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Domenica VI del Tempo Ordinario (Anno B)

(Lv 13,1-2.45-46; Sal 31; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture della liturgia di questa domenica sembrano incomprensibili se non vengono esaminate con attenzione e non si fanno i riferimenti giusti, soprattutto alla situazione del mondo e della Chiesa di oggi.

– Il salmo responsoriale. La chiave per aprire la porta che ne squaderna la “comprensione seria” è offerta dal salmo responsoriale che parla di una “colpa”, di un “peccato” che devono essere “tolti” per mettere ogni essere umano singolo e, di conseguenza l’umanità intera, nella condizione “positiva” nella quale poter essere “contento di esistere”. Dice, infatti: «Beato l’uomo a cui è tolta la colpa».

Ma quale “colpa”? L’uomo/umanità ha pensato negli ultimi secoli di non avere nessuna colpa e non vuole colpevolizzarsi di nulla. Ha imparato dalla psicologia e dalla psicanalisi a rimuovere i sensi di colpa! Eppure paradossalmente, proprio in questi ultimi anni, sembra afflitto da una sorta di sensi di colpa “di ritorno” e si colpevolizza nei confronti della natura, degli animali, dell’ambiente, finendo per sentirsi, lui, colpevole di tutti i mali del mondo. Si è ormai convinto di essere un intruso nella realtà, e che quasi sarebbe meglio non esistesse. È così che si è messo in testa che bisogna ridurre il numero delle nascite di nuovi esseri umani (aborto, infanticidio) ed eliminare prima del tempo quanti sono avanti con gli anni (eutanasia, suicidio assistito), oltre agli omicidi più orrendi e sempre più frequenti, messi in atto in casa, per le strade, e un po’ ovunque. Per non parlare del moltiplicarsi delle guerre.

L’umanità di oggi sembra essersi inventata una sorta di “peccato originale pagano” in sostituzione di quello vero, che Dio aveva rivelato e del quale era stato scritto nella Sacra Scrittura.

Il “peccato originale”, quello vero, è “il peccato contro Dio Creatore” che consiste nel rifiuto di rispettare le “leggi” che Egli ha immesso nella creazione (“leggi di natura”) e nell’essere umano stesso (la Legge naturale, rivelata anche nei Dieci Comandamenti) per garantire loro di stare bene in un mondo che era stato pensato buono ed eterno. Per una libera scelta tra le creature intelligenti, alcuni angeli divenuti demoni e, su istigazione del primo di essi, l’uomo/umanità, hanno deciso di rompere “il giusto rapporto con Dio Creatore”, di sostituire la “giustizia originale” prevista da Dio, con la legge dell’“assenza di leggi”. Ma questa “anarchia” si rivela sempre di più, ai nostri giorni, invece, come una forma di “dittatura”, causa di tutti i mali che affliggono l’umanità, origine di un mondo ingestibile, ingovernabile e quindi invivibile. E i tentativi umani di risolvere i problemi da parte di qualcuno che ha il potere, finiscono per essere prima o poi solo dispotici e peggiorativi.

Come si fa a ritornare ad uno “stato di giustizia” paragonabile a quella “originale”? Chi può essere in grado di ricostruire l’uomo? A chi si può arrivare a dire, con il salmo: «Tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato», perché io da solo non ne sono stato capace? Chi è questo «Tu» capace di riparare il “danno” che sta all’origine di ogni altro “danno”, riparando la “colpa” che sta all’origine di ogni altra “colpa”?

L’umanità di oggi si sta rendendo conto, anche se in maniera distorta, che c’è qualcosa che non va, che c’è un “danno”, ma si sta fermando troppo alla superficie delle cose, ad un livello troppo immanente e non riesce ancora a riconoscere un Dio Creatore trascendente, non riducibile all’ambiente, alla natura, agli animali, al clima. E si illude di risolvere i problemi fermandosi a questo livello pagano che divinizza, ideologicamente, l’ambiente, la natura, gli animali, il clima. Nel linguaggio dei filosofi questo si chiama “panteismo”.

– La prima lettura ne parla come di una “lebbra” che si manifesta come ben riconoscibile fino dai suoi primi sintomi.

– Il Vangelo ci mostra un lebbroso che ha capito

= che non può essere in grado di curarsi da solo;

= e che non ci può essere nessuno se non Gesù Cristo che può curarlo. Perché occorre un uomo che sia anche Dio per avere il potere infinito di riparare un danno di portata infinita come la perdita della “giustizia originale”, tra l’uomo e Dio Creatore.

L’umanità di oggi è ancora lontana da questa presa di coscienza e nella Chiesa stessa sembra che siano rimasti in pochi a rendersene conto. Occorrerà presto un intervento diretto di Dio per illuminare le intelligenze, gli affetti e le coscienze degli esseri umani perché ritornino alla ragione e alla fede. E come il lebbroso del Vangelo arrivino a dire in ginocchio pregando il Signore: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Anzi a riconoscere che, con la Sua Passione, Morte e Risurrezione, Cristo ci ha già dato la possibilità di accedere alla Grazia della “purificazione” da questa “lebbra”, al ristabilimento del “giusto modo” del nostro rapporto con Dio Creatore.

Ma, per ora, sembra dirci il Vangelo di oggi, non è ancora arrivato il momento di questo intervento da parte di Dio e la storia umana sembra avere ricevuto l’ordine di «non dire niente a nessuno», per mantenere il segreto messianico che domina il testo del Vangelo di Marco. Non è ancora il momento perché l’umanità di oggi riconosca la Signoria di Cristo, non ostante ci sia qualcuno che resosene consapevole per la guarigione ricevuta del proprio modo di pensare e di vivere, si sia messo «a proclamare e divulgare il fatto». L’umanità deve toccare il fondo del male conseguente al proprio errore, per arrivare ad arrendersi ragionevolmente alla Fede.

– Nella seconda lettura san Paolo dimostra di essere uno di questi che insegnano e gridano a tutti che Cristo è l’unico che riapre l’accesso alla “giustizia originale” nel vivere davanti a Dio e quindi a sé stessi, al prossimo.

Oggi, festa della Beata Vergine di Lourdes, ci viene ricordato in modo particolare che questo modo di vedere e di agire verso sé stessa e gli altri, in Maria, l’Immacolata, non è mai stato neppure sfiorato dall’ombra di quella perdita della “giustizia con Dio” che è il “peccato originale”.

Per questo è alla sua intercessione che abbiamo bisogno di fare continuamente appello con la nostra preghiera e su di lei dobbiamo e vogliamo contare, così che il trionfo del suo Cuore Immacolato sul demonio apra anche gli uomini di oggi a riconoscere finalmente Cristo, Centro del cosmo e della storia.

 

Bologna, 11 febbraio 2024

 

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