1

Luigi Giussani padre e maestro

Giussani don Luigi
don Luigi Giussani

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

La gente che ha costruito Sant’Ambrogio a Milano era povera perché era certa di alcune grandi cose, più grandi anche della bellissima costruzione che erano stati capaci di erigere; qualcosa che, proprio perché più grande, dà la capacità di costruire grandi cose. Soltanto qualche cosa di oltre permette all’uomo di costruire sempre di più, di superare se stesso anche nella bellezza di ciò che crea. […]

«Certezza di alcune grandi cose»; certezza di alcune grandi cose che permetterà la grande costruzione del tuo rapporto con la donna o con l’uomo; certezza di alcune grandi cose che permetterà l’architettura d’un tuo intervento nella società, che permetterà al tuo lavoro di ergersi ai tuoi occhi come una cosa bella, utile. È solo la certezza di alcune grandi cose che permette all’uomo di organizzare lo spazio e costruire una architettura. Se non diventa opera d’arte, il tocco che l’uomo porta sulle cose non è umano, è meccanico; l’arte introduce nella manipolazione meccanica il riverbero ideale – l’«arte [che] a Dio quasi è nepote», diceva padre Dante –. Soltanto che l’arte, come riverbero dell’ideale, rimane un livello estetico, perché non salva niente; e diventa più malinconico il viverci, per uno che ci pensa.

Solo ciò che salva è una bellezza buona, che non teme il tempo che passa, non teme il dolore e non teme la morte.

 

 




La linea cellulare HEK 293 e il dott. Alex van der Eb.

feto
feto

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

La linea cellulare HEK293 inizialmente è stata prodotta nel 1973 dal gruppo di ricerca di Alex van der Eb a Leida (Paesi Bassi) dalle celle embrionali umane fetali normali del rene, o più probabilmente surrene (HEK sta per Human Embryonic Kidney) . Queste linee cellulari sono state create con la tecnica della trasfezione che prevede il trasferimento di materiale genetico, utilizzando come vettore l’adenovirus 5, nel cromosoma 19 del genoma delle cellule fetali. Il nome 293 viene dal fatto che tale linea cellulare è stata ottenuta con l’esperimento n.  293 di Frank Graham.

Graham ha lavorato nel laboratorio dello scienziato olandese Dr. Alex van der Eb, dove ha sviluppato un nuovo metodo chiamato trasfezione di fosfato di calcio per introdurre il DNA nelle cellule eucariotiche. Utilizzando questa tecnica, è stato in grado di generare la linea cellulare chiamata HEK 293, che contiene ed esprime i “geni trasformatori “dell’Adenovirus 5 umano (Ad5).

Al suo ritorno in Canada, il dottor Graham ha continuato a caratterizzare la linea cellulare HEK 293 e, in collaborazione con i suoi studenti e colleghi della McMaster University, l’ha utilizzata nello sviluppo di numerosi vettori virali basati su Ad5 per il trasferimento genico e di potenziali vaccini virali ricombinanti. Sia le cellule HEK 293 che i reagenti per la costruzione di vettori Ad sono stati ampiamente distribuiti dal dottor Graham alla comunità scientifica per studi sulla terapia genica e lo sviluppo di vaccini.

E’ da un unico aborto (purtroppo) sono derivati tutti questi esperimenti.. In un articolo  The Ethics of HEK 293 Alvin Wong, M.D. Natl Cathol Bioeth Autumn 2006;6(3):473-95. doi: 10.5840/ncbq20066331 si indaga su come siano state ottenute queste cellule embrionali, sicuramente da un aborto provocato.

Un documento di Alvin Wong, M.D., pubblicamente disponibile (leggi qui), registra lo svolgimento di una riunione nel mese di maggio 2001 della U.S. Food and Drug Administration (FDA) Vaccines, in cui si indaga sulla linea cellulare HEK 293 e le linee cellulari fetali PER.C6. In quella occasione il dottor Alex van der Eb, dichiara:

“ll materiale era il seguente: rene di feto con una storia familiare sconosciuta, ottenuto nel 1972. Non si sa più la data precisa. Il feto, per quanto mi ricordo, era completamente normale. Non c’era niente che non andasse. Non so bene le ragioni di quell’aborto. Probabilmente lo sapevo a quel tempo, ma ho perso tutte queste informazioni ” (A. van der Eb, testimony before the Vaccines and Related Biological Products Advisory Committee, May 16, 2001, FDA Center for Biologics Evalution and Research meetingtranscript, 81, http://www.fda.gov/ohrms/dockets/ac/01/transcripts/3750t1_01.pdf.)

Lo stesso autore scrive che il Dr. van der Eb, dell’Università di Leiden, gli ha confermato che i documenti relativi alle origini di HEK 293 sono andati effettivamente perduti, in linea con la sua dichiarazione alla FDA (messaggio e-mail, 27 ottobre 2003).

Tutto questo per correttezza riguardo l’articolo pubblicato ieri (qui). Non ci sono centinaia di aborti dietro alla linea cellulare HEK 293, pur rimanendo ferma la condanna di questo tipo di ricerche.

L’uso dei vaccini in questione — in caso di pericolo grave per la salute e in assenza di alternative — non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale (COOPERAZIONE FORMALE) dell’utilizzo di linee cellulari provenienti da feti abortiti. Esso va interpretato come una COOPERAZIONE MATERIALE PASSIVA, REMOTA, moralmente giustificata come EXTREMA RATIO in accordo con i documenti della Chiesa e la morale cattolica.

Per la stessa ragione, è inoltre doveroso invitare a cercare vie alternative di ricerca (cfr lettera a Stephen Hahn, commissario della U.S. Food and Drug Administration, qui e lettera a Justin Trudeau, primo ministro canadese (qui) inviate nell’aprile e nel maggio del 2020 da alcune personalità del mondo religioso e scientifico statunitense e canadese), sebbene l’esistenza di brevetti scientifici e le ingenti somme di denaro investito per produrre determinate linee cellulari rendano altamente improbabile la realizzazione di tale richiesta.




Don Giussani: «Arriva il Natale, il fuoco»

 

(se il video qui sotto non si apre, fare il refresh di questa pagina o cliccare qui)

 

 

E al Natale è dedicato anche l’ultimo intervento pubblico di Giussani, su richiesta del direttore del tg2 rai Mauro Mazza. Queste sono le parole che detta e che vengono lette da uno speaker durante l’edizione serale del telegiornale del 24 dicembre 2004: «Perché Gesù viene? Come può l’uomo di oggi stare davanti a questa notizia? E il Natale, che cos’è? Natale è l’amore di Cristo all’uomo. L’Essere nuovo entra nel mondo. L’Essere nuovo come prima non c’era, nella novità del suo comunicarsi agli uomini. Un Essere nuovo entra nel mondo, il mondo del Dio vero. Un Essere nuovo in tutto il profilo del mondo, in quel luogo, fiorì. Tutto viene da Lui, ma qui la novità di una vita predomina. Una nuova creatura vince l’antica. L’antica creazione alla nuova si oppone, ma col Natale il calore ritorna nel mondo, e tutto riecheggia all’appello divino, al Mistero che c’è. L’impossibile, cioè il Mistero, è immeritato dall’uomo. Eppure qui avviene un fuoco, una affezione che avvolge, un calore che predomina nell’immenso atrio del mondo, nello spazio eterno. Qui è il presentimento di una cosa nuova che infervora, e tutto tende a fare diventare concreto. E proprio per questo suscita una grande devozione».

Da “Vita di don Giussani” di Alberto Savorana (ed. Rizzoli)

 

 




“Avendo di che morire, l’uomo sa per che cosa egli vive.”

coronavirus medici paziente

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

Tutti noi, pensando al 1968, certamente ci ricordiamo delle “rivolte studentesche”, ma non dell’influenza di Hong Kong.

Una pandemia che fece due milioni di morti (circa 20.000 in Italia, centomila in America). Le immagini riportate dai giornali del tempo sono davvero drammatiche. Oggi una pandemia come quella del Covid ha completamente paralizzato la vita e la società, traformandosi in uno “tsumani planetario” .

Oliver Rey, filosofo e matematico francese, ne L’idolatria della “vita”, tradotto grazie al Centro Culturale di Milano (in Italia ed. Società Editrice Fiorentina), inizia il suo saggio ponendosi la domanda di come spiegare un simile cambiamento di scala: dipende dalle caratteristiche del virus (nuovo, più letale, più contagioso) o le cause vanno ricercate altrove? Cosa quindi è profondamente cambiato in questi anni?

Oliver Rey nel suo saggio identifica il punto più acuto di questo cambiamento: l’uomo ha spezzato  il legame con la Trascendenza e, come sempre, se abbandona il sacro, si rivolge all’idolo. L’uomo ha posto la sua speranza esistenziale e storica, la sua incondizionata devozione, “alla stessa vita”. L’idiolatria della “vita” appunto.

La vita stessa ha preso il posto del sacro, è venuto meno “il vivere in esso”. La vita si è trasformata “nel vivere per essa”.

Da una parte, l’individuo si vede moralmente emancipato da tutto ciò che la sua vita poteva esigere da lui. Dall’altra, e simultaneamente, si trova sempre più disposto a essere sottomesso alle potenze che proteggono la suddetta vita. Eccoci di nuovo alla situazione descritta da Hobbes, nella quale l’individuo accetta di sottomettersi al potere assoluto del Leviatano in cambio della protezione che tale potere dovrebbe assicurargli contro la morte.

Non c’è morte, ci sono cause di morte (abbiamo scordato che siamo “esseri mortali”), e ognuna è suscettibile di essere combattuta con le unghie e coi denti. In questo ci troviamo quindi  sempre più dipendenti dal “sistema sanitario”, come il drogato dipende dalla droga. E perciò l’organizzazione generale, in quanto dispensatrice del detto sistema, ci tiene in pugno. La nostra dipendenza è tale che ci sono persone che, spaventate di piombare in una “decrepitezza medicalmente prolungata”, chiedono l’eutanasia, chiamando questo, il morire con dignità.

Oggi disponiamo di mezzi straordinari per affrontare le malattie, ma come rovescio della medaglia, abbiamo disimparato a stare di fronte alle calamità, al dolore, alla sofferenza, e alla morte: ci paralizziamo, quando sembrano mancare i mezzi con i quali ordinariamente sappiamo respingerle. Così, se l’esistenza si riduce alle funzioni biologiche, la morte è quasi sempre un “fallimento del sistema sanitario”, che non ha saputo prolungare la vita. Un esempio di questo è che quando parliamo dei nostri  ospedali in questi tempi  non  parliamo quasi mai  di risultati  ma di mezzi disponibili, ed in realtà tutte  le misure di confinamento sono state decise per evitare la congestione delle terapie intensive.

Molte volte abbiamo sentito in questi tempi il nostro Presidente del Consiglio Conte, ma così pare anche il Presidente della Repubblica francese, dichiarare :

“Il Governo mobiliterà tutti i mezzi finanziari necessari per dare assistenza, per prendersi a proprio carico i malati, per salvare delle vite, costi quel che costi”.

Lidolatria-della-vita

Ma è davvero la lotta contro la morte per salvare vite umane  la preoccupazione dei governi? Se così fosse, non si spiegherebbero molti “provvedimenti” che in realtà risultano essere dei “paradossi eclatanti”: in piena pandemia inizia in Spagna l’iter parlamentare sull’eutanasia; essa viene estesa ai bambini in Olanda; viene liberalizzato l’aborto chimico fuori da ogni controllo sanitario con la RU486, o pillola dei 5 giorni dopo, in Italia; viene aumentato di altre 2 settimane il limite legale per effettuare l’aborto in Francia.

Nell’epidemia del coronavirus, nella formula “salvare vite umane”, diventata parola d’ordine, si rivela l’ambiguità dellaparola “vita” (passata da essere definita “come unità di anima e corpo” a “insieme di funzioni essenziali”), una ambiguità moltiplicata da quella della parola “salvare”. Che lo si voglia o no, dice l’autore, questa formula non risuonerebbe nello stesso modo senza una reminiscenza del Salvatore e della salvezza delle anime. Tuttavia, le vite che bisogna cercare di salvare, costi quel che costi, si trovano tagliate fuori da ogni prospettiva religiosa. La dimostrazione di questo concetto è che sono stati vietati funerali e cerimonie religiose, considerati non essenziali.

Di fatto, possiamo certo affermare che per i nostri governi, l’obiettivo di garantire la salute, sotteso alla lotta per salvare vite umane, costituisce il fondamento della legittimità del loro potere.

La salute rappresenta infatti, dice Rey, “il Jolly”. Infatti, in nome della “salute” tutto è permesso. L’argomento “salute” è diventato così determinante da giustificare la preservazione e la legittimazione  del potere politico. La pandemia ha costretto i dirigenti europei a capovolgere i loro slogan, dalla “permanente” mobilità al confinamento. Sui biglietti dell’euro non figurano che porte e ponti, ma la necessità infrange la legge. Sacrificando temporaneamente l’attività economica al contenimento dell’epidemia, i governi avrebbero attentato al contratto sociale implicito  che permette all’economia di funzionare. Detto in altri termini, secondo una contraddizione interna imprevista dal sistema, è il bene superiore dell’economia che ha richiesto l’arresto dell’economia.

A soffrire  sono in realtà le famiglie reali, concrete, gli uomini che vivono del proprio lavoro. Per l’economia mondiale, la crisi sanitaria costituisce un fastidioso incidente, ma anche un grande momento da cogliere, basti pensare alle opportunità legate alla “digitalizzazione”  .

Il filosofo francese Wolff augura per dopodomani (il che ci lascia fortunatamente un po’ di tempo, dice Rey), ”sistemi di salute e protezioni sociali planetari alimentati da assicurazioni mutualistiche mondiali“ (Liberation 21 aprile 2020).

Nota l’autore, questa sarebbe “la via umanista”, “l’unica via realista” alla quale non ci sarebbe “alternativa”. Dio ci scampi da un simile incubo.

La modernità è stata descritta come un passaggio dall’eteronomia all’autonomia, un’emancipazione degli uomini di fronte a tutte le istanze che avevano un autorità sulle loro azioni (religione, natura, tradizione). Una libertà piena e intera reclamava tutto questo. A distanza di tempo, è lecito domandarsi se il rifiuto di ogni trascendenza (del quale Hans Jonas ha detto che è forse stato «l’errore più colossale della storia») abbia permesso che la promessa di libertà sia stata compiuta e non abbia invece portato con sé potenti germi di schiavitù.

“L’alternativa è molto semplice: o dipende da Ciò che fa la realtà, cioè da Dio, o dipende dalla casualità del moto della realtà, cioè dal potere. La dipendenza da Dio è la libertà dell’uomo dagli altri uomini. La mancanza terribile, l’errore terribile della civiltà occidentale è di aver dimenticato e rinnegato questo. Così, in nome della propria autonomia, l’uomo occidentale è diventato schiavo di ogni potere. E tutto lo sviluppo scaltro degli strumenti della civiltà aumenta questa schiavitù. La soluzione è una battaglia per salvare: non la battaglia per fermare la scaltrezza della civiltà, ma la battaglia per riscoprire, per testimoniare, la dipendenza dell’uomo da Dio. Quello che è stato in tutti i tempi il vero significato della lotta umana, vale a dire la lotta tra l’affermarsi dell’umano e la strumentalizzazione dell’umano da parte del potere, adesso è giunto all’estremo. “ (qui  Cristo tutto ciò che abbiamo Luigi Giussani 01.02.2002 Appunti da una conversazione di Luigi Giussani con un gruppo di Comunione e Liberazione. New York, 8 marzo 1986. )

Le bandiere degli insorti polacchi nel XIX secolo che lottavano contro gli aggressori portavano scritte queste parole:  “Per la nostra e vostra libertà”.  “Non basta avere di che vivere per poter essere se stessi. Per poter essere qualcuno nel quale si rivelano la dignità e la libertà, bisogna avere di che morire. Avendo di che morire, l’uomo sa per che cosa egli vive. È solo la Trascendenza a donare se stessa all’uomo. Essa vuole essere suo Futuro. Chiamandolo a se stessa, gli traccia la strada verso la libertà da tutto ciò che passa. Vietandogli invece di inginocchiarsi davanti ai “vitelli d’oro”. (STANISLAW-GRYGIEL qui)

Per non rimanere paralizzati dalla morte, dal dolore che sicuramente molti di noi hanno sperimentato in questa pandemia c’è un’unica possibilità, affidarla alle braccia di Cristo.




Trump, Biden e lo scontro radicale tra due antropologie

Donald Trump e Joe Biden
Donald Trump e Joe Biden

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

Nel pieno di una vertenza legale elettorale e precorrendo tappe normativamente previste perché si arrivi al riconoscimento ufficiale di un vincitore, molti si sono affrettati a fare le congratulazioni a Biden quale candidato vincente nelle presidenziali USA.

In questo frangente, ci risulta soprattutto  incomprensibile l’entusiasmo di molti cattolici.

A dispetto dell’annuncio pubblico della vittoria di Biden, il nuovo Presidente degli Stati Uniti verrà ufficialmente eletto solo il 14 dicembre dai 538 Grandi Elettori. Inoltre, entro l’8 dicembre sapremo l’esito delle vertenze legali. Infine, per quanto la Camera federale di Washington resti a maggioranza democratica, si dovrà aspettare in realtà  il 5 gennaio per  sapere la composizione del Senato, perché in quella data è stata fissato il ballottaggio fra i primi due. In Georgia, infatti, Shane T. Hazel, candidato del Libertarian Party, che ha ottenuto il 2,3% dei consensi, ha negato ai candidati del Partito democratico e repubblicano la maggioranza dei voti espressi.

Questa vicenda, qualunque sarà l’esito, registra prima di tutto un fatto estremamente grave: il potere mediatico si è sostituito al gioco democratico elettorale.  Esso, appannaggio di potentati ”economici” e non solo, che si esprime mediante TV e social, attuando il discredito totale nei confronti di un candidato, si qualifica sempre più come strumento di manipolazione dell’opinione pubblica. Questo fatto evidenzia con sempre maggiore chiarezza una profonda crisi della democrazia in America, che si manifesta anche nel clima di intolleranza ideologica che si è visto in questi mesi, anche nelle piazze e nelle università. Negli Stati Uniti si è ormai affermato un totalitarismo culturale e politico che non ammette repliche e voci fuori dal coro, e questo è sicuramente uno degli aspetti della “grave”  decadenza della nostra civiltà.

Per mesi “l’impresentabile” Trump (si è arrivati addirittura al punto di toglierli la parola mentre parlava in diretta) è stato contrapposto al pacato, ordinato, ben vestito, Biden, accompagnato da una vivace quanto “pericolosa”, elegante signora, la sua vice Kamala Harris. L’articolo pubblicato dal National Catholic Register il 19 agosto 2020, (qui), delinea ciò che i cattolici dovrebbe conoscere su questa “avvenente signora”. La Harris sostiene l’espansione dei “diritti riproduttivi” delle donne, luccisione della vita nel grembo materno per l’intero periodo della gravidanza (incluso il momento della nascita) e  il sostegno dell’ideologia LGBT

Biden, scelto prevalentemente dai bianchi benestanti metropolitani delle grandi aree urbane, dalle elites dell’informazione e dello spettacolo, promette una valanga di ordini esecutivi per cancellare il più in fretta possibile l’eredità del precedente presidente.   

Trump, d’altra parte,  ha ridotto i  conflitti armati e tolto di scena il califfo Al Baghdadi e il generale Soleimani. Ha annullato l’accordo che forniva all’Iran una via per le armi nucleari e ha indotto Emirati Arabi, Sudan e Bahrain a concludere la pace con Israele.

Trump, inoltre, ha negato fondi pubblici ai programmi internazionali che promuovono l’aborto, ha imposto ai medici di curare i bambini sopravvissuti agli aborti tardivi, ha promosso e concluso un accordo internazionale a tutela della famiglia naturale. (qui)

Gli interventi dell’amministrazione Trump e del suo vice Mike Pence a favore della famiglia naturale, sono stati elencati dal  Family Research Council quali meriti principali di governo  in  un fascicolo di ben 12 pagine.

Da ricordare la bellissima lettera del 18  maggio 2020 inviata dall’Amministrazione USA alle Nazioni Unite, alla persona dell’Onorevole António Guterres, Segretario Generale ONU, in cui, tra l’altro, si affermava: “Pensate alle vere emergenze e non alla campagne ideologiche”. (qui)

Trump ha difeso, dentro e fuori gli USA, la libertà religiosa, denunciando le violazioni dei diritti umani in Cina e difendendo dall’applicazione dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Obama, soggetti (ad es. le Piccole sorelle dei poveri) altrimenti obbligati a fornire ai loro dipendenti contraccezione, aborto e sterilizzazione. In quest’ottica ha nominato alla Corte Suprema giudici come Amy Coney Barrett (qui), cattolica, fervente pro-life e pro-family.

Grazie a importanti riduzioni fiscali, l’Amministrazione Trump ha impresso al Paese una importante crescita economica che è stata fermata soltanto dalla pandemia del CoViD-19. Trump definisce il Covid come “il virus cinese’, ed è l’unico che ha chiesto  alla Cina chiarimenti sull’origine e diffusione del virus, minacciando tra l’altro di ridurre i finanziamenti all’OMS.

Sorprende quindi leggere su Avvenire l’articolo di Mauro Magatti (qui) che ha per tema la laicità, cioè il rapporto tra politica e religione. L’articolista scrive: “Biden non ha mai nascosto di essere cattolico, anzi. In molte interviste, anche recenti, il neopresidente americano si è riferito alla fede come bussola di fondo della propria vita personale e dei propri orientamenti politici: «La mia fede mi insegna che noi dovremmo essere il Paese che non solo accetta la verità dei mutamenti climatici, ma che guida il mondo nel rispondere a essi» (‘Religion news service’).

Continua Avvenire: «La mia fede mi implora di avere una gestione preferenziale per i poveri e come presidente farò di tutto per combattere la povertà e costruire un futuro che ci porti più vicino ai nostri ideali» (‘The Christian Post‘).” E ancora  si legge nell’articolo “esattamente l’opposto dell’uso senza mediazioni di riferimenti e simboli religiosi che ha caratterizzato la presidenza Trump (e non solo). (sigh!!).

Avvenire dovrebbe forse prima di tutto  raccontare i fatti reali, dovrebbe raccontare che Biden è favorevole all’aborto, anche quello a nascita parziale e/o fino al nono mese di gravidanza, è contrario all’estensione della tutela sanitaria ai nascituri, ritiene che a partire da 8 anni i bambini abbiano diritto a cambiare sesso. Ha scelto come vicepresidente la Harris, (vedi sopra) sostenitrice agguerrita di aborto e ideologia gender e non ultimo punta a stravolgere il ruolo della Corte Suprema.

Occorre ricordare ad Avvenire che sono il Magistero della Chiesa e il Catechismo della Chiesa cattolica ad essere la  bussola per chi si definisce “cattolico”, e che la difesa della vita umana fin dal concepimento e la salvaguardia della famiglia naturale ne costituiscono i fondamenti.

Ci spiace che Avvenire non si renda conto che in realtà è in atto uno scontro radicale tra due antropologie, tra due visioni antitetiche della realtà. Ci spiace che Avvenire non avverta che è all’opera una sfida per la sopravvivenza della nostra “civiltà” che non ha nulla a che fare con i cambiamenti climatici e la lotta alla povertà. La lotta alla povertà, tra l’altro, ha da sempre caratterizzato la presenza cristiana nel mondo fin dalla sua origine attraverso l’esercizio della “carità.  Per questo, non abbiamo bisogno di imparare da Biden.

Il filosofo Rémi Brague affermava che il XXI secolo sarà il secolo di un’aspra contesa tra l’essere e il nulla: “il problema centrale non è altro che l’esistenza dell’uomo sulla terra”. Lo scontro fondamentale non è fra le civiltà, e ancor meno fra le religioni o fra popoli diversi che convivono: è sull’uomo e sul suo futuro.

 




Silvia Vegetti Finzi: «Non facciamo più figli, stiamo vivendo un’eutanasia culturale»

E’ uscita alcuni giorni fa, un intervista interessante di  Roberta Scorranese,  sul Corriere della Sera, un intervista a Vegetti Finzi, psicologa, che ha scritto numerosi libri importanti sull’adolescenza, sul femminile, sulla maternità. È anche autrice di una delle più articolate storie della psicoanalisi mai scritte in Italia.

Ecco alcuni stralci dell’intervista.

 

Mamma e figlia (Photo By Smolina Marianna/Shutterstock)
Mamma e figlia (Photo By Smolina Marianna/Shutterstock)

 

Non facciamo più figli.
«Ma la colpa è anche nostra».

Si spieghi meglio.
«Io ho ottantadue anni, sono entrata nel movimento femminista tardi, nel 1980, ma sono poi stata molto attiva. E la mia generazione ha sbagliato a non proporre una nuova idea di maternità alle giovani donne di allora, oggi ultra quarantenni».

Avete insistito troppo sulla realizzazione professionale?
«Vi abbiamo insegnato ad essere figlie e non madri. A fare carriera e non a costruire un nuovo modello di maternità. Vi abbiamo spinto a cercare madri simboliche, da Virginia Woolf ai modelli più attuali, cercando di tenervi sempre in una condizione “filiale” e non “generatrice”. Non vi abbiamo passato il libretto delle istruzioni. Così oggi ci sono migliaia di quarantenni che non hanno avuto figli e quando chiedo loro il perché di questa scelta la risposta è quasi sempre “Perché c’erano altre priorità”».

Non solo. Negli anni Ottanta c’è stata una corrente di pensiero che ha provato a demolire la maternità.
«Che grave errore che abbiamo commesso, è il momento di riconoscerlo».

Torniamo ad una mancata — o monca — elaborazione della maternità.
«Lo dico da sempre: se dessimo alla maternità il giusto peso, saremmo molto più liberi».

Amy Coney Barrett forse rappresenta  ciò che il movimento femminista “ potrebbe” libero da pregiudizi, non determinato dal pensiero radical-progressista, riconoscere come positivo:  una donna di alto livello culturale e di successo ma anche  una madre che si è anche affermata professionalmente e viene nominata nelle stanze del potere.

Il giudice Barret, è però “troppo” cattolica, sostiene ” il valore inestimabile dal concepimento alla morte naturale” e che  “la vita inizia dal momento del concepimento”:  quindi occorre ferocemente opporsi alla sua elezione.

Riconoscere  gli errori commessi dal movimento femminismo in  questi anni, come sostiene la psicologa Silvia Fegetti Finzi, potrebbe far guardare in un altro modo la realtà.




Rose Hu: La gioia nella sofferenza con Cristo nelle prigioni della Cina

Piazza Tienanmen (foto AFP)

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

l libro di Rose Hu La gioia nella sofferenza con Cristo nelle prigioni della Cina ( edizioni Piane) offre una testimonianza diretta delle persecuzioni dei cristiani nella Cina della rivoluzione culturale.

Battezzata a 17 anni dopo essersi convertita al cattolicesimo, ha portato la croce di Cristo per un calvario lungo 26 anni. All’epoca aveva vent’anni. Rinchiusa nei campi di “rieducazione” comunista, sotto il regime di Mao, si è rifiutata di rinnegare la Fede nonostante i lavaggi del cervello, le torture e le innumerevoli altre persecuzioni. Finalmente libera, dopo aver trascorso la sua giovinezza nei laogai cinesi, nel 1989 emigrò negli stati Uniti dove si scontra con un’altra rivoluzione, quella che nel frattempo aveva invaso la Chiesa…

“Dovete raccontare quello che avete vissuto nei campi di lavoro perché non vengano dimenticati i sacerdoti, le religiose, e i fedeli che hanno bagnato con il loro sangue le pagine della storia della Chiesa cattolica”.  Rose diventa cattolica dopo l’incontro con padre Shen, insegnante di dottrina nel collegio per ragazze LAurora, alla fine del 1948, mentre l’Armata Rossa si preparava a raggiungere Nankino e Shangai, Padre Shen spiegava che, non potendo esserci un compromesso tra la Chiesa cattolica e il comunismo, i cattolici sarebbero stati perseguitati, ma in un modo completamente diverso da quello usato nella Roma antica. Per loro non ci sarebbe stato il Colosseo. Non avrebbero potuto morire subito per la Fede. Il regime avrebbe usato tecniche di manipolazione di massa poiché la cosa peggiore che fanno i comunisti è manipolare e dividere. Infatti, la politica del PCC fu quella di spingere i cinesi, in massa, a denunciarsi l’uno con l’altro: i figli denunciavano i genitori, mariti e mogli si accusavo a vicenda…

Sono però sorprendenti le parole con cui Padre Zang, il suo direttore spirituale, la saluta per l’ultima volta prima della sua partenza per gli Stati Uniti: “Ci sono molte croci che l’attendono (si ammalerà di tumore con una lunga agonia. Muore il 13 ottobre 2012, anniversario di un‘apparizione della Madonna a Fatima, aveva 79 anni). Sia pronta a subire l’assalto delle persone più vicine, dei fedeli, dei preti, dei vescovi.  Un giorno può essere che sarà scomunicata (Rose nel 2003 fece la professione come membro del Terz’Ordine della Fraternità Sacerdotale San Pio X) e che quelli che hanno perduto la fede saranno considerati i buoni. Custodisca la sua fede in ogni circostanza!  La aspetterò in Cielo”.

Rose conclude il libro: “Tutto è Provvidenza! Ho scritto qualcosa che, nel suo piccolo, si iscrive nella grande storia della Chiesa, per far conoscere la fedeltà di moltissime persone nella prigionia, nella tortura, nel martirio……. Ci sono ancora dei campi di lavori in Cina ai nostri giorni. Ce ne sono nelle province di Anhui e di Xin Jiang, dove sono chiusi molti prigionieri. Pregate per loro.”

Rose Hu raccontando il martirio della Chiesa e del popolo cattolico cinese, vescovi, sacerdoti, religiose e intere famiglie,  è molto discreta, asciutta, pacata, si sofferma poco sugli orrori di cui è stata testimone (tutto questo periodo è stato ben descritto da Jean Monsterleet,  Les Martyrs de Chine parlent : L’Empire de Mao Tsé-Toung contre l’Église du Christ. Préface de Jean de Fabrègues ) ma ciò che mi ha colpito, e che riguarda tutti noi, oggi, sempre: “Avevamo perso la libertà perché eravamo testimoni della verità”(pag. 243).

Il cristianesimo germoglia tra le vicende del mondo solo per l’attrattiva della verità, della grazia: “anche una persona molto forte e molto santa non avrebbe potuto sopportare questo genere di persecuzioni per così tanti anni con le sue sole forze”. Il martirio è la testimonianza pubblica più evidente di questo.

Preghiamo per i nostri martiri, soprattutto dei martiri in Cina. II E a proposito di San Benedetto,  San Giovanni Paolo II un giorno, era il 23 marzo 1980, disse; “Era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico”. L’eroicità è il santo, il martire è colui che riconosce e rende testimonianza a Cristo, alla Verità…A questo  siamo chiamati tutti.




Aborto. Per l’oggi non dialogo ma testimoni credibili

Stimolata da un articolo apparso sul quotidiano Avvenire, ho scritto al direttore di quel giornale una lettera che propongo alla riflessione dei lettori di questo blog.

 

feto
feto

 

Gentile direttore,

vorrei fare alcune riflessioni sulla Ru486 e l’applicazione della legge 194 che ‘Avvenire’ ci sta giustamente proponendo, sollecitata, in particolare, dalla lettera di Angelo Moretti (27 agosto) «Superare i residui ideologici. La solida regola del dialogo di fronte all’inedito-Ru486». Nel volantino distribuito dopo la sconfitta referendaria sull’aborto da Comunione e Liberazione si leggeva: «Ci è capitato in questi giorni di sperimentare con evidenza la verità e quindi anche la razionalità della posizione umana che nasce dalla fede. Questa è la nostra vittoria: il successo infatti lo dà il numero di voti, la nostra vittoria è il cambiamento del nostro cuore e della compagnia attorno a noi, generato dall’obbedienza alla verità che abbiamo incontrato». E nel 1981 don Giussani incontrando noi, allora giovani universitari, ci diceva: «Ecco, questo è un momento in cui sarebbe bello essere solo in dodici in tutto il mondo. Vale a dire, è proprio un momento in cui si ritorna da capo, perché mai è stato così dimostrato che la mentalità non è più cristiana». E ancora «Occorre ripartire dalla fede: essere certi di alcune grandi cose».

Credo che in questi nuovi momenti di confusione piuttosto che parlare di «solida regola del dialogo» cristianamente dovremmo parlare di testimonianza. Può il cristiano dire ancora qualcosa rispetto alla deriva antropologica devastante (aborto, eutanasia, identità di genere) dei nostri tempi? La certezza di base, la radice più profonda della difesa della vita umana da parte del Magistero della Chiesa è che l’esistenza di ogni uomo è sempre e comunque un bene. La difesa del valore di ogni vita umana è sempre implicata nella confessione del primo articolo della fede cristiana: Dio Creatore e la Sua glorificazione (Evangelium vitae 34 e 36). L’aborto non solo come pratica ma, soprattutto, come giustificazione, come ‘nobilitazione’, l’aborto come ‘diritto’, mai accaduto prima nella storia dell’umanità, prima radicale affermazione di un progetto di liberazione fatta coincidere con lo sradicamento della persona dall’essere – ha detto il cardinale Caffarra –, costituisce il compimento di un percorso che nasce dalla decisione di consegnare l’uomo esclusivamente a se stesso. Una decisione alla base di un altro drammatico fenomeno dei nostri tempi, quello dell’eutanasia. La legittimazione dell’aborto e dell’eutanasia hanno infatti lo stesso significato, perché hanno la stessa origine: sradicare il Mistero dalla vita dell’uomo.

Cosa minaccia infatti oggi la persona umana, molto più del coronavirus? La proposta di un’esistenza umana personale e sociale dalla quale è stata espulsa l’idea di una verità della persona (relativismo) e di una libertà che è solo il perseguimento di ciò che è utile (utilitarismo). Tutto ciò porta come conseguenza il trionfo della menzogna e del sentimentalismo sull’uso della ragione. Alla Chiesa e ai cristiani l’urgenza di testimoniare il contenuto essenziale della nostra fede: Gesù è il Signore che morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita. Da qui la contrarietà alle nuove linee guida del Ministero della Salute sull’aborto farmacologico con la Ru486, proprio perché, al pari della 194, legittima l’uccisione di una persona innocente. Di conseguenza, la nostra responsabilità di cattolici richiede oggi un lavoro soprattutto culturale, che non esclude affatto quello politico, a qualsiasi livello, che con estremo realismo (non abbiamo ora certamente i numeri per abrogare la 194) nel mentre affronta la questione della vita con professionalità e competenza, entrando nel merito dei meccanismi e delle specifiche procedure e contribuendo a fare emergere l’intrinseca menzogna.

In agosto abbiamo ragionato su passi di opere di san Tommaso riportati nell’Evangelium vitae: «La legge umana in tanto è tale in quanto è conforme alla retta ragione e quindi deriva dalla legge eterna. Quando invece una legge è in contrasto con la ragione la si denomina legge iniqua; in tal caso però cessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza». E ancora: «Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece in qualche cosa è in contrasto con la legge naturale allora non sarà legge bensì corruzione della legge» (Evangelium vitae 72). Ci siamo chiesti: in un Occidente così secolarizzato è ancora possibile testimoniare tale verità? Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che prima di tutto sono necessari testimoni credibili, appassionati della verità, culturalmente e professionalmente preparati, che imparino il valore dell’unità, non ammalati di ‘protagonismo’. È la santità l’unica vera risposta, a cui tutti siamo chiamati.




“Nella dolcezza di una vita vissuta in comunione cercare la verità”

Il 6 settembre è la ricorrenza della nascita al cielo del Card. Carlo Caffarra.

Pochi giorni prima della sua morte, domenica 27 agosto 2017, il card. Caffarra tenne un intervento a conclusione della Summer School della Scuola Ecclesia Mater. Per ricordarlo, pubblichiamo la trascrizione di quell’intervento, è un “tesoro” da custodire e forse il “suo testamento spirituale” per questi tempi difficili.

 

Cardinal Carlo Caffarra

 

 “ In  dulcedine comunionis, quaerere veritatem”

“Nella dolcezza di una vita vissuta in comunione cercare la verità”

 

 San Alberto Magno.

 

Leggendo la Sacra Scrittura noi vediamo che il Signore si attiene nel suo agire verso gli uomini, si attiene ad alcune, chiamiamole così, norme di comportamento, che sono costanti.  Basta leggere la Sacra Scrittura e si vedono in azione queste, queste azioni divine, queste norme di comportamento. Non è il momento di elencare tutte, anni fa ho fatto uno studio accurato su questo tema, sulle caratteristiche proprie dell’agire di Dio, che sono diventate poi il contenuto di una meditazione ai sacerdoti e quindi trovate nel mio sito il testo completo “Le  Leggi dell’Eterna Sapienza” le “regulae divinae sapientiae“. In questi tempi dobbiamo tenerne presente soprattutto due.

 

Dio opera nel silenzio

Dio opera i più grandi eventi nel silenzio, nell’umiltà. Chi, quanti conoscevano quella ragazzina di Nazaret, si chiamava Maria, eppure, anche l’Angelo si partì da lei, non si ritenne degno di essere presente in quel momento, punto di tutta la storia, quel momento in cui in quel grembo di donna i il “Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Non lasciamoci impressionare dai rumori di questo mondo. I grandi centri che fanno rumore sono contro di noi. Dio non opera facendo più rumore di loro. Dio opera nel silenzio.

 

Dio opera con poche persone

La seconda regola non meno importante, di solito, il Signore compie le sue meraviglie di salvezza con pochi, non con il grande numero. Questo appare in maniera chiarissima, per esempio, nella storia di Gedeone, ve la ricordate vero? In un modo o nell’altro il Signore ne manda a casa centinaia e Gedeone resta con pochi uomini, il Signore dice a Gedeone “perché non succeda che attribuiate a voi la vittoria” in questo modo è chiaro, siete tre gatti.

Ancora, in un momento molto difficile della lotta per la libertà del suo popolo, Giuda Maccabeo si trovò difronte uno sterminato   esercito inviato da Antioco Epifane e loro erano pochissimi, ridotti a pochi  e Giuda disse: “ perché  Il Signore fa più fatica a vincere se siano 100 e non 10.” Il Signore fa più fatica a vincere.

Ciò che è fondamentale, ciò che è centrale, è che ci fondiamo sulla fede della Chiesa, perché questa è la base, la solida base. A noi il Signore non ci chiede di fare trionfare la giustizia, noi siamo portati a dimenticarlo, questa è roba sua e lo farà sicuramente, come, quando e dove, questo lo sa Lui. A noi chiede di agire con giustizia, dopo di che, noi abbiamo finito. A noi chiede di testimoniare la verità, dopo di che, noi abbiamo finito, il resto tocca a Lui.

Noi uomini che siamo passati dentro il XX secolo, abbiamo visto che cosa gli uomini hanno “combinato” quando hanno voluto far trionfare la giustizia, delle tragedie immani, perché prima o poi chi vuol fare trionfare la giustizia non agisce con giustizia perché mira all’efficacia dell’azione, non a che l’azione sia giusta. Andiamo avanti in questo modo.

Finisco, non so se l’avete mai letto, se non l’avete fatto, fatelo prima di un quarto d’ora, il famoso biglietto Speech del Card. Newman. Sapete che il   modo in cui venivano creati i cardinali, io l’ho visto   nel seminario lombardo, avveniva così: l’interessato era già avvertito ma ad un certo punto arrivava un funzionario del vaticano, in forma ufficiale. consegnava un biglietto, al futuro cardinale, che lo apriva davanti a tutti, e conteneva appunto la nomina cardinalizia.

 Newman quando ricevette appunto il biglietto di nomina, esprime la sua gratitudine al Santo Padre con un breve discorso, passato alla storia come il “Biglietto-speech”, il discorso del biglietto. Newman  prende occasione,  ormai era  anziano e prende  occasione per fare come una sintesi della sua vita, per dire ai suoi amici che erano presenti, il senso della sua vita, di tutta la sua opera, di tutto il suo impegno culturale sul piano del pensiero, e dice sostanzialmente ccosì:  “Per tutta la vita io ho combattuto con tutte le mie forze il “principio liberale”, che sta entrando sempre di più nella nostra Santa Religione. Spiega poi cosa è il principio liberale. Il principio liberale: è il principio che pensa che nel culto dovuto a Dio, la verità su Dio non ha nessuna importanza ma che tutte le religioni sono uguali…

Alla fine del piccolo discorso il card. Newman dice: “Allora cosa dobbiamo fare?” Una cosa è certa che i nemici della nostra fede saranno sconfitti. Questo è assolutamente certo; saranno sconfitti in modo molto diverso ci dice la storia. A volte il nemico si trasforma in amico, a volte viene spogliato della sua virulenza e aggressività, a volte cade a pezzi da solo, a volte infierisce quanto basta, a nostro vantaggio, poi scompare.

Questo è certo. Allora la Chiesa cosa deve fare? Quello che ha sempre fatto: “lodare il Signore, testimoniare la verità della fede, vivere cristianamente e il resto lo farà Lui. Termina con la beatitudine: Beati i miti di cuore perché possiederanno la terra e godranno di una grande pace”. Leggetelo, è un testamento straordinario, commuovente. Lasciamoci con la grande  testimonianza di questo santo-beato, testimone della fede che ha portato su di sé tutto il peso dell’incredulità moderma, questo è quello che volevo dirvi, stiamo nella quiete perché i miti possederanno la terra.

 

Grazie Cardinale, continui da lassù a vegliare su di noi.

 




Trasfigurazione

Gesù trasfigurazione

—-

“Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. …. Venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo.” (Lc 9,28-29. 34-36).

L’istante del tempo ha significato come ritorno a Cristo, e quel giorno sarà il giorno della gloria; ma ogni istante è l’istante della gloria, e la gloria di Cristo nell’istante è la trasfigurazione del contenuto dell’istante, è la trasfigurazione che avviene in quello che facciamo. Questa trasfigurazione è la verità dell’umano, è la verità di quello che facciamo, origine di una umanità diversa.

(”IL SANTO ROSARIO “ 4. Mistero della Luce. La Trasfigurazione. Luigi Giussani).




Aleksandr Solzenicyn, un amico appassionato e una tazza di camomilla.

Aleksandr Solzenicyn

Aleksandr Solzenicyn

 

di Giuliana Ruggieri

 

Succede così ai più appassionati, per i “grandi temi” affrontati, per i giudizi dati, per la percezione di un “abbandono”, che alla sera ricorrano sempre più spesso ad una “una tazza di camomilla” per prendere sonno.

Ma lo sguardo si allarga grazie ad un libro: “L’ultimo Papa d’Occidente” di Giulio Meotti, che descrive il lucido pellegrinaggio nella modernità e nel vecchio mondo compiuto in 50 anni da Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI.

In questo libro a pag. 58:

”L’Enciclica Veritatis Splendor, si basa su un’analisi molto vicina a quella di Solzenicyn, spiegò Ratzinger da Cardinale.  …..l’8 giugno ad Havard un uomo barbuto, che non era professore, non era americano, non parlava inglese, ma era un grande scrittore russo: Aleksandr Solzenicyn. E lo choc fu enorme. Solzenicyn quel giorno denunciò la società occidentale, stabilendo la terribile somiglianza con le società controllate dallo stato del mondo comunista nel soffocamento della vita spirituale…Dopo aver annunciato che il suo discorso  “non proviene da un avversario, ma da un amico”, Solzenicyn lanciò ad Havard un lungo, feroce attacco alla società occidentale moralmente in bancarotta. “Il declino del coraggio” disse, è la caratteristica più sorprendente di ciò che definì “l’esaurimento spirituale” dell’occidente. ( pag. 58-59 “L’ultimo Papa d’Occidente” di Giulio Meotti, ed. LIBERILIBRI).

Come scrisse il «Corriere della Sera», quando decise di pubblicare, pochi mesi dopo l’incontro con gli studenti, il discorso di Aleksandr  Solženicyn  all’Università di Havard: “Si condividano o no le sue idee, Solženicyn pone le basi di uno dei dibattiti fondamentali del nostro tempo”. Questo discorso è straordinariamente profetico, per capire il presente ed i grandi temi di un occidente sempre più totalitario, le grandi questioni affrontate la libertà, la stampa, il benessere, la vita legalistica, la moda del pensiero, la miopia dell’occidente, l’umanesimo e le sue conseguenze con un’imprevista parentela  (nel 1844 Karl Marx  è stato in grado di dire: “ il comunismo è umanesimo naturalizzato”), ma quale cammino si può aprire per l’uomo?.

Alcuni passaggi :

Vita legalistica. La società occidentale ha scelto per sé la migliore organizzazione possibile per le sue finalità, che io chiamo legalistica. I limiti dei diritti umani sono determinati da un sistema di leggi; tali limiti sono molto ampi. Alcune persone in Occidente hanno acquisito notevole abilità nell’utilizzo, interpretazione e manipolazione del diritto (anche se le leggi per una persona media tendono ad essere troppo complicate da comprendere senza l’aiuto di un esperto).

Ogni conflitto è risolto in base alla legge, e questa è considerata la soluzione definitiva…. E’ quasi inconcepibile pensare ad una autodisciplina volontaria: tutti si sforzano di ottenere una sempre più grande estensione dei propri diritti,  fino al limite estremo degli elementi giuridici……Se il tessuto della vita è un tessuto di relazioni legalistiche, si crea un’atmosfera di mediocrità spirituale che paralizza gli impulsi più nobili dell’uomo. E sarà semplicemente impossibile tenere il passo con le sperimentazioni di questo secolo, con nient’altro che il supporto di una struttura legalistica minacciosa.”

La direzione della libertà. La difesa dei diritti individuali ha raggiunto estremi tali da rendere la società come un intero sistema in difesa di alcuni individui. È giunto il momento, in Occidente, di difendere i diritti dell’uomo come “obblighi” dell’uomo. In effetti alla libertà distruttiva e irresponsabile, è stato concesso spazio infinito. La Società ha rivelato di avere una scarsa difesa contro l’abisso della decadenza umana, per esempio contro l’abuso della libertà e della violenza morale nei confronti dei giovani, con immagini piene di pornografia, criminalità e orrore. Si ritiene invece di essere in questo dalla parte della libertà e, in teoria, si pensa di essere controbilanciati dalla volontà dei giovani che possono in teoria non guardare e non accettare. Organizzata in modo così legalistico, la vita ha dimostrato l’incapacità a difendersi dalla corrosione del male.”

(Giudizio profondo e profetico, basta pensare all’inchiesta partita da Siena in questi giorni sulla pedopornografia o di chat dell’orrore).

“Miopia. Conosco molto bene alcuni rappresentanti della vostra società, come George Kennan, che dice: “Noi non possiamo applicare criteri morali alla politica”. Così abbiamo mescolato il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, e creiamo così lo spazio per il trionfo del male assoluto nel mondo. Solo i criteri morali possono aiutare l’Occidente a combattere contro la strategia ben pianificata del mondo comunista. Non vi sono altri criteri. Considerazioni pratiche o occasionali di qualsiasi tipo saranno inevitabilmente spazzate via. Dopo un certo livello, la mentalità legalistica induce paralisi e impedisce di vedere la scala dei valori e il significato degli eventi

Ma la caratteristica più sorprendente (e qui ritorna la tazza di Camomilla da cui ero partita?)

Il declino del coraggio è la caratteristica più sorprendente che un osservatore può oggi riscontrare in Occidente. Il mondo occidentale ha perso il suo coraggio civile, sia nel suo insieme che separatamente, in ogni paese, in ogni governo, in ogni partito politico e, naturalmente, nell’ambito delle Nazioni Unite. Il declino del coraggio è particolarmente evidente tra le élite intellettuali, generando l’impressione di una perdita di coraggio dell’intera società. ( e della  Chiesa ndr). Vi sono ancora molte persone coraggiose, ma non hanno alcuna determinante influenza sulla vita pubblica. Funzionari politici e classi intellettuali presentano questa caratteristica, che si concretizza in passività e dubbi nelle loro azioni e nelle loro dichiarazioni, e ancor di più nel loro egoistico considerare razionalmente come realistico, ragionevole, intellettualmente e persino moralmente giustificato ……(PONTI anziché MURI). È necessario sottolineare che fin dai tempi antichi il declino del coraggio è stato considerato il primo sintomo della fine?”.

Umanesimo e conseguenze. Come è stato possibile arrivare a creare questo sfavorevole rapporto di forze? Come è stato possibile per l’Occidente passare dalla sua marcia trionfale al suo attuale stato di debilitazione? Sono stati fatali i cambiamenti e la perdite di obiettivi nel suo sviluppo? Non sembra sia così. L’Occidente é avanzato costantemente in conformità con le sue intenzioni sociali proclamate, e con un progressivo brillante progresso nella tecnologia. E all’improvviso si é trovato nel suo attuale stato di debolezza. Ciò significa che l’errore deve essere alla radice, al fondamento del suo pensiero nei tempi moderni. Mi riferisco alla visione occidentale prevalente, nata nel Rinascimento e che ha trovato espressione politica dopo l’età dell’Illuminismo. Essa divenne la base per la dottrina politica e sociale e potrebbe essere chiamato umanesimo razionalista o autonomia umanistica: l’autonomia dell’uomo da qualsiasi forza superiore di sopra di lui proclamata e praticata. Si potrebbe anche chiamare antropocentrismo, con l’uomo visto come il centro di tutto.”

 

“Il cammino per l’uomo. Io non sto esaminando il caso di un disastro, analizzando una guerra mondiale e le modifiche che questa produce nella società. Ma poiché vorremmo svegliarci ogni mattina sotto il sole della pace, dobbiamo pensare a come realizzare la nostra vita quotidiana. Eppure esiste già un disastro. Mi riferisco alla catastrofe generata da una autonoma e irreligiosa coscienza umanistica. È l’uomo che decide la misura di tutte le cose sulla terra — l’uomo imperfetto, che non è mai privo di orgoglio, egoismo, invidia, vanità e decine di altri difetti. Ora stiamo pagando gli errori che non sono stati correttamente valutati all’inizio. Nel cammino dal Rinascimento, fino ai nostri giorni, abbiamo arricchito la nostra esperienza, ma abbiamo perso il concetto di un’entità completa suprema, da ascoltare per porre limiti alle nostre passioni e alla nostra irresponsabilità. Abbiamo avuto troppa fiducia nella politica e nelle riforme sociali, per poi scoprire che ci stavamo privando del possesso del nostro bene più prezioso: la nostra vita spirituale. Se, come sostiene l’umanesimo, l’uomo è nato solo per essere felice, egli non é nato per morire. Poiché il suo corpo è condannato a morte, il suo compito sulla terra evidentemente deve essere più spirituale: non un totale accaparramento di beni nella vita quotidiana, non la ricerca di modi migliori per ottenere beni materiali e quindi non la spensieratezza con il loro consumo. La vita deve invece essere il compimento di una riflessione costante e seria in modo che il nostro viaggio nel tempo possa essere soprattutto un’esperienza di crescita morale, per diventare esseri umani migliori. Questo é indispensabile per rivalutare la scala dei valori umani normali; la loro attuale assenza è sbalorditiva. Non è possibile che la valutazione del lavoro di un Presidente di uno Stato sia ridotta alla questione relativa a quanti soldi io guadagno, o alla disponibilità di benzina. Solo con l’educazione di noi stessi e l’autodisciplina liberamente accettata e serena, l’umanità potrà risalire il flusso del materialismo e del suo mondo.(SIG!!!!)

Oggi sarebbe regressivo considerare le fossilizzate formule dell’Illuminismo.   Tali dogmatismi sociali ci continuerebbero a rendere indifesi di fronte alle prove dei nostri tempi. Anche se ci stiamo risparmiando la distruzione causata dalla guerra, dovremo trovare il modo di non rendere deperibile la nostra vita.

Non possiamo evitare di riconsiderare gli elementi fondamentali della vita umana e della società. È vero che l’uomo è al di sopra di tutto ciò? Non c’é nessuno spirito al di sopra di lui? È giusta che la vita dell’uomo e delle attività sociali debbano essere governate soprattutto dall’espansione materiale? È ammissibile promuovere tale espansione a scapito della nostra vita spirituale integrale? ………Questa Ascensione è come un’arrampicata antropologica. Nessuno sulla terra ha un altro modo a sinistra o a destra ma soltanto verso l’alto.”

Il “Wall Street Journal”, nel gennaio 1999, pubblicò un discorso di Solzenicyn tenuto un anno prima a Mosca  che con estrema lucidità legge i momenti attuali:

“Considero pieno di pericoli il passaggio dell’umanità dalla sfera naturale alla tecnosfera: si tratta di un processo forse irreversibile che minaccia di accelerare grandemente nel XXI secolo. Il progresso tecnologico che per secoli si è sviluppato divorando ampie porzioni delle risorse della natura, ora lo fa a spese della cultura e dell’uomo. L’uomo che è sempre stato compartecipe, se non facitore della Storia, diventa una scheggia del progresso tecnologico, i cui clamorosi successi eclissano il valore della persona in quanto tale.

Il nostro mondo interiore, un tempo più̀ abituato alla concentrazione e al lavorio del pensiero, e che già avevamo abbastanza trascurato, ora è invaso da un esorbitante profluvio di vacue informazioni. Questa marea riduce sempre più̀ la presenza dell’elemento spirituale, fino alla sua completa scomparsa in molti soggetti; c’è anche sempre meno spazio per l’amore, il quale non può̀ esaurirsi nell’attrazione sessuale. L’uomo da tipo storico-culturale si sta sempre più̀ mutando in tipo “tecnogeno”. Questa profonda trasformazione psicologica è foriera per l’umanità di una minaccia mortale: perdere se stessa”.

Questo profeta è rimasto inascoltato, l ’indifferenza o il fastidio di fare i conti con Solzenicyn è stato un tratto caratteristico dell’Europa, ma noi grazie a Don Giussani abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo, studiarlo e seguirlo.

Non è un problema di ponti o muri, caso mai di masse rocciose a cui attaccarsi e di apertura totale alla verità, non ponti, ma molto di più,  da un coraggio che non ci diamo ,”menzoniana memoria”,  ma che nasce  “dall’essere certi di poche e grandi cose”  difronte a tutto ciò che la realtà ci pone davanti.  La testimonianza dei grandi maestri che abbiamo incontrato nella nostra vita ci richiama ad una grande responsabilità e ci ferisce profondamente non trovarci accanto nel cammino tutti quelli toccati da tale Grazia.

 

Il discorso di Havard , viene qui riportato diviso in parti per favorirne la lettura.

http://www.patrialetteratura.com/aleksandr-solzhenitsyn-discorso-alluniversita-di-harvard-8-giugno-1978-1/

http://www.patrialetteratura.com/aleksandr-solzhenitsyn-discorso-alluniversita-di-harvard-8-giugno-1978-2/

http://www.patrialetteratura.com/aleksandr-solzhenitsyn-discorso-alluniversita-di-harvard-8-giugno-1978-3/

 




Cronaca di una Veglia – 10 Luglio 2020

 

di Giuliana Ruggieri

 

Strano spettacolo venerdì sera a piazza Salimbeni, a Siena, sede della Direzione Generale del Monte dei Paschi di Siena (da ricordare: fondato nel 1472 e considerato la banca più antica del mondo ..sigh!!!). Accompagnati dall’aspetto austero, naso appuntito e sguardo compiaciuto di Sallustio Bandini, la statua posta al centro della piazza, nell’ambito della campagna #restiamoliberi, si sono ritrovati, così come in altre cento città italiane, liberi cittadini, in silenzio, in piedi, a distanza di un metro l’uno dall’altro, leggendo un libro, per protestare contro il ddl Zan sulla omofobia. Il format è quello della cosiddetta “veglia” delle Sentinelle in piedi.

In questi ultimi anni, un popolo  si è sempre alzato in piedi, opponendosi prima alla legge sulle cosiddette unioni civili, poi all’introduzione dell’eutanasia e, infine, alla propaganda dell’ideologia gender, denunciando tali menzogne e continuando a testimoniare la verità sull’uomo ed in difesa della libertà per tutti.

E  oggi, di nuovo, quel popolo si è alzato in piedi di fronte ad una legge liberticida, il ddl sulla cosiddetta “omotransfobia”, primo firmatario il deputato Alessandro Zan, depositato il 30 giugno scorso.

Il testo approderà alla Camera il 27 luglio, in un momento storico totalmente inedito, nel pieno di una crisi economica senza precedenti.

La proposta di legge istituisce un nuovo reato, l’“omofobia”, che non viene definito nel testo, lasciando così spazio a interpretazioni e derive liberticide, che colpiranno chiunque esprimerà un pensiero non allineato al mainstream. Ma ogni atto di violenza è già punito dal codice penale, indipendentemente da chi sia la vittima. Per questo, si sta introducendo un reato di opinione, contro la libertà di pensiero, il bene che fonda le democrazie.

La legge prevede pene molto gravi, estendendo i reati previsti dagli art 604-bis e 604-ter: pene accessorie (dimora coatta, sospensione patente, passaporto, porto d’armi, confisca dei beni, divieto di attività politica); pene sotto forma di “rieducazione”, cioè lavori socialmente utili per i condannati presso le associazioni di tutela delle vittime dei reati suddetti; patrocinio gratuito alle vittime; Istituzione della «giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia da celebrarsi il 17 maggio, con cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado; istituzione in tutto il territorio nazionale di «centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere» (stanziamento previsto di 4 milioni di euro, proprio nel pieno della crisi economica post-pandemia. Sigh!!!!!).

Io e il mio amico “delle vecchie battaglie”, abbiamo distribuito durante la veglia dei volantini che spiegavano il significato dello “strano spettacolo”. 

Le persone incontrate e le loro osservazioni ci hanno offerto uno “spaccato” della nostra realtà attuale.

Un fenomeno bizzarro: il “silenzio” ha contagiato coloro che, chiacchierando o scherzando, erano di passaggio da quella piazza. La nostra presenza, fatta di persone immobili, in silenzio e con un libro in mano, li ha incuriositi fino a farli fermare, interdetti ed ammutoliti….

Ed ecco la scoperta: la maggioranza delle persone che si sono fermate per chiedere il motivo di quella “veglia” silenziosa non conosceva il progetto di legge Zan. E questo, a mio parere,  è estremamente grave.

Con chi è stato possibile un dialogo, la conclusione più spesso condivisa è stata: TALI PENE SONO DEGNE DI UN VERO E PROPRIO REGIME TOTALITARIO.

Quello che è ancora più grave è che i nostri politici, approfittando dell’emergenza pandemica, della grave crisi economica, del periodo di “sofferte vacanze” (per chi se le potrà permettere), ci stanno imponendo leggi che non sono certamente volute, né richieste e, soprattutto, non considerate urgenti da larghissima parte della popolazione italiana.  

Alcuni dei presenti hanno dato un giudizio politico molto duro, considerando tale legge un ultimo colpa di coda di un governo che per restare al potere deve in qualche modo cercare consensi nel mondo LGBT, fatto di lobby molto potenti.

Due ragazze con inclinazione omosessuale ci hanno testimoniato la loro contrarietà alla legge, sostenendo che “IL NOSTRO E’ FEMMINISMO, NON TRANSFOBIA, e non si può sostituire l’’identità sessuale’ con quella di ‘identità di genere’. Tale sostituzione, in sostanza, parifica l’’essere donna’ femminile con il ‘sentirsi donna’ trangender. Annullare tale distinzione nuoce agli stessi diritti delle donne”. Nel dire questo, avevano ben presente le aggressioni in corso ai danni dell’Associazione ArciLesbica su facebook e le aggressioni della lobby LGBT nei confronti di J.K. Rowing (la scrittrice di Harry Potter).

L’altro aspetto davvero drammatico riguarda i nostri giovani. Un gruppo di ragazzine si è fermato cercando di capire quello che stava succedendo, “borsina arcobaleno”, età circa 10-12 anni, sostenevano: “non è necessaria una famiglia fatta di un babbo e una mamma, bastano 2 persone e forse anche una sola, l’importante è ‘l’amore’, solo questo è necessario”.

Una profonda ferita mi ha lacerato il cuore fino a farmi chiedere: Ma ci stiamo rendendo conto di come stiamo educando i nostri ragazzi? Dove è finita la nostra grande responsabilità di adulti? Ma ci rendiamo conto che  lo slogan obamiano “Love is love” giustifica e rende lecito ogni desiderio ai danni dei più deboli?

Le leggere e gravi espressioni di quelle ragazzine e la pericolosità della proposta Zan mi hanno fatto venire in mente le parole, confortanti, del grande Cardinale Carlo Caffarra quando scriveva:

«Debbo confessare che io stesso mi trovo in difficoltà. E questo perché non raramente mi viene a mancare l’alleato che è il cuore umano. Penso alla situazione tra i giovani. Vengono e mi chiedono: “Perché dobbiamo impegnarci definitivamente, quando non si è neppure sicuri di arrivare a volersi bene fino a sera?”. Ora, di fronte a questa domanda io ho solo una risposta: raccogliti in te stesso e pensa a che esperienza hai fatto quando tu hai detto a una ragazza o a un ragazzo “ti voglio bene, ti voglio veramente bene”. Hai forse pensato nel tuo cuore: “Dono tutto me stesso a un’altra, ma solo per un quarto d’ora o al massimo fino a sera”? Questo non è nell’esperienza di un amore, che è dono. Questo è nella natura di un prestito, che è calcolo».

«Ora se riesci ancora a guidare la persona a questo ascolto interiore (Sant’Agostino), tu l’hai salvata. Perché il cuore non inganna. La grande tesi dogmatica della Chiesa cattolica: il peccato non ha corrotto radicalmente l’uomo. Questo la Chiesa l’ha sempre insegnato. L’uomo ha fatto dei disastri enormi, però l’immagine di Dio è rimasta. Io vedo oggi che i giovani sono sempre meno capaci di questo ritorno in se stessi. Lo stesso dramma di Agostino quando aveva la loro età. In fondo Agostino da che cosa fu commosso alla fine? Il vedere un vescovo, Ambrogio; il vedere una comunità che cantava con il cuore più che con le labbra la bellezza della creazione, Deus creator omnium, l’inno bellissimo di Ambrogio».

«Oggi questo è molto difficile con i ragazzi, però secondo me questo è l’intervento d’urgenza. Non ce n’è un altro. Se perdiamo questo alleato, che è il cuore umano – il cuore umano è l’alleato del Vangelo, perché il cuore umano è stato creato in Cristo in corrispondenza a Cristo –, se perdiamo dicevo questo alleato, io non vedo più strade».

Infine, il cardinale Caffarra, riflettendo sulle leggi non democratiche approvate per impedire la testimonianza della fede e l’espressione pubblica dell’insegnamento costante della Chiesa, scriveva:

«Tanto è vero che dico a volte ai miei sacerdoti: io sono sicuro che morirò nel mio letto. Sono meno sicuro per il mio successore. Probabilmente morirà alla Dozza (carcere di Bologna, ndr). Dunque, stiamo parlando di un processo lungo e che ci vedrà impegnati in un combattimento duro. Ma insomma, siamo chiamati a fare entrambe le cose: pronto intervento e lotta di lunga durata, una strategia d’urgenza e un lungo processo educativo»……

(da «Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città» Intervista raccolta da Luigi Amicone Tempi, 19 giugno 2015).

 

Quando la veglia è terminata, ho guardato ancora una volta la statua di Sallustio Bandini, che donò all’Università di Siena l’intera raccolta dei suoi libri, che “con grave dispendio” aveva radunato nella sua vita, collocati nella biblioteca degli Intronati e “per dover servire a beneficio della gioventù studiosa di Siena”.

Quella statua…quanti ricordi di gioventù mi ha risvegliato!

Ho rivisto nelle persone che hanno partecipato alla “veglia” silenziosa lo stesso “sguardo compiaciuto” che ci ha accompagnati fin da giovani durante gli anni dell’Università dove, in quella stessa piazza, abbiamo espresso la nostra solidarietà al popolo polacco, abbiamo sostenuto “Solidarność”, abbiamo combattuto per la libertà del dissidente Sacharov e per tutti gli arrestati in URSS, abbiamo immaginato l’Europa come “un ideale da realizzare”……..la battaglia per la libertà e per la verità. A questo ci ha educati Don Giussani.

La storia continua perché l’ideale è vivo in mezzo a noi.

L’augurio più grande che posso fare a quelle ragazzine è quello di incontrare “un maestro” sul loro cammino, così come lo abbiamo incontrato noi. Io di quell’incontro fatto, sono profondamente grata, e ne ringrazio Dio.

In quella serata abbiamo “gustato” tutto, ma proprio tutto…. anche un ottimo gelato al cioccolato.

 

Le battaglie di ieri (40 anni fa)…

 

 

 

e quelle di oggi (stessa passione):