A Palestinian carries a wounded boy rescued from the rubble after an Israeli airstrike on Gaza City, on October 9, 2023. (Photo by Sameh Rahmi/NurPhoto via Getty Images)

 

 

di Mattia Spanò

 

In questi giorni di si è parlato molto di neonati decapitati – le foto ci sono, non ci sono, sono state prodotte con l’intelligenza artificiale, fidatevi che Blinken e Netanyahu le hanno viste. Il livello del dibattito dimostra che la grande afflizione non riguarda affatto quella parte di umanità che chiamiamo “bambini”, ma l’affanno del potere – che in Occidente è ormai solo mediatico – nel giustificare il proprio arbitrio.

La decapitazione del neonato costituisce un problema se a farlo sono i terroristi di Hamas. Trinciare la base del collo al neonato appena uscito dall’utero materno – aborto perinatale – o altre pratiche che possono estendersi molto oltre la nascita sono al contrario conquiste di civiltà.

Allora bisogna chiedersi: quale sarebbe la barbarie? La barbarie dipende da due considerazioni: se il bambino appartiene a qualcuno, e se quel qualcuno intendeva disfarsene.

In definitiva, i terroristi di Hamas avrebbero – usiamo ancora il condizionale – ucciso bambini non di loro proprietà e di cui i legittimi proprietari non volevano, per ragioni personali, privarsi.

I bambini morti vanno benissimo se sono il prodotto di aborti. Quelli vivi vanno benissimo se sono merci per ricchi omosessuali, magari prodotti in Ucraina: nei primi giorni di guerra, gli europei si struggevano per la loro sorte di merce deperibile. Vanno benissimo se rapiti in Africa e portati in Inghilterra per rituali di sangue. Vanno benissimo come partner sessuali.

Da morti, vanno benissimo se vivono nella striscia di Gaza, dove il 60% della popolazione ha 14 anni o meno e crepano sotto le bombe israeliane (per la foga della vendetta, hanno anche smesso di chiamarle “intelligenti”). Vanno benissimo se sono mezzo milione di bambini iracheni morti, come disse con un filo di sobrio compiacimento Madeleine Albright.

Vanno benissimo se Federico Fubini, vice-direttore del Corriere della Sera, dichiara di aver volontariamente omesso la notizia di 700 bambini greci morti per l’austerità europea, altrimenti gli anti europeisti chi li sente più. Vanno benissimo se, come il piccolo Aylan Kurdi, diventano un simbolo per i sostenitori dell’accoglienza a tutti i costi. Come e perché il povero Aylan fosse finito nottetempo su una bagnarola in mezzo al Mediterraneo, non è cosa che ci riguardi.

Riassumendo le questioni dirimenti circa i bambini morti sono le due già menzionate – proprietà del “bene bambino” e la determinazione di usufruirne o smaltirlo – l’uso politico e ideologico dei medesimi, e per finire il fatto somatico: decapitati. Come vediamo in queste ore, smembrati dalle bombe o freddati da cecchini israeliani (“per errore”) è invece perfettamente tollerabile.

Basterebbe già questa breve carrellata di fatti per capire che le opinioni riguardo l’infanzia non solo sono labili, ma del tutto inconsistenti. E per capire che l’Occidente ha un problema ciclopico con l’infanzia. Sia nel senso di dimensioni che nel senso di cecità. I bambini sono un disturbo, al punto che alcuni ristoranti vietano il loro ingresso. Cani benvenuti, bambini no. In Vaticano, mentre si sgolano sui giovani speranza per il futuro, invitano Jonathan Safran Foer, uno che i bambini li eliminerebbe volentieri per salvare il pianeta. Nel 2017 era stata la volta di Paul Erlich, il teorico della “bomba demografica” e della sterilizzazione e aborto forzati. Sempre invitato dalle alte gerarchie ecclesiastiche.

“In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18, 3-5).

Su un piano superiore, quello dello spirito, viene allora il sospetto che sia questo antico richiamo alla conversione a disturbare. Perché al di fuori del “diventare come bambini” per l’uomo non sembra esserci salvezza.

Sul piano inferiore, avendo smarrito il senso dell’infanzia abbiamo anche smarrito il diritto dell’infanzia. Non c’è nulla di scandaloso e orripilante in quello che avrebbe fatto Hamas, perché non c’è più nulla di scandaloso e orripilante in ciò che facciamo ai bambini.

 



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