Gesù e gli apostoli

 

V Domenica di Pasqua (Anno C)

(At 14,21-27; Sal 144; Ap 21,1-5; Gv 13,31-35)

 

 

di Alberto Strumia

 

Nelle letture di questa domenica risaltano immediatamente le frasi che contrappongono

– da un lato la descrizione della condizione nella quale ci si trova a vivere, come esseri umani, sulla faccia della terra

– e dall’altro, quelle che descrivono la condizione eterna definitiva, della quale pure nella “fede” riceviamo un’anticipazione già in questa vita. Ed è su questa esperienza di anticipazione dell’eternità che si introduce nella storia, che possiamo avere il coraggio della “speranza” e riuscire a vedere e trattare persone e cose in un modo simile a come Dio le vede e le ama. E questa è la “carità”.

1 – La prima lettura ci avverte un merito al primo aspetto della vita su questa terra, perché non ci facciamo mai prendere dallo sconforto per la fatica del vivere, soprattuto nella situazione del mondo e della Chiesa di oggi. Ma impariamo a farci sostenere dalla “comunione dei santi”, sapendo che la realtà non consiste solo nella piccola porzione di essa  che cade sotto i nostri sensi, ma la parte più rilevante di tutto ciò che esiste si trova nell’eternità («confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede»).

Così «Paolo e Barnaba – dicevano e dicono anche a noi che – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». E le tribolazioni che noi stiamo conoscendo oggi, al di là di quanto avremmo potuto immaginare fino a qualche anno fa (dieci, venti, trenta, quaranta anni fa) si vedono crescere di giorno in giorno in una progressione che va

= dalla progressiva “perdita di vivibilità” dell’esistenza personale, domestica, pubblica;

= al clima di diffidenza nei rapporti umani alla quale si è quasi forzati ad abituarsi;

= al senso di impotenza che ognuno prova di fronte a tutte le forme di potere civile e religioso (non ti puoi più fidare di nessuno ed è un miracolo se in casa hai ancora una persona di cui puoi farlo senza temere);

= alla conseguente sfiducia verso gli organi di governo e verso le regole che non garantiscono più la rappresentatività popolare.

E l’elenco potrebbe continuare…

Ma in questo quadro, e non al di fuori della realtà, gli Apostoli con i loro collaboratori, e con loro anche noi, lavoravano per la verità di Cristo, sapendo di essere «stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto».

2 – La seconda lettura descrive il passaggio finale e definitivo dalla condizione di tribolazione e di prova terrena alla pienezza della vita in Cristo, in Dio. Qui si parla allo stesso tempo

= della Chiesa che ha portato nella storia un totale cambiamento della concezione della realtà («un cielo nuovo e una terra nuova»): ma questa per noi è ormai la storia della cristianità del passato, che sembra avere compiuto il suo tempo e il suo compito;

= e della Gerusalemme celeste, quella della gloria eterna che non viene meno («la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo») nella quale tutta la creazione viene trasfigurata.

3 – Il Vangelo, letto alla luce di quanto sta accadendo oggi a noi, ci istruisce sul fatto che  il Signore sembra avvertire in merito al venire meno, nella storia dell’umanità, della Sua visibilità pubblica nella Chiesa («ancora per poco sono con voi»), poco prima della Sua glorificazione («Lo glorificherà subito»), cioè di un Suo intervento diretto ed esplicito che, come Egli stesso dice, con la parola «subito», deve essere imminente. Anche se non siamo in grado, e non tocca a noi farlo, di quantificare questo subito, esso suscita una speranza straordinaria nei credenti in Cristo, unico Salvatore. Tra l’altro non sono mancate anche rivelazioni private, approvate dalla Chiesa, che sembrano confermarlo.

Attendiamo, dunque, con energia questo subito, sostenuti dall’intercessione della Vergine Maria, la protezione della quale è sempre stata ed è tuttora grande per il popolo cristiano.

Maria, piena di grazia, ottenga per noi, proprio ora, il rinnovarsi dei doni dello Spirito Santo che aprono la nostra mente alla Verità e danno forza alla nostra volontà per sapere agire  secondo il Bene.

Veni sancte Spiritus, veni per Mariam!

 

Bologna, 15 maggio 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

 


 

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