di Wanda Massa

 

L’arcidiocesi di Monaco e Frisinga ha intrapreso nel 2017 il processo preliminare all’avvio della causa di beatificazione di Willi Graf, studente di medicina, condannato a morte il 19 aprile 1943 per la sua adesione alla Rosa Bianca, il movimento cristiano di opposizione pacifica al regime nazista.

Nei sei mesi successivi al suo arresto, la Gestapo lo torturò perché rivelasse i nomi di altri complici, ma il giovane resistette eroicamente, rifiutandosi di tradire gli amici. Venne quindi ghigliottinato il 12 ottobre 1943 nel carcere di Stadelheim a Monaco di Baviera.

Solo 6 anni prima, il 14 aprile 1937, sotto il pontificato di Pio XI, veniva pubblicata l’enciclica Mit Brennender Sorge, un estremo appello alla coscienza del popolo tedesco contro le insidie del nazismo. In Germania venne stampata clandestinamente, distribuita ai vescovi ed ai parroci per essere letta da tutti i pulpiti delle 11.500 chiese cattoliche della nazione il 21 aprile successivo, domenica delle Palme.

Conteneva un accorato invito rivolto alla gioventù tedesca: “Attendiamo fiduciosi dai giovani tedeschi cattolici che essi, nel difficile ambiente delle organizzazioni obbligatorie dello Stato, rivendichino esplicitamente il loro diritto a santificare cristianamente il giorno del Signore, che la cura di irrobustire il corpo non faccia loro dimenticare la loro anima immortale, che non si lascino sopraffare dal male e cerchino piuttosto di vincere il male col bene, che quale loro altissima e nobilissima meta ritengano quella di conquistare la corona della vittoria nello stadio della vita eterna.

Quelle parole dovettero incoraggiare e confermare l’eroico impegno del diciannovenne Willi Graf nella difesa della Verità, che ha contraddistinto tutta la sua vita, sin dall’infanzia.

Egli proveniva da una famiglia profondamente cattolica e – sin dall’età di undici anni – fece parte della “Neudeutschland” una associazione studentesca che continuava la tradizione dei movimenti cattolici scolastici inaugurata in Germania dal movimento giovanile Wandervogel.

Dopo che il nazismo ebbe messo fuori legge tutte le organizzazioni non legate ai principi hitleriani, Willi entrò nel 1934 nella “Graue Orden”, un’associazione giovanile dedicata allo studio della filosofia.

In questo percorso maturò la convinzione della necessità di impegnarsi politicamente come cristiano e sviluppò in modo sempre più deciso una radicale avversione al nazismo. Giunse infine alla conclusione che fede cristiana e nazionalsocialismo erano tra loro incompatibili.

Pur venendo minacciato, rifiutò di entrare nella “Hitlerjugend” (l’organizzazione giovanile nazista).

Nel gennaio 1938 venne imprigionato per settimane per aver partecipato a iniziative di campeggio non autorizzate insieme ad altri suoi compagni del “Graue Orden”.

Uscì di prigione grazie all’amnistia generale concessa in occasione dell’annessione dell’Austria al Reich.

Dopo sei mesi di servizio forzato nelle organizzazioni del lavoro, iniziò a studiare medicina all’Università di Bonn e, nell’inverno 1937-38, partì per il servizio militare.

Nel gennaio 1940 partecipò all’invasione della Francia nel corpo di sanità. Tra il marzo e l’aprile 1941 prese parte alla campagna in Yugoslavia e nell’estate 1942 venne inviato sul fronte russo, dove conobbe Hans Scholl, Alexander Schmorell e Jurgen Wittenstein.

L’esperienza della guerra e le atrocità cui assistette rafforzarono ancora di più la sua convinzione di oppositore al nazismo.

Rientrato dal fronte nel dicembre 1942 prese la decisione di entrare nell’associazione clandestina della “Rosa Bianca”. I giovani del gruppo antinazista, oltre a Willi Graf, erano Hans e Sophie Scholl, Alex Schmorell e Christoph Probst. Studenti poco più che ventenni, di confessioni cristiane diverse, che si erano conosciuti all’università di Monaco. Nell’amicizia, tra discussioni e letture, avevano maturato il dovere di agire. La loro coscienza glielo imponeva. Leggevano la Bibbia, i filosofi, i grandi scrittori, soprattutto tedeschi, francesi, russi.

Uno dei loro maestri, il filosofo Theodor Haecker, li aveva aiutati a cercare il senso della vita personale e collettiva. A non rinunciare mai alla verità, anche nella politica. A considerare sacra la libertà, così come la dignità del lavoro. A non mettere lo Stato, l’economia, la tecnica prima dell’essere umano. Di ogni essere umano, perché l’essenza degli esseri umani, pur nel loro mutare nel tempo e nella varietà dei popoli, è la medesima. E il mistero dell’incarnazione di Cristo, diceva Haecker, aveva illuminato di un destino eterno ogni creatura umana.

La principale attività di Willi fu quella di reclutare nuovi aderenti alla “Rosa Bianca” ricontattando i suoi amici a Saarbrücken, Koln, Bonn, Freiburg e Ulm, fino al suo arresto, il 18 febbraio 1943 insieme alla sorella Anneliese.

Il 19 aprile 1943 Roland Freisler presidente della “Corte del Popolo” condannò Graf alla pena capitale.

Nella sua ultima lettera destinata alla sorella e agli amici scrisse: “Dovete continuare ciò che abbiamo cominciato”.

Prima di consegnarsi al boia, lasciò ai suoi genitori uno scritto con le sue ultime volontà: “In questo giorno lascio questa vita ed entro nell’eternità. Ciò che mi fa più male è che sto causando un tale dolore a coloro che continuano a vivere. Ma la forza e il conforto li troverete con Dio e questo è ciò per cui prego fino all’ultimo momento“.

In questi ultimi mesi in cui, particolarmente in Italia, abbiamo assistito al progressivo affermarsi di un regime di dittatura sanitaria, in cui la paura del contagio in molti ha spento la speranza, ha affievolito la fede e talvolta ha persino offuscato la ragione, è salutare riscoprire la luminosa figura di Willi Graf, che ha saputo difendere la Verità sempre, con coraggio, fermezza e abnegazione, fino all’estremo sacrificio della propria vita.

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