Battesimo di Gesù
Battesimo di Gesù

 

 

Battesimo del Signore

(Anno C)

(Is 40,1-5.9-11; Sal 103; Tt 2,11-14;3,4-7; Lc 3,15-16.21-22)

 

 

di Alberto Strumia

 

Con la festa del Battesimo del Signore, che oggi si celebra nella liturgia della Chiesa, si chiude il Tempo di Natale. Gesù da Bambino, come lo abbiamo trovato nei brani del Vangelo

– del giorno di Natale che ci parla della Sua nascita nel mondo degli uomini;

– lo abbiamo visto a dodici anni nella Sua Famiglia umana, con la Madre Maria e il “padre legale” (o “putativo” come si diceva un tempo) nella domenica successiva;

– Lo abbiamo adorato come Dio Salvatore e Re con i Magi, nella solennità dell’Epifania;

oggi lo ritroviamo già adulto trentenne, mentre riceve il battesimo di Giovanni, all’inizio della Sua “vita pubblica”.

Il “Mistero della vita di Cristo” la cui comprensione oggi ci viene chiesto di approfondire, – perché non ci sfugga di mano il valore, per noi e per l’umanità intera, della Salvezza operata da Lui – è quello del “raccordo” tra il battesimo di Giovanni e il Battesimo cristiano, che anche noi abbiamo ricevuto. Gesù, chiedendo a Giovanni Battista, di essere battezzato con il battesimo penitenziale nel Giordano, raccoglie tutta l’eredità dell’Antico Testamento, l’eredità dei Dieci Comandamenti, della Legge data a Mosè, della Legge naturale. E innesta in questa eredità ciò che ad essa mancava. La Legge serve a rendere cosciente l’uomo di ciò che “perde di bene”, quando la infrange non rispettandola; e gli indica ciò che deve fare per il “bene essere” della sua esistenza. Ma non è ancora in grado di restituirgli il “bene perduto”, la “giustizia originale”, il giusto modo di stare con se stesso, conseguenza del giusto rapporto con Dio Creatore.

Gli uomini del nostro tempo, in gran parte – seguendo la cultura dominante – non sono arrivati ancora neppure ad avvicinarsi al Giordano per ricevere il battesimo di Giovanni. Per noi oggi, la richiesta del Battesimo di Giovanni rappresenta quella presa di coscienza che fa capire che non si può riuscire a costruire un “mondo giusto”, non si può riuscire a vivere una “vita vivibile” ignorando, o peggio contraddicendo con disprezzo, i Comandamenti, la Legge naturale. L’evidente invivibilità del mondo che gli uomini hanno realizzato non è ancora sufficiente per convincere la gente – ad incominciare da chi detiene maggior potere – ad invertire il senso di marcia della storia, perché si possa avere quella giustizia e quel bene che oggi manca. Questa presa di coscienza è come simboleggiata, nel Vangelo di oggi, dal  recasi al Giordano, per chiedere e ricevere il battesimo di Giovanni. Questo è il primo passo da compiere per essere in grado di andare, subito dopo, direttamente da Cristo, ricevere il Battesimo cristiano, il Sacramento o, avendolo già ricevuto da piccoli, capire finalmente che cosa esso sia e quale sia il suo vero valore per la vita del singolo e per la cultura di un popolo.

Gesù, ricevendolo, prende il battesimo di Giovanni, e lo fa passare da una semplice “presa di coscienza” (“conversione”) ad una vera “trasformazione” di colui che lo riceve: una trasformazione che l’uomo non è in grado di darsi da solo, perché solo Dio, Cristo Figlio di Dio, è in grado di fare accadere in lui. Con il Battesimo di Cristo, il Battesimo Sacramento, il Salvatore unico dell’umanità, ristabilisce in chi lo riceve la “giustizia originale”, l’accesso al giusto modo di stare con se stesso e con gli altri, perché ricostruisce la giustizia tra lui e Dio Creatore. La visione dello Spirito Santo che appare sopra di Lui, in forma di colomba, e la voce del Padre che viene dal Cielo, confermano il Suo potere divino: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Senza entrambi questi passaggi l’umanità intera e nessun essere umano può avere speranza di salvarsi dalla situazione di desolazione nella quale oggi, in particolare, ci si trova. Ricordiamo le parole di san Paolo ai Galati: «sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno» (Gal 2,16).

Oggi questa chiave di lettura della storia, viene indicata con piena consapevolezza dall’Apostolo nella seconda lettura: «Egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute [da solo l’uomo non può farlo!], ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro, affinché, giustificati [è la restituzione della “giustizia originale” perduta] per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna». La finale ricorda che la prospettiva è l’Eternità e non si potrà mai vivere bene sulla terra come se tutto dovesse esaurirsi qui.

Con la festa di oggi le letture della liturgia ci insegnano tutto questo: Gesù che si presenta come uomo adulto, ci prende per mano per rendere tutti noi “coetanei” a Lui, cristiani consapevoli di quanto Lui ha fatto e continua a fare per la verità della nostra vita. Solo così saremo messi in grado di affrontare, dopo la festa di oggi, il “Tempo ordinario” della vita normale di tutti i giorni.

Per questo, oggi, nella professione di fede, rinnoveremo le nostre “Promesse Battesimali”, più consapevoli del Battesimo che abbiamo ricevuto.

Maria e Giuseppe che hanno accompagnato Gesù negli anni della Sua infanzia, fino all’età adulta, nella quale oggi lo abbiamo visto all’inizio della Sua vita pubblica, accompagnano anche noi nell’infanzia del cammino terreno, fino alla vita adulta dell’Eternità.

 

Bologna, 9 gennaio 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. È direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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