Benedetto XVI
Benedetto XVI

 

Caro Sabino, 

una cara amica, ci ha inviato su una chat un contributo del papa emerito Benedetto XVI, tratto dal libro “Liberare la Libertà”, edito da Cantagalli, con prefazione di papa Francesco, credo per invitarci ad un giudizio sulla attuale situazione non emotivo ma guidato dalla ragione.

Io l’ho letto e ho provato a rifletterci. Riassumo, per brevità, il testo:

 

I CRISTIANI DI FRONTE AI TOTALITARISMI

 

1. I primi cristiani non erano soggetti attivi dello Stato ma erano perseguitati da una dittatura crudele. Non era loro consentito di portare insieme con altri lo stato, ma potevano soltanto sopportarlo. Il loro compito era di vivere da cristiani nonostante lo stato, in cui dovevano imparare come sopravvivervi.

Lo stato romano era falso e anticristiano perché voleva essere il totum delle possibilità e delle speranze dell’uomo, finendo per impoverire l’uomo stesso, ed era demoniaco e tirannico.

Ciò accade ogni volta che lo stato pretende di essere ciò che non può. Anche se le sue promesse si atteggiano a progresso e rivendicano per sé in assoluto il concetto di progresso, ed anche se esse vanno propagandando come proprio scopo la perfetta liberazione dell’uomo, sono tuttavia in contraddizione con la verità dell’uomo e con la sua libertà. Una simile politica è per sua natura politica della schiavitù, che conduce l’uomo allo smarrimento davanti al fallimento delle sue promesse e davanti al grande vuoto che è in agguato.

La fede oppone a questa politica lo sguardo e la misura della ragione cristiana, la quale riconosce ciò che realmente l’uomo è in grado di creare come ordine di libertà, ben sapendo che l’aspettativa superiore dell’uomo sta nelle mani di Dio.

Il primo servizio che la fede fa alla politica è dunque la liberazione dell’uomo dall’irrazionalità dei miti politici, che sono il vero rischio del nostro tempo, con cui, cercando di realizzare da sé le cose di Dio, ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità.

La morale politica consiste nella resistenza alla seduzione dei miti politici: lo stato non è la totalità dell’esistenza umana e non abbraccia tutta la speranza umana. L’uomo e la sua speranza vanno oltre la realtà dello stato e oltre la sfera dell’azione politica.

2.Nonostante i cristiani venissero perseguitati dallo stato romano, la loro posizione a suo riguardo non era radicalmente negativa, non l’hanno voluto distruggere. Hanno riconosciuto in esso lo stato come stato, e hanno cercato di costruirlo come stato nei limiti delle loro possibilità.

Valeva per loro ciò che Geremia aveva indicato al popolo di Israele, invitandoli non alla resistenza politica fino alla distruzione dello stato schiavista, ma a conservare e a rafforzare il bene: un’istruzione per la sopravvivenza e insieme per la preparazione di un nuovo, migliore avvenire.

Geremia non incita gli ebrei a resistere e a insorgere, bensì: «Costruite case e abitatele. Piantate orti e mangiatene i frutti […] Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare e pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere» (Ger 29,5-7).

I cristiani non erano gente angosciosamente sottomessa all’autorità; erano coscienti dell’esistenza di un diritto e di un dovere alla resistenza. Hanno riconosciuto i limiti dello stato e non vi si sono piegati laddove non era loro lecito piegarsi perché era contro la volontà di Dio.

Il male va combattuto con la decisa adesione al bene, non altrimenti. La morale è la vera opposizione, e solo il bene può essere la preparazione all’impulso verso il meglio. Esiste soltanto una morale: la morale dei comandamenti di Dio, che non possono essere messi fuori corso, neanche per qualche tempo, allo scopo di accelerare un cambiamento delle cose.

Il cristiano è sempre un sostenitore dello stato nel senso che egli compie il positivo, il bene, il quale tiene insieme gli stati. Non ha paura di contribuire al potere dei cattivi, facendo uso della politica, per mettere insieme il bene delle varie istanze della società, ed è convinto che sempre e soltanto il rafforzamento del bene può abbattere il male e ridurre il potere del male e dei malvagi.

La vera, cristiana resistenza ha luogo quando e solo quando lo stato esige la negazione di Dio e dei suoi comandamenti, quando domanda il male, rispetto a cui il bene è sempre un comandamento.

La fede cristiana ha distrutto il mito dello stato divino, dello stato-paradiso, al suo posto ha invece collocato il realismo della ragione, a cui appartiene anche la morale, che si alimenta ai comandamenti di Dio e che non è un affare privato, ma ha valore e importanza pubblica. Il perno di un’azione politica responsabile dev’essere quello di far valere nella vita pubblica il piano della morale, cioè il piano dei comandamenti di Dio.

 

RIFLESSIONI:

  1. La positività della politica e nella politica, e i vaccini.

Geremia non incita gli ebrei a resistere e a insorgere, bensì: «Costruite case e abitatele. Piantate orti e mangiatene i frutti […] Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare e pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere»

«È, così, tanto più importante il fatto che essi abbiano cercato non di distruggere, ma di contribuire a reggere questo stato».

Questo “cercate il benessere del paese” mi interroga sull’attuale situazione, in cui lo Stato sta spingendo con ogni mezzo una campagna vaccinale di massa contro un virus pericoloso e che è stato causa già di molte morti. La domanda è se questa campagna vaccinale così condotta è un bene, se i vaccini che ci vengono proposti sono efficaci e sicuri, se questo è l’unico mezzo attualmente disponibile per sconfiggere la pandemia. Rispondendo positivamente a queste domande potrò dire che è giusto aderire a questa vaccinazione, perché in questo modo si tratta di conservare e rafforzare il bene, cercando il benessere del paese. In un certo senso, per il cristiano, un obbligo morale. Farsi le domande e tentare delle risposte è il contributo che, come cristiani, possiamo dare per il benessere del paese, ed è un nostro preciso dovere.

Innanzitutto, i vaccini anti-Covid19 attualmente sul mercato rispondono adeguatamente ai requisiti di sicurezza ed efficacia, sia nell’immediato che in prospettiva?

Anche qui darò una risposta, voglio solo indicare la strada: quella suggeritami dal testo di Benedetto XVI è la strada della ragione, e non della fiducia cieca nei vari Comitati Tecnico-Scientifici, che spesso si sono rivelati più politici che tecnico-sanitari. La ragione vuole che si apra un serio dibattito tra le autorità scientifiche in merito a sicurezza, efficacia, effetti collaterali immediati e futuri, possibilità di cure alternative, perché la prevenzione da sola non basta, occorre anche la cura dove è possibile. Mentre finora su tali temi è del tutto mancata la trasparenza e il confronto, che ha creato grande incertezza.

Mentre ritengo la ricerca sui vaccini importantissima, come la storia ci ha dimostrato, e penso che sia sicuramente da apprezzare chi, liberamente e responsabilmente, dopo attenta valutazione, ha deciso di vaccinarsi, allo stesso tempo non posso assolutamente condannare chi, usando responsabilmente un medesimo criterio di giudizio, è contrario a sottoporsi alla vaccinazione. Nell’approccio al vaccino, infatti, il calcolo rischi-benefici è fondamentale, ed è un elemento che dipende dalle singole situazioni personali: lavoratore o inoccupato, a maggiore o minore rischio, con patologie o sano, per condizioni familiari, e via di seguito.

C’è un altro aspetto, però, da considerare, che non è di secondaria importanza, quello relativo alla eticità dei vaccini.

La Chiesa ha dettato delle condizioni, ricorrendo le quali i vaccini, prodotti attraverso culture cellulari derivanti da aborto procurato, possono essere utilizzati in quanto moralmente accettabili:

  • cioè se la pandemia determina un grave pericolo attuale per la salute, personale e sociale
  • se non ci sono altri mezzi (vaccini o cure) etici per combatterla,
  • e con l’obbligo morale, nel momento in cui se ne fa uso, di dichiararsi esplicitamente contrari all’utilizzo di tali preparati, chiedendo di abbandonarli il prima possibile per adottarne altri che rispondano ai requisiti di eticità, invitando alla ricerca su di essi.

Non rispondo qui alla domanda se queste condizioni, in questo momento, sussistano. Mi preme di più un altro aspetto: sembra passare ormai come normale, anche tra i cristiani, che i preparati non-etici possano essere utilizzati senza alcuna remora, che cioè le linee cellulari da aborto volontario siano cosa buona, mentre la Chiesa non ha detto questo, ma ha detto che pur non essendo etici, possono essere utilizzati in determinate circostanze e a determinate condizioni.

Mi fa specie, invece, vedere che nessuno si sia mosso, tra i cattolici, alla notizia dei due nuovi farmaci anti-Covid che verranno presto introdotti sul mercato, uno della Pfizer e l’altro della Merck, entrambi prodotti con l’utilizzo di linee cellulari da aborto procurato. Tutti applaudono e sembra che gli stessi uomini di Chiesa plaudano a tali produzioni e commercializzazioni.
Le case farmaceutiche non hanno affatto considerato la possibilità di sviluppo e di utilizzo di altre tipologie di farmaci (es. ivermectina e idrossiclorochina), già in uso per altre patologie e che sono stati sperimentati da molti anni, sono a basso costo e non risultano avere particolari effetti collaterali. Per le stesse case farmaceutiche utilizzare culture cellulari da aborti volontari è più semplice e più redditizio, gli aborti sono stati fatti lontani negli anni e non ci sarebbe cooperazione al male; il sottinteso è che “anche la Chiesa lo permette”, ma questo non è vero.

Anche il succitato testo di Ratzinger esprime una condanna di tale impostazione quando dice:


«L’antimorale viene combattuta con la morale e il male con la decisa adesione al bene, non altrimenti. Esiste soltanto una morale: la morale come tale, la morale dei comandamenti di Dio, che non possono essere messi fuori corso, neanche per qualche tempo, allo scopo di accelerare un cambiamento delle cose».

 

  1. La resistenza al green pass

Se il vaccino va giudicato in merito alla sua efficacia e alla sua sicurezza, al momento tutte da dimostrare, non così per il green pass, nei confronti del quale a mio parere la resistenza è doverosa. Infatti:
* l’imposizione del Green pass, chiaramente utilizzato dal governo in chiave politica e non per la sua valenza sanitaria, va contro la dignità della persona, che dovrebbe sottomettersi senza condizioni ad un potere che sostituisce Dio con la “scienza”. Ma è la “scienza” di una sola parte di virologi, se non addirittura la “scienza” delle case farmaceutiche, o delle amministrazioni statali che sono legate ad esse da contratti milionari, ed è diventata un nuovo idolo che non può venir messo in discussione
* l’imposizione dell’obbligo vaccinale, inoltre, potrebbe in molti casi configurarsi come lesivo dell’integrità fisica della persona, oltre che della sua dignità, se solo si tiene conto degli effetti collaterali che hanno portato addirittura a un certo numero di morti e all’insorgenza di gravi disabilità, minimizzati dal governo e dalle autorità sanitarie.

E’ vero che le autorità sanitarie parlano di probabilità statistiche e percentuali risibili riguardo agli effetti collaterali avversi, ma i numeri presi in considerazione sono completamente falsati:

– sia per le modalità utilizzate per la valutazione degli stessi (sorveglianza passiva e non attiva, utilizzo volutamente errato dei test PRC atti a dare la misura della pandemia, alla ricerca spasmodica degli asintomatici, paura indotta per convincere alla bontà della vaccinazione, trattamenti intimidatori per scoraggiare la denuncia degli effetti avversi)

– sia per le modalità utilizzate per l’anamnesi della persona (nella maggior parte dei casi non si tiene conto delle condizioni personali, e la maggior parte dei medici, evidentemente per paura, non prende neppure in considerazione la possibilità di esenzioni anche quando opportune e necessarie.

A questo proposito vale la pena rileggere Ratzinger quando dice che:

«La vera cristiana resistenza ha luogo quando e solo quando lo stato esige la negazione di Dio e dei suoi comandamenti, domandando il male, rispetto a cui il bene è sempre un comandamento».

Mi pare che la situazione in atto (green pass e obbligo vaccinale) ben si possa ricondurre a tale assunto, che definisce la vera resistenza cristiana. Non si tratta qui di sovvertire il potere dello Stato, chi protesta contro il green pass non vuole distruggere lo stato, vuole semplicemente opporsi, pacificamente ma risolutamente, ad una non-verità, ad un uso politico e autoritario della pandemia, in totale sprezzo della vita e della Costituzione che invece pone dei limiti ben precisi alla discrezionalità dei governanti avverso la libertà dei cittadini.


Opporsi ad uno stato che domanda il male (violazione della integrità fisica e morale) negando la sacralità della vita, e anteponendo ad essa un non ben definito best interest della società di cui esso sarebbe l’unico detentore, e a cui i cittadini dovrebbero inchinarsi tacendo e sottomettendosi (esattamente la stessa logica dei medici e dei tribunali che hanno permesso l’uccisione di Charlie Gard e di Alfie Evans), è sempre un comandamento.

Quei cattolici vaccinisti, che tante parole hanno detto per tentare di salvare la vita di Charlie e di Alfie, e che ora accusano i fratelli cristiani no-greenpass di non essere cristiani, assimilandoli alla cultura radicale e nichilista dell’autodeterminazione, a questo non hanno pensato?

 

 

 

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