di Comelli Lucia

 

Secondo lo scrittore Davide Rondoni[1] – nell’articolo che Giuliana ha postato sulla chat – dividendoci anche noi cattolici tra pro e anti – vaccini, abbiamo accettato la logica del Potere, quello vero, che ha fissato il campo sanitario come unico orizzonte della discussione, per fare i suoi comodi nei campi che [invece] contano … Basta parlare solo di Covid! Altre iniziative sociali e culturali sono davvero cruciali: si deve invece lottare – ha scritto – perché non sia deturpata la natura umana e fraintesa la natura: vogliono sostituire con il valore della durata (salute, pianeta …) l’inquietudine per il senso, per ciò che ci fa uomini[2].

Cari amici, durante questi due anni di pandemia, pur rispettando le regole anti – covid, ho cercato di dedicare la mia vita a tutt’altro che alla malattia (analogamente a quanto ho fatto dopo aver affrontato due diversi tumori al seno) concentrandomi su quello che mi aiutava a vivere, piuttosto che lasciarmi assorbire quotidianamente dall’assillo dei nuovi contagiati e dei morti: su questo sono del tutto d’accordo con Rondoni. Se tuttavia negli ultimissimi tempi mi ritrovo a scrivere frequentemente di vaccini, è perché a mio parere – con la questione del green pass – siamo andati ben oltre il lecito nella disgraziatissima gestione (anche ecclesiale) della pandemia! Non si tratta di una questione meramente privata, o tutto sommato di poco conto, come sembra sostenere l’articolista:

Oggi non serve dividersi sui vaccini: ognuno faccia quello che vuole – accettando le conseguenze di legge, come per la velocità in autostrada e per altre leggi ben più costrittive ed incidenti sulle libertà personali … 

Dopo aver accettato, per senso di responsabilità una gestione ‘extraparlamentare’ e quindi autoritaria, nonché spesso insensata della pandemia (come il divieto di passeggiare all’aperto, oltre i 200 metri da casa e per accompagnare il cane … non certo l’eventuale bambino!), io – che oltretutto sono vaccinata (e che ho esortato mia figlia – allora incerta – a sottoporre la nipotina all’esavalente) – ora manifesto tutti i sabati contro il green pass, proprio perché NON si tratta di una questione di scelte individuali! Discriminare i cittadini, ricattandoli con la prospettiva di perdere il lavoro o di vedere i propri figli sine die ancora in DAD, è odioso e mi pare tutt’altro che irrilevante per la libertà personale!

Non condivido l’idea di considerare la nostra protesta semplicemente come espressione dell’iper  individualismo libertario che caratterizza tanta mentalità corrente, rendendo arduo il rispetto delle regole (come suggerisce l’infelice paragone tra chi decide in coscienza di non vaccinarsi e chi non rispetta i limiti di velocità): a mio avviso individualismo e statalismo sono invece due facce della stessa medaglia, come mostra la filosofia di pensatori come Hobbes (teorico dell’assolutismo monarchico) o Rousseau (sostenitore di una democrazia totalitaria, cui si sono rifatti i giacobini di ogni tempo) che partivano da una concezione assolutamente asociale  dell’uomo. Del resto, quando sponsorizzi la dissoluzione dei legami familiari e di ogni identità, financo sessuale, l’unica forza cui ti puoi appellare per evitare lo sprofondamento nel caos di una società ormai ‘atomizzata’ è quella dello Stato. Lo dimostra la rapida conversione di tanti sinistrorsi (o sedicenti liberali) che – dopo aver difeso a spada tratta il diritto all’assoluta autodeterminazione nel caso di divorzio, aborto, eutanasia (e come ancora in molti fanno con il Ddl Zan) – hanno accettato senza fiatare una gravissima riduzione governativa delle libertà personali, e ora con il green pass accettano che a stabilire il nostro raggio d’azione sia addirittura la burocrazia (con i prevedibili esiti grottesco-tragici di un lasciapassare che – ad esempio – devi esibire se ti siedi al bar, ma non se effettui la consumazione al banco).

Sono d’accordo con Giuliana quando parla della necessità sulla situazione presente di un giudizio che nasca dall’esperienza di fede: a questo proposito voglio ricordare la centralità per Giussani della persona, della valorizzazione della sua libertà/responsabilità, e quindi del principio di sussidiarietà (che è un perno della dottrina sociale della Chiesa). Quando come cattolici abbiamo espresso una politica che fosse almeno tentativamente in accordo con la fede (come è accaduto nella Lombardia di Formigoni) siamo partiti sempre dalla valorizzazione dell’esistente: l’aver ad esempio tralasciato di coinvolgere nell’affronto della pandemia gli oltre 50.000 medici di base, l’aver poi snobbato le più valide esperienze di cura nate sul campo è stato un errore gravissimo per tutta una serie di motivi, anche antropologici (Giussani ci spronava sempre a vivere da protagonisti le circostanze: altro che considerare i medici di famiglia come semplici dispensatori di tachipirina e vigile attesa!).  Come gravissima – in un Paese che la Costituzione definisce democraticoè stata poi la decisione di affidare le sorti dell’emergenza ad un sedicente Comitato di esperti invece di passare attraverso il Parlamento (partendo – come era logico aspettarsi – dalle proposte della Commissione Sanità).

Che dire? Ognuno di noi, in mancanza di punti di riferimento autorevoli e ampiamente condivisi, rischia di giudicare la realtà da una prospettiva comunque parziale: capisco ad esempio la particolare sensibilità alla gravità della pandemia di chi come te, Giuliana (mio marito – chirurgo – è sulla stessa linea di pensiero), ha visto da medico ospedaliero i casi più gravi e condivido la decisione che hai preso qualche mese fa di vaccinarti per non infettare pazienti gravemente immunodepressi! Io invece, da storica e filosofa (che ha vissuto in Friuli l’esperienza del terremoto e poi di una ricostruzione rapida e ben riuscita – grazie alla collaborazione tra Stato ed enti locali – e che ha frequentato l’Università di Padova nel clima arroventato dell’Autonomia Operaia dell’assassinio di Aldo Moro), vedo ormai da tempo crescere nelle élites e poi rifluire tra la gente comune un clima di ostilità alla democrazia che mi spaventa, perché la libertà – il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini (così recitava un titolo del Meeting ‘vecchia maniera’) – non è mai a costo zero! Cerchiamo dunque di comprendere le diverse sfumature di giudizio, che a volte ci aiutano a smussare certe rigidità (io, ad esempio, da te Giuliana ho appreso che talvolta la malattia colpisce in modo grave anche persone adeguatamente curate a domicilio) e che comunque ci danno l’occasione di esercitare la carità (anche quando è obiettivamente molto difficile).

Un saluto affettuoso a tutti!                  

 

[1]  https://www.quotidiano.net/cronaca/dico-basta-al-monopolio-del-covid-1.6680039

[2] Davide Rondoni – che non ha mancato in talune occasioni di dissentire pubblicamente dalla gestione della pandemia (ad esempio opponendosi alla chiusura a Pasqua delle Chiese) – ha curato sul tema della natura una mostra per l’imminente Meeting di Rimini e sta pubblicando un libro.

 

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