Nel periodo d’Avvento, risuona sempre lo stesso ritornello. “L’Avvento è un momento di attesa… “. Quindi facciamo finta di aspettare. Facciamo finta…..? Sì, perché sappiamo che Gesù è già venuto. Allora qual è il significato dell’Avvento?

Ecco un articolo di fratel Thierry-Dominique Humbrech, pubblicato su Aleteia, e tradotto da Elisa Brighenti.

 

presepe (foto da Presepe Vivente di Zavattarello)

presepe (foto da Presepe Vivente di Zavattarello)

 

L’anno liturgico è iniziato. L’Avvento è tornato. Torna sempre troppo presto. Ci ricorda che il Natale è alle porte di casa nostra, che dovremo spremere le meningi per trovare i regali adatti, per non parlare della paura di rovinarci economicamente. Ma che senso ha aspettare un evento che ha già avuto luogo? In ogni caso, attendere Cristo per un mese, un’ora alla settimana, o quattro ore in tutto, non trasformerà dicembre in una gigantesca sala d’attesa. E poi il sacerdote dice ad ogni messa che dobbiamo aspettare (se poi andiamo ogni giorno, la fatica aumenta), allora aspettiamo.

Aspettando un presepe che si è già verificato

C’è qualcosa di strano in tutto questo. Attendiamo il ritorno di Cristo, sì, nella gloria, il giorno del Giudizio Universale, il giorno in cui risorgeremo con Lui, con il nostro corpo. Questa attesa è comprensibile, segna il futuro e la speranza. D’altra parte, possiamo aspettare una nascita che ha già avuto luogo?

In realtà, l’Avvento non è un’attesa. Non dobbiamo aspettare Colui che si è incarnato per sempre. Perché ci precede in tutto. Se c’è un’ attesa, è dal punto di vista liturgico, quando il nuovo anno che si inaugura ci fa  vivere ciò che Gesù ha già vissuto, ricevere le grazie che ha dato a tutti. L’attesa è pedagogica, teatrale, è la memoria dei misteri, la celebrazione delle tappe della salvezza. Questa è un’attesa che non è rivolta a qualcosa di specifico. Semplicemente, mette alla presenza di Colui che viene ogni giorno per offrirci la Sua grazia. E’ Lui che attende con coi.

L’Avvento non è un’attesa, è un’opportunità per ricominciare da capo.

Abbiamo bisogno di ritmi, di partenze, un po’ come i bambini che, all’inizio dell’anno scolastico, desiderano inaugurare un quaderno nuovo. La vita di preghiera, disturbata dai ritmi dell’estate, ha bisogno di ricominciare dopo una lunga assenza. Non si tratta di fare le stesse cose, ma di approfondirle. Come possiamo approfondire senza ripeterci? Ascoltando più attentamente i Vangeli della Messa, che in questo periodo dell’anno sono magnifici. Occorre anche prepararli, riprenderli e farli “ritornare” durante la settimana.

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