Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

 

di Brunella Rosano

 

 

Il pontificato di papa Francesco si è distinto da subito per la comunicazione, ripresa con forza dai media, cui piacciono gli slogan, fatta di frasi brevi che entrano facilmente in testa e vengono ripetute come “mantra”….. Fu così per la celebre frase: “Chi sono io per giudicare un gay”, frase sintetizzata ad arte dai media, che servì a “sdoganare”, come si suol dire ora, l’omosessualità. La frase originariamente pronunciata dal pontefice era: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare?” Più recentemente una altra frase è stata assunta a slogan: “ponti, non muri”! Vivendo in una città del nord Italia, in un paese a 500 metri s.l.m., con inverni normalmente rigidi, questa frase mi procura ogni volta gli stessi brividi di freddo!

I muri sono indispensabili, non solo necessari! Importante è che nei muri siano aperte delle brecce, porte e finestre.

Come dice il Papa Emerito Benedetto XVI: “Tutti noi cerchiamo per così dire l’uscita che ci porta all’aperto, la porta che ci porta all’aperto, porta per la quale usciamo finalmente nella libertà. E nello stesso tempo cerchiamo la porta che ci introduce nella sicurezza. Cerchiamo di giungere lì dove libertà e sicurezza si incontrano”.

“La Chiesa ha mura. Il muro…..ha la funzione di proteggere, raccoglierci e condurci uno verso l’altro. Il suo senso è quello di riportarci insieme dalle distrazioni nelle quali viviamo all’esterno, dall’opporci l’uno all’altro nel quale spesso ci perdiamo, di donarci la convivenza, di guidarci alla responsabilità dell’uno per l’altro, ma anche di darci il dono e la consolazione della condivisione della fede, dell’essere insieme nel dramma della vita umana. Per questo i Padri della Chiesa hanno affermato che i muri, in ultima analisi, siamo noi stessi e lo possiamo essere solamente nella misura in cui siamo pronti a lasciarci squadrare come pietre e a lasciarci connettere l’un l’altro, e proprio così, lasciandoci squadrare e facendoci disporre uno accanto all’altro, usciamo da quanto è meramente privato”.

“Divenendo mura possiamo anche ricevere il dono di essere edificio, di essere sostenuti come noi a nostra volta sosteniamo altri. Il muro guarda verso l’interno, è qualcosa di positivo, che raduna, protegge, unisce. Ha, però, anche l’altra faccia con la quale guarda verso l’esterno, traccia un confine che tiene lontano quanto non appartiene all’interno”.

“Non entreranno nella città la mancanza di timore reverenziale, il cinismo per il quale nulla è santo, che non sa chinarsi, che non sa tacere, portare rispetto, che riduce ciò che è grande a volgarità, che non conosce la dignità e così trascina l’uomo nell’immondizia.

Contro queste realtà vi sono le mura così che si ergano anche contro gli adoratori di idoli”.

“L’idolatria significa che noi non riconosciamo alcun essere superiore a noi, mentre la cosa più importante diviene godersi la vita; significa inoltre che la proprietà diventa la cosa più importante, che noi pieghiamo le ginocchia di fronte alle cose e le adoriamo, e in questo modo mettiamo sotto sopra la creazione: facciamo diventare l’alto basso e distruggiamo la pace. Non può entrare neppure la bugia che distrugge la fiducia e rende impossibile la comunità. Non possono entrare l’odio e l’avidità che feriscono l’umanità”.

“ I santi sono le mura che ci circondano. Sono loro che ci rendono impermeabili allo spirito del male, alla bugia, all’indisciplina, all’odio e alla mancanza di verità. Nello stesso tempo sono forza di invito, permeabili a tutto ciò che é buono, grande e nobile. I santi sono mura e porte nello stesso tempo. E in tutta sobrietà, noi stessi dobbiamo essere questi santi, cioé degli uomini che sono l’uno per l’altro delle mura che tengono lontano ciò che è contrario all’umanità e al Signore, mentre sono spalancati a tutto ciò che é ricerca, domanda e speranza in noi.”

 

(i brani di Benedetto XVI sono ripresi da un articolo apparso su La Verità del 22 10 2019 che riprende alcuni passi di un libro di prossima pubblicazione intitolato: Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, I Sacramenti segno di Dio nel mondo – edizioni Cantagalli, 160 pagg., 16 euro)

 

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