L’abito nuziale. I santi sacramenti, la santificazione dell’anima.

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

11.10.2020 – San Giovanni XXIII, anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II (1962) e – allora – festa della Divina Maternità di Maria (Theotòkos) proclamata nel Concilio di Efeso il 22 giugno 431 d.C.

 

Solo i sacramenti che imprimono nell’anima il “carattere”, sigillo, sfraghìs in greco, non si ripetono mai perché sono dati e ricevuti una volta per sempre.

Sono infatti una specie di DNA dello spirito. Essi sono: battesimo, cresima e ordine sacro.

Al sacerdote per esempio si dice: Tu sei sacerdote per sempre!

Anche il cristiano o il sacerdote che per somma disgrazia e loro libera scelta dovessero andare all’inferno conserveranno in loro il “segno” dei sacramenti del battesimo, della cresima e del sacerdozio ricevuti.

Questi segni sono come la nostra somiglianza con i nostri genitori che ci distingue e riceviamo alla nascita, per la quale ognuno rimane sempre se stesso.

Infatti, il battesimo ci conforma a Cristo, la cresima ci timbra col suo Spirito, l’ordine sacro conforma a Cristo sacerdote.

Nell’inferno essi accrescono la condanna e la vergogna per aver rinunciato a ciò che eravamo, in cielo sono per converso di maggior luce di gloria.

Il cielo, quindi anche l’essere in Cristo col battesimo, è un dono di grazia, non un diritto.

Se dopo la redenzione operata in noi da Gesù riceviamo un diritto al cielo è per un dono di grazia, della grazia che viene dal suo amore. Non è un diritto che abbiamo per noi stessi, ma un diritto che riceviamo come dono dell’amore nuziale di Cristo.

Dunque i bambini che muoiono senza battesimo, senza venire rivestiti di Cristo, non sono figli di Dio. Dio infatti ha solo un Figlio ed è il suo Verbo, Gesù, e noi lo diventiamo con il venire resi partecipi della grazia che Gesù ci dona innestandoci in Lui come tralci sulla vite.

Quindi è sbagliato dire che siamo tutti figli di Dio. Siamo tutti creature amate di Dio, ma non tutti figli di Dio.

Da quanto scritto viene che i bambini che muoiono senza il battesimo non vanno in cielo, ma restano in una condizione di felicità naturale. E’ quello che i teologi antichi usavano chiamare limbo, supposizione ora abbandonata.

Ma quest’ultima era solo una supposizione umana ed è opportuno che ci ricordiamo che l’amore di Dio supera la nostra conoscenza, e la sua onnipotenza è l’onnipotenza dell’amore.

Gesù ha offerto infatti il suo sangue per tutti.

Da questo viene a noi una conclusione di tremenda responsabilità e di ulteriore condanna e spavento per chi ricorre, pratica o collabora all’aborto.

Con l’aborto si priva del battesimo una creatura che Dio ha chiamato alla sua stessa felicità eterna e aveva preparato ad essa chiamandola appunto alla vita e ad essere poi lavata dal preziosissimo sangue di Lui!

Questo è ciò che noi sappiamo.

Poi, in concreto, le vie che Dio riesce a trovare per la salvezza di ognuno è un segreto che appartiene al Signore ed è negato a noi di conoscere.

Appartengono al mistero dell’onnipotenza del suo amore e della sua provvidenza per ogni creatura.

Il tempo, infatti, che cos’è il tempo, quanto dura e come si misura?

 




Don Roberto e l’immigrazione

Don Roberto Malgesini – luogo del delitto

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Ma a nessuno viene in mente che i problemi, dopo l’immediata emergenza, si pongono sul tavolo in una generale conferenza, se ne studia l’origine, la complessità e la gravità e si valutano soluzioni che siano possibilmente una volta per sempre.

Con la falsa immigrazione e salvezza di vite in mare ogni giorno per sette anni – sinora! – si è fatto demagogico buonismo scaricando il peso sulla popolazione italiana ignara.

L’invito all’accoglienza, ripetuto insistentemente ogni giorno, non ha risolto e non risolve il problema, ma ha scombinato la società.

Il cristiano ha il dovere di fare carità secondo giustizia e buon senso.

Forse Don Roberto è vittima anche di questo stancante insistito buonismo a oltranza, privo di quel sano criterio che è di una pianificata prospettiva di soluzione e uscita dal tunnel dell’emigrazione di massa.

Don Roberto è stato ucciso mentre compiva la sua missione, che era quella di prestare aiuto nell’immediato, come di pronto soccorso.

Ma continuando a non porre il problema nella sua interezza e complessità per vederci chiaro affinché la piaga dei diffusi disagi e abusi abbiano fine una volta per tutte, ci si continua a illudere facendo sempre più gravi danni a noi stessi, senza dar sollievo ai “migranti”. Illudendo se stessi e facilitando la tratta a coloro che non hanno vocazione alla carità ma hanno l’unica voglia di volgere a proprio vantaggio le difficoltà altrui, ci si fa inconsapevolmente e moralmente loro complici.

Ma l’innocente inconsapevolezza non rende giusti perché l’imprudenza e la mancanza di equa ponderazione in situazioni complesse e serie è colpa molto grave.

Con buona pace dei diritti umani e della carità cristiana.

Ripetute buone esortazioni sono controproducenti, stante anche la grave situazione sociale che si ha in Italia.

Problema poi è l’incidenza di così tanta gente presente nelle città sull’identità di un popolo, di una nazione. La quale cessa di esistere e diventa fiera di un’agglomerato di persone eterogenee senza identità e senso di responsabilità.

Cerchiamo di essere persone consapevoli e serie. I buoni propositi siano illuminati dalla luce sapiente della fede e seguiti dal sano criterio della ragione, altrimenti si cade nelle utopie.

Ma il Vangelo non è la proposta di un’utopia. E se lo è, come certamente è, è utopia di tutt’altro genere.

 




Dare ai laici il compito dell’omelia nella Santa Messa?

Sacerdote omelia

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

L’omelia fa parte della liturgia della Santa Messa e quindi è un atto di culto sacerdotale, perciò non va assimilato a un discorso entro l’azione sacra.

E’ missione specifica del sacerdote annunciare e poi spiegare e insegnare la Parola di Dio.

In forza del sacramento dell’Ordine il sacerdote è Cristo Sacerdote e Maestro presente in mezzo al suo gregge, ai suoi fratelli e sorelle.

Non è l’esperto che parla a un suo uditorio ma è l’angelo di Dio che proclama alla Chiesa la Parola che lo Spirito rivolge ad essa.

Raccolti i fedeli intorno al sacerdote e quindi intorno a Gesù fatto presente nell’assemblea mediante Unzione dall’Alto che il sacramento dell’Ordine conferisce al sacerdote quell’assemblea non è più tale ma è Chiesa, trasformata in Corpo Mistico di Cristo.

Il sacerdote perciò non è uno che presiede ma è uno che raccoglie e costituisce offrendo in Persona Christi il Sacrificio Santo di Lui e fa in tal modi della mensa un altare, mensa del sacrificio dei Santissimi Corpo e Sangue di Cristo che in quel momento si sta offrendo per noi.

L’assemblea dei fedeli ora non è più assemblea ma Chiesa.

E’ “un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (Prima Lettera di San Pietro 2,5).

Essa è “stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclamiate le opere meravigliose di Lui che vi ha chiamati dalla tenebre alla sua ammirabile luce” (Prima Lettera di San Pietro 1,9).

Ai suoi apostoli (inviati), quindi mediante loro ai sacerdoti che lo Spirito Santo, che è l’anima della Chiesa, farà da essi discendere nei secoli Gesù dice: “Come il Padre ha mandato me così io mando voi…ricevete lo Spirito Santo” (Vangelo di San Giovanni 20,21).

“Rimanete nel mio amore come io ho osservato la volontà del Padre mio e rimango nel suo amore” (Vangelo di San Giovanni 15,10).

E “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore….” (Vangelo di San Giovanni 10,11).

Annunciare Cristo, insegnare Cristo come Verità e Via, donarLo agli assetati e santificarli è la vocazione del sacerdote….

Sacerdote è solo Cristo, sacerdote nel suo sangue.

Ma Egli, il Figlio, che è il solo inviato, sceglie alcuni da inviare a sua volta a suo nome e in unione con sé continuare tra i redenti mediante il loro ministero la sua attività di Redentore.

Il sacerdote perciò se deve santificare gli altri deve santificare anche e prima se stesso divenendo sempre più il tralcio della vite che è Gesù (Vangelo di San Giovanni 15,5).

Che “non succeda che, dopo aver predicato agli altri, io stesso venga squalificato” (San Paolo Apostolo. Prima Lettera ai Corinzi 9,27).

“Pregate dunque il Padrone della messe che mandi operai nella sua messe” (Vangelo di San Luca 10,2).

 




Il sindaco farebbe bene a….fare il sindaco, a servire il vero bene della sua gente, non le ideologie. 

Bandiera LGBT

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Il sindaco farebbe bene a….fare il sindaco, a servire il vero bene della sua gente, non le ideologie.

L’Italia e l’Occidente stanno morendo in tutti i sensi, è in corso da tempo un sommovimento tellurico che ridisegnerà il mondo universo e lor signori pensano solo a quello che in privato piace e fa comodo.

L’uomo non è solo individuo ma anche società, non esistono solo i singoli ma anche la società come corpus, non ci sono solo i diritti ma anche i doveri, degli uni verso gli altri come singole persone, degli uni verso gli altri come comunità civile.

L’individualismo sfrenato non è un diritto ma un male da correggere. Altrimenti che cosa significa per il sindaco fare il sindaco?

Le leggi che vorrebbero imporci sono il frutto della discriminazione di chi non la vede alla stessa maniera.

Si formerebbe un’oligarchia del pensiero “corretto”, la quale, in nome della libertà di alcuni, procede alla disinfestazione della società dall’insidioso tarlo della libertà. E i  puri e intoccabili, talebani e pasdaran dell’universale “corretta” libertà, nel mentre privano i molti della libertà, si costituiscono essi stessi in casta elitaria.

In questa sciagurata evenienza, la normale polizia sarà trasformata in NKVD, ovvero polizia religiosa dell’imperante non religioso.

Lor signori non si sono ancora accorti che vivono come sopravvissuti a se stessi e a quel mondo costruito e difeso lungo i secoli con lacrime e sangue, e che per colpa loro va scomparendo?

Ad essi i Santi Martiri di Oria non hanno mai detto nulla.

Orientamento! E che cosa significa?

C’è chi tende a rubare, a dire bugie, chi alla collera, chi a cambiare continuamente idea, chi all’imbroglio, chi a ingannare, chi a cambiare partito secondo convenienza, chi a fuggire dalle proprie doverose responsabilità, chi allo stupro di donne solitarie e indifese, chi a tradire la propria donna.

Che si fa? Giustifichiamo tutto e tutti dicendo che si tratta di orientamenti?

Perché invocare allora nella famiglia e nella scuola educazione, disciplina e formazione del carattere?

Quanta ipocrisia per dire di non essere ipocriti.

 




Pensiero “corretto”, cioè terrorismo psicologico

Omologazione conformismo

 

di Giuliano Di Renzo

 

Razzista, fascista, sovranista, tradizionalista….!!!

Sono le parole sacre della dittatura del nulla con le quali i fanatici progressisti del progressismo “a ritroso” terrorizzano psicologicamente le persone che non pensano come loro, ed evitano lo sforzo di ragionare civilmente e sui fatti e senza addurre argomenti.

Per essi la verità delle cose non è che interpretazione, secondo ciò che il Pensiero, il Comitato di Salute Pubblica della Verità, stabilisce che cosa sia legittimo pensare: pensiero “corretto”. Corretto, appunto.

Ma il pensiero corretto, proprio perché corretto e adattato al pensiero omologato, non è più pensiero ma la sua finzione.

 




Cattolici e legge contro l’omofobia

San Pietro e San Paolo

San Pietro e San Paolo

 

CATTOLICI E LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

Fondatori, Fondamenti e Rocce della Santo Chiesa Romana

Patroni presso di Dio dell’Alma Città di Roma

Lunedì 29 giugno 2020

 

I due apostoli che hanno percorso il mondo, hanno lasciato la patria e le loro tranquille abitudini per affrontare la corsa di Dio e gridare in e nei secoli verso ogni angolo della terra, davanti a Dio e agli angeli, opportune et importune, che non è dato agli uomini altro nome in cui possono avere salvezza se non il Nome di Cristo Gesù.

Egli è il Verbo Figlio di Dio, fattosi uomo per venire a compiere a nostro riguardo la volontà del Padre. Che è appunto di compiere la nostra salvezza facendosi volontaria offerta sacrificale cruenta di se stesso sulla Croce. Proprio perciò Gesù è poi risorto nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre.

Il Messaggio fatto di testimonianza di vita e annuncio, scrive San Paolo, ha potuto sentirlo tutto l’universo e tocca pertanto a noi fedeli cristiani in ogni circostanza della nostra vita, come staffetta dei tedofori nelle olimpiadi, fare in modo che l’Annuncio continui il suo cammino, si sviluppi nei cuori e non perda il suo vigore, scuota e inquieti tutte le anime a noi intorno.

Guardando adesso noi e il mondo possiamo dire che oggi sia esattamente così? O non abbiamo piuttosto bisogno di un severo esame di coscienza e ritrovare la fede senza gli accomodamenti a mode che il tempo come patine depone in noi su di essa?

Siamo noi lontani dalla comoda illusione che smussandone gli angoli la Croce di Gesù sia meglio accetta agli uomini del nostro tempo sentendo noi più vicini ad essi?

Siamo sicuri di non rendere agli uomini vana la Croce di Cristo e gli uomini non capiscano in che cosa e da chi essere salvati?

Gli avvenimenti che si succedono continuamente e mettono la vita di tutti a durissima prova devono aiutarci a fare quelle riflessioni che ciascuno considera a sé più opportune.

Con la proposta di legge contro l’omofobia, quale si va proponendo nel parlamento italiano, si vuole certamente legalizzare una battaglia ideologica che non mette ordine in un preesistente disordine ma ne aggiunge un altro con un nemico per legge.

Si vuole imporre di combattere con un’altra fobia una presunta omofobia, che per non discriminare discrimina e si leggono in proposito lamenti da parte di alcuni cattolici che chiamano in causa i cosiddetti poteri forti e rimpianti come: “Ah, se i cattolici non avessero votato in massa per il PD, ecc., ecc.!”

Sarebbe invece bastato che i vescovi avessero pensato che non era possibile andare con chiunque purché i parlamentari cattolici fossero poi stati uniti sui principi negoziabili.

Gravissimo errore e fatale utopia. In politica si vale se si è gruppo e non invece se si è disseminati qua e là senza serio collegamento.

E infatti non pare proprio che la società abbia particolarmente guadagnato dagli ex scout Renzi, Pinotti, Binetti e altri, come Conte, che pare essere più devoto a Casalino che a Padre Pio, tanto nei partiti, che in parlamento e al governo continuano a dirsi cattolici pur contraddicendosi nei fatti.

Stare in un partito infatti significa sottostare alla sua disciplina, subire gli inevitabili condizionamenti e accettare i compromessi che vanno anche oltre i normali limiti.

Nessuno può stare fermo nel mare tempestoso di impetuose tentazioni se tralascia preghiera e pratica di vita sacramentale con le quali coltivare una profonda unione spirituale con Cristo, la Roccia ferma in mezzo ai marosi del mondo che si dissolve nel fuoco del walhalla con le prometeiche sue illusioni contro Cristo e Dio.

La torre di Babele non toccherà mai il cielo e cadrà rovinosamente sugli improvvidi vani costruttori.

Siamo stati molto preoccupati, noi cattolici, dell’accoglienza senza fine e senza controlli, proibendoci di pensare doverosamente sin dove siffatta accoglienza fosse giusta e possibile e delle conseguenze sull’identità della nazione italiana storica, civile, culturale, religiosa.

Colpa dei poteri forti? Può darsi e certamente non del tutto.

A parte il fatto che detto così non si capisce propriamente che cosa significhino poteri forti. Poteri forti, sovranisti, fascisti, fondamentalisti, destra, sinistra, tradizionalisti, progressisti che cosa significano nell’uso politico e comune?

A me pare che non vogliano dire nulla se non lo sprezzo, e anche l’odio, verso chi la pensa diversamente. Servano a intimidirlo psicologicamente e metterlo a tacere non avendo argomenti da opporre ed essendo incapaci di serio e onesto dibattito libero da condizionamenti delle ideologie.

Paiono opportuna scorciatoia a chi vuol imporre la propria ideologia risparmiando a sé la fatica e il coraggio di un critico leale confronto dialettico.

Sempre, se vogliamo, ci sono stati nel mondo i poteri forti, ma essi vengono resi ancora più forti dalla nostra dabbenaggine e timidezza, ignoranza e infingardaggine e dalla nostra resa.

Il cristiano sa da sempre che deve sostenere una lotta senza quartiere col mondo.

Sa che: “Il mondo vi odia e prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo, ma perché non siete del mondo, anzi io vi ho tratti dal mondo, perciò vi odiano” (Gv 15,18-19).

Qui la parola odio non è detta da Gesù al modo semitico di non amare, ma nel senso forte di malevola diabolica avversione con la quale si vuole la distruzione, la cancellazione anche solo del ricordo e il totale oblio del Signore Nostro Gesù Cristo.

E’ constatazione di ogni giorno: si accoglie e si esalta come segno di progresso e libertà ogni follia, ogni stortura e malgrado l’evidenza ci si inginocchia penitenti e seriosi davanti alla Menzogna. Si ostenta pubblicamente una falsa bontà del cuore e si tace completamente ogni riferimento alla perpetua tragedia che tanti cristiani sono costretti a subire in ogni angolo del pianeta.

Il Crocifisso che perdona no, ma l’atroce Sharia islamica sì.

Il Crocifisso che invoca perdono per i suoi assassini, il Crocifisso che ha salvato de consolidata la civiltà antica spingendola a universali imperiture altezze più grandi.

E’ ovunque udibile nel mondo e nei parlamenti di nazioni già cristiane l’invito dell’illuministica intolleranza dei tolleranti Voltaire a schiacciate l’infame e quello antico pagano gridato nel circo: Christiani ad beluas, vengano i cristiani dati alle bestie feroci.

E si sa che i più feroci oppositori di Cristo sono i bigotti del fondamentalismo radicale, i fanatici della loro tolleranza intollerante, i sovvertitori della natura, i fomentatori di leggi avverse allo spirito, i distruttori inquieti della pace delle persone e della quiete sociale.

Di tutta questa canea che gli viene lanciata contro il cristiano sa perché.

Sa infatti che il mondo odia la Luce per la ragione che le opere del mondo sono malvagie, odia la Luce, non vuole che vengano alla Luce e siano viste.

E’ il giudizio di Dio che per proprio con ciò, senza avvedersene, gli uomini pronunciano su se stessi (cfr Gv 3,19-21).

Il cristiano sa dunque che “se hanno odiato me (Gesù) odieranno anche voi” (Gv 15,18).

Ma sa anche che a causa purtroppo della propria umana debolezza lui pure non manca di far parte, più o meno spesso, di quel mondo che avversa Cristo e lui medesimo quando con la sua presenza e comportamento richiama Cristo.

Si dà così modo allo Spirito di Santità del Dio Santo di convincere il mondo di peccato con irriformabile suo assoluto divino giudizio.

E’ proprio ciò a cui stiamo assistendo oggi, se abbiamo occhi per vedere e capacità di cogliere oltre lo stordimento delle passioni e della cronaca il movimento interno delle cose.

Vale per tutti che “senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,5) e solo lo sforzo di tenerci uniti permette a Lui di compiere miracoli e farci passare l’impossibile Mar Rosso. E vale pure per noi quel: “voi siete il sale della terra. Ma se il sale diventa insipido non serve che ad essere gettato per la via ed essere calpestato dagli uomini” (Mt 5,13-14).

Per restare nella politica di oggi e ai fatti dei nostri tempi, quello fu proprio ciò che segnò il giudizio di Dio e la fine del partito cattolico, il Partito Popolare di Don Luigi Sturzo detto poi da De Gasperi contro il parere dello stesso Don Sturzo Democrazia Cristiana.

Collaborare nel rispetto vicendevole con le persone con le quali viviamo è opportuno, giusto e doveroso, perché dobbiamo essere operatori di pace e annunciatori a tutti della salvezza, ma la duttilità e lo sforzo di accettare sovente opportuni compromessi non possono superare una mora e intelligente linea rossa, non possiamo voler vivere con tutti e dovunque tranquilli e in pace a qualsiasi costo senza impegnare la nostra persona. Sarebbe la perdita della propria dignità, tradimento dei propri ideali e negazione della pace. La Croce di Cristo non è dono di sofferenza di amore per gli incerti timidi don Abbondio. “Nessuno che ha messo mano all’aratro e si volge indietro è adatto per il Regno di Dio” (Lc 9,62). E: “Chi ama suo padre o sua madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia e persino se stesso e la propria vita più di me non è degno di me. Chi non prende la croce che importa seguirmi e non mi segue non è degno di me. Chi avrà perduta la propria vita per causa mia la troverà” (Mt 10,37-39)

L’amore è zelo, è passione di furore e furore di passione. L’amore non è zucchero filato, la misericordia è dono altissimo di amore, è amore e croce, non la banalizzazione con un frego delle nostre responsabilità di mancanza di amore. L’amore che brucia è sofferenza e gioia di amore, non esiste l’amore che riposa se non l’amore quando è rimasto lui solo a se stesso. Non esiste l’amore tiepido de curvo sul suo piacere, la fornace del fuoco nucleare brucia trasformando materia in energia senza soste.

Immaginare l’amore godereccio come sotto l’ombrellone d’estate non merita che disprezzo (Ct 8,7), come l’orpello che si finge oro.

Le bandiere arcobaleno non possono considerarsi oltre il folclore bandiere di pace.

Come disse Churchill nel 1938, dopo gli accordi di Monaco: “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.

Ricordiamo anche che a doversi salvare siamo noi non Gesù e la sua Chiesa, che invece salvano noi.

E a chi pensa di disfarsi delle leggi morali e di poter trascorrere lietamente la vita quaggiù senza vederne la fine e nella perpetua sbornia di infinite molteplici forme come degli umani gay-pride, ecc., bisogna ricordare che “il giudizio incomincia dalla casa di Dio”(1 Piet 4,17) e insegue poi tutti gli altri e gli “allegri buontemponi impareranno la lezione” (cfr Is 29,24).

Perché “se trattano così il legno verde – Gesù e la sua Chiesa – che sarà del legno secco?” (Lc 23,31). Di noi, degli altri cioè?

Le parole del Vangelo non sono sonus di parole, ma Verbum (cfr Sant’Agostino. Discorso 293) e hanno perciò valore e peso di eternità.

 




SOLENNITA’ DEI Ss.mi CORPO E SANGUE DI CRISTO.

Corpus Domini

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Tributo pubblico e solenne della Chiesa a Cristo presente nella Ss.ma Eucarestia e alla sua signoria sul mondo, che come Dio ha creato e come Figlio dell’Uomo ha redento. Il laicismo vero e proprio e assoluto è una pretesa e non esiste.

La fede è universale, luce di verità e testimonianza a tutti visibile di amore.

 

Nella solennità dei Ss.mi Corpo e Sangue del Signore pieghiamo le nostre ginocchia davanti a Lui in gioia di adorazione, ringraziamento e lode e di amore, come i Serafini che ardono senza mai consumarsi di amore, fuochi nucleari di spirituale sublime eterno amore. Amore tutto energia e non decade come guaggiù la materia, non lascia scorie ma sono solo sommamente coerente luce purissima senza entropia com’è lo spirito e sentiamo essere il nostro io entro e oltre la materialità del nostro corpo che non i laser del nostro mondo materiale esterno che appena è già non è più.

Gesù ci ricorda che siamo stati messi nel tempo dell’oggi per compiere il necessario cammino dentro di noi che farà di noi la perfetta immagine di Lui, Verbo, Parola con la quale di Dio dice se stesso in pienezza divina della sua Verità e Santità. Santo è Dio perciò eterno.

Gesù messosi a noi accanto come padre, fratello e amico ci dice a ogni momento con la sua viva presenza di non perderci d’animo nel cammino della nostra faticosa crescita alla quale è dedicato il tempo a noi concesso quaggiù.

Egli è perciò a noi accanto per irrorare con la stessa vita del suo sangue sparso e della sua carne offerta la tenera pianta che va crescendo per il cielo e siamo noi.

Gesù ci rammenta che lo scorrere del tempo è una faticosa transumanza nel tristo arido deserto del mondo a piena fioritura il noi umano che siamo nel tempo nel noi redento e misticamente s’indìa nella natura divina.

Ecco, Gesù, il Verbo Verità, Vita e Amore, che alimenta di sé gli spiriti, si dona ad essi come Verità e Vita e comunica ad essi la sua eternità ha voluto scendere accanto a noi assumendo una natura umana completa per offrirla per noi sulla croce e farsi a noi cibo come di pane e vino comuni sulla nostra mensa.

La passione di amore di Gesù lo ha trascinato per noi dal cielo e fatto iniziare a nutrirci di sé prima ancora che noi si giunga in cielo. Pane e bevanda dell’anima, pane e bevanda del corpo, perché bisognosa della vita è la persona.

La Ss.ma Eucarestia non lasciamola possibilmente mai se vogliamo avere la forza di traghettare noi stessi dalle anguste limitazioni del tempo all’eternità della piena e definitiva maturità di noi stessi come persone che trascendono spazio e tempo percepiti perciò nel fondo dell’anima una prigione.

Perché la persona trova la realizzazione completa di sé nella pienezza dell’amore, dell’amore che fa la sua dignità e il suo affanno, quindi la sua storia, la storia umana della quale tempo e spazio sono il teatro, pensiamo anche alla vita, alla gioia dei nostri cari lassù, nello stato da loro raggiunto di pienezza, pensiamo alla felicità con la quale pregano per noi e ci sollecitano mentre veniamo aggrediti dalle turpi sollecitazione del mondo.

Purtroppo il mondo è abile prestigiatore e agendo sulle parole ci ha abituati a chiamare orientamento ciò che da sempre è tentazioni e inclinazione al male. Il peccato originale ha scombinato l’iniziale DNA dell’innocenza della nostra natura appena uscita dal cuore soddisfatto di amore di Dio.

“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” (Gn 1,26-27).

Si pensa di cambiare la natura delle cose cambiando il termine col quale le designa il nostro vocabolario umano.

Volendo essere onesti e precisi c’è chi ha inclinazione, orientamento, a dire bugie, chi a imbrogliare, chi ad approfittare delle difficoltà e distrazioni altrui, chi ad essere avaro, che ad essere fedifrago, chi alla collera, all’invidia, alla gelosia.

Quest’operazione di inganno della verità morale e della vera libertà avviene perché peccato e tentazione mettono noi davanti alla nostra responsabilità, quale si conviene alla nostra libertà.

Orientamento invece ha del burocratico e fa apparire quelle tendenze della natura al modo della fame, della sete e come la fame e la sete non vanno ostacolate ma prima o poi assecondate e salvare l’equilibrio psicologico e quello della

salute.

In fondo l’uomo è vile, tema la libertà, ha paura dell’annessa responsabilità, che è quella che di un uomo fa un uomo.

La libertà vagheggiata come un vagare senza valori e fatta solo di istinti ha a che fare col non senso della pura follia.

Se dal punto di vista metafisico immagine di Dio tuttora noi lo siamo, non siamo più candido riflesso della Santità di Lui, della Santità che Lui è. Siamo invece riflesso del Male e quando ci guardiamo dentro non incontriamo più il riverbero della bellezza del Verbo ma l’oscuro mondo del nostro subcosciente fatto di mostri, vediamo noi oscuri volti di Caino invidioso, inquieto e omicida.

Un lezzo di disfacimento morale dell’interiore nostro io diffondiamo intorno a noi, terrore a chi ci è vicino. Persino il mondo animale e inanimato ha paura di noi, persino noi ci temiamo l’un l’altro e bisogno di tutelarci l’uno dall’altro, i armiamo e costituiamo stati e imperi sfoderando armi, virus di morte e pandemie poi enfatizzate e astutamente dichiarate ormai endemiche e e croniche per il vero scopo che è il domino del mondo.

La conoscenza che siamo abituati a chiamare orgogliosamente scienza ha sempre nascosto il mortale pungiglione della morte che dentro rode i cuori.

Purtroppo il mondo è un abile prestigiatore e agendo sulle parole cambia davanti alla nostra mente la natura delle cose favorendo quindi in noi il diritto di dar sfogo ai nostri istinti al modo che si dà sfogo alla fame o alla sete.

Gesù viene accanto a noi e nel mistero della Ss.ma Eucarestia, del suo corpo immolato Egli si fa cibo e ristoro delle nostre anime nella bolgia del bailamme di questa nostra vita perennemente inquieta e sempre insoddisfatta.

 

Di fronte a Gesù presente e viene a noi nel pane e nel vino dell’umile umano nostro quotidiano desco per nutrirci di sé apriamo il cuore anche alla bellissima, umilissima e grandissima mamma che è la Madre di Gesù.

Lei è stata la Scala di Giacobbe per la quale il Verbo di Dio è potuto scendere a noi, Lei ha rivestito Dio del nostro corpo e del nostro Sangue (Ger 31,22), come ogni mamma riveste di carne lo spirito-anima del figlio per cui questi esiste e nasce alla luce di questo mondo.

Da Lei Gesù di che farsi pane e bevanda e poter nutrire non solo la nostra anima, ma anche il nostro corpo perché chi viene nutrita è la persona.

Ella è corredentrice e conseguentemente mediatrice a noi di ogni grazia in stretta unione col Figlio. E’ nell’unico mistero del Figlio. Al Signore che è Verità e Grazia non piace fingere o fare le cose a metà e ha sommo rispetto della persona sua immagine e sua creatura. Come si è visto sopra Dio è angusto come angusto è il nostro cuore.

“Sia la luce e la luce fu”

Se di questo secondo aspetto dell’effetto della Ss.ma Eucarestia ne abbiamo sentito e poi visto in alcune eccezionali sante creature, è tuttavia accade in modo discreto e invisibile anche in noi. Gesù è veramente pane e davvero bevanda e nutre e sazia la persona.

Se avessimo più fede e amore e vivessimo nella ferma e profonda intimità con Gesù e da Verbo di vita non ne facessimo un trattato di teologia o altro, se Gesù lo lasciassimo vivere in noi e noi vivessimo in Lui e di Lui, un poco come il bimbo nel seno della mamma, avvertiremmo fisicamente anche noi la forza di quel Pane e il caldo fluire in noi di quel Sangue disceso dal cielo.

 

“Là suonano a doppio. Si sente, / qua presso, uno struscio di gente, / e suona suona un campanello… / O vivo pan del ciel!… / E’ un vecchio che parte; e il paese / gli porta qualcosa che chiese, / cantando sotto il cielo d’oro: O vivo pan del ciel… / qualcosa che in tanti e tanti anni, / cercando tra gioie e affanni, /ancora non poté riporre / da portar via con sé. / E gli altri si assidono a mensa, / ma egli ancor pensa / al niente, al niente che gli occorre, / a un piccolo perché, / nel piccolo passo, ch’è un volo /di mosca, ch’è un attimo solo…/ Quel giorno anche per me, campane, / sonate pur così, / quel canto, in quell’ora, s’inalzi, portatemi, o poveri scalzi, / portatelo anche  a me quel pane, / sul vostro mezzodì”.

 

(Giovanni Pascoli. Il viatico). 

 




Memoria di San Filippo Neri

San Filippo Neri 1

San Filippo Neri

 

di Giuliano Di Renzo 

 

Oggi la Chiesa fa memoria di San Filippo Neri, fiorentino, trasferitosi a Roma dove divenne sacerdote ed esercitò un intenso ministero tra i giovani e i fanciulli all’insegna della gioia. 

Ministero della gioia sempre opportuna quanto mai, purché non si scambi la gioia con la superficialità, il chiasso e l’irresponsabilità. 

Opportuna perciò in quell’epoca di pericolosi assalti turco-islamici all’Europa cristiana scompaginata e divisa dalla disgraziata Riforma luterana, la cui espressione più coerente furono gli arcigni tetro calvinismo e il puritanesimo, e la Contro-Riforma che cercava di ricomporre la lacerata anima cristiana e unità spirituale dell’Europa che risulteranno oramai dolorosamente compromesse per sempre a favore del laicismo e di conseguenti intemperanti monarchie assolute e nazionalismi. 

Emergeva da quelle rovine uno sconvolto continente delle anime che obbligava la Chiesa, assaltata come una cittadella da tutte le parti, a stringersi in difesa della minacciata fede cattolica e raccogliersi in un blocco e ritrovare le forze per nuove mete e rinnovato cammino.

Il laicismo illuministico, volutosi in questo caso maliziosamente ignorante, ha avuto buon gioco con il fare ignorare, fingendo di ignorare esso stesso, questo quadro e lanciare attacchi durissimi alla fede della Chiesa con la sua nuova religione mitologica della dea ragione e successive sue espressioni di rivoluzionarie salvazioni gnostiche e millenaristiche a sfondo materialistico . 

Ne è conseguito con le “rivoluzioni” ideologicamente declinate in tutte le maniere continuamente morte e risorgenti lo sradicamento della fede dai cuori dei semplici e dei nostri popoli europei il cui esito è il mondo senza fede e ideali oggi solo apparentemente umani. 

In questo nostro oggi in cui l’anima non ritrova il suo proprio senso e si adagia a mode e droghe come in un placido nirvana del non senso.

Alla certezza delle Resurrezione di Cristo si è voluta sostituire l’illusione di una vita da godersi in modo sena freni in una sorta di prometeica dissoluzione del tutto come segno di assoluta autonomia e libertà. Quando invece essa, nella grande Menzogna posta sugli altari di tutte le Notre-Dame del continente come illuministica dea Ragione, è l’annientamento della società e della persona umana defraudata della naturale speranza dello spirito. 

In sostanza, con l’accecamento spirituale dell’anima, che è il peccato contro lo Spirito Santo di Verità, l’eutanasia tanto fisica che spirituale viene proclamata diritto e ora anche come dovere e la morte chiamata affermazione dell’uomo. 

Terribile condanna dell’esistenza al perpetuo tormento dell’assurdo che anticipata l’inferno vero e proprio che sarà. 

Tutto questo quadro or ora descritto spiega gli errori di valutazione che si rimproverano abitualmente alla Chiesa, confondendo gli errori dell’aspetto umano dell’istituzione e la sua anima che la pone oltre ogni orizzonte di natura temporale. 

San Filippo Neri, il “Pippo buono” degli innocenti fanciulli, li raccoglieva con premurosa ilarità “cristiana” custode  della speranza assecondando per contenerla e indirizzarla alla loro naturale gioiosa vivacità dicendo ad essi: “State fermi…se potete!”.  

Raccoglieva, San Filippo, giovani e meno giovani per ascoltarli e confessarli nell’oratorio di Santa Maria della Vallicella.

Dalla salutare pratica cristiana di raccogliersi nell’oratorio per cantare e pregare si formò l’istituto dei Sacerdoti dell’Oratorio. 

Ma anche il genere musicale detto appunto Oratorio, pregevole nella storia della musica, da cui, tra gli altri, nacque Jephte, mirabile capolavoro di Giacomo Carissimi che raggiunge l’acme con lo struggente lamento della figlia del capo carismatico e delle fanciulle compagne di lei che corrono festose incontro al capo vincitore dei nemici e liberatore. Sempre mi ha seguito la prima forte impressione che ne ricevetti da ragazzo quando l’ascoltai per la prima volta.

Jephte fu uno dei Giudici che il Signore mandava ogni tanto agli israeliti pentiti delle loro colpe per liberali dai nemici che aveva permesso li opprimessero a causa dei loro peccati.

Non era uno stinco di santo Jephte, ma il Signore nella sua infinita bontà non sdegna nessuno, vuole di tutti la salvezza e chiama tutti a collaborare con Lui ai suoi misericordiosi  progetti e disegni di amore per tutti. E sono essi progetti e disegni di pace.

Infatti: “Così dice il Signore degli eserciti (cioè delle moltitudini, di militare non c’è nulla), Dio d’Israele, a tutti gli esuli….ho fatto a vostro riguardo progetti di pace e non di sventura, per concedervi un  futuro pieno di speranza” (Ger 29,4 e 11).

 




Gli auguri di buon compleanno a San Pio

San Pio da Pietrelcina

San Pio da Pietrelcina

 

di Giuliano Di Renzo

 

A tutti si rivolgono auguri di buon compleanno di San Pio. Tutti, noi e/o le nostra famiglie, dobbiamo qualcosa al padre santo che si definitiva “un frate che prega”.

Il che vuol dire che era la personificazione della preghiera. Ossia era sempre immerso nella preghiera di contemplazione, adorazione e lode, emulo in terra dei Serafini in cielo.

Quale pure la liturgia cattolica è.

Per cui Santa Messa e Santa Comunione non sono come il pedaggio da pagare per la nostra buona salute.

Allo stesso modo che San Pio, e le persone sante a lui unite e che noi per grazia di Dio abbiamo incontrato nella vita, ci hanno mostrato che Comunione e adorazione non sono staccate dalla Santa Messa, Sacrificio da cui scaturiscono e ci salva.

La Santa Messa, cioè la Ss.ma Eucarestia, non è un rito, essa è fondamento e centro del culto della Chiesa cattolica, intorno ad essa e da essa noi battezzati riuniti in assemblea diveniamo in Cristo Chiesa.

“La Chiesa fa l’Eucarestia, l’Eucarestia fa la Chiesa”, si insegnava e si insegna nelle nostre università pontificie!

Seppure a Comunione, visita e adorazione eucaristica noi ci accostiamo in tempi e luoghi diversi esse sono sempre unite al Sacrificio di Gesù qual è appunto la Santa Messa, Gesù Agnello perennemente immolato, morto e vivo insieme, che sempre intercede per noi.

Andiamo dunque alla Fonte della Grazia e rinnoviamo nell’amore il nostro battesimo, la nostra immersione nell’acqua vivificatrice che scaturisce dal suo Cuore di Gesù squarciato dalla violenza dolorosa e incontenibile dell’amore che soffre e si offre.

Se vogliamo onorare San Pio imitiamolo così, “non facciamogli fare brutta figura”, come egli diceva, davanti a Dio.

“C’amma fa? L’amma benedicere stu lazzarone?”, disse San Pio alla Serva di Dio Luigina Sinapi, che gli presentava, perché le benedicesse, delle immagini che lo raffiguravano.

Ricordo questo così, come un “fioretto” di San Pio e della “cara Luigina”, che molto l’amò e venne da lui ricambiata con santa considerazione, affetto e stima.

 




Di Renzo: “Grazie, Padre Santo, ci hai insegnato ad essere teneri e forti insieme, fedeli alla Croce di Cristo”

 

Wadowice (Polonia) 18 maggio 1920 – Roma 2 aprile 2005, nell’esultante luce pasquale della divina Misericordia.

“NON ABBIATE PAURA ! APRITE, SPALANCATE LE PORTE A CRISTO! “

Grazie, Padre Santo, ci hai insegnato ad essere teneri e forti insieme, fedeli alla Croce di Cristo sino a identificarsi come essa per la Chiesa, la salvezza della civiltà, che è anche la salvezza delle anime.
Come San Pietro, San Leone Magno, San Gregorio Magno, San Gregorio VII, San Pio V, San Pio X.
“A me vivere è Cristo e morire un guadagno, lasciatemi andare alla Casa del Padre”, intanto che il mondo da nessuno chiamato ma chiamato segretamente dallo Spirito di Dio accorreva intorno a te per irrorare di lacrime di dolore e gratitudine e disseminare di preghiera e rivestire di amore la tua Alma Città, Roma.
Tutto il mondo, i piccoli e i suoi grandi, si radunò intorno a te, per giorni e giorni un fiume di oranti.
Fu l’apoteosi del Sommo Pontificato Romano, l’apoteosi della Chiesa, una morte già illuminata dalla resurrezione.
“Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni. Sì, verrò presto. Vieni, Signore Gesù” (Ap .22,17-30)

CON MARIA SOTTO LA CROCE, TOTUS TUUS.




Il mistero del Papa Emerito Benedetto XVI

Benedetto XVI visitato da Papa Francesco Concistoro Basilica di San Pietro 2018.06.28 CPF- Vatican Media

Benedetto XVI visitato da Papa Francesco Concistoro Basilica di San Pietro 2018.06.28 CPF – Vatican Media

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Da una prima considerazione della biografia appena uscita del Papa Emerito Benedetto XVI appare chiaro la violenza morale che subì e accettò per il bene della Chiesa. Sembra trovarsi lo snodo dell’umiliazione dolorosa con la quale s’intese infliggere al Papa e affliggere la Chiesa.

Seguendo Gesù Buon Pastore, al fine di parare la Chiesa dai gravi danni che Le si minacciavano, preferì offrire al Signore il sacrificio di se stesso, e con eroismo liberamente accettato scelse di ritirarsi nel silenzio e curare le piaghe dello spirito nella preghiera.

Forse se riflettessimo ora un poco su tutto questo capiremmo meglio le parole con le quali diede le dimissioni e manifestò in pari tempo il proposito di continuare in qualche modo, senza esercitarlo attivamente, nel ministero di Pietro al quale il Signore l’aveva chiamato.

Invece di arzigogolare ancora di quello che non c’è, inutilmente, ci troveremmo davanti a una situazione molto chiara del mistero e del modo di quella rinuncia che si manifesta in modo chiaro e più drammatico, e scopriremmo il mistero della Croce con la quale il Signore sta assistendo la sua Chiesa.

Un dramma semplice e immane, che nella sconfitta di un pastore messo in catene è Chiesa odierna, vinta e vincitrice nel momento stesso del suo sacrificio.

Come in Gesù, che fu morto ed è vivo (Ap 1,17-18), anche la Chiesa lo è, e continua nel mondo il mistero della salvezza a opera dell’amore. La salvezza del mondo e di tutti non è l’odio, la divisione, la sottomissione becera e violenta che tende a umiliare, ma è l’Amore.

Troveremmo qui quello che quel grande maestro, filosofo tomista, studioso di Soeren Kirkegaard, il sacerdote stimmatino friulano Padre Cornelio Fabro, preside della Facoltà di Filosofia dell’Università di Perugia, diceva di aver notato nella vita di ogni Papa, in chi più e in chi meno, una quasi trasformazione nel Christus Patiens man mano che procedeva nel ministero della sua missione. La grazia del pontificato, chiamava questo processo spirituale di dissolvenza della propria immagine in immagine del Cristo.

Processo di impressionante evidenza in San Giovanni Paolo II.

Per cui è vero che una volta che si è Pietro lo spirito rimarrà segnato da quella speciale chiamata a seguire Cristo.

“Simone di Giovanni, mi ami tu più di questi? Certo, Signore, tu lo sai che ti amo. Seguimi” (Gv 21,15-19).

I doni di Dio sono per sempre, sono irrevocabili e senza pentimento (cfr Rom 11,29).

Infatti il “carattere”, la sfraghìs, con il quale la nostra anima viene segnata dai sacramenti del battesimo, della cresima e dell’ordine sacro è indelebile e permane anche in chi disgraziatamente scegliesse come suo definitivo ultimo destino l’inferno.

Un Papa che rimette il suo ministero non sarà mai più il semplice vescovo che fu prima.

Pare che ne fosse consapevole anche Dante. Incontrando in Purgatorio il genovese Papa Adriano V, Fieschi, gli fa dire: “…scias quod ego fui successor Petri («sappi che fui successore di Pietro»)” (Purg. XIX,98-99).

E’ la grazia del Pontificato, il seguimi detto da Gesù a Pietro dopo aver ottenuto da lui la triplice dichiarazione di amore stando sulla rive del lago di Tiberiade dopo la Resurrezione (Gv 21,15-19).

Capiremmo allora la preziosità nascosta di un Papa non più Papa che continua a vigilare per la Chiesa nel sacrificio suo intimo del cuore, nella preghiera e nel silenzio in un monastero, ponendosi come a sostegno del suo immediato successore.

A me pare così. Nessuna contraddizione dunque nel Papa emerito Benedetto e il suo dovere non solo come cattolico, come teologo e come vescovo ma pure come ex Papa.

E forse la sua longevità e vivacità della mente è un segno che il Signore ci dà che il ministero del Papa emerito in soccorso della Chiesa continua.

Per fortuna della Chiesa in tempesta. Il fatto che la sua presenza illumina e rincuora tanti smarriti cattolici e sostiene moralmente il Papa che gli è succeduto è speranza per noi e ammirazione per il modo sottile, delicato e forte della Sapienza divina nel guidare la sua Chiesa, e nel sostenere questa umanità sempre più alla deriva e perduta.

La Sapienza e lo Spirito del Signore percorrono tutte le cose e le conducono fortiter et suaviter (Sap 8,1).

La forza della debolezza e morte di Cristo è la Resurrezione, non futura ma sempre in atto. “Io sono il Vivente e fui morto” (Ap 1,17-18).

Nella Santa Messa c’è il mistero della “Beata Passio” di Cristo, che è morte e resurrezione insieme, Cristo morto e mai morto, che vive “tamquam occisum”, gloria di Dio e fonte per tutti di perdono e di grazia (Ap 5,1-14).

 




Ripresa delle messe pubbliche: Protocollo d’intesa tra la Chiesa italiana e il Governo italiano

Giuseppe Conte - Card. Gualtiero Bassetti

Giuseppe Conte – Card. Gualtiero Bassetti

 

di Giuliano Di Renzo

 

E’ buona testimonianza e buon esempio la gioia che molti hanno manifestato l’altro giorno circa la firma del protocollo d’intesa tra la CEI e il governo italiano per la ripresa del servizio liturgico con i fedeli e la Santa Messa martedì prossimo 18 maggio.

Significa il desiderio che ancora molti nutrono di ricevere il Signore vivente nella Ss.ma Eucarestia.

Posta questa premessa, io personalmente non mi sento di gioire. Per il fatto che si sia dovuto addivenire a formale atto giuridico per abrogare una restrizione che è di buon ordine di polizia per limitare difficoltà dovute a improvvisa – ma pare non troppo – sopravvenuta epidemia.

Ritengo essere questo un atto molto grave e in prospettiva, ma non tanto in prospettiva, tristemente significativo.

Mi spiego. E’ l’accordo che fa riaprire le chiese o è la diminuzione del rischio?

La libertà di coscienza e la pratica religiosa sono un diritto non una concessione.

Lo stato è associazione di persone per meglio raggiungere con l’aiuto vicendevole il fine a ciascuno proprio come persona.

Perciò lo stato è per la persona non viceversa, e ha il dovere di garantire la libertà delle coscienze, non di conculcarle con astuzie, intellettualismi e stratagemmi vari.

La persona ha un destino eterno, oltre il tempo e superiore a ogni cosa è il suo valore. Lo stato invece è nel tempo, esplica la sua funzione come servizio alla persona nel tempo, e col tempo quindi finisce.

Chi è preposto a responsabilità pubbliche ha il dovere dell’onestà, quindi della lealtà.

Se dunque il pericolo è diminuito, bastavano disposizioni amministrative di ordine pubblico, come fino ad ora.

Un accordo a livello di governo invece sposta la questione e solleva legittimi sospetti per il futuro.

Preghiamo il Signore e chiediamogli di aiutarci a convertirci tutti seriamente a Lui.