“Per il bene della fede cattolica e per il buon ordine della Sacra Liturgia, l’espressione più alta e perfetta della vita della Chiesa in Cristo, il documento in questione dovrebbe essere annullato immediatamente, cioè prima della sua presunta data di efficacia del 22 marzo prossimo.”

Ricevo e volentieri pubblico. La traduzione del testo di Sua Eminenza Card. Raymond Leo Burke è mia.

 

Raymond Leo Cardinale BURKE
Raymond Leo Cardinale BURKE

 

COMUNICATO

 

Il 12 marzo 2021, la Prima Sezione (Affari Generali) della Segreteria di Stato di Papa Francesco ha pubblicato un documento contenente alcune disposizioni riguardanti l’offerta della Santa Messa nella Basilica Papale di San Pietro in Vaticano. Il documento è indirizzato al Commissario Straordinario della Fabbrica di San Pietro, l’istituto canonico responsabile della cura della Basilica Papale, ai Canonici del Capitolo Vaticano e al Servizio Celebrazioni Liturgiche della Basilica. Sia la forma che il contenuto del documento sostengono giustamente le preoccupazioni più profonde dei fedeli e, soprattutto, dei sacerdoti. Le preoccupazioni non riguardano solo la Basilica Papale di San Pietro, ma la Chiesa universale, in quanto la Basilica Papale di San Pietro è, in modo particolare, la casa spirituale di tutti i cattolici e, come tale, dovrebbe essere un modello di disciplina liturgica per le Chiese particolari.

Per quanto riguarda la forma del documento, ci sono diverse preoccupazioni.

  1. Si tratta di un documento non firmato dalla Prima Sezione della Segreteria di Stato, senza numero di protocollo, che legifera sull’aspetto più sacro della vita della Chiesa, l’offerta della Santa Messa. Porta il sigillo della Prima Sezione con le iniziali. Mentre il documento appare autentico, cioè non falsificato, non si può ritenere che sia un documento contenente una legislazione valida per la Sacra Liturgia.
  2. La Segreteria di Stato non è competente per la disciplina liturgica della Chiesa e, in particolare, per la disciplina liturgica nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Giustamente ci si chiede con quale autorità la Segreteria di Stato abbia emanato direttive contrarie alla disciplina della Chiesa universale. Un’ulteriore domanda riguarda quale processo è stato seguito per arrivare alla pubblicazione di un documento così anomalo.
  3. Data l’incompetenza della Segreteria di Stato in materia, i fedeli hanno il diritto di sapere quale autorità competente ha dato il mandato alla Segreteria di Stato di legiferare sulla Sacra Liturgia, cioè di emanare direttive sull’offerta della Santa Messa nella Basilica Papale di San Pietro.
  4. La Basilica Papale di San Pietro in Vaticano ha ora un Cardinale Arciprete, ma il documento in questione non gli viene comunicato ufficialmente. Né si fa riferimento alla sua responsabilità per la disciplina liturgica della Basilica affidata alle sue cure.

Anche il contenuto del documento è fonte di profonde preoccupazioni.

  1. Il documento suppone che le Sante Messe nella Basilica di San Pietro siano attualmente offerte in un clima carente, in qualche misura, di raccoglimento e di decoro liturgico (“di raccoglimento e di decoro”). Questa non è certo la mia esperienza. Conosco molti sacerdoti, residenti a Roma e visitatori di Roma, che hanno celebrato o celebrano regolarmente la Santa Messa nella Basilica di San Pietro. Mentre mi hanno espresso la loro profonda gratitudine per l’opportunità di celebrare la Santa Messa nella Basilica, non hanno indicato che il clima in cui hanno celebrato la Santa Messa nella Basilica fosse in qualche modo privo della riverenza, del raccoglimento e della dignità che si addice al Sacramento dei Sacramenti.
  2. Il documento impone la concelebrazione ai sacerdoti che desiderano offrire la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, il che è contrario al diritto universale della Chiesa e condiziona ingiustamente il dovere primario del singolo sacerdote di offrire quotidianamente la Santa Messa per la salvezza del mondo (can. 902). In quale chiesa più che nella Basilica di San Pietro un sacerdote desidererebbe offrire la Santa Messa, che è il modo più perfetto e pieno in cui egli svolge la sua missione sacerdotale? Se un singolo sacerdote desidera offrire la Santa Messa nella Basilica, una volta che le direttive in questione saranno in vigore, sarà costretto a concelebrare, in violazione della sua libertà di offrire la Santa Messa individualmente.
  3. Riguardo all’offerta individuale della Santa Messa, si deve osservare che non si tratta solo di un diritto del sacerdote, ma anche di un grande frutto spirituale per tutta la Chiesa, poiché i meriti infiniti del Santo Sacrificio della Messa sono più ampiamente e largamente applicati in modo adeguato alla nostra natura finita e temporale. È utile riflettere sull’insegnamento del Concilio di Trento, riguardo alla situazione di un sacerdote che offre la Santa Messa senza che nessun fedele riceva la Santa Comunione. Riguardo alla partecipazione dei fedeli alla Santa Messa, il Concilio insegna: “Il santo Concilio vorrebbe certamente che i fedeli presenti ad ogni Messa partecipassero ad essa non solo con la devozione spirituale, ma anche con la ricezione sacramentale dell’Eucaristia, affinché i frutti di questo santissimo sacrificio fossero loro più pienamente riconosciuti”. Prosegue affermando che: “Ma, se questo non sempre avviene, il concilio non condanna per questo come private e illecite le Messe [can. 8] in cui solo il sacerdote si comunica. Piuttosto le approva e le loda, perché anch’esse devono essere considerate veramente Messe comunitarie, in parte perché in esse il popolo si comunica spiritualmente e in parte perché sono celebrate da un ministro pubblico della Chiesa, non per il suo solo bene, ma per tutti i fedeli che appartengono al corpo di Cristo” (Sessione XXII, capitolo 6). Va inoltre osservato che il sacerdote non offre mai la Santa Messa da solo, anche se non c’è nessun altro fisicamente presente, perché gli angeli e i santi assistono ad ogni offerta della Santa Messa (can. 903).
  4. Per quanto riguarda la Forma Straordinaria del Rito Romano, che il documento chiama falsamente Rito Straordinario, il documento si riferisce a “sacerdoti autorizzati”, ma nessun sacerdote in regola ha bisogno di autorizzazione per offrire la Santa Messa secondo la Forma Straordinaria del Rito Romano (Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 2). Per di più, il documento limita l’offerta della Santa Messa secondo la Forma Straordinaria o Usus Antiquior del Rito Romano nella Basilica Papale di San Pietro alla Cappella Clementina, a quattro orari fissi. Si suppone, quindi, che, ogni giorno, solo quattro sacerdoti saranno autorizzati a offrire la Santa Messa secondo l’Usus Antiquior nella Basilica Papale di San Pietro? Poiché il diritto universale della Chiesa permette al singolo sacerdote, in tali circostanze, di offrire la Santa Messa, sia secondo la Forma Ordinaria (Usus Recentior) sia secondo la Forma Straordinaria (Usus Antiquior), la direttiva in questione è in diretta violazione del diritto universale della Chiesa.
  5. Il documento legifera anche che le Messe concelebrate siano animate liturgicamente dal servizio dei lettori e dei cantori. Mentre la disciplina liturgica della Chiesa prevede il servizio dei lettori e dei cantori, non è il loro scopo quello di animare la Sacra Liturgia. Solo Cristo, nella cui persona il sacerdote agisce, anima la Sacra Liturgia. Pertanto, non si deve pensare che l’offerta individuale della Santa Messa sia in qualche modo meno animata, nel vero senso spirituale, della Messa concelebrata.
  6. Per il bene della fede cattolica e per il buon ordine della Sacra Liturgia, l’espressione più alta e perfetta della vita della Chiesa in Cristo, il documento in questione dovrebbe essere annullato immediatamente, cioè prima della sua presunta data di efficacia del 22 marzo prossimo. Inoltre, il pensiero che sta alla base di tale documento dovrebbe essere corretto, mentre la disciplina della Chiesa universale e la dottrina liturgica che la sottende dovrebbero essere esposte ai fedeli.

In conclusione, la disciplina della Chiesa riconosce il diritto, e anzi il dovere, dei fedeli cristiani di far conoscere ai loro pastori le loro preoccupazioni su questioni che riguardano il bene della Chiesa e, parimenti, di farle conoscere a tutti i fedeli cristiani (can. 212 §3). Data la gravità della situazione rappresentata dal documento in questione, è mia speranza che molti fedeli cristiani per i quali la Basilica di San Pietro è, in un senso particolare, la loro chiesa madre, e, soprattutto, molti sacerdoti di tutto il mondo faranno conoscere a Papa Francesco e alla sua Segreteria di Stato la loro forte opposizione al documento in questione.

 

Raymond Leo Cardinale BURKE

Roma, 13 marzo 2021

 

 

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