Rosso Romano di Nicoletta Latteri

Latteri Nicoletta libro Rosso Romano

Latteri Nicoletta libro Rosso Romano

 

Rosso Romano di Nicoletta Latteri

 

Il punto era proprio quello, un favore nato da un capriccio molto costoso. Un lusso che aveva deciso di concedersi, d’altronde in quale altro modo dare un senso alla propria vita?” .

 

Sullo sfondo di una Roma sfacciatamente bella, il passato e il presente si intrecciano dando luogo ad un complesso sistema di specchi posto a custodia di una collezione d’arte scomparsa ai tempi dell’invasione napoleonica.

Un ladro, due musicisti e un giovane frate, coinvolti loro malgrado nella caccia al tesoro, si troveranno costretti a giocare contemporaneamente una spietata partita a scacchi con un avversario senza volto  … e tra colpi di scena e suspense i sampietrini si tingeranno di rosso sangue.

 

“ Fin dall’inizio aveva avuto una sgradevole sensazione. Ricordava bene di aver sostato davanti al quadro senza sapere che dire  alle due suore in abito bianco che lo guardavano attendendo con ansia un responso.

« Allora? » gli avevano chiesto.

« Sorprendente » non sapeva come definire altrimenti la crosta che aveva davanti.

« È un quadro molto antico, pare che ci abbia messo mano più d’uno » suor Paola, la superiora dall’aspetto matronale e lo sguardo amorevolmente sveglio, in qualche modo sembrava comprendere i suoi dubbi.

Aveva annuito. La tela raffigurava una S.Giovanna d’Arco mal riuscita che era stata più volte rimaneggiata, al punto da rendere poco leggibile la stessa figura della santa raffigurata in arme accanto ad una grande croce.

« Qual è il problema? ».

« L’arcivescovo Severtigni sta facendo pressione per averla » gli avevano spiegato con grande sincerità.

« Averla o comprarla? » si era informato prendendo il cellulare per spegnere la suoneria. Non capiva perché non volessero cedere quella crosta.

« Non fa differenza dato che non vogliamo dargliela » era sbottata la piccola e irrequieta suor Serafina.

La superiora gli spiegò.

« Vede, noi non è che siamo proprio sceme, ci rendiamo conto  che questa tela non è il massimo della bellezza, con tutto il rispetto per S.Giovanna d’Arco, proprio per questo le pressioni dell’ arcivescovo ci hanno come dire… insospettite ».

« Con tutto il rispetto non ci è mai piaciuto » aveva aggiunto suor Serafina con una smorfia.

« Pensiamo che possa valere molto di più di quanto potrebbe sembrare » aveva ammesso la superiora, confessando che era il denaro a motivare il rifiuto.

« Vi serve una perizia? ».

« Una perizia non calmerebbe l’arcivescovo, preferiremmo che lei ci aiutasse a metterlo al sicuro, diciamo, ecco… ».

Suor Paola cercava di usare tutta la delicatezza possibile nell’esprimersi.

« Però una perizia potrebbe essere utile a fronteggiare le richieste dell’alto prelato… ».

Suor Serafina aveva preso ad agitarsi, non poteva scavalcare la superiora rispondendo, ma si vedeva che faticava non poco a tacere.

« Preferiremmo evitare controversie inutili e senza il quadro… si risolverebbe ogni cosa ».

« Non penso abbiate difficoltà a nasconderlo, in cosa posso esservi d’aiuto io? ».

« Lo devi rubare figliolo! » suor Serafina non aveva più resistito, con grande disappunto della superiora che le aveva dato una gomitata. Era seguito un attimo di imbarazzato silenzio durante il quale il cellulare riprese a vibrare.

« Sappiamo che lei è un gran bravo ragazzo… così pulitino… e ci chiedevamo se in via del tutto eccezionale potesse risolvere il nostro piccolo problema » suor Serafina, aveva cercato di rimediare al passo falso, senza però riuscire ad astenersi dal chiedere con morbosa curiosità « È la fidanzatina? ».

« No, mia madre. Sì, posso ».

Poteva, perché nonostante la giovane età e ricercatezza nel vestire, lui era un ladro, uno dei migliori, almeno questo era ciò che gli piaceva credere.

« Ma che bravo! Ha visto Madre che bel ragazzo, che sguardo intelligente. Si vede che è proprio bravo » ma la superiora non aveva gradito l’intromissione.

« E dacce n’ taglio! » rivolta a lui con un sorriso materno aveva ripreso « Siamo felici che sia venuto, adesso può anche rispondere a sua madre ».

« Lo faccio dopo, non è niente d’urgente. Che sistema d’allarme avete? ».

« La povertà » aveva risposto la superiora.

« E … a parte quella? ».

« Una serratura che funziona male, però ci siamo dette che… forse aspettiamo un paio di giorni a cambiarla ».

Incredibile, risparmiavano persino sulla sicurezza.

« Video sorveglianza? ».

« Ce l’hanno i vicini perché gli hanno rubato le macchine, ma se può essere d’aiuto… » suor Serafina sembrava volersi fare perdonare.

« Preferisco che non facciate niente, se permettete… » aveva indicato l’uscita.

La situazione era abbastanza imbarazzante, voleva andare via, si era diretto alla porta con le  suore che gli correvano dietro come due cagnolini senza sapere che altro dire.

Sulla porta, suor Paola aveva affrontato a mezza voce l’aspetto più scottante.

« Per quanto riguarda il suo disturbo… ».

« Non si preoccupi, è un favore che devo a padre Ugo. È a posto così. Buonasera Madre ».

 

Si gioca una partita a scacchi senza esclusione di colpi che ha come posta in gioco il ritrovamento di una collezione d’arte scomparsa ai tempi dell’invasione napoleonica.

 

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Rosso Romano 

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“La preghiera di un’umanità piegata dal dolore della morte e spaventata dal futuro”

Francesco Coronavirus Urbi et Orbi

 

 

di Nicoletta Latteri

 

Le accuse a Papa Francesco sono state molte, ma l’altra sera sotto la pioggia in Piazza S.Pietro c’era un uomo che a nome di tutti andava incontro a Dio, al suo e al nostro Dio, e che ha trovato le parole per parlare al mondo e farsi suo portavoce davanti a Dio. A fare da ponte tra noi e Lui.

Un Pontefice che faticava a camminare, ma ha alzato più volte il Santissimo al cielo pur avendo difficoltà a reggerlo, diventando immagine di un’umanità attonita che voleva farsi Dio ma torna da Lui in ginocchio  perché sola e spaventata, disperata senza l’amore più grande, senza più nemmeno sapere cos’è un grande amore.

Mai come l’altra sera il Corpus Domini è stato il sole di quella piazza su cui erano già calate le tenebre, è stato ciò che il mondo moderno con le sue infinite ideologie ha cercato di cancellare, ha illuminato la sera, mostrando al mondo ciò che non voleva vedere: la potenza di Dio, la forza del legame con l’uomo che si materializza in una piazza vuota, che ha il suono di una leggera brezza ma racchiude in sé l’universo intero.

Davanti al Pontefice si stendeva la Città Santa, immagine di mille altre città, resa silenziosa dalla pandemia e fatta bella da secoli di preghiere tramutate in pietra dalla fede dei credenti  e che ancora una volta ha fatto della sua bellezza lo strumento per amplificare la preghiera di un’umanità piegata dal dolore della morte e spaventata dal futuro, facendone la roccia dalla quale l’uomo insieme a Dio affronta la tempesta.

Così, nel momento più difficile, nonostante tutte le differenze e polemiche, gli uomini hanno ritrovato la strada per la preghiera e per Dio, hanno ritrovato la strada che li riporta al Padre che li sosterrà quando cadranno e qualsiasi cosa accada, gli darà la forza di rialzarsi contro ogni previsione o logica umana.

Dopo tanto razionalismo e “nuovo umanesimo” l’unica verità è che per potere accedere a Dio bisogna farsi uomini e rinunciare a ogni altra cosa, perché come vediamo in questi giorni la vanità del mondo non ha senso.

Signore resta con noi perché si fa sera. Lc 24, 13-35

 




In nome di Dio smettete di insultarci, la gente muore.

coronavirus

 

 

di Nicoletta Latteri

 

Mentre la gente combatte contro il coronavirus continuano a piovere insulti tra accuse di razzismo, populismo e sciacallaggio nei confronti di chi aveva chiesto più che giustamente, come aveva fatto anche l’OMS, la quarantena per chi veniva dalla Cina e adesso, sempre come l’OMS, chiede la chiusura dei porti poiché la prevenzione viene fatta in tutto il mondo e non ha niente a che vedere col razzismo.

Accuse di razzismo che sarebbero state giustificate qualora vi fossero seri stati controlli ai confini e quarantena per chi viene dalla Cina, ma come tutti hanno sempre saputo, così non è stato, non in Italia.

È altresì molto indicativo che a fronte dell’ossessivo ripetere degli insulti non venga spesa una parola per i nostri morti, per la sofferenza dei contagiati e le loro famiglie che aumentano di ora in ora.

 

Ciò che stupisce maggiormente, e ferisce al contempo, è che questi attacchi vengano da chi dovrebbe conoscere a menadito la storia e dovrebbe pertanto essere in grado di distinguere tra le strumentalizzazioni nazionaliste attuate in passato e le giuste istanze di salvaguardia della collettività attuali applicate a livello mondiale da tutte le nazioni.

Da parte di chi ha ruoli di grande responsabilità politica e religiosa ci si sarebbe aspettati una maggiore capacità di discernimento ed empatia umana, a meno che non vi sia l’intento di strumentalizzare una normalissima paura dettata dall’istinto di sopravivenza al fine di poter costruire a tavolino un inesistente razzismo.

 

Pertanto, se la civiltà cattolica esiste ancora, smettete di offendere di fronte ai morti, alla disperazione delle famiglie, al personale medico sfinito, alle forze dell’ordine che devono mantenere calma una popolazione spaventata, al sacrificio della Protezione Civile.

Smettete, ma non per la pietà che si deve ai vinti, perché non siamo vinti, lottiamo in modo più civile di altre nazioni ma non per questo ci fermiamo.

È da millenni che lottiamo e moriamo per questo fazzoletto di terra nel cuore del Mediterraneo che a memoria d’uomo viene invaso un giorno sì e l’altro pure, alle volte abbiamo vinto, altre abbiamo perso e pagato con fiumi di sangue, altre ancora abbiamo “italianizzato” chi ci voleva colonizzare.

 

Abbiamo scritto le pagine più importanti per i diritti umani rinchiusi nelle buie celle delle galere, e conquistato la libertà di pensiero sui patiboli e roghi, la libertà religiosa sbranati dai leoni ed infine abbiamo scritto col nostro sangue una delle più belle Costituzioni delle nazioni libere.

Se avessimo smesso di lottare per il nostro pezzo di terra franoso e fossimo semplicemente andati da chi ci ha colonizzato pretendendo di essere mantenuti perché la nostra terra è stata derubata, come fanno in troppi oggi, saremmo ancora sulle palafitte e non ci sarebbero il diritto, la scienza, la filosofia, l’arte … non ci sarebbe l’Europa e, che piaccia o meno a chi ci insulta, non ci sarebbe nemmeno la civiltà Occidentale.

Adesso, se vi è rimasto un briciolo, non dico di umanità, ma di cristianità, smettete di attaccarci e insultarci, grazie alla vostra folle ideologia stiamo morendo, che altro volete da noi?

 

 




Il Cantico dei Cantici non è il Decamerone. Benigni e la subdola falsificazione del testo sacro.

Benigni a Sanremo 2020

Benigni a Sanremo 2020

 

 

di Nicoletta Latteri

 

Quanto andato in onda a Sanremo è l’ennesimo luccicante manifesto di un’umanità capace di guardare solo alle proprie parti basse, svuotata di tutto, che ha volutamente distolto lo sguardo dalle stelle e si sente infastidita dal vedersi ricordare che c’è anche altro nella vita. Un abbrutimento costruito sul vecchio trucco di chiamare il sesso: amore e che di conseguenza ha bisogno di sublimare il sesso  per dare un minimo di parvenza di ragion di vita a chi è caduto nella sua trappola.

Fin qui niente di nuovo, un copione già visto, la novità è invece l’uso di tutta una serie di menzogne costruite ad arte sul libro sacro del Cantico dei Cantici.

Cominciamo dalla più innocua: è la canzone più antica. Falso, la canzone più antica è l’inno a Nikal ritrovato a Ugarit nell’odierna Siria e risalente al 1400 a.C. e, a parte i canti dell’antico Egitto, vi si potrebbero aggiungere anche le famosissime Iliade ed Odissea scritte in metrica perché venivano cantate, non semplicemente lette come facciamo noi oggi.

Dopo questa iniziale svista di Benigni, arrivano però tutta una serie di ripetuti bassi attacchi alle religioni Ebraica e Cristiana in perfetta sintonia con la deriva ateista e globalista che si vorrebbe proporre come preziosa conquista a cui deve tendere l’umanità, ma che in realtà sta solo producendo un grandissimo vuoto, il niente.

– Il Cantico dei Cantici parla di amore fisico, vale a dire sesso, le implicazioni religiose e mistiche sono tutte sovrastrutture ideate dai rabbini e teologi per tenere nascosto il messaggio d’amore. Questa è la più bella, perché porta lo stesso Benigni a contraddirsi dato che il Cantico dei Cantici privato della sua valenza religiosa perde di bellezza e diventa uno dei tanti canti d’amore. Infatti poco dopo per riguadagnare l’elemento sopranaturale e di mistero che contraddistingue il Cantico, Benigni parla d’infinito, identificandolo nell’orgasmo e qui scappa da ridere … Certo in mancanza di Dio ci si accontenta veramente di poco. Una sublimazione veramente mal riuscita.

Restando alle affermazioni che fanno ridere, c’è quella che l’erotismo fa paura, un vecchio ritornello sessantottino, stupisce che trovi ancora adesioni, ideato per le masse ormai semischiavizzate e private di effettivo potere decisionale alle quali viene gettata in elemosina la libertà sessuale, quando in realtà è semplicemente uno strumento di distrazione di massa.

In passato come oggi, per chi detiene il potere, e quindi ha anche eserciti e armi nucleari, quale minaccia può mai costituire la gente che si dà alla pazza gioia a letto?  La risposta è semplice: nessuna.

– Per l’Ebraismo e la Chiesa l’amore è il peggiore dei peccati, anche questo viene ripetuto più volte. Ecco, qui c’è solo da sperare che sia una distorsione della realtà di Benigni, altrimenti significherebbe che i biblisti, che l’hanno consigliato, non sanno dell’esistenza dei Dieci Comandamenti, i quali stabiliscono chiaramente che il peccato più grave è la violazione del primo comandamento: Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altri Dei di fronte a me, non il sesso che si trova in fondo alla lista.

– In un testo maschilista come la Bibbia il Cantico dei Cantici è l’opera di una donna che parla d’amore. Qui ci si chiede se gli esperti che cita abbiano mai aperto la Bibbia in cui troviamo: il Libro di Ester, il Libro di Ruth, il Canto di Debora, il Cantico di Miriam e vorrei aggiungere personaggi femminili di straordinaria grandezza come Sara, Giuditta etc.

– Benigni afferma più volte che Ebraismo e Cristianesimo hanno cercato di censurare il Cantico dei Cantici. Curiosa censura, se si tiene conto che il Cantico dei Cantici fa parte della liturgia del matrimonio cattolico come prima lettura, mentre in Sinagoga viene letto nel giorno di Pasqua.

Ma più di ogni altra lasciano di stucco le accuse alla Bibbia, presentata come un qualcosa che si dà per scontato che sia negativa, Benigni sembra quasi scusarsi di averla menzionata… finge di avere paura di avere offeso il pubblico citandola, la definisce: un libro pieno di violenza e guerre. Dimenticando, o peggio ignorando volutamente, che la Bibbia narra la storia di un popolo e del suo Dio, o meglio la storia d’amore tra Dio e il suo popolo, e questa è anche la bellezza del Cantico dei Cantici.

Gli Ebrei erano, e sono, un popolo perseguitato per questo nella Bibbia ci sono violenza e guerre, forse è il caso di ricordare che le persecuzioni ebraiche trovano il loro apice nei campi di sterminio nazisti.

Com’è possibile allora che da una televisione pubblica parta un attacco così deciso contro i rabbini falsamente e ripetutamente accusati di non avere voluto la bellezza del Cantico dei Cantici all’interno della Bibbia? O peggio ancora di avere voluto nascondere il messaggio d’amore che conteneva, quando questo non è assolutamente vero? Quando ho sentito parlare in quel modo dei rabbini, sapendo le accuse false, devo ammettere che mi si è gelato il sangue nelle vene.

Ciò che non si capisce assolutamente è il perché di questi subdoli attacchi, che bisogno c’era di usare il palcoscenico di Sanremo per attaccare con accuse false Ebraismo e Cristianesimo? Che per inciso al momento sono le due religioni più perseguitate, vittime delle peggiori atrocità immaginabili.

L’accusa terribile è quella di essere contro l’amore e la bellezza, ma guardatevi attorno, non solo il Cantico dei Cantici ma tutto ciò che vedete e sentite è frutto della civiltà judaico-cristiana e dell’amore degli uomini per Dio e viceversa, come è possibile che venga tollerato un attacco così carico di falsità e stizza?    

Per coloro che da cristiani plaudono a Benigni solo perché ha parlato di religione, senza essere capaci di distinguere se questo sia avvenuto in senso positivo o negativo, vorrei ricordare che ciò che può andare bene come marketing per un rapper non dovutamente è adatto ad un testo sacro, non ci si può vendere Dio pur di essere ammessi nel luccicante mondo di Sanremo. 

 

“ I figli di mia madre sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;

la mia vigna, la mia, non l’ho custodita”

Cantico dei Cantici.

 

 




L’uomo di fronte al mistero del Natale

Stella di Natale

Stella di Natale

 

di Nicoletta Latteri

 

M’aggiro intorno a Dio, ad una torre antichissima, e giro da millenni;

Ancor non so se un falco o bufera

Oppur se sono un canto senza fine …

Rainer Maria Rilke

 

Come una bufera il mondo moderno razionalizzato e consumista si aggira attorno a Dio cercando di cancellarlo, ridicolizzarlo, relegarlo nei musei, poi inevitabilmente arriva il Natale, fatto di luci soffuse, piccole gioie, profumi che sanno d’infanzia, aspettative di serenità, e ricorda all’uomo che egli è canto infinito, è la bellezza della nascita di un bambino.

Non stupisce che il Natale oggi sia una delle festività maggiormente osteggiate, non appartiene ad una divinità che per agire chiede sacrifici umani o animali, o gode della morte dei nemici e dello stupro di donne e bambine, non chiede mattanze di sangue ma dona all’umanità quanto vi è di più prezioso: un bambino.

Per poche ore il mondo si ferma stupito a contemplare la nascita di un bambino, così, mentre gli angeli e la natura tutta cantano la tenerezza di quella Nascita, l’uomo abbandona per poche ore la bruttura del presente, dove la venuta di un bambino è vista come un danno, una vergogna da evitare, un qualcosa da vendere o comprare, e torna alla sua bellezza originaria guardando con stupore il mistero della vita nascente pregna di speranza,  e nell’infinita tenerezza dell’abbraccio della Santa Famiglia ritrova se stesso e quel profondo bisogno di pace che in passato è riuscito persino a fermare gli eserciti nemici.

Nello scintillio di una notte che diventa Santa per la nascita di un bambino, si compie quel misterioso miracolo che è lo svelarsi dell’intima bellezza dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio.

 

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Il Dio nascosto e il barcone dei profughi presentato da Papa Francesco.

Monumento migrazioni 2 (foto Nicoletta Latteri)

Monumento migrazioni 2 (foto Nicoletta Latteri)

 

di Nicoletta Latteri

 

Papa Francesco ha con orgoglio presentato la nuova opera d’arte che orna Piazza San Pietro realizzata dall’artista canadese Timothy Schmalz raffigurante un barcone carico di migranti di tutte le religioni e nazioni. Le intenzioni del Pontefice sono senza dubbio lodevoli, però a guardarla si resta perplessi, non solo perché è bruttina, ma perché si discosta dalla tradizionale iconografia cristiana.

Infatti, nessuno si aspettava una Nike di Samotracia sulla prua della nave, e le due alette che si notano al centro dell’opera sono un po’ poco per indicare la presenza dell’agire divino nel grande dramma dell’emergenza migratoria.  L’artista potrebbe aver voluto raffigurare un angelo talmente schiacciato dalla massa dei migranti da non essere più visibile, però come interpretazione non convince del tutto.

I migranti messi in prima fila sono stati caratterizzati come ebrei ed mussulmani, per cui sembra lecito chiedersi se si tratta di un angelo cristiano, ebraico o islamico o se, piuttosto, non sia stato scelto proprio un angelo nascosto perché attribuibile a tutte e tre le religioni, ricordando che Ebraismo ed Islam sono iconoclaste; avremmo quindi a che fare con il primo monumento cristiano politicamente corretto che nasconde il suo Dio per non urtare gli altri? La nuova religione unica?

Sull’intera opera vi è solo una croce posta a decorazione della borsa di un migrante, accanto a lui una bambina ha una borsetta con la testa di Topolino, un’altra riduzione dell’elemento sacro ai minimi termini?

Monumento migrazioni 3 (foto Nicoletta Latteri).JPG

Monumento migrazioni 3 (foto Nicoletta Latteri).JPG

Da un punto di vista cristiano l’opera lascia perplessi, si è spinti a chiedersi se nella concezione di quest’opera Dio abbia perso d’importanza, sia stato messo in secondo piano rispetto all’uomo, o quale sia il significato soteriologico della scultura.

Si ha l’impressione di avere di fronte un’opera dell’uomo diretta all’uomo senza finalità trascendentali,  improntata ad una salvezza del tutto terrena dove le genti non si salvano più in Dio, bensì passando materialmente da una nazione all’altra, poiché, se è vero che bisogna vedere Cristo in ogni uomo e che Cristo è in ognuno di noi, fare il passo successivo ed equiparare la presenza dell’uomo a quella di Dio o sostituire addirittura Dio con l’uomo, per cui se c’è l’uomo non c’è bisogno di Dio, significa osare un po’ troppo ed avvicinarsi pericolosamente alla bestemmia e all’eresia.

 

La nave è l’antico simbolo di Cristo che ci conduce tra acque tempestose alla salvezza dell’anima e quindi un aprirsi all’eternità della vita in Dio, all’infinita bellezza dell’incontro tra uomo e Dio.

Tertulliano fu il primo a fare esplicito uso del simbolismo della nave in acque tempestose (Mc. 4,35-41)  per significare la Chiesa di Dio tormentata e flagellata dalle persecuzioni, simbolismo poi ripreso da molti Padri della Chiesa, della cui predicazione resta un mirabile esempio proprio dalla cosiddetta Navicella di Giotto che ornava la facciata dell’antico portico di San Pietro in Vaticano e che adesso, quasi completamente rifatta, si trova nel portico della stessa basilica e ci narra una visione soteriologica e pastorale di tutt’altri orizzonti umani e teologici.

Come detto inizialmente, l’opera, pur lodevole, parla un linguaggio che a molti non è ben comprensibile, la gente passa accanto facendo spallucce, la maggior parte non si avvicina nemmeno. La scultura è troppo distante dal sentire comune.

Ciò che nei secoli ha contraddistinto le grandi opere d’arte, e le commissioni pontificie lo sono sempre state, è il forte impatto visivo ed emotivo che riescono ad esercitare sull’osservatore senza differenza di estrazione sociale o luogo di provenienza, il sapere parlare senza l’uso delle parole direttamente al cuore degli uomini, rapirlo verso Dio e quest’opera purtroppo non ci riesce, gravata da un uniforme grigiore, sembra muta.

Intanto sui social in relazione all’opera voluta da Papa Francesco parte il tam tam che ricorda che la vera emergenza umana e sociale oggi sono le persecuzioni contro Cristiani. Solo per ricordare alcuni dati: nel 2014 i Cristiani perseguitati erano 100 milioni, solo pochi anni dopo nel 2017 erano saliti a 215 milioni, oggi siamo intorno ai 245 milioni.

Monumento migrazioni 1 (foto Nicoletta Latteri)

Monumento migrazioni 1 (foto Nicoletta Latteri)

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Sosa Abascal: “Francesco è convinto di ciò che fa, da quando è stato eletto Papa. Lui non cambierà”

Il generale dei Gesuiti Sosa parla di lotta di indirizzo nella Chiesa. I critici di Francesco miravano ad influenzare la prossima elezione pontificia, così dice il Generale dei Gesuiti, Arturo Sosa Abascal. Attualmente nella Chiesa è in atto una lotta scatenata dal Concilio Vaticano Secondo.

Da un articolo del Die Tagespost nella traduzione di Nicoletta Latteri.

 

Arturo Sosoa Abascal, Preposito generale dei gesuiti

Arturo Sosoa Abascal, Preposito generale dei gesuiti

 

Il Generale dei Gesuiti Sosa definisce il Papa “un figlio del Concilio Vaticano Secondo” che ha speso tutte le sue energie nell’impersonarlo e “far diventare tutto vero, ciò che il concilio ha sognato per la Chiesa”.

Il Generale dei Gesuiti Sosa ha difeso Papa Francesco dalle critiche. A Roma davanti a giornalisti internazionali il Generale dei Gesuiti ha parlato di una lotta politica interna alla Chiesa. Gli attacchi contro Papa Francesco sarebbero espressione di una “lotta tra coloro che vogliono una Chiesa così come desiderata dal Concilio Vaticano Secondo e coloro che non lo vogliono”.

“Francesco è convinto di ciò che fa, da quando è stato eletto Papa”.

La critica a Francesco, però, va oltre la sua persona, prosegue Sosa, “Francesco è convinto di ciò che fa, da quando è stato eletto Papa. Lui non cambierà”. Questo è noto anche ai suoi detrattori – per questo in verità puntavano ad influenzare la prossima elezione pontificia, afferma il Generale dei Gesuiti, il quale di recente è salito anche agli onori delle cronache per le sue affermazioni sull’esistenza del Diavolo.

“Francesco non è più un uomo giovane”, così Padre Sosa, il suo pontificato a causa dell’età non sarà tra i più lungi della storia. In riferimento ai critici del pontefice osserva “Questi mirano alla successione, ben sapendo che serve molto tempo, più di 50 anni, per rendere realmente effettivo il Concilio Vaticano Secondo”. Sosa definisce il Pontefice “un figlio del Concilio Vaticano Secondo” che ha speso tutte le sue energie nell’impersonarlo e “far diventare tutto vero, ciò che questo Concilio ha sognato per la Chiesa”. Più la Chiesa si avvicina agli obiettivi del Vaticano Secondo, così Sosa, e più diventano visibili le effettive riforme.

Sinodi, il contrario di scisma.

Davanti ai rappresentanti dei Media padre Sosa si è espresso anche sul dibattito riguardante il sinodo dell’Amazzonia che inizierà ad ottobre. Gli stessi che criticano quest’ultimo hanno già criticato il sinodo sulla Famiglia e il Sinodo dei Giovani. Al contrario dell’opinione dei suoi detrattori è del parere che questi incontri tra vescovi siano il contrario di uno scisma. Piuttosto si tratta di scambi reciproci volti a trovare soluzioni comuni. Il Sinodo dell’Amazzonia “produrrà unità”, così il Generale dei Gesuiti.
Verso il sinodo convocato da Papa Francesco per l’Amazzonia nel quale si discuterà di nuove forme di pastorale in zone con pochi sacerdoti, del rafforzamento dei diritti degli indigeni e della salvaguardia dell’ambiente in America Latina, vi sono state ripetute critiche – tra cui quella dei cardinali tedeschi Gerhard Müller und Walter Brandmüller, ma anche dell’americano Raymond Burke, i quali vi vedono il pericolo della messa in discussione del celibato sacerdotale e di un annacquamento della dottrina della Chiesa.

 

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Quando Dio si nasconde dietro la matematica

 

di Nicoletta Latteri

 

C’è un tema che agita il mondo della scienza fin dai suoi albori ed è l’infinito, l’indimostrabile problema sulle tracce del quale alcune delle più grandi menti matematiche hanno perso la ragione e che da alcuni è stato definito il santo Graal della matematica.

Ciò che  lo rende così irresistibile per molti studiosi non sono solo le difficoltà che porta con sé, ma anche  l’essere stato accostato al concetto di Dio, al punto da venire usato come suo sinonimo.

Al di là delle affinità teologiche, Dio e l’infinito hanno in comune il fatto di costituire uno dei problemi matematici di più difficile soluzione.  Solo alla fine dell’ 800 Georg Cantor riuscì a fornire alla discussione sull’infinito, che si trascinava sin dall’antichità, un nuovo assetto e nuove prospettive risolvendo gli ostacoli che avevano ancora bloccato Galilei e fornendo una legittima riproposizione dell’infinito attuale; egli infatti riuscì a dimostrare che non tutti gli infiniti sono uguali e che vi sono più livelli di infinito, in questo contesto  ebbe bisogno di una nuova notazione per definirli e decise di indicarli usando la prima lettera dell’alfabeto ebraico l’alef: א, simbolo di Dio e della sua infinità, inoltre la prima lettera l’א avrebbe segnato l’inizio di una nuova epoca matematica, quella dell’infinito attuale,

L’ultimo di questi livelli di א fu definito da Cantor assoluto, un concetto  che esulava dall’analisi e dal rigore logico-matematico, la cui formulazione ricorda in qualche modo l’infinito di alcuni teologi medievali e del Cusano. Cantor diede anche un nome all’ultimo livello di infinito, lo chiamò Dio. Forse per qualche attimo si diffuse l’illusione di poter essere vicini al trovare la formula di Dio, ma non fu così.

Ancora una volta l’uomo inseguendo l’antico mito di poter giungere alla conoscenza di Dio, tramite il superamento di ogni limite umano grazie alla scienza, rischiò di perdere le sue certezze, infatti, il grande matematico non riuscì a difendere la sua ipotesi del continuo dai forti attacchi e nel tentare di confermarla perse la ragione in quello che oggi verrebbe chiamato esaurimento nervoso da sforzo.

In questo la ricerca dell’infinito matematico ricorda molto la legenda del Santo Graal, e, come in una fiaba appunto, dopo di lui arrivò un ragazzo: Gödel che riuscì dimostrare che l’ipotesi del continuo di Cantor era compatibile con gli altri assiomi della teoria degli insiemi, ma lo fece in un modo del tutto inaspettato e rivoluzionario per quanto riguarda tutta la storia delle scienze: dimostrò che non era dimostrabile, in quanto all’interno di un sistema rigorosamente assiomatico, come formulato da Russell e Whitehead nei Principia matematica, esistono proposizioni che sono indecidibili, quindi non dimostrabili, non perché sbagliate ma perché non dimostrabili.

Era il famoso teorema dell’incompletezza, grazie al quale la matematica smise di essere una scienza esatta,  le ricerche rivoluzionarie sull’infinito tuttavia erano salve.

Non è un caso però se, quando morì negli anni 70, Gödel che intanto era diventato il più grande matematico del 900, e forse di sempre, stava lavorando alla dimostrazione dell’esistenza di Dio, forse dopo avere risolto problemi plurisecolari che avevano imbrigliato l’infinito, era passato all’altro problema, affine ma ben più prelibato senza tuttavia riuscirci, anch’egli in fine vittima di un esaurimento nervoso.

Quindi, con buona pace di chi afferma che la scienza ha dimostrato l’inesistenza di Dio, una valida dimostrazione dell’esistenza di Dio o una sua negazione, che più o meno si equivalgono in fatto di difficoltà, continua a sfuggire anche ai matematici più geniali ed in una scienza basata su dimostrazioni e confutazioni ogni altra cosa che esuli dal processo scientifico non ha valore o ragione d’essere.

Così in conclusione per quanti scienziati si prodigheranno nel dire che Dio non esiste e faranno d tutto per riuscire ad estromettere il concetto di Dio dalla scienza stessa, altrettanti cercheranno di dimostrarne l’esistenza, perché non c’è niente che attiri maggiormente l’animo umano più di un problema non risolto, un qualcosa in cui tutti gli altri hanno fallito… la ricerca continuerà e gli scienziati continueranno a cercare Dio fosse anche solo per riuscire finalmente a negarne l’esistenza.

 

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