Mario Draghi ride
Mario Draghi

 

 

di Luca Del Pozzo

 

Complessivamente ho trovato il discorso di Draghi al Senato (idem la Camera) un intervento di grande levatura, per altro in linea con la cifra di altri interventi del neo premier del recente passato; un discorso sostanziato da numeri e dati, ben misurato ed improntato ad un sano realismo; e sì, anche empatico, terreno forse non familiare al nuovo capo del governo, ma che proprio per questo va apprezzato maggiormente (“non vi è mai stato, nella mia lunga vita professionale, un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia”). Un punto tuttavia  – oltre a quel passaggio dove è parso sposare la tesi assai bislacca secondo cui la pandemia sarebbe conseguenza delle malefatte dell’uomo contro la natura – avrebbe meritato maggiore attenzione, mentre invece è stato del tutto assente. E’ il tema della famiglia e, ad esso collegato, quello del contrasto alla denatalità. Temi per altro centrali, soprattutto il primo, nella Dottrina sociale della chiesa che Draghi ben conosce. Stupisce  il silenzio su queste che, ben prima della pandemia ma che la pandemia ha aggravato, erano e sono vere e proprie emergenze sociali. E’ stato detto in tutte le salse e sotto ogni angolatura: oltre alle imprese ad essere in difficoltà sono in primis le famiglie, che oltre a tutto il resto hanno dovuto letteralmente reinventarsi l’organizzazione della quotidianità causa chiusura delle scuole con tutto ciò che ha comportato; nè ci vuole un genio per capire il bagno di sangue che accadrà quando verrà tolto il blocco dei licenziamenti. Possibile dunque neanche un cenno da Draghi su cosa il governo intende fare per le famiglie? Poi c’è il tema della denatalità, il ben noto “inverno demografico” (ma sarebbe meglio chiamarlo “inferno”) che connota da anni il paese. E’ giusto e sacrosanto che tutti gli sforzi siano rivolti alla “next generation”, ma in assenza di una decisa azione di contrasto alla piaga della denatalità, anchi qui è fin troppo facile prevedere che saranno ben pochi i giovani che potranno giovarsene. Per un paese povero di figli come l’Italia è da lì che bisogna ripartire.

 

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