e di conseguenza, non si può demonizzare tutto l’Occidente, riducendolo alla sua degenerazione: come attesta la storia contemporanea, la lotta tra l’immanenza e la trascendenza, e quindi tra le concezioni di civiltà che ne derivano, è interna e trasversale alle due forme dell’Occidente e le coinvolge entrambe, sia pure con vicende alterne, contaminazioni reciproche e modalità diverse[2].

Non sono poi affatto d’accordo sull’affermazione secondo la quale Benedetto XVI avrebbe trascurato nel suo pensiero il riferimento alla trascendenza. Mi sembra invece che abbia fatto tutto il contrario, benché sia vero che il suo pensiero presenta dei problemi non risolti, che riguardano in particolare il rapporto con la modernità, dal cui confronto non si è mai risparmiato[3].

Trovo anche discutibile e anche contraddittoria l’affermazione secondo la quale la modernità in Occidente procede a partire dalla fine del medioevo inarrestabilmente e irreversibilmente nella direzione della secolarizzazione, dell’ateismo e dell’apostasia del cristianesimo, per cui “dichiararsi a favore dell’Occidente e nello stesso tempo criticarne gli aspetti più estremi”, come avrebbe fatto Benedetto XVI, sarebbe segno di una “mancanza di prospettiva più ampia”. Vista infatti la consequenzialità e l’irreversibilità del processo, non si potrebbe – come fa il modernismo moderato – prendere le distanze dalle forme radicali della modernità senza prendere anche le distanze dai fondamenti stessi della modernità.

L’affermazione è discutibile non in quanto afferma il legame intrinseco e necessario tra il principio razionalistico che fonda la modernità e i suoi esiti radicali. Questo legame, riconosciuto da pensatori come Fabro, Gilson, Del Noce, e dallo stesso Ratzinger, c’è e non può essere negato. La critica al modernismo moderato coglie dunque nel segno. È discutibile in quanto pone una identificazione assoluta dell’Occidente con la modernità, cadendo così nella rete del razionalismo. Non è detto, infatti, che il processo di secolarizzazione dell’Occidente sia, tout court, irreversibile, come vorrebbe il razionalismo impegnato a promuoverlo. Certo, irreversibile è sicuramente il processo logico verso l’ateismo speculativo innescato dal principio di immanenza e, quindi, anche di quella parte della cultura occidentale che lo sposa senza riserve: parte che, bisogna riconoscerlo, è attualmente egemone. Ed è chiaro che se non si cambiano i princìpi non si cambiano gli esiti, al massimo si ritardano; perció il pensiero veritativo non può esimersi oggi dal ricondurre il rifiuto degli esiti, che pure c’è, ad una revisione dei princìpi. Questo bisogna rimarcarlo e tenerlo fermo per non cadere nella tentazione, in nome della giusta esigenza di parlare all’uomo moderno, di scendere a compromesso con la modernità “assiologica”. Non è però irreversibile il percorso storico dell’Occidente moderno in se stesso, che bisogna ritenere sempre rettificabile se si vuole rimanere fedeli alla prospettiva metafisica e creazionistica, a quell’”ottimismo creazionistico” di cui parlava Gilson a proposito di S. Tommaso, per la quale l’apertura all’infinito del desiderio umano è insopprimibile perché iscritta dal Creatore nella stessa natura umana, ed è dunque sempre ridestabile, per ventura o per grazia.

Del resto, lo stesso Marletta ammette, come si è visto, che il Concilio avrebbe potuto svilupparsi anche nella direzione della trascendenza: possibilità che non potrebbe neanche essere ipotizzata se davvero si pensasse, rinunciando all’ottimismo creazionistico, che il processo della modernità verso l’ateismo è irreversibile e senza speranza. Oltretutto, senza ottimismo creazionistico non avrebbe senso nessuna battaglia di opposizione alla secolarizzazione: tanto varrebbe arrendersi e assecondarla, come in effetti fa il progressismo tanto protestante che cattolico.

Di conseguenza, è anche discutibile l’affermazione che Benedetto, in fondo, non sia nient’altro che un conservatore, nel senso di un modernista moderato che condivide in realtà le stesse premesse del progressismo. Non che nel suo pensiero non ci siano delle ambiguità in tal senso: è il “nient’altro” che è troppo, nel senso che l’osservazione può suonare pertinente solo se ridimensionata, in quanto cioè riferita alla presenza, nel pensiero di Benedetto, di problemi non risolti.

Non c’è dubbio, infatti, che Benedetto abbia comunque indicato, in modo inequivocabile, la strada di un recupero della trascendenza, della metafisica, della “vastità della ragione”, e l’abbia indicata con chiarezza come una strada percorribile nella contemporaneità, anzi, come la salvezza della stessa modernità. Trovo molto appropriata in proposito la considerazione di Stefano Fontana nel suo articolo in morte di Benedetto XVI[4]: per Benedetto è in quello stesso Occidente che ha apostatato dalla fede che la fede, con l’aiuto della Grazia, dovrà riprendere nuovo vigore. In questo senso Benedetto non rappresenta il passato, ma il futuro.

La salvezza, si vuol dire, non ci verrà dalla vittoria (militare) della “Terza Roma” sull’Occidente pervertito, per quanto questa guerra atroce abbia anch’essa un posto nel misterioso disegno di Dio. Ci verrà dal risveglio della coscienza profonda di quell’Occidente “essenziale” di cui parlava Giovanni Paolo II quale unica strada praticabile, cioè dal recupero delle comuni radici cristiane che stanno alla base di quello che fu, dall’Atlantico agli Urali, lo spazio di diffusione della civiltà cristiana[5]. Un recupero possibile ancora oggi, ma solo con la preghiera e l’intelligenza della fede, le due “armi” di cui Benedetto ci è stato maestro.

 


[1] https://www.youtube.com/watch?v=oCteZcJaoQ4

[2] Cfr. https://vanthuanobservatory.com/2022/04/20/sul-significato-di-occidente-prendendo-spunto-dalla-crisi-ucraina/

[3] Si veda in proposito il libro di Stefano Fontana, Capire Benedetto XVI. Tradizione e modernità: ultimo appuntamento, Cantagalli, Siena 2021.

[4] https://vanthuanobservatory.com/2022/12/30/la-salita-al-cielo-di-benedetto-xvi-lascia-la-terra-piu-al-buio/

[5] Cfr. Giovanni Paolo II, Slavorum Apostoli, in part. cap. VII.

 

 


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