A Nativity scene in the southern California city of Claremont

Una Natività nel southern California city di Claremont – 2019

 

di Sabino Paciolla

 

Non se ne può più di Natività fatte di plastica o affogate nella plastica, fatte di tappi di bottiglie, costruite su barconi e sui gommoni. Ora siamo arrivati  anche alle natività ingabbiate.

Quella nella foto è una Natività allestita nella città di Claremont, nel sud della California, raffigurante la Sacra Famiglia come una famiglia separata tenuta in gabbie al confine con gli Stati Uniti. E’ stata fatta per sostenere la protesta contro le politiche di immigrazione del presidente Donald Trump.

Al di là di qualsiasi valutazione sulle politiche dell’immigrazione, sulle politiche dell’ambiente, a guardare certi presepi, ci si chiede se con essi si voglia parlare del Natale o di qualcos’altro. Sorge il dubbio se si voglia usare il Natale e la Natività per portare avanti in realtà una posizione politica. Se il Natale e la Natività siano soltanto dei mezzi o degli strumenti per sostenere una posizione ideologica, per piegare la realtà ad un nostro obiettivo.

Eppure la Natività racconta una cosa semplice ed eccezionale allo stesso tempo. Racconta una cosa inimmaginabile per noi uomini: un Dio che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi perché ha avuto misericordia di noi, ha avuto misericordia del nostro niente. E la nostra vita viene cambiata da questo evento eccezionale, da quello che ci è accaduto. Attraverso questo incontro la nostra vita acquista una certezza ed una consistenza mai sperimentate prima. Esplode la meraviglia per una predilezione imprevista ed immeritata. Cristo certezza della nostra vita.

Don Luigi Giussani nel 1974, in un ritiro dei Memores Domini, disse :

“la certezza nella nostra vita è qualcosa che è avvenuto a noi! La certezza è qualche cosa che è avvenuto a noi, accaduto a noi, entrato in noi, incontrato da noi: la certezza come qualcosa di avvenuto a noi. La nostra identità, la consistenza della nostra persona, la certezza del tempo coincide – letteralmente “coincide” – con questo qualcosa che ci è avvenuto. (…)

Uno [cioè Cristo] ci è accaduto, ci si è dato, dato tanto da inserirsi nella carne e nelle ossa e nell’anima: «Vivo, non io, ma è questo che vive in me».

Ma ciò su cui vogliamo portare la nostra attenzione è la certezza, quell’aspetto di certezza che ha sorpreso i pastori, trovandosi davanti a quello che era stato loro preannunciato dagli angeli, vedendoselo là: la certezza, la certezza della vita in ciò che ci è accaduto, la certezza come qualcosa di avvenuto, quello che ci è avvenuto. (…)

Questo cambiamento dell’essere è la presenza di un Altro. 

(…) dobbiamo soffermarci (chiedendo allo Spirito la grazia di saperlo fare) in una esperienza di immedesimazione con la realtà di Maria, dei pastori, dei Magi: “presi”, la loro identità è in ciò che sta accadendo, è in ciò che è accaduto, meglio.(…)

La parola “predilezione”, nel suo senso etimologico, significa essere amati prima che ce ne accorgiamo, essere amati prima della nostra risposta, quell’essere amati che pone un dato di fatto irreversibile, quell’essere amati che definisce il nostro valore nel mondo. Essere amati, cioè essere dentro il Suo disegno, essere Suo disegno. 

(…) questo atteggiamento della Madonna, dei pastori e dei Magi, per i quali ciò che era accaduto dominava i loro occhi e il loro cuore, dominava la coscienza di loro stessi. Davanti al bambino, quel bambino era loro stessi, era la loro identità, la loro certezza, la loro pienezza, e non ricordavano più quel che era stato prima. Non ricordavano più, davanti a quel bambino, neanche le loro aspirazioni, non ragionavano più neanche su quelle, perché era quel bambino che dettava oramai tutto.

(…) la certezza e la pienezza di noi non [è] in quello che facciamo – che giunge al compiacimento effimero -, ma la certezza e la pienezza [è] in quello che ci è accaduto, che ci fa giungere alla allegrezza e alla gioia.

Quello che sta alla radice di tale allegrezza e di tale gioia, è la parola “tenerezza”, perché il Natale è il mistero della tenerezza, della tenerezza di Dio a me.

 

Come è semplice, come è immediato, come è grande, come è misterioso quello che è accaduto 2000 anni fa e che riaccade, mi ri-accade, oggi, proprio a me, nella mia carne. 

Eppure a guardare queste natività plastificate, queste natività imbarcate, queste natività fatte di gabbie che freddo, che distanza, che estraneità, che artificio, che astrazione.

Per favore, basta.

Ritorniamo al bello.

 

Natività di Gesù - Giotto 1303-1305- Cappella degli Scrovegni a Padova

Natività di Gesù – Giotto 1303-1305- Cappella degli Scrovegni a Padova

 

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