di Giuseppe Russo
Il 21 gennaio 2009 Benedetto XVI decise di rimettere la scomunica ai quattro vescovi consacrati nel 1988 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre senza mandato pontificio. Un gesto di misericordia e di apertura che suscitò reazioni molto forti, dentro e fuori la Chiesa.
A distanza di anni, ciò che colpisce non è soltanto il contenuto della decisione, ma soprattutto la profondità con cui Benedetto XVI volle spiegare il senso di quel gesto nella sua lettera ai vescovi della Chiesa cattolica del 10 marzo 2009.
Il Papa non scrisse per difendersi semplicemente dalle critiche. Scrisse perché sentiva il dovere di aiutare la Chiesa a comprendere una logica spesso dimenticata: la logica della riconciliazione. Una mano tesa non significa approvare tutto
Uno dei punti più importanti della lettera è la distinzione tra il piano disciplinare e quello dottrinale. Benedetto XVI spiegava con chiarezza che la remissione della scomunica non significava il riconoscimento della piena comunione ecclesiale della Fraternità San Pio X, né una soluzione delle questioni dottrinali ancora aperte.
La scomunica riguardava le persone e indicava una ferita nella comunione ecclesiale; la sua remissione voleva essere un invito al ritorno e al dialogo.
Scriveva Benedetto XVI:
«La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno».
È una frase molto significativa: nella visione del Papa anche la disciplina ecclesiastica non ha come fine la condanna definitiva, ma la guarigione e il recupero della comunione. La Chiesa non punisce per allontanare, ma corregge per salvare.
La ferita dell’unità e il rischio delle contrapposizioni
Benedetto XVI riconosceva con grande realismo che nella vicenda erano emerse sofferenze profonde. Da una parte vi erano coloro che temevano un arretramento rispetto al Concilio Vaticano II; dall’altra coloro che si sentivano esclusi o non compresi nelle loro sensibilità liturgiche e teologiche.
Il Papa non negava le difficoltà. Anzi, riconosceva anche gli elementi problematici presenti nella Fraternità San Pio X: «superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi», come egli stesso scrive.
Ma aggiungeva una domanda evangelica: una comunità ferita deve essere semplicemente lasciata andare oppure deve essere cercata nella speranza di un possibile ritorno?
La logica di Benedetto XVI era quella del padre della parabola del figlio prodigo: non ignorare gli errori, ma non chiudere mai la porta alla riconciliazione.
La vera priorità della Chiesa: riportare Dio nel cuore dell’uomo
Una delle parti più profonde della lettera è quella in cui Benedetto XVI si domanda se quel gesto fosse davvero una priorità rispetto alle grandi sfide del mondo contemporaneo. La sua risposta è sorprendente. La vera priorità della Chiesa, afferma, non è semplicemente risolvere questioni interne, ma:
«Rendere Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l’accesso a Dio».
Questa frase illumina tutto il suo pontificato.
Per Benedetto XVI il dramma più grande dell’umanità contemporanea non è soltanto la perdita di valori morali o il declino delle istituzioni religiose, ma il fatto che Dio rischia di scomparire dall’orizzonte dell’uomo.
Quando viene meno la luce di Dio, l’uomo perde anche la comprensione di se stesso.
Per questo ogni riconciliazione ecclesiale, ogni dialogo, ogni ricomposizione delle divisioni ha senso solo se conduce nuovamente a Cristo.
La libertà: non fare ciò che voglio, ma amare nella verità
Pochi giorni prima, nel Seminario Romano Maggiore (10 marzo 2009), Benedetto XVI aveva commentato il passo di san Paolo:
«Siete stati chiamati alla libertà… mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri» (Gal 5,13). Questo testo diventa quasi la chiave spirituale per comprendere anche la vicenda della riconciliazione ecclesiale.
Il Papa spiegava che il grande equivoco dell’uomo moderno è confondere la libertà con l’autonomia assoluta dell’io.
L’uomo pensa di essere libero quando non dipende da nessuno, quando può fare ciò che vuole. Ma questa, dice Benedetto XVI, non è vera libertà: è isolamento.
La libertà autentica nasce dalla relazione con Dio e con gli altri.
L’uomo non è un essere chiuso in se stesso, ma una creatura chiamata alla comunione.
Per questo san Paolo può dire una cosa apparentemente paradossale:
«Mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri».
La libertà cristiana non consiste nell’affermare se stessi contro gli altri, ma nel donarsi nell’amore.
«Se vi mordete e vi divorate a vicenda…»
È forse il passaggio più attuale di tutta la riflessione di Benedetto XVI.
Commentando san Paolo, egli osservava come anche nella Chiesa possa accadere ciò che accadde ai Galati:
«Se vi mordete e vi divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri». Sono parole impressionanti.
Il Papa vedeva il rischio di una fede trasformata in lotta ideologica, dove ciascuno pretende di possedere tutta la verità e finisce per ferire il fratello.
La verità cristiana, invece, non può essere separata dalla carità.
Una Chiesa che difendesse la verità senza amore diventerebbe una caricatura di se stessa.
Ma anche un amore senza verità perderebbe il suo fondamento.
La maturità cristiana è tenere insieme entrambe: verità e carità.
La continuità della Chiesa nella storia
Al termine della sua visita al Seminario Romano, Benedetto XVI pronunciò una frase molto bella sulla storia della Chiesa:
«Nella discontinuità degli eventi esteriori c’è la grande continuità dell’unità della Chiesa in tutti i tempi». È forse una delle chiavi più profonde del suo pensiero.
La Chiesa attraversa crisi, divisioni, tensioni e momenti difficili, ma rimane custodita dalla promessa di Cristo. La risposta alle ferite non può essere la rottura, perché la Chiesa nasce dall’unità del Corpo di Cristo. La vera riforma passa attraverso la conversione del cuore.
Una lezione ancora attuale
A distanza di anni, la vicenda della remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani continua a interrogare la Chiesa.
Non perché tutte le questioni siano state risolte, ma perché Benedetto XVI ha lasciato una domanda fondamentale:
Siamo capaci di cercare la verità senza perdere la carità? Siamo capaci di difendere l’identità della fede senza trasformare il fratello in un nemico?
La Chiesa non cresce attraverso le contrapposizioni permanenti, ma attraverso la paziente opera dello Spirito Santo che riconduce tutto a Cristo.
Benedetto XVI ci ha ricordato che la più grande libertà non è quella di vincere una battaglia contro qualcuno, ma quella di lasciarsi trasformare dall’amore di Dio per diventare, nella Chiesa, «un solo corpo e un solo spirito» in Cristo.




















“Siamo capaci di cercare la verità senza perdere la carità? Siamo capaci di difendere l’identità della fede senza trasformare il fratello in un nemico?”
E’ il “Vaticano” che ha scomunicato e diviso.
Ma la questione si può anche semplificare e di molto.
Come ha suggerito il card. Muller che in questo caso appoggio pienamente… si farà CON CARITA’ dovuta ad ogni cristiano che assiste a questa divisione assurda in ambito cattolico… un documento, scientifico, teologico per dirimere ogni questione dottrinale?
La disobbedienza è solo una conseguenza.
Bisogna dire a tutto il mondo cristiano quali sono le questioni che dividono, anche OGGI.
Lo faranno?
Io temo di no e dovrebbe ormai apparire evidente a chiunque dopo tutti questi anni.
La FSSPX, ancora oggi, ha SCRITTO una professione di fede.
Scritto.
Caro Andrea, comprendo la tua riflessione e, in parte, la condivido. È vero che le questioni dottrinali esistono e che non possono essere liquidate con formule generiche. Benedetto XVI stesso, nella lettera del 2009, fu molto chiaro: la remissione della scomunica non significava che i problemi fossero risolti, ma rappresentava l’apertura di un cammino.
Hai ragione anche nel dire che sarebbe auspicabile una chiarificazione teologica seria, pubblica e rigorosa sui punti ancora controversi. La verità non ha nulla da temere dal confronto onesto.
Tuttavia, credo che Benedetto XVI ci abbia consegnato un insegnamento importante: prima ancora di stabilire chi abbia avuto più torto o più ragione, la Chiesa deve domandarsi se abbia fatto tutto il possibile per custodire la comunione. La disobbedienza resta una ferita reale, ma anche la divisione lo è.
La domanda che mi porto dentro non è tanto: “Chi ha vinto questa vicenda?”, ma: “Abbiamo lasciato aperta la porta del ritorno e dell’incontro?”
Forse è vero che, dopo tanti anni, attendiamo ancora una parola definitiva su alcune questioni. Ma, nel frattempo, credo che nessuno debba essere considerato un nemico. Né Roma, né la Fraternità.
Come scriveva Benedetto XVI, nella discontinuità degli eventi rimane la continuità della Chiesa. E questa continuità ci chiede di cercare insieme la verità, senza smettere di riconoscerci fratelli.
Uniti nella preghiera, affinché lo Spirito Santo conduca tutti alla pienezza della comunione.
“e, in parte, la condivido”… forse quando realizzaerà la situazione di centinaia di migliaia di fedeli che hanno scelto di vivere la loro cristianità in luoghi come la FSSPX, capirà che l’amore per la Verità non accetta compromesso alcuno.
Come il Signore ci fece ben capire quando disse: “volete andarvene anche voi”?
Qui da molto tempo non c’è più spazio per vaghe parole.
L’unità si DEVE fondare sulla Verità.
E qui… NESSUNO di quelli che hanno SPARATO, causando sofferenza indicibile a molti… ha ancora fatto un briciolo di chiarezza, nemmeno BXVI…
Caro Andrea, capisco la forza delle tue parole e non faccio fatica a credere che molti fedeli abbiano vissuto, e continuino a vivere, una sofferenza reale. Sarebbe ingiusto negarlo.
Hai perfettamente ragione quando dici che l’unità non può esistere senza la verità. La Chiesa non è una federazione di sensibilità diverse tenute insieme da compromessi umani: il suo fondamento è Cristo, che è «Via, Verità e Vita».
Proprio per questo, però, mi permetto di aggiungere una riflessione: la verità, nella vita della Chiesa, ha sempre bisogno di essere cercata e custodita nella comunione. Gesù ha detto: «Volete andarvene anche voi?», ma ha anche pregato il Padre «perché siano una cosa sola».
Forse è vero che molti attendono ancora una chiarificazione definitiva su questioni che durano da decenni. E forse è vero che, umanamente parlando, si sarebbero potute evitare molte sofferenze.
Tuttavia, faccio fatica a dire che Benedetto XVI non abbia cercato di fare chiarezza. La sua lettera del 2009, pur non risolvendo tutto, ebbe almeno il merito di affermare due cose insieme: che esistevano questioni dottrinali aperte e che nessuna ferita ecclesiale doveva essere considerata irreparabile.
Non so se vedremo presto una soluzione definitiva. So però che, se la verità viene da Cristo, non dobbiamo aver paura del tempo. La verità non perde forza attendendo; semmai siamo noi a perdere la pazienza.
E, alla fine, credo che la domanda del Signore rimanga per tutti, senza eccezioni: non soltanto «Volete andarvene anche voi?», ma anche «Vi amate gli uni gli altri come io ho amato voi?».
Perché una verità che non conduce alla comunione rischia di trasformarsi in una bandiera; e una comunione senza verità diventa soltanto un accordo umano
Se è vero quello che ha scritto:
“Hai perfettamente ragione quando dici che l’unità non può esistere senza la verità. La Chiesa non è una federazione di sensibilità diverse tenute insieme da compromessi umani: il suo fondamento è Cristo, che è «Via, Verità e Vita».”
Allora lei si contraddice, si rilegga con calma e applichi la logica al suo intero ragionamento e meno male che le ha scritte lei queste parole.
L’unità è una CONSEGUENZA dell’adesione a Cristo, Via, Verità e quindi… vera Vita.
Una bellissima e piacevolissima conseguenza.
“ma ha anche pregato il Padre «perché siano una cosa sola»”
Infatti Egli disse:
“31Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;
32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.”
Gv 8
E molto di più, poi lega questa FEDELTA’ all’Amore per Lui, Dio:
“24Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.”
Gv 14
Quindi per amarci “gli altri come io ho amato voi” è imprescindibile essere prima buoni discepoli, altrimenti le altezze del Suo amore rimarranno non solo incomprese ma quei pochi che le capiranno, non avranno ne la forza, ne il coraggio di farlo… liberamente.
Perchè il vero Amore è libero, sino al martirio.
Lei riporta:
“che esistevano questioni dottrinali aperte e che nessuna ferita ecclesiale doveva essere considerata irreparabile”
Ebbene alla fine si torna al mio primo post, perchè se queste questioni (LA VERITA’) rimangono private… MI SCUSI TANTO ma la Carità è solo un pia illusione in questa situazione.
Verso chiunque.
E non bastano queste belle parole di B. XVI, cariche di speranza (sembra)… per dirimere la questione.
Lo facciano, rendano tutto pubblico.
Si deve cercare e annunciare, liberamente, la Verità per poi aderire all’unità della Chiesa.
Chi chiedeva il battesimo in antichità, rilegga la Traditio Apostolica (III secolo) tipicamente adulti… e oggi “in teoria” sulla fede dei genitori e padrini per i bambini, perchè la Chiesa malata di Modernismo fa ben altro nella pratica (io ne sono testimone…) doveva percorre un iter molto serio e complesso: anni e studi e… PER ESSERE ACCETTATO, per essere “uno” con gli eletti.
“Perché una verità che non conduce alla comunione rischia di trasformarsi in una bandiera”
Stia tranquillo la Verità di Cristo unisce, SEMPRE.
E le dico di più, per distaccarsene… bisogna arrivare ai livelli di Giuda Iscariota (Cristo ha pregato anche per Lui, o vogliamo affermare il contrario?).
Stasera la FSSPX pubblica la lettera di Don Pagliarani ai fedeli.
La legga, senza pregiudizi, se poi lei, in sincerità davanti a Dio, scomunicherebbe un sacerdote così… io mi sono commosso alla lettura, allora io e lei non siamo solo di due religioni diverse ma viviamo su due pianeti diversi.
Veritas prima…
ti ringrazio per il tempo che hai dedicato alla lettura dell’articolo e per la passione con cui difendi ciò che ritieni essere la Verità.
Prendo sul serio la tua richiesta di una maggiore chiarezza teologica e non nego che molte delle ferite che descrivi siano reali e ancora aperte. Tuttavia, il mio articolo non aveva la pretesa di risolvere una questione che accompagna la Chiesa da decenni, né di stabilire definitivamente chi abbia avuto ragione.
Ho cercato soltanto di comprendere e presentare il pensiero di Benedetto XVI, il quale, pur riconoscendo l’esistenza di problemi dottrinali irrisolti, ritenne che la porta della riconciliazione non dovesse essere chiusa.
Su questo punto continuo a interrogarmi e continuo a riflettere.
Per il resto, credo che le nostre posizioni siano sufficientemente chiare. Ti ringrazio ancora per il contributo offerto al dibattito e mi fermo qui.
https://fsspx.news/it/news/lettera-del-superiore-generale-tutti-i-fedeli-della-fraternita-san-pio-x-60210
Credo sia MOLTO importante… leggere queste parole di Bendetto XVI.
“Ma non ci soffermeremo qui sui suoi errori”.
Credo che abbiano proprio smesso di soffermarsi dal 1988.
E’ un discorso più teso ad ammettere imploicitamente che l’azione di M. Lefevbre fose già un vero stato di necessità già nel 1988, figuriamoci OGGI.
Comunque… aspettiamo i chiarimenti di questi errori.
E poi “Dioincidenza”, Ratzinger ha fatto il mio stesso discorso sulla Verità?!?
Ho dimenticato di citare il link, chiedo perdono.
E’ una mia ricerca.
https://docs.google.com/document/d/153mYSlLoIna-6mI9OiPn9C4CGhEEwFN3PXNvfrFu0uE/edit?usp=sharing