Coena-Domini-giovedi-santo

 

Giovedì Santo (in Coena Domini)

(Es 12,1-8.11-14; Sal 115; 1Cor 11,23-26; Gv 13,1-15)

 

di Alberto Strumia

 

In questo giorno del Giovedì Santo, il Signore ha istituito insieme due Sacramenti: quello dell’Eucaristia e quello dell’Ordine sacro. Il secondo è in funzione del primo, in quanto consente di celebrarlo validamente, e di celebrare anche gli altri Sacramenti. È bene riprendere in mano almeno il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, per rimettere a fuoco ciò che questi due Sacramenti rappresentano nella vita della Chiesa e di ogni cristiano, in modo da correggere eventuali fraintendimenti della Dottrina insegnata da Cristo e trasmessa dalla Chiesa Cattolica.

– All’Eucaristia vengono dedicati ventiquattro numeri. Qui riprendiamo il n. 271 e il n. 280 (cfr., A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo: vol. 2 – I Sacramenti e la Liturgia).

«271. Che cos’è l’Eucaristia?

È il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua Morte e Risurrezione. È il segno dell’unità, il vincolo della carità, il convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di Grazia e viene dato il pegno della vita eterna».

L’Eucaristia ha un’importanza centrale, essendo l’unico Sacramento nel quale Cristo è “realmente”, “fisicamente”, “presente”, oltre che operante come attraverso gli altri. Se i Sacramenti, in genere, sono “strumenti” (“mezzi”) dell’azione salvifica di Cristo, l’Eucaristia è il Corpo vivo di Cristo stesso, sostanzialmente presente e operante.

Nell’Eucaristia ci sono contemporaneamente due aspetti associati al duplice significato della parola “Eucaristia”:

  1. Quello della “contemporaneità con il Sacrificio della Croce” (Passione e Morte del Signore), come viene detto in questo numero («È il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù»); e in questo senso l’Eucaristia coincide con la celebrazione della Santa Messa.
  2. Quello della “presenza reale” di Cristo nel pane e nel vino consacrati (in ciascuna delle specie, anche singolarmente prese), che “permane” anche dopo la celebrazione della Messa, fino a che ciascuna delle specie rimane integra. Per questo il pane consacrato viene custodito nel tabernacolo, adorato come il “Signore presente”, esposto durante le ore di adorazione eucaristica, onorato nelle processioni.

Con la parola “Eucaristia”, perciò si deve intendere sia

– il “Sacrificio” della Messa;

– che il Pane e il Vino “Consacrati” (“transustanziati” nel Corpo e Sangue del Signore);

– che la “Comunione”, nell’atto di ricevere l’Eucaristia come un cibo e una bevanda.

«280. In che senso l’Eucaristia è memoriale del sacrificio di Cristo?

L’Eucaristia è memoriale nel senso che rende presente e attuale il sacrificio che Cristo ha offerto al Padre, una volta per tutte, sulla Croce in favore dell’umanità. Il carattere sacrificale dell’Eucaristia si manifesta nelle parole stesse dell’istituzione: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi” e “Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi” (Lc 22,19-20). Il sacrificio della Croce e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio. Identici sono la vittima e l’offerente, diverso è soltanto il modo di offrirsi: cruento sulla Croce, incruento nell’Eucaristia».

Questo numero illustra l’elemento caratterizzante l’Eucaristia come “Sacrificio della Messa” come memoriale della Passione di Cristo.

– Dicendo che è “memoriale” nel senso «che rende presente e attuale il sacrificio che Cristo ha offerto», chiarisce che la parola “memoriale” non va intesa come una semplice “commemorazione” di un avvenimento (il Sacrificio della Passione) accaduto nel passato, ma come “contemporaneità” con quello stesso unico (accaduto una volta per tutte) avvenimento-Sacrificio, per la riparazione della “giustizia originale” in favore dell’umanità;

«Il sacrificio della Croce e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio», spiega che tale unicità è resa possibile dall’eliminazione della distanza spazio-temporale tra la celebrazione della Messa e la Passione di Cristo. Questo accade per la volontà e il potere del Signore stesso che, con l’Istituzione dell’Eucaristia, ha dato agli Apostoli e ai loro successori (Vescovi) e loro delegati ordinati (Presbiteri) l’ordine di compiere lo stesso gesto con le stesse “parole efficaci”. Si esclude, così, l’idea erronea che la Messa sia

= una semplice “rievocazione” o “ricordo” di un morto del passato;

= e quindi un “duplicato” in tono minore del Sacrificio di Cristo («sono un unico sacrificio […] Identici sono la vittima e l’offerente» che è Cristo stesso “in persona” nella Sua Passione e nel sacerdote celebrante che, per volontà del Signore, nella celebrazione della Messa opera in Persona Christi, come Cristo in Persona).

– Dicendo che «diverso è soltanto il modo di offrirsi: cruento sulla Croce, incruento nell’Eucaristia», spiega i due modi di attuarsi dell’unico Sacrificio che è cruento sulla Croce ed incruento nella celebrazione dell’Eucaristia. La prima modalità è “cruenta”, la seconda è “sacramentale”.

Se possiamo azzardare un paragone, come una sorta di “parabola”, di “analogia” – che aiuta a capire, pur non pretendendo di essere né una spiegazione letterale, né esaustiva – potremmo pensare a ciò che accade quanto si vede la stessa “unica” persona, direttamente guardandola con gli occhi e, allo stesso tempo, vedendola sul monitor di una videocamera che la sta inquadrando. La persona osservata è la stessa (è “unica”), ma i modi della sua presenza sono diversi, e la medesima persona è “realmente presente” davanti a noi.

«283. Che cosa significa transustanziazione?

Transustanziazione significa la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione si attua nella preghiera eucaristica, mediante l’efficacia della parola di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo. Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le “specie eucaristiche”, rimangono inalterate».

L’oggetto di questo numero è un “dogma” al quale si è tenuti a credere per potersi ritenere e dichiarare “cattolici”. Che non crede in questo contenuto dottrinale, così come qui è presentato, non è cattolico.

Questo numero spiega il significato del termine Transustanziazione che definisce ciò che accade nell’Eucaristia nell’atto di celebrarla, da parte di un ministro (Vescovo o presbitero) validamente ordinato, con l’intenzione di compiere ciò che Cristo ha comandato di fare («Fate questo in memoria di me», Lc 22,17). E quando dice che essa significa la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue, intende, con il termine sostanza “ciò che è realmente” il Corpo e il Sangue. La teologia, nell’intento di offrire un “modello” di comprensione della dottrina ha inteso spiegare la sostanza come la “materia” in quanto è “organizzata” da una “forma/informazione” che la definisce come “ente” e ne determina le “capacità operative” (“natura”).

Questo “modello” è stato proposto e formulato nella maniera più compiuta da san Tommaso d’Aquino dal quale la “definizione dogmatica” data dal Concilio di Trento ha ritenuto di prendere a prestito il termine stesso Transustanziazione come totalmente “adeguato” e “corretto” per esprimere ciò che avviene nella Consacrazione durante la santa Messa.

Questo numero precisa, poi che tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le “specie eucaristiche”, rimangono inalterate, per cui ciò che si vede, si gusta, si odora e si tocca sono ancora le proprietà del pane e del vino comuni.

Quanto avviene trova una descrizione dimostrativamente comprensibile dal punto di vista logico e rende conto anche del motivo per cui ciò che avviene non è normalmente “osservabile” con i sensi esterni del nostro corpo (vista, tatto, gusto, odorato, udito) e deve essere, come tale oggetto “ragionevole” (perché non è “illogico”) della “fede”.

Eccezioni si hanno, però, in occasione dei “miracoli eucaristici”, nei quali anche la specie manifestano sensibilmente la carne del Corpo e il Sangue del Signore. Gli esami di laboratorio hanno rilevato che si tratta di tessuti con le caratteristiche proprie di un soggetto umano di sesso maschile e di gruppo sanguigno AB (noto anche come “donatore universale”). Tali miracoli avvengono a sostegno della fede dei credenti e per favorire la conversione alla fede dei dubbiosi e dei non credenti.

  1. a) A proposito del motivo del termine Transustanziazione, troviamo, tra i testi di san Tommaso questo passo:

«Dio è un atto infinito, come si è spiegato nella Prima Parte (Summa Theol. I, q. 7, a. 1; q. 25, a. 2). Perciò la sua azione si estende a tutta la natura dell’ente. E così può produrre non soltanto delle conversioni formali, nelle quali cioè in un medesimo soggetto si succedono forme diverse, ma può trasmutare tutto l”ente, in modo cioè che tutta la sostanza di un certo ente si converta in tutta la sostanza di un altro.

E ciò appunto avviene per virtù divina in questo Sacramento. Infatti tutta la sostanza del pane si converte in tutta la sostanza del corpo di Cristo, e tutta la sostanza del vino in tutta la sostanza del sangue di Cristo.

Perciò questa non è una conversione formale, ma sostanziale. E non rientra tra le specie delle mutazioni naturali, ma con termine proprio può essere detta transustanziazione» (Summa Theol., III, q. 75, a. 4co).

  1. b) Il Catechismo della Chiesa Cattolica nella sua versione ampia dice:

«(n. 1376) Il Concilio di Trento riassume la fede cattolica dichiarando: “Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue.

Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione” (Sessione 13a, Decretum de ss. Eucharistia, c. 4: DS 1642)».

E precisa che, secondo la dottrina cattolica tiene per fede che:

«(n. 1377) La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche.

Cristo è tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la frazione del pane non divide Cristo».

La fede nella “permanenza” della “Presenza reale” di Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nell’Eucaristia risale agli Apostoli e ai loro immediati successori, come documenta già san Giustino nel II secolo: «Quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l’acqua “eucaristizzati” (eucharisteténtos) e ne portano agli assenti» (Apologia, 1, PG 6, 428)».

La Transustanziazione non va mai confusa con la “consustanziazione” né con la “transiginificazione” che non sono compatibili con la dottrina cattolica.

– Il termine “consustanziazione” (Lutero) vuole indicare la coesistenza contemporanea di due sostanze: quella del pane insieme a quella del Corpo di Cristo, e rispettivamente la coesistenza contemporanea di due sostanze: quella del vino e quella del Sangue di Cristo.

Nel caso del pane, per indicare la “consustanziazione” si parla anche di “impanazione”, come ad una sorta di “incarnazione” del Verbo nel pane. Come nella Persona di Cristo la natura divina e quella umana sono unite e coesistenti, in questa prospettiva erronea la sostanza del Corpo di Cristo sarebbe unita e coesistente con quella del pane.

– Iltermine“transiginificazione”(Zwingli) vuole indicare che la presenza di Cristo con il Suo Corpo e il Suo Sangue non è reale, nell’Eucaristia, ma solo “simbolica”, “significata” come qualcosa che non è nel simbolo, ma altrove.

Va precisato che, con i cattolici anche e solo i cristiani “ortodossi” credono nella Transustanziazione.

Per approfondire si può utilmente vedere:

– in forma non troppo ampia: I. Biffi, Storia dell’Eucaristia, Jaca Book, Milano 2010;

– in forma ampia e completa: R. Coggi, Dialogo sull’Eucaristia. Incontrare, conoscere, amare Gesù, «Pane della vita», Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1997.

Sul Sacramento dell’Ordine accenniamo solo a quanto dice il n. 271 che è già chiaro per se stesso.

«322. Che cos’è il Sacramento dell’Ordine?

È il Sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai Suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa, sino alla fine dei tempi».

La giornata del Giovedì Santo ci ricorda, come abbiamo appena letto nel Vangelo di san Giovanni, che tutto questo è stato compiuto dal Signore per amore verso di noi, proprio dove si dice che «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Si tratta di una “capacità onnipotente” di amare il Padre e lo Spirito Santo, nelle loro relazioni intratrinitarie, e di amare di conseguenza la “creazione” nel suo insieme e tutte le “creature” singolarmente. Una “capacità di amare” che coincide con l’essenza stessa di Cristo-Verbo di Dio, e che come uomo Egli ha voluto apprendere anche dalla Sua “madre terrena”, Maria Santissima e dal Suo “padre legale” Giuseppe, alla protezione dei quali ci affidiamo perché insegnino la “capacità di amare” anche a noi, quale forma di “partecipazione” a quella di Gesù stesso.

 

Bologna, 6 aprile 2023

 

 

 

 

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