Battesimo di Gesù
Battesimo di Gesù

 

 

Battesimo del Signore (Anno A)

(Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17)

 

 

di Alberto Strumia

 

– La conoscenza umana. Noi esseri umani formuliamo le nostre conoscenze, nella nostra mente, mediante “concetti” e le esprimiamo per comunicarle agli altri esseri umani, mediante “parole” pronunciate o scritte.

I concetti e le parole, poi, sono “segni” che “rinviano” la mente di chi pensa, parla o ascolta, scrive o legge, a “cose” che sono altrove, nella realtà, nel mondo che ci circonda, quello che possiamo vedere direttamente, o almeno sapere che esiste da qualche parte, nella realtà. E se, a volte, i nostri concetti rinviano ad altri concetti (anche i più fantasiosi), alla fine l’ultimo anello della catena di questi, rimanda sempre a “qualcosa” di reale, che è stato oggetto della nostra esperienza.

– La Rivelazione storica. Anche Dio si serve delle “parole” del nostro linguaggio umano per comunicare con noi – Sue creature che Egli ha voluto “razionali”, così da poterlo conoscere e intendere –  “rivelandosi”.

– La rivelazione cosmica. Ma prima ancora che con le “parole della Rivelazione”, Dio Creatore, si è servito, e tuttora si serve, delle “cose create”, delle “cose reali”, materiali e immateriali, per farsi conoscere. Così che anche le “cose” parlano agli uomini come fossero esse stesse delle “parole” divenute “cose”.

E la “Parola” per eccellenza è il “Verbo” fatto “carne”, “pienezza della Rivelazione, Gesù Cristo.

Così possiamo comprendere ciò che Dio è e vuole dirci, osservando e studiando la Sua Creazione, entro la quale siamo anche noi stessi. È la cosiddetta “rivelazione cosmica” che ci parla di Lui.

– La concatenazione dei segni. Poi ci sono le parole della “rivelazione storica” dell’Antico Testamento, che rinviano, come “figure” anticipatrici (“profetiche”) alle “parole” e ai “fatti” propri del Nuovo Testamento, rinviando a Cristo.

Le stesse “parole” pronunciate dal Signore, le espressioni della Sua Dottrina, sono a loro volta delle “parabole” che parlano rimandando alla “realtà” definitiva del Suo Regno, nell’Eternità gloriosa, nella quale tutto sarà ritornato alla “giustizia originale”, riparato dal danno di quel “peccato originale” e di quei singoli “peccati attuali” che l’avevano evitata, rifiutandola.

– La festa di oggi, festa del Battesimo del Signore, in particolare, contiene in sé una simile “catena” di rinvii

= da “parole” a “cose terrene”

= a “cose eterne” ancora più grandi che ci fanno inginocchiare in adorazione delle Gloria di Dio, indirizzandoci al “giusto” modo di vivere per potervi finalmente partecipare.

Gesù chiede a Giovanni di ricevere il battesimo che egli amministrava nel Giordano: «Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui». Il Signore si serve di questo “battesimo di Giovanni” come una “cosa/parola” che rinvia a qualcosa d’altro, a qualcosa di più grande e importante, al Suo Battesimo cristiano, al Battesimo Sacramento, quello che è stato voluto per essere ricevuto anche da noi.

Giovanni ha capito benissimo di avere lui, per primo, bisogno di quel “nuovo Battesimo” che Gesù stava per istituire: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da Te, e Tu vieni da me?». E Gesù, che ha colto in Giovanni, i segnali di questa attesa del “Nuovo Battesimo”, gli chiede di lasciargli fare ciò sta per realizzare: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Non si tratta semplicemente della “giustizia” che adempie ad una formalità leagle, ma della ricostruzione della “giustizia originale”. Giovanni capisce e obbedisce alla Volontà di Dio: «Allora egli lo lasciò fare».

Poi c’è il passaggio successivo. Quel Battesimo Sacramento che Cristo ha appena istituito, trasformando l’iniziale battesimo di Giovanni nel Suo “Battesimo cristiano”, rimanda a sua volta, ad un altro Battesimo, quello della Sua Passione, Morte e Risurrezione (C’è «un  [altro] battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!», Lc 12,50) che culminerà con la Sua glorificazione come Dio Figlio, accanto a Dio Padre e allo Spirito Santo.

La voce che viene dal Cielo e l’apparire della Colomba, sono le “Parole/Cose” che rinviano come “segni” a questo ultimo e definitivo “significato”, oltre il quale non è più necessario rinviare, perché non si tratta più di un “segno”, ma della “realtà” nella sua pienezza.

A questa “realtà”, passando attraverso il “segno” della sequenza dei “Battesimi” – quello cristiano dell”acqua” e quello del “sangue”, attraverso il martirio cruento o quello incruento della dedizione nelle fede, speranza e carità – anche gli Apostoli («il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete», Mc 10,39) e i cristiani saranno guidati a passare per essere messi in grado di partecipare a quella Gloria che, in questa scena del Vangelo, viene resa visibile e udibile nelle “cose” e con le “parole”.

Questo va imparato, come insegnamento della liturgia di questa festa del Battesimo del Signore. Questo va riconosciuto e professato compiendo, oggi, il gesto della rinnovazione delle nostre “promesse battesimali”.

Alla Vergine Maria, che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19) domandiamo di imparare a fare altrettanto in ogni giorno della nostra vita.

 

Bologna, 8 gennaio 2023

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.


 

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