“Avendo di che morire, l’uomo sa per che cosa egli vive.”

coronavirus medici paziente

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

Tutti noi, pensando al 1968, certamente ci ricordiamo delle “rivolte studentesche”, ma non dell’influenza di Hong Kong.

Una pandemia che fece due milioni di morti (circa 20.000 in Italia, centomila in America). Le immagini riportate dai giornali del tempo sono davvero drammatiche. Oggi una pandemia come quella del Covid ha completamente paralizzato la vita e la società, traformandosi in uno “tsumani planetario” .

Oliver Rey, filosofo e matematico francese, ne L’idolatria della “vita”, tradotto grazie al Centro Culturale di Milano (in Italia ed. Società Editrice Fiorentina), inizia il suo saggio ponendosi la domanda di come spiegare un simile cambiamento di scala: dipende dalle caratteristiche del virus (nuovo, più letale, più contagioso) o le cause vanno ricercate altrove? Cosa quindi è profondamente cambiato in questi anni?

Oliver Rey nel suo saggio identifica il punto più acuto di questo cambiamento: l’uomo ha spezzato  il legame con la Trascendenza e, come sempre, se abbandona il sacro, si rivolge all’idolo. L’uomo ha posto la sua speranza esistenziale e storica, la sua incondizionata devozione, “alla stessa vita”. L’idiolatria della “vita” appunto.

La vita stessa ha preso il posto del sacro, è venuto meno “il vivere in esso”. La vita si è trasformata “nel vivere per essa”.

Da una parte, l’individuo si vede moralmente emancipato da tutto ciò che la sua vita poteva esigere da lui. Dall’altra, e simultaneamente, si trova sempre più disposto a essere sottomesso alle potenze che proteggono la suddetta vita. Eccoci di nuovo alla situazione descritta da Hobbes, nella quale l’individuo accetta di sottomettersi al potere assoluto del Leviatano in cambio della protezione che tale potere dovrebbe assicurargli contro la morte.

Non c’è morte, ci sono cause di morte (abbiamo scordato che siamo “esseri mortali”), e ognuna è suscettibile di essere combattuta con le unghie e coi denti. In questo ci troviamo quindi  sempre più dipendenti dal “sistema sanitario”, come il drogato dipende dalla droga. E perciò l’organizzazione generale, in quanto dispensatrice del detto sistema, ci tiene in pugno. La nostra dipendenza è tale che ci sono persone che, spaventate di piombare in una “decrepitezza medicalmente prolungata”, chiedono l’eutanasia, chiamando questo, il morire con dignità.

Oggi disponiamo di mezzi straordinari per affrontare le malattie, ma come rovescio della medaglia, abbiamo disimparato a stare di fronte alle calamità, al dolore, alla sofferenza, e alla morte: ci paralizziamo, quando sembrano mancare i mezzi con i quali ordinariamente sappiamo respingerle. Così, se l’esistenza si riduce alle funzioni biologiche, la morte è quasi sempre un “fallimento del sistema sanitario”, che non ha saputo prolungare la vita. Un esempio di questo è che quando parliamo dei nostri  ospedali in questi tempi  non  parliamo quasi mai  di risultati  ma di mezzi disponibili, ed in realtà tutte  le misure di confinamento sono state decise per evitare la congestione delle terapie intensive.

Molte volte abbiamo sentito in questi tempi il nostro Presidente del Consiglio Conte, ma così pare anche il Presidente della Repubblica francese, dichiarare :

“Il Governo mobiliterà tutti i mezzi finanziari necessari per dare assistenza, per prendersi a proprio carico i malati, per salvare delle vite, costi quel che costi”.

Lidolatria-della-vita

Ma è davvero la lotta contro la morte per salvare vite umane  la preoccupazione dei governi? Se così fosse, non si spiegherebbero molti “provvedimenti” che in realtà risultano essere dei “paradossi eclatanti”: in piena pandemia inizia in Spagna l’iter parlamentare sull’eutanasia; essa viene estesa ai bambini in Olanda; viene liberalizzato l’aborto chimico fuori da ogni controllo sanitario con la RU486, o pillola dei 5 giorni dopo, in Italia; viene aumentato di altre 2 settimane il limite legale per effettuare l’aborto in Francia.

Nell’epidemia del coronavirus, nella formula “salvare vite umane”, diventata parola d’ordine, si rivela l’ambiguità dellaparola “vita” (passata da essere definita “come unità di anima e corpo” a “insieme di funzioni essenziali”), una ambiguità moltiplicata da quella della parola “salvare”. Che lo si voglia o no, dice l’autore, questa formula non risuonerebbe nello stesso modo senza una reminiscenza del Salvatore e della salvezza delle anime. Tuttavia, le vite che bisogna cercare di salvare, costi quel che costi, si trovano tagliate fuori da ogni prospettiva religiosa. La dimostrazione di questo concetto è che sono stati vietati funerali e cerimonie religiose, considerati non essenziali.

Di fatto, possiamo certo affermare che per i nostri governi, l’obiettivo di garantire la salute, sotteso alla lotta per salvare vite umane, costituisce il fondamento della legittimità del loro potere.

La salute rappresenta infatti, dice Rey, “il Jolly”. Infatti, in nome della “salute” tutto è permesso. L’argomento “salute” è diventato così determinante da giustificare la preservazione e la legittimazione  del potere politico. La pandemia ha costretto i dirigenti europei a capovolgere i loro slogan, dalla “permanente” mobilità al confinamento. Sui biglietti dell’euro non figurano che porte e ponti, ma la necessità infrange la legge. Sacrificando temporaneamente l’attività economica al contenimento dell’epidemia, i governi avrebbero attentato al contratto sociale implicito  che permette all’economia di funzionare. Detto in altri termini, secondo una contraddizione interna imprevista dal sistema, è il bene superiore dell’economia che ha richiesto l’arresto dell’economia.

A soffrire  sono in realtà le famiglie reali, concrete, gli uomini che vivono del proprio lavoro. Per l’economia mondiale, la crisi sanitaria costituisce un fastidioso incidente, ma anche un grande momento da cogliere, basti pensare alle opportunità legate alla “digitalizzazione”  .

Il filosofo francese Wolff augura per dopodomani (il che ci lascia fortunatamente un po’ di tempo, dice Rey), ”sistemi di salute e protezioni sociali planetari alimentati da assicurazioni mutualistiche mondiali“ (Liberation 21 aprile 2020).

Nota l’autore, questa sarebbe “la via umanista”, “l’unica via realista” alla quale non ci sarebbe “alternativa”. Dio ci scampi da un simile incubo.

La modernità è stata descritta come un passaggio dall’eteronomia all’autonomia, un’emancipazione degli uomini di fronte a tutte le istanze che avevano un autorità sulle loro azioni (religione, natura, tradizione). Una libertà piena e intera reclamava tutto questo. A distanza di tempo, è lecito domandarsi se il rifiuto di ogni trascendenza (del quale Hans Jonas ha detto che è forse stato «l’errore più colossale della storia») abbia permesso che la promessa di libertà sia stata compiuta e non abbia invece portato con sé potenti germi di schiavitù.

“L’alternativa è molto semplice: o dipende da Ciò che fa la realtà, cioè da Dio, o dipende dalla casualità del moto della realtà, cioè dal potere. La dipendenza da Dio è la libertà dell’uomo dagli altri uomini. La mancanza terribile, l’errore terribile della civiltà occidentale è di aver dimenticato e rinnegato questo. Così, in nome della propria autonomia, l’uomo occidentale è diventato schiavo di ogni potere. E tutto lo sviluppo scaltro degli strumenti della civiltà aumenta questa schiavitù. La soluzione è una battaglia per salvare: non la battaglia per fermare la scaltrezza della civiltà, ma la battaglia per riscoprire, per testimoniare, la dipendenza dell’uomo da Dio. Quello che è stato in tutti i tempi il vero significato della lotta umana, vale a dire la lotta tra l’affermarsi dell’umano e la strumentalizzazione dell’umano da parte del potere, adesso è giunto all’estremo. “ (qui  Cristo tutto ciò che abbiamo Luigi Giussani 01.02.2002 Appunti da una conversazione di Luigi Giussani con un gruppo di Comunione e Liberazione. New York, 8 marzo 1986. )

Le bandiere degli insorti polacchi nel XIX secolo che lottavano contro gli aggressori portavano scritte queste parole:  “Per la nostra e vostra libertà”.  “Non basta avere di che vivere per poter essere se stessi. Per poter essere qualcuno nel quale si rivelano la dignità e la libertà, bisogna avere di che morire. Avendo di che morire, l’uomo sa per che cosa egli vive. È solo la Trascendenza a donare se stessa all’uomo. Essa vuole essere suo Futuro. Chiamandolo a se stessa, gli traccia la strada verso la libertà da tutto ciò che passa. Vietandogli invece di inginocchiarsi davanti ai “vitelli d’oro”. (STANISLAW-GRYGIEL qui)

Per non rimanere paralizzati dalla morte, dal dolore che sicuramente molti di noi hanno sperimentato in questa pandemia c’è un’unica possibilità, affidarla alle braccia di Cristo.




Trump, Biden e lo scontro radicale tra due antropologie

Donald Trump e Joe Biden
Donald Trump e Joe Biden

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

Nel pieno di una vertenza legale elettorale e precorrendo tappe normativamente previste perché si arrivi al riconoscimento ufficiale di un vincitore, molti si sono affrettati a fare le congratulazioni a Biden quale candidato vincente nelle presidenziali USA.

In questo frangente, ci risulta soprattutto  incomprensibile l’entusiasmo di molti cattolici.

A dispetto dell’annuncio pubblico della vittoria di Biden, il nuovo Presidente degli Stati Uniti verrà ufficialmente eletto solo il 14 dicembre dai 538 Grandi Elettori. Inoltre, entro l’8 dicembre sapremo l’esito delle vertenze legali. Infine, per quanto la Camera federale di Washington resti a maggioranza democratica, si dovrà aspettare in realtà  il 5 gennaio per  sapere la composizione del Senato, perché in quella data è stata fissato il ballottaggio fra i primi due. In Georgia, infatti, Shane T. Hazel, candidato del Libertarian Party, che ha ottenuto il 2,3% dei consensi, ha negato ai candidati del Partito democratico e repubblicano la maggioranza dei voti espressi.

Questa vicenda, qualunque sarà l’esito, registra prima di tutto un fatto estremamente grave: il potere mediatico si è sostituito al gioco democratico elettorale.  Esso, appannaggio di potentati ”economici” e non solo, che si esprime mediante TV e social, attuando il discredito totale nei confronti di un candidato, si qualifica sempre più come strumento di manipolazione dell’opinione pubblica. Questo fatto evidenzia con sempre maggiore chiarezza una profonda crisi della democrazia in America, che si manifesta anche nel clima di intolleranza ideologica che si è visto in questi mesi, anche nelle piazze e nelle università. Negli Stati Uniti si è ormai affermato un totalitarismo culturale e politico che non ammette repliche e voci fuori dal coro, e questo è sicuramente uno degli aspetti della “grave”  decadenza della nostra civiltà.

Per mesi “l’impresentabile” Trump (si è arrivati addirittura al punto di toglierli la parola mentre parlava in diretta) è stato contrapposto al pacato, ordinato, ben vestito, Biden, accompagnato da una vivace quanto “pericolosa”, elegante signora, la sua vice Kamala Harris. L’articolo pubblicato dal National Catholic Register il 19 agosto 2020, (qui), delinea ciò che i cattolici dovrebbe conoscere su questa “avvenente signora”. La Harris sostiene l’espansione dei “diritti riproduttivi” delle donne, luccisione della vita nel grembo materno per l’intero periodo della gravidanza (incluso il momento della nascita) e  il sostegno dell’ideologia LGBT

Biden, scelto prevalentemente dai bianchi benestanti metropolitani delle grandi aree urbane, dalle elites dell’informazione e dello spettacolo, promette una valanga di ordini esecutivi per cancellare il più in fretta possibile l’eredità del precedente presidente.   

Trump, d’altra parte,  ha ridotto i  conflitti armati e tolto di scena il califfo Al Baghdadi e il generale Soleimani. Ha annullato l’accordo che forniva all’Iran una via per le armi nucleari e ha indotto Emirati Arabi, Sudan e Bahrain a concludere la pace con Israele.

Trump, inoltre, ha negato fondi pubblici ai programmi internazionali che promuovono l’aborto, ha imposto ai medici di curare i bambini sopravvissuti agli aborti tardivi, ha promosso e concluso un accordo internazionale a tutela della famiglia naturale. (qui)

Gli interventi dell’amministrazione Trump e del suo vice Mike Pence a favore della famiglia naturale, sono stati elencati dal  Family Research Council quali meriti principali di governo  in  un fascicolo di ben 12 pagine.

Da ricordare la bellissima lettera del 18  maggio 2020 inviata dall’Amministrazione USA alle Nazioni Unite, alla persona dell’Onorevole António Guterres, Segretario Generale ONU, in cui, tra l’altro, si affermava: “Pensate alle vere emergenze e non alla campagne ideologiche”. (qui)

Trump ha difeso, dentro e fuori gli USA, la libertà religiosa, denunciando le violazioni dei diritti umani in Cina e difendendo dall’applicazione dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Obama, soggetti (ad es. le Piccole sorelle dei poveri) altrimenti obbligati a fornire ai loro dipendenti contraccezione, aborto e sterilizzazione. In quest’ottica ha nominato alla Corte Suprema giudici come Amy Coney Barrett (qui), cattolica, fervente pro-life e pro-family.

Grazie a importanti riduzioni fiscali, l’Amministrazione Trump ha impresso al Paese una importante crescita economica che è stata fermata soltanto dalla pandemia del CoViD-19. Trump definisce il Covid come “il virus cinese’, ed è l’unico che ha chiesto  alla Cina chiarimenti sull’origine e diffusione del virus, minacciando tra l’altro di ridurre i finanziamenti all’OMS.

Sorprende quindi leggere su Avvenire l’articolo di Mauro Magatti (qui) che ha per tema la laicità, cioè il rapporto tra politica e religione. L’articolista scrive: “Biden non ha mai nascosto di essere cattolico, anzi. In molte interviste, anche recenti, il neopresidente americano si è riferito alla fede come bussola di fondo della propria vita personale e dei propri orientamenti politici: «La mia fede mi insegna che noi dovremmo essere il Paese che non solo accetta la verità dei mutamenti climatici, ma che guida il mondo nel rispondere a essi» (‘Religion news service’).

Continua Avvenire: «La mia fede mi implora di avere una gestione preferenziale per i poveri e come presidente farò di tutto per combattere la povertà e costruire un futuro che ci porti più vicino ai nostri ideali» (‘The Christian Post‘).” E ancora  si legge nell’articolo “esattamente l’opposto dell’uso senza mediazioni di riferimenti e simboli religiosi che ha caratterizzato la presidenza Trump (e non solo). (sigh!!).

Avvenire dovrebbe forse prima di tutto  raccontare i fatti reali, dovrebbe raccontare che Biden è favorevole all’aborto, anche quello a nascita parziale e/o fino al nono mese di gravidanza, è contrario all’estensione della tutela sanitaria ai nascituri, ritiene che a partire da 8 anni i bambini abbiano diritto a cambiare sesso. Ha scelto come vicepresidente la Harris, (vedi sopra) sostenitrice agguerrita di aborto e ideologia gender e non ultimo punta a stravolgere il ruolo della Corte Suprema.

Occorre ricordare ad Avvenire che sono il Magistero della Chiesa e il Catechismo della Chiesa cattolica ad essere la  bussola per chi si definisce “cattolico”, e che la difesa della vita umana fin dal concepimento e la salvaguardia della famiglia naturale ne costituiscono i fondamenti.

Ci spiace che Avvenire non si renda conto che in realtà è in atto uno scontro radicale tra due antropologie, tra due visioni antitetiche della realtà. Ci spiace che Avvenire non avverta che è all’opera una sfida per la sopravvivenza della nostra “civiltà” che non ha nulla a che fare con i cambiamenti climatici e la lotta alla povertà. La lotta alla povertà, tra l’altro, ha da sempre caratterizzato la presenza cristiana nel mondo fin dalla sua origine attraverso l’esercizio della “carità.  Per questo, non abbiamo bisogno di imparare da Biden.

Il filosofo Rémi Brague affermava che il XXI secolo sarà il secolo di un’aspra contesa tra l’essere e il nulla: “il problema centrale non è altro che l’esistenza dell’uomo sulla terra”. Lo scontro fondamentale non è fra le civiltà, e ancor meno fra le religioni o fra popoli diversi che convivono: è sull’uomo e sul suo futuro.

 




Silvia Vegetti Finzi: «Non facciamo più figli, stiamo vivendo un’eutanasia culturale»

E’ uscita alcuni giorni fa, un intervista interessante di  Roberta Scorranese,  sul Corriere della Sera, un intervista a Vegetti Finzi, psicologa, che ha scritto numerosi libri importanti sull’adolescenza, sul femminile, sulla maternità. È anche autrice di una delle più articolate storie della psicoanalisi mai scritte in Italia.

Ecco alcuni stralci dell’intervista.

 

Mamma e figlia (Photo By Smolina Marianna/Shutterstock)
Mamma e figlia (Photo By Smolina Marianna/Shutterstock)

 

Non facciamo più figli.
«Ma la colpa è anche nostra».

Si spieghi meglio.
«Io ho ottantadue anni, sono entrata nel movimento femminista tardi, nel 1980, ma sono poi stata molto attiva. E la mia generazione ha sbagliato a non proporre una nuova idea di maternità alle giovani donne di allora, oggi ultra quarantenni».

Avete insistito troppo sulla realizzazione professionale?
«Vi abbiamo insegnato ad essere figlie e non madri. A fare carriera e non a costruire un nuovo modello di maternità. Vi abbiamo spinto a cercare madri simboliche, da Virginia Woolf ai modelli più attuali, cercando di tenervi sempre in una condizione “filiale” e non “generatrice”. Non vi abbiamo passato il libretto delle istruzioni. Così oggi ci sono migliaia di quarantenni che non hanno avuto figli e quando chiedo loro il perché di questa scelta la risposta è quasi sempre “Perché c’erano altre priorità”».

Non solo. Negli anni Ottanta c’è stata una corrente di pensiero che ha provato a demolire la maternità.
«Che grave errore che abbiamo commesso, è il momento di riconoscerlo».

Torniamo ad una mancata — o monca — elaborazione della maternità.
«Lo dico da sempre: se dessimo alla maternità il giusto peso, saremmo molto più liberi».

Amy Coney Barrett forse rappresenta  ciò che il movimento femminista “ potrebbe” libero da pregiudizi, non determinato dal pensiero radical-progressista, riconoscere come positivo:  una donna di alto livello culturale e di successo ma anche  una madre che si è anche affermata professionalmente e viene nominata nelle stanze del potere.

Il giudice Barret, è però “troppo” cattolica, sostiene ” il valore inestimabile dal concepimento alla morte naturale” e che  “la vita inizia dal momento del concepimento”:  quindi occorre ferocemente opporsi alla sua elezione.

Riconoscere  gli errori commessi dal movimento femminismo in  questi anni, come sostiene la psicologa Silvia Fegetti Finzi, potrebbe far guardare in un altro modo la realtà.




Rose Hu: La gioia nella sofferenza con Cristo nelle prigioni della Cina

Piazza Tienanmen (foto AFP)

 

 

di Giuliana Ruggieri

 

l libro di Rose Hu La gioia nella sofferenza con Cristo nelle prigioni della Cina ( edizioni Piane) offre una testimonianza diretta delle persecuzioni dei cristiani nella Cina della rivoluzione culturale.

Battezzata a 17 anni dopo essersi convertita al cattolicesimo, ha portato la croce di Cristo per un calvario lungo 26 anni. All’epoca aveva vent’anni. Rinchiusa nei campi di “rieducazione” comunista, sotto il regime di Mao, si è rifiutata di rinnegare la Fede nonostante i lavaggi del cervello, le torture e le innumerevoli altre persecuzioni. Finalmente libera, dopo aver trascorso la sua giovinezza nei laogai cinesi, nel 1989 emigrò negli stati Uniti dove si scontra con un’altra rivoluzione, quella che nel frattempo aveva invaso la Chiesa…

“Dovete raccontare quello che avete vissuto nei campi di lavoro perché non vengano dimenticati i sacerdoti, le religiose, e i fedeli che hanno bagnato con il loro sangue le pagine della storia della Chiesa cattolica”.  Rose diventa cattolica dopo l’incontro con padre Shen, insegnante di dottrina nel collegio per ragazze LAurora, alla fine del 1948, mentre l’Armata Rossa si preparava a raggiungere Nankino e Shangai, Padre Shen spiegava che, non potendo esserci un compromesso tra la Chiesa cattolica e il comunismo, i cattolici sarebbero stati perseguitati, ma in un modo completamente diverso da quello usato nella Roma antica. Per loro non ci sarebbe stato il Colosseo. Non avrebbero potuto morire subito per la Fede. Il regime avrebbe usato tecniche di manipolazione di massa poiché la cosa peggiore che fanno i comunisti è manipolare e dividere. Infatti, la politica del PCC fu quella di spingere i cinesi, in massa, a denunciarsi l’uno con l’altro: i figli denunciavano i genitori, mariti e mogli si accusavo a vicenda…

Sono però sorprendenti le parole con cui Padre Zang, il suo direttore spirituale, la saluta per l’ultima volta prima della sua partenza per gli Stati Uniti: “Ci sono molte croci che l’attendono (si ammalerà di tumore con una lunga agonia. Muore il 13 ottobre 2012, anniversario di un‘apparizione della Madonna a Fatima, aveva 79 anni). Sia pronta a subire l’assalto delle persone più vicine, dei fedeli, dei preti, dei vescovi.  Un giorno può essere che sarà scomunicata (Rose nel 2003 fece la professione come membro del Terz’Ordine della Fraternità Sacerdotale San Pio X) e che quelli che hanno perduto la fede saranno considerati i buoni. Custodisca la sua fede in ogni circostanza!  La aspetterò in Cielo”.

Rose conclude il libro: “Tutto è Provvidenza! Ho scritto qualcosa che, nel suo piccolo, si iscrive nella grande storia della Chiesa, per far conoscere la fedeltà di moltissime persone nella prigionia, nella tortura, nel martirio……. Ci sono ancora dei campi di lavori in Cina ai nostri giorni. Ce ne sono nelle province di Anhui e di Xin Jiang, dove sono chiusi molti prigionieri. Pregate per loro.”

Rose Hu raccontando il martirio della Chiesa e del popolo cattolico cinese, vescovi, sacerdoti, religiose e intere famiglie,  è molto discreta, asciutta, pacata, si sofferma poco sugli orrori di cui è stata testimone (tutto questo periodo è stato ben descritto da Jean Monsterleet,  Les Martyrs de Chine parlent : L’Empire de Mao Tsé-Toung contre l’Église du Christ. Préface de Jean de Fabrègues ) ma ciò che mi ha colpito, e che riguarda tutti noi, oggi, sempre: “Avevamo perso la libertà perché eravamo testimoni della verità”(pag. 243).

Il cristianesimo germoglia tra le vicende del mondo solo per l’attrattiva della verità, della grazia: “anche una persona molto forte e molto santa non avrebbe potuto sopportare questo genere di persecuzioni per così tanti anni con le sue sole forze”. Il martirio è la testimonianza pubblica più evidente di questo.

Preghiamo per i nostri martiri, soprattutto dei martiri in Cina. II E a proposito di San Benedetto,  San Giovanni Paolo II un giorno, era il 23 marzo 1980, disse; “Era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico”. L’eroicità è il santo, il martire è colui che riconosce e rende testimonianza a Cristo, alla Verità…A questo  siamo chiamati tutti.




Aborto. Per l’oggi non dialogo ma testimoni credibili

Stimolata da un articolo apparso sul quotidiano Avvenire, ho scritto al direttore di quel giornale una lettera che propongo alla riflessione dei lettori di questo blog.

 

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Gentile direttore,

vorrei fare alcune riflessioni sulla Ru486 e l’applicazione della legge 194 che ‘Avvenire’ ci sta giustamente proponendo, sollecitata, in particolare, dalla lettera di Angelo Moretti (27 agosto) «Superare i residui ideologici. La solida regola del dialogo di fronte all’inedito-Ru486». Nel volantino distribuito dopo la sconfitta referendaria sull’aborto da Comunione e Liberazione si leggeva: «Ci è capitato in questi giorni di sperimentare con evidenza la verità e quindi anche la razionalità della posizione umana che nasce dalla fede. Questa è la nostra vittoria: il successo infatti lo dà il numero di voti, la nostra vittoria è il cambiamento del nostro cuore e della compagnia attorno a noi, generato dall’obbedienza alla verità che abbiamo incontrato». E nel 1981 don Giussani incontrando noi, allora giovani universitari, ci diceva: «Ecco, questo è un momento in cui sarebbe bello essere solo in dodici in tutto il mondo. Vale a dire, è proprio un momento in cui si ritorna da capo, perché mai è stato così dimostrato che la mentalità non è più cristiana». E ancora «Occorre ripartire dalla fede: essere certi di alcune grandi cose».

Credo che in questi nuovi momenti di confusione piuttosto che parlare di «solida regola del dialogo» cristianamente dovremmo parlare di testimonianza. Può il cristiano dire ancora qualcosa rispetto alla deriva antropologica devastante (aborto, eutanasia, identità di genere) dei nostri tempi? La certezza di base, la radice più profonda della difesa della vita umana da parte del Magistero della Chiesa è che l’esistenza di ogni uomo è sempre e comunque un bene. La difesa del valore di ogni vita umana è sempre implicata nella confessione del primo articolo della fede cristiana: Dio Creatore e la Sua glorificazione (Evangelium vitae 34 e 36). L’aborto non solo come pratica ma, soprattutto, come giustificazione, come ‘nobilitazione’, l’aborto come ‘diritto’, mai accaduto prima nella storia dell’umanità, prima radicale affermazione di un progetto di liberazione fatta coincidere con lo sradicamento della persona dall’essere – ha detto il cardinale Caffarra –, costituisce il compimento di un percorso che nasce dalla decisione di consegnare l’uomo esclusivamente a se stesso. Una decisione alla base di un altro drammatico fenomeno dei nostri tempi, quello dell’eutanasia. La legittimazione dell’aborto e dell’eutanasia hanno infatti lo stesso significato, perché hanno la stessa origine: sradicare il Mistero dalla vita dell’uomo.

Cosa minaccia infatti oggi la persona umana, molto più del coronavirus? La proposta di un’esistenza umana personale e sociale dalla quale è stata espulsa l’idea di una verità della persona (relativismo) e di una libertà che è solo il perseguimento di ciò che è utile (utilitarismo). Tutto ciò porta come conseguenza il trionfo della menzogna e del sentimentalismo sull’uso della ragione. Alla Chiesa e ai cristiani l’urgenza di testimoniare il contenuto essenziale della nostra fede: Gesù è il Signore che morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita. Da qui la contrarietà alle nuove linee guida del Ministero della Salute sull’aborto farmacologico con la Ru486, proprio perché, al pari della 194, legittima l’uccisione di una persona innocente. Di conseguenza, la nostra responsabilità di cattolici richiede oggi un lavoro soprattutto culturale, che non esclude affatto quello politico, a qualsiasi livello, che con estremo realismo (non abbiamo ora certamente i numeri per abrogare la 194) nel mentre affronta la questione della vita con professionalità e competenza, entrando nel merito dei meccanismi e delle specifiche procedure e contribuendo a fare emergere l’intrinseca menzogna.

In agosto abbiamo ragionato su passi di opere di san Tommaso riportati nell’Evangelium vitae: «La legge umana in tanto è tale in quanto è conforme alla retta ragione e quindi deriva dalla legge eterna. Quando invece una legge è in contrasto con la ragione la si denomina legge iniqua; in tal caso però cessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza». E ancora: «Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece in qualche cosa è in contrasto con la legge naturale allora non sarà legge bensì corruzione della legge» (Evangelium vitae 72). Ci siamo chiesti: in un Occidente così secolarizzato è ancora possibile testimoniare tale verità? Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che prima di tutto sono necessari testimoni credibili, appassionati della verità, culturalmente e professionalmente preparati, che imparino il valore dell’unità, non ammalati di ‘protagonismo’. È la santità l’unica vera risposta, a cui tutti siamo chiamati.




“Nella dolcezza di una vita vissuta in comunione cercare la verità”

Il 6 settembre è la ricorrenza della nascita al cielo del Card. Carlo Caffarra.

Pochi giorni prima della sua morte, domenica 27 agosto 2017, il card. Caffarra tenne un intervento a conclusione della Summer School della Scuola Ecclesia Mater. Per ricordarlo, pubblichiamo la trascrizione di quell’intervento, è un “tesoro” da custodire e forse il “suo testamento spirituale” per questi tempi difficili.

 

Cardinal Carlo Caffarra

 

 “ In  dulcedine comunionis, quaerere veritatem”

“Nella dolcezza di una vita vissuta in comunione cercare la verità”

 

 San Alberto Magno.

 

Leggendo la Sacra Scrittura noi vediamo che il Signore si attiene nel suo agire verso gli uomini, si attiene ad alcune, chiamiamole così, norme di comportamento, che sono costanti.  Basta leggere la Sacra Scrittura e si vedono in azione queste, queste azioni divine, queste norme di comportamento. Non è il momento di elencare tutte, anni fa ho fatto uno studio accurato su questo tema, sulle caratteristiche proprie dell’agire di Dio, che sono diventate poi il contenuto di una meditazione ai sacerdoti e quindi trovate nel mio sito il testo completo “Le  Leggi dell’Eterna Sapienza” le “regulae divinae sapientiae“. In questi tempi dobbiamo tenerne presente soprattutto due.

 

Dio opera nel silenzio

Dio opera i più grandi eventi nel silenzio, nell’umiltà. Chi, quanti conoscevano quella ragazzina di Nazaret, si chiamava Maria, eppure, anche l’Angelo si partì da lei, non si ritenne degno di essere presente in quel momento, punto di tutta la storia, quel momento in cui in quel grembo di donna i il “Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Non lasciamoci impressionare dai rumori di questo mondo. I grandi centri che fanno rumore sono contro di noi. Dio non opera facendo più rumore di loro. Dio opera nel silenzio.

 

Dio opera con poche persone

La seconda regola non meno importante, di solito, il Signore compie le sue meraviglie di salvezza con pochi, non con il grande numero. Questo appare in maniera chiarissima, per esempio, nella storia di Gedeone, ve la ricordate vero? In un modo o nell’altro il Signore ne manda a casa centinaia e Gedeone resta con pochi uomini, il Signore dice a Gedeone “perché non succeda che attribuiate a voi la vittoria” in questo modo è chiaro, siete tre gatti.

Ancora, in un momento molto difficile della lotta per la libertà del suo popolo, Giuda Maccabeo si trovò difronte uno sterminato   esercito inviato da Antioco Epifane e loro erano pochissimi, ridotti a pochi  e Giuda disse: “ perché  Il Signore fa più fatica a vincere se siano 100 e non 10.” Il Signore fa più fatica a vincere.

Ciò che è fondamentale, ciò che è centrale, è che ci fondiamo sulla fede della Chiesa, perché questa è la base, la solida base. A noi il Signore non ci chiede di fare trionfare la giustizia, noi siamo portati a dimenticarlo, questa è roba sua e lo farà sicuramente, come, quando e dove, questo lo sa Lui. A noi chiede di agire con giustizia, dopo di che, noi abbiamo finito. A noi chiede di testimoniare la verità, dopo di che, noi abbiamo finito, il resto tocca a Lui.

Noi uomini che siamo passati dentro il XX secolo, abbiamo visto che cosa gli uomini hanno “combinato” quando hanno voluto far trionfare la giustizia, delle tragedie immani, perché prima o poi chi vuol fare trionfare la giustizia non agisce con giustizia perché mira all’efficacia dell’azione, non a che l’azione sia giusta. Andiamo avanti in questo modo.

Finisco, non so se l’avete mai letto, se non l’avete fatto, fatelo prima di un quarto d’ora, il famoso biglietto Speech del Card. Newman. Sapete che il   modo in cui venivano creati i cardinali, io l’ho visto   nel seminario lombardo, avveniva così: l’interessato era già avvertito ma ad un certo punto arrivava un funzionario del vaticano, in forma ufficiale. consegnava un biglietto, al futuro cardinale, che lo apriva davanti a tutti, e conteneva appunto la nomina cardinalizia.

 Newman quando ricevette appunto il biglietto di nomina, esprime la sua gratitudine al Santo Padre con un breve discorso, passato alla storia come il “Biglietto-speech”, il discorso del biglietto. Newman  prende occasione,  ormai era  anziano e prende  occasione per fare come una sintesi della sua vita, per dire ai suoi amici che erano presenti, il senso della sua vita, di tutta la sua opera, di tutto il suo impegno culturale sul piano del pensiero, e dice sostanzialmente ccosì:  “Per tutta la vita io ho combattuto con tutte le mie forze il “principio liberale”, che sta entrando sempre di più nella nostra Santa Religione. Spiega poi cosa è il principio liberale. Il principio liberale: è il principio che pensa che nel culto dovuto a Dio, la verità su Dio non ha nessuna importanza ma che tutte le religioni sono uguali…

Alla fine del piccolo discorso il card. Newman dice: “Allora cosa dobbiamo fare?” Una cosa è certa che i nemici della nostra fede saranno sconfitti. Questo è assolutamente certo; saranno sconfitti in modo molto diverso ci dice la storia. A volte il nemico si trasforma in amico, a volte viene spogliato della sua virulenza e aggressività, a volte cade a pezzi da solo, a volte infierisce quanto basta, a nostro vantaggio, poi scompare.

Questo è certo. Allora la Chiesa cosa deve fare? Quello che ha sempre fatto: “lodare il Signore, testimoniare la verità della fede, vivere cristianamente e il resto lo farà Lui. Termina con la beatitudine: Beati i miti di cuore perché possiederanno la terra e godranno di una grande pace”. Leggetelo, è un testamento straordinario, commuovente. Lasciamoci con la grande  testimonianza di questo santo-beato, testimone della fede che ha portato su di sé tutto il peso dell’incredulità moderma, questo è quello che volevo dirvi, stiamo nella quiete perché i miti possederanno la terra.

 

Grazie Cardinale, continui da lassù a vegliare su di noi.

 




Trasfigurazione

Gesù trasfigurazione

—-

“Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. …. Venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo.” (Lc 9,28-29. 34-36).

L’istante del tempo ha significato come ritorno a Cristo, e quel giorno sarà il giorno della gloria; ma ogni istante è l’istante della gloria, e la gloria di Cristo nell’istante è la trasfigurazione del contenuto dell’istante, è la trasfigurazione che avviene in quello che facciamo. Questa trasfigurazione è la verità dell’umano, è la verità di quello che facciamo, origine di una umanità diversa.

(”IL SANTO ROSARIO “ 4. Mistero della Luce. La Trasfigurazione. Luigi Giussani).




Aleksandr Solzenicyn, un amico appassionato e una tazza di camomilla.

Aleksandr Solzenicyn

Aleksandr Solzenicyn

 

di Giuliana Ruggieri

 

Succede così ai più appassionati, per i “grandi temi” affrontati, per i giudizi dati, per la percezione di un “abbandono”, che alla sera ricorrano sempre più spesso ad una “una tazza di camomilla” per prendere sonno.

Ma lo sguardo si allarga grazie ad un libro: “L’ultimo Papa d’Occidente” di Giulio Meotti, che descrive il lucido pellegrinaggio nella modernità e nel vecchio mondo compiuto in 50 anni da Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI.

In questo libro a pag. 58:

”L’Enciclica Veritatis Splendor, si basa su un’analisi molto vicina a quella di Solzenicyn, spiegò Ratzinger da Cardinale.  …..l’8 giugno ad Havard un uomo barbuto, che non era professore, non era americano, non parlava inglese, ma era un grande scrittore russo: Aleksandr Solzenicyn. E lo choc fu enorme. Solzenicyn quel giorno denunciò la società occidentale, stabilendo la terribile somiglianza con le società controllate dallo stato del mondo comunista nel soffocamento della vita spirituale…Dopo aver annunciato che il suo discorso  “non proviene da un avversario, ma da un amico”, Solzenicyn lanciò ad Havard un lungo, feroce attacco alla società occidentale moralmente in bancarotta. “Il declino del coraggio” disse, è la caratteristica più sorprendente di ciò che definì “l’esaurimento spirituale” dell’occidente. ( pag. 58-59 “L’ultimo Papa d’Occidente” di Giulio Meotti, ed. LIBERILIBRI).

Come scrisse il «Corriere della Sera», quando decise di pubblicare, pochi mesi dopo l’incontro con gli studenti, il discorso di Aleksandr  Solženicyn  all’Università di Havard: “Si condividano o no le sue idee, Solženicyn pone le basi di uno dei dibattiti fondamentali del nostro tempo”. Questo discorso è straordinariamente profetico, per capire il presente ed i grandi temi di un occidente sempre più totalitario, le grandi questioni affrontate la libertà, la stampa, il benessere, la vita legalistica, la moda del pensiero, la miopia dell’occidente, l’umanesimo e le sue conseguenze con un’imprevista parentela  (nel 1844 Karl Marx  è stato in grado di dire: “ il comunismo è umanesimo naturalizzato”), ma quale cammino si può aprire per l’uomo?.

Alcuni passaggi :

Vita legalistica. La società occidentale ha scelto per sé la migliore organizzazione possibile per le sue finalità, che io chiamo legalistica. I limiti dei diritti umani sono determinati da un sistema di leggi; tali limiti sono molto ampi. Alcune persone in Occidente hanno acquisito notevole abilità nell’utilizzo, interpretazione e manipolazione del diritto (anche se le leggi per una persona media tendono ad essere troppo complicate da comprendere senza l’aiuto di un esperto).

Ogni conflitto è risolto in base alla legge, e questa è considerata la soluzione definitiva…. E’ quasi inconcepibile pensare ad una autodisciplina volontaria: tutti si sforzano di ottenere una sempre più grande estensione dei propri diritti,  fino al limite estremo degli elementi giuridici……Se il tessuto della vita è un tessuto di relazioni legalistiche, si crea un’atmosfera di mediocrità spirituale che paralizza gli impulsi più nobili dell’uomo. E sarà semplicemente impossibile tenere il passo con le sperimentazioni di questo secolo, con nient’altro che il supporto di una struttura legalistica minacciosa.”

La direzione della libertà. La difesa dei diritti individuali ha raggiunto estremi tali da rendere la società come un intero sistema in difesa di alcuni individui. È giunto il momento, in Occidente, di difendere i diritti dell’uomo come “obblighi” dell’uomo. In effetti alla libertà distruttiva e irresponsabile, è stato concesso spazio infinito. La Società ha rivelato di avere una scarsa difesa contro l’abisso della decadenza umana, per esempio contro l’abuso della libertà e della violenza morale nei confronti dei giovani, con immagini piene di pornografia, criminalità e orrore. Si ritiene invece di essere in questo dalla parte della libertà e, in teoria, si pensa di essere controbilanciati dalla volontà dei giovani che possono in teoria non guardare e non accettare. Organizzata in modo così legalistico, la vita ha dimostrato l’incapacità a difendersi dalla corrosione del male.”

(Giudizio profondo e profetico, basta pensare all’inchiesta partita da Siena in questi giorni sulla pedopornografia o di chat dell’orrore).

“Miopia. Conosco molto bene alcuni rappresentanti della vostra società, come George Kennan, che dice: “Noi non possiamo applicare criteri morali alla politica”. Così abbiamo mescolato il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, e creiamo così lo spazio per il trionfo del male assoluto nel mondo. Solo i criteri morali possono aiutare l’Occidente a combattere contro la strategia ben pianificata del mondo comunista. Non vi sono altri criteri. Considerazioni pratiche o occasionali di qualsiasi tipo saranno inevitabilmente spazzate via. Dopo un certo livello, la mentalità legalistica induce paralisi e impedisce di vedere la scala dei valori e il significato degli eventi

Ma la caratteristica più sorprendente (e qui ritorna la tazza di Camomilla da cui ero partita😊)

Il declino del coraggio è la caratteristica più sorprendente che un osservatore può oggi riscontrare in Occidente. Il mondo occidentale ha perso il suo coraggio civile, sia nel suo insieme che separatamente, in ogni paese, in ogni governo, in ogni partito politico e, naturalmente, nell’ambito delle Nazioni Unite. Il declino del coraggio è particolarmente evidente tra le élite intellettuali, generando l’impressione di una perdita di coraggio dell’intera società. ( e della  Chiesa ndr). Vi sono ancora molte persone coraggiose, ma non hanno alcuna determinante influenza sulla vita pubblica. Funzionari politici e classi intellettuali presentano questa caratteristica, che si concretizza in passività e dubbi nelle loro azioni e nelle loro dichiarazioni, e ancor di più nel loro egoistico considerare razionalmente come realistico, ragionevole, intellettualmente e persino moralmente giustificato ……(PONTI anziché MURI). È necessario sottolineare che fin dai tempi antichi il declino del coraggio è stato considerato il primo sintomo della fine?”.

Umanesimo e conseguenze. Come è stato possibile arrivare a creare questo sfavorevole rapporto di forze? Come è stato possibile per l’Occidente passare dalla sua marcia trionfale al suo attuale stato di debilitazione? Sono stati fatali i cambiamenti e la perdite di obiettivi nel suo sviluppo? Non sembra sia così. L’Occidente é avanzato costantemente in conformità con le sue intenzioni sociali proclamate, e con un progressivo brillante progresso nella tecnologia. E all’improvviso si é trovato nel suo attuale stato di debolezza. Ciò significa che l’errore deve essere alla radice, al fondamento del suo pensiero nei tempi moderni. Mi riferisco alla visione occidentale prevalente, nata nel Rinascimento e che ha trovato espressione politica dopo l’età dell’Illuminismo. Essa divenne la base per la dottrina politica e sociale e potrebbe essere chiamato umanesimo razionalista o autonomia umanistica: l’autonomia dell’uomo da qualsiasi forza superiore di sopra di lui proclamata e praticata. Si potrebbe anche chiamare antropocentrismo, con l’uomo visto come il centro di tutto.”

 

“Il cammino per l’uomo. Io non sto esaminando il caso di un disastro, analizzando una guerra mondiale e le modifiche che questa produce nella società. Ma poiché vorremmo svegliarci ogni mattina sotto il sole della pace, dobbiamo pensare a come realizzare la nostra vita quotidiana. Eppure esiste già un disastro. Mi riferisco alla catastrofe generata da una autonoma e irreligiosa coscienza umanistica. È l’uomo che decide la misura di tutte le cose sulla terra — l’uomo imperfetto, che non è mai privo di orgoglio, egoismo, invidia, vanità e decine di altri difetti. Ora stiamo pagando gli errori che non sono stati correttamente valutati all’inizio. Nel cammino dal Rinascimento, fino ai nostri giorni, abbiamo arricchito la nostra esperienza, ma abbiamo perso il concetto di un’entità completa suprema, da ascoltare per porre limiti alle nostre passioni e alla nostra irresponsabilità. Abbiamo avuto troppa fiducia nella politica e nelle riforme sociali, per poi scoprire che ci stavamo privando del possesso del nostro bene più prezioso: la nostra vita spirituale. Se, come sostiene l’umanesimo, l’uomo è nato solo per essere felice, egli non é nato per morire. Poiché il suo corpo è condannato a morte, il suo compito sulla terra evidentemente deve essere più spirituale: non un totale accaparramento di beni nella vita quotidiana, non la ricerca di modi migliori per ottenere beni materiali e quindi non la spensieratezza con il loro consumo. La vita deve invece essere il compimento di una riflessione costante e seria in modo che il nostro viaggio nel tempo possa essere soprattutto un’esperienza di crescita morale, per diventare esseri umani migliori. Questo é indispensabile per rivalutare la scala dei valori umani normali; la loro attuale assenza è sbalorditiva. Non è possibile che la valutazione del lavoro di un Presidente di uno Stato sia ridotta alla questione relativa a quanti soldi io guadagno, o alla disponibilità di benzina. Solo con l’educazione di noi stessi e l’autodisciplina liberamente accettata e serena, l’umanità potrà risalire il flusso del materialismo e del suo mondo.(SIG!!!!)

Oggi sarebbe regressivo considerare le fossilizzate formule dell’Illuminismo.   Tali dogmatismi sociali ci continuerebbero a rendere indifesi di fronte alle prove dei nostri tempi. Anche se ci stiamo risparmiando la distruzione causata dalla guerra, dovremo trovare il modo di non rendere deperibile la nostra vita.

Non possiamo evitare di riconsiderare gli elementi fondamentali della vita umana e della società. È vero che l’uomo è al di sopra di tutto ciò? Non c’é nessuno spirito al di sopra di lui? È giusta che la vita dell’uomo e delle attività sociali debbano essere governate soprattutto dall’espansione materiale? È ammissibile promuovere tale espansione a scapito della nostra vita spirituale integrale? ………Questa Ascensione è come un’arrampicata antropologica. Nessuno sulla terra ha un altro modo a sinistra o a destra ma soltanto verso l’alto.”

Il “Wall Street Journal”, nel gennaio 1999, pubblicò un discorso di Solzenicyn tenuto un anno prima a Mosca  che con estrema lucidità legge i momenti attuali:

“Considero pieno di pericoli il passaggio dell’umanità dalla sfera naturale alla tecnosfera: si tratta di un processo forse irreversibile che minaccia di accelerare grandemente nel XXI secolo. Il progresso tecnologico che per secoli si è sviluppato divorando ampie porzioni delle risorse della natura, ora lo fa a spese della cultura e dell’uomo. L’uomo che è sempre stato compartecipe, se non facitore della Storia, diventa una scheggia del progresso tecnologico, i cui clamorosi successi eclissano il valore della persona in quanto tale.

Il nostro mondo interiore, un tempo più̀ abituato alla concentrazione e al lavorio del pensiero, e che già avevamo abbastanza trascurato, ora è invaso da un esorbitante profluvio di vacue informazioni. Questa marea riduce sempre più̀ la presenza dell’elemento spirituale, fino alla sua completa scomparsa in molti soggetti; c’è anche sempre meno spazio per l’amore, il quale non può̀ esaurirsi nell’attrazione sessuale. L’uomo da tipo storico-culturale si sta sempre più̀ mutando in tipo “tecnogeno”. Questa profonda trasformazione psicologica è foriera per l’umanità di una minaccia mortale: perdere se stessa”.

Questo profeta è rimasto inascoltato, l ’indifferenza o il fastidio di fare i conti con Solzenicyn è stato un tratto caratteristico dell’Europa, ma noi grazie a Don Giussani abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo, studiarlo e seguirlo.

Non è un problema di ponti o muri, caso mai di masse rocciose a cui attaccarsi e di apertura totale alla verità, non ponti, ma molto di più,  da un coraggio che non ci diamo ,”menzoniana memoria”,  ma che nasce  “dall’essere certi di poche e grandi cose”  difronte a tutto ciò che la realtà ci pone davanti.  La testimonianza dei grandi maestri che abbiamo incontrato nella nostra vita ci richiama ad una grande responsabilità e ci ferisce profondamente non trovarci accanto nel cammino tutti quelli toccati da tale Grazia.

 

Il discorso di Havard , viene qui riportato diviso in parti per favorirne la lettura.

http://www.patrialetteratura.com/aleksandr-solzhenitsyn-discorso-alluniversita-di-harvard-8-giugno-1978-1/

http://www.patrialetteratura.com/aleksandr-solzhenitsyn-discorso-alluniversita-di-harvard-8-giugno-1978-2/

http://www.patrialetteratura.com/aleksandr-solzhenitsyn-discorso-alluniversita-di-harvard-8-giugno-1978-3/

 




Cronaca di una Veglia – 10 Luglio 2020

 

di Giuliana Ruggieri

 

Strano spettacolo venerdì sera a piazza Salimbeni, a Siena, sede della Direzione Generale del Monte dei Paschi di Siena (da ricordare: fondato nel 1472 e considerato la banca più antica del mondo ..sigh!!!). Accompagnati dall’aspetto austero, naso appuntito e sguardo compiaciuto di Sallustio Bandini, la statua posta al centro della piazza, nell’ambito della campagna #restiamoliberi, si sono ritrovati, così come in altre cento città italiane, liberi cittadini, in silenzio, in piedi, a distanza di un metro l’uno dall’altro, leggendo un libro, per protestare contro il ddl Zan sulla omofobia. Il format è quello della cosiddetta “veglia” delle Sentinelle in piedi.

In questi ultimi anni, un popolo  si è sempre alzato in piedi, opponendosi prima alla legge sulle cosiddette unioni civili, poi all’introduzione dell’eutanasia e, infine, alla propaganda dell’ideologia gender, denunciando tali menzogne e continuando a testimoniare la verità sull’uomo ed in difesa della libertà per tutti.

E  oggi, di nuovo, quel popolo si è alzato in piedi di fronte ad una legge liberticida, il ddl sulla cosiddetta “omotransfobia”, primo firmatario il deputato Alessandro Zan, depositato il 30 giugno scorso.

Il testo approderà alla Camera il 27 luglio, in un momento storico totalmente inedito, nel pieno di una crisi economica senza precedenti.

La proposta di legge istituisce un nuovo reato, l’“omofobia”, che non viene definito nel testo, lasciando così spazio a interpretazioni e derive liberticide, che colpiranno chiunque esprimerà un pensiero non allineato al mainstream. Ma ogni atto di violenza è già punito dal codice penale, indipendentemente da chi sia la vittima. Per questo, si sta introducendo un reato di opinione, contro la libertà di pensiero, il bene che fonda le democrazie.

La legge prevede pene molto gravi, estendendo i reati previsti dagli art 604-bis e 604-ter: pene accessorie (dimora coatta, sospensione patente, passaporto, porto d’armi, confisca dei beni, divieto di attività politica); pene sotto forma di “rieducazione”, cioè lavori socialmente utili per i condannati presso le associazioni di tutela delle vittime dei reati suddetti; patrocinio gratuito alle vittime; Istituzione della «giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia da celebrarsi il 17 maggio, con cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado; istituzione in tutto il territorio nazionale di «centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere» (stanziamento previsto di 4 milioni di euro, proprio nel pieno della crisi economica post-pandemia. Sigh!!!!!).

Io e il mio amico “delle vecchie battaglie”, abbiamo distribuito durante la veglia dei volantini che spiegavano il significato dello “strano spettacolo”. 

Le persone incontrate e le loro osservazioni ci hanno offerto uno “spaccato” della nostra realtà attuale.

Un fenomeno bizzarro: il “silenzio” ha contagiato coloro che, chiacchierando o scherzando, erano di passaggio da quella piazza. La nostra presenza, fatta di persone immobili, in silenzio e con un libro in mano, li ha incuriositi fino a farli fermare, interdetti ed ammutoliti….

Ed ecco la scoperta: la maggioranza delle persone che si sono fermate per chiedere il motivo di quella “veglia” silenziosa non conosceva il progetto di legge Zan. E questo, a mio parere,  è estremamente grave.

Con chi è stato possibile un dialogo, la conclusione più spesso condivisa è stata: TALI PENE SONO DEGNE DI UN VERO E PROPRIO REGIME TOTALITARIO.

Quello che è ancora più grave è che i nostri politici, approfittando dell’emergenza pandemica, della grave crisi economica, del periodo di “sofferte vacanze” (per chi se le potrà permettere), ci stanno imponendo leggi che non sono certamente volute, né richieste e, soprattutto, non considerate urgenti da larghissima parte della popolazione italiana.  

Alcuni dei presenti hanno dato un giudizio politico molto duro, considerando tale legge un ultimo colpa di coda di un governo che per restare al potere deve in qualche modo cercare consensi nel mondo LGBT, fatto di lobby molto potenti.

Due ragazze con inclinazione omosessuale ci hanno testimoniato la loro contrarietà alla legge, sostenendo che “IL NOSTRO E’ FEMMINISMO, NON TRANSFOBIA, e non si può sostituire l’’identità sessuale’ con quella di ‘identità di genere’. Tale sostituzione, in sostanza, parifica l’’essere donna’ femminile con il ‘sentirsi donna’ trangender. Annullare tale distinzione nuoce agli stessi diritti delle donne”. Nel dire questo, avevano ben presente le aggressioni in corso ai danni dell’Associazione ArciLesbica su facebook e le aggressioni della lobby LGBT nei confronti di J.K. Rowing (la scrittrice di Harry Potter).

L’altro aspetto davvero drammatico riguarda i nostri giovani. Un gruppo di ragazzine si è fermato cercando di capire quello che stava succedendo, “borsina arcobaleno”, età circa 10-12 anni, sostenevano: “non è necessaria una famiglia fatta di un babbo e una mamma, bastano 2 persone e forse anche una sola, l’importante è ‘l’amore’, solo questo è necessario”.

Una profonda ferita mi ha lacerato il cuore fino a farmi chiedere: Ma ci stiamo rendendo conto di come stiamo educando i nostri ragazzi? Dove è finita la nostra grande responsabilità di adulti? Ma ci rendiamo conto che  lo slogan obamiano “Love is love” giustifica e rende lecito ogni desiderio ai danni dei più deboli?

Le leggere e gravi espressioni di quelle ragazzine e la pericolosità della proposta Zan mi hanno fatto venire in mente le parole, confortanti, del grande Cardinale Carlo Caffarra quando scriveva:

«Debbo confessare che io stesso mi trovo in difficoltà. E questo perché non raramente mi viene a mancare l’alleato che è il cuore umano. Penso alla situazione tra i giovani. Vengono e mi chiedono: “Perché dobbiamo impegnarci definitivamente, quando non si è neppure sicuri di arrivare a volersi bene fino a sera?”. Ora, di fronte a questa domanda io ho solo una risposta: raccogliti in te stesso e pensa a che esperienza hai fatto quando tu hai detto a una ragazza o a un ragazzo “ti voglio bene, ti voglio veramente bene”. Hai forse pensato nel tuo cuore: “Dono tutto me stesso a un’altra, ma solo per un quarto d’ora o al massimo fino a sera”? Questo non è nell’esperienza di un amore, che è dono. Questo è nella natura di un prestito, che è calcolo».

«Ora se riesci ancora a guidare la persona a questo ascolto interiore (Sant’Agostino), tu l’hai salvata. Perché il cuore non inganna. La grande tesi dogmatica della Chiesa cattolica: il peccato non ha corrotto radicalmente l’uomo. Questo la Chiesa l’ha sempre insegnato. L’uomo ha fatto dei disastri enormi, però l’immagine di Dio è rimasta. Io vedo oggi che i giovani sono sempre meno capaci di questo ritorno in se stessi. Lo stesso dramma di Agostino quando aveva la loro età. In fondo Agostino da che cosa fu commosso alla fine? Il vedere un vescovo, Ambrogio; il vedere una comunità che cantava con il cuore più che con le labbra la bellezza della creazione, Deus creator omnium, l’inno bellissimo di Ambrogio».

«Oggi questo è molto difficile con i ragazzi, però secondo me questo è l’intervento d’urgenza. Non ce n’è un altro. Se perdiamo questo alleato, che è il cuore umano – il cuore umano è l’alleato del Vangelo, perché il cuore umano è stato creato in Cristo in corrispondenza a Cristo –, se perdiamo dicevo questo alleato, io non vedo più strade».

Infine, il cardinale Caffarra, riflettendo sulle leggi non democratiche approvate per impedire la testimonianza della fede e l’espressione pubblica dell’insegnamento costante della Chiesa, scriveva:

«Tanto è vero che dico a volte ai miei sacerdoti: io sono sicuro che morirò nel mio letto. Sono meno sicuro per il mio successore. Probabilmente morirà alla Dozza (carcere di Bologna, ndr). Dunque, stiamo parlando di un processo lungo e che ci vedrà impegnati in un combattimento duro. Ma insomma, siamo chiamati a fare entrambe le cose: pronto intervento e lotta di lunga durata, una strategia d’urgenza e un lungo processo educativo»……

(da «Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città» Intervista raccolta da Luigi Amicone Tempi, 19 giugno 2015).

 

Quando la veglia è terminata, ho guardato ancora una volta la statua di Sallustio Bandini, che donò all’Università di Siena l’intera raccolta dei suoi libri, che “con grave dispendio” aveva radunato nella sua vita, collocati nella biblioteca degli Intronati e “per dover servire a beneficio della gioventù studiosa di Siena”.

Quella statua…quanti ricordi di gioventù mi ha risvegliato!

Ho rivisto nelle persone che hanno partecipato alla “veglia” silenziosa lo stesso “sguardo compiaciuto” che ci ha accompagnati fin da giovani durante gli anni dell’Università dove, in quella stessa piazza, abbiamo espresso la nostra solidarietà al popolo polacco, abbiamo sostenuto “Solidarność”, abbiamo combattuto per la libertà del dissidente Sacharov e per tutti gli arrestati in URSS, abbiamo immaginato l’Europa come “un ideale da realizzare”……..la battaglia per la libertà e per la verità. A questo ci ha educati Don Giussani.

La storia continua perché l’ideale è vivo in mezzo a noi.

L’augurio più grande che posso fare a quelle ragazzine è quello di incontrare “un maestro” sul loro cammino, così come lo abbiamo incontrato noi. Io di quell’incontro fatto, sono profondamente grata, e ne ringrazio Dio.

In quella serata abbiamo “gustato” tutto, ma proprio tutto…. anche un ottimo gelato al cioccolato.

 

Le battaglie di ieri (40 anni fa)…

 

 

 

e quelle di oggi (stessa passione):

 

 

 

 




L’Osservatorio di Bioetica di Siena scrive ad Avvenire esprimendo la sua ferma contrarietà al DDL ZAN

OSSERVATORIO DI BIOETICA di SIENA logo

 

Caro Direttore,

ci inseriamo nel dibattito in corso sul Suo giornale per esprimere un nostro contributo sui DDL in discussione alla Camera e probabilmente destinati ad essere presto posti in votazione.

Altri interventi svolti su queste colonne hanno già confermato che in Italia non esiste una “emergenza sociale” relativa ad episodi di violenza e discriminazione nei confronti delle persone omosessuali e transessuali a motivo della loro condizione. Ci limitiamo ad aggiungere altri due elementi, a nostro avviso molto significativi. Il primo è il Report «European Public Opinion» pubblicato nell’ottobre del 2019 dal prestigioso Pew Research Center[1]  che ha accertato che in Italia la percentuale dei cittadini che considera l’omosessualità come pienamente accettabile nella società è ormai il 75%, ponendosi a poca distanza dai paesi dell’Europa Occidentale e in misura significativamente superiore a quella dei Paesi dell’Est europeo. Il secondo è la “Mappa dell’intolleranza 4.0”[2] pubblicata da VOX, Osservatorio Italiano sui Diritti, che nella sua ultima rilevazione registra una incidenza di Tweet “omofobi” pari a solo il 5%, ben al di sotto di altre fattispecie (Xenofobia, Misoginia, Antisemitismo, Islamofobia, Disabilità). Ogni atto discriminatorio è esecrabile e deve essere perseguito secondo giustizia, ma affermare che in Italia vi sia una “escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere” non trova quindi riscontro nelle più accreditate e indipendenti rilevazioni statistiche. Né tantomeno sembrano esserci elementi tali da poter configurare un “clima” di ostilità diffusa nell’opinione pubblica, quantomeno in confronto ad altre categorie sociali.

Un altro aspetto riguarda la già rilevata indeterminatezza della condotta idonea ad essere configurata come penalmente perseguibile. Ciò è particolarmente critico per ciò che concerne i reati privi di violenza, come l’istigazione e l’incitamento alla discriminazione che, nei DDL proposti, possono arrivare a prevedere fino a 6 anni di reclusione se commessi in ambiti associativi. Da questo punto di vista, nell’esprimere la piena condivisione con quanto su queste colonne ha recentemente sostenuto il prof. Francesco D’Agostino, l’ulteriore elemento di riflessione che vorremmo apportare al dibattito è relativo alla costante strategia di espansione delle richieste del mondo LGBT finalizzate a far considerare “diritti acquisiti” fattispecie che a prima vista possono essere considerate come mere rivendicazioni, a volte anche fantasiose. I recenti episodi di “persecuzione” nei confronti dell’autrice della saga di Harry Potter, J.K. Rowling, colpevole secondo gli attivisti transessuali di utilizzare un linguaggio non inclusivo e discriminatorio soltanto perché ha affermato che solo le donne possono avere le mestruazioni, sono la spia di una tendenza volta a colpevolizzare pubblicamente l’esercizio di una innocua manifestazione di pensiero critico nei confronti di una ideologia che è ben lungi dall’essere accettata (o accettabile) da parte della comunità scientifica e sociale. E’ quindi fondato il timore di essere di fronte a reati di opinione “a geometria variabile”, ovvero identificati come tali solo dalla parte lesa e non in base a criteri ex ante chiari, oggettivi e ben noti da parte di chi esprimesse opinioni diverse da quelle delle organizzazioni LGBT, ancorché espresse in forma privata, generica e non rivolte a casi specifici. Reati peraltro destinati ad espandersi indefinitamente nella misura in cui le rivendicazioni LGBT si espandono anch’esse.

Siamo quindi di fronte ad una prospettiva davvero inquietante in cui, in nome di una emergenza che non esiste, viene creato un sistema aspramente punitivo basato sull’indeterminatezza e sulla assoluta discrezionalità, sostanzialmente impossibile da evitare in particolare per chi dovesse esprimere le proprie posizioni in ambito religioso, educativo, medico, scientifico e giornalistico. Una prospettiva in cui l’obiettivo ultimo di chi la vuole portare avanti non sembra essere la tutela delle persone fragili, quanto piuttosto quello di imporre con la forza un certo pensiero.

 

Osservatorio di Bioetica di Siena

 

[1] https://www.pewresearch.org/global/wp-content/uploads/sites/2/2019/10/Pew-Research-Center-Value-of-Europe-report-FINAL-UPDATED.pdf – pagine 89 e 158, dove si evince che lo stesso dato nella primavera del 2007 era del 65%

[2] http://www.voxdiritti.it/nuovi-dati-della-mappa-dellintolleranza-in-4-mesi-cresce-lantisemitismo/

 




L’Osservatorio di Bioetica di Siena presenta in Commissione Giustizia alla Camera la sua memoria su DDL Omofobia

OSSERVATORIO DI BIOETICA di SIENA logo

 

fonte: Osservatorio di Bioetica di Siena

Siena, 12 giugno 2020

 

MEMORIA REDATTA NELL’AMBITO DELL’ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE C 107 BOLDRINI, C 569 ZAN, 2171 PERANTONI E C. 2255 BERTOLOZZI, RECANTI MODIFICHE AGLI ARTICOLI 604-BIS E 604-TER DEL CODICE PENALE, IN MATERIA DI VIOLENZA O DISCRIMINAZIONE PER MOTIVI DI ORIENTAMENTO SESSUALE O IDENTITÀ DI GENERE

 

 

 

Signori Onorevoli, scrivo questa memoria in rappresentanza dell’Osservatorio di Bioetica di Siena per esprimere la nostra ferma contrarietà riguardo al DDL in discussione, per le ragioni che cercherò sinteticamente di esporre.

  1. Non c’è emergenza, la legge c’è già

Anzitutto, occorre sgomberare il campo dalla premessa contenuta nella relazione di accompagnamento alla proposta di Legge. Pur condividendo il principio che ogni oggettivo gesto e atto discriminatorio ingiusto è esecrabile e deve essere perseguito secondo giustizia, affermare che in Italia vi sia una “escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere” appare essere una affermazione che non trova riscontro nelle più accreditate e indipendenti rilevazioni statistiche. Val la pena di citare la rilevazione dell’OSCAD che, per quanto riguarda l’incidenza dei reati connessi ad una matrice discriminatoria, nel periodo 2010-2018 fornisce un totale di 197 eventi legati all’Orientamento sessuale, a cui possiamo aggiungere 15 eventi connessi all’identità di genere, per un totale di 212 reati, pari al 14% del totale. Numerosità che si colloca al di sotto delle casistiche più ricorrenti (Razza/Etnia 59% e Credo Religioso 19%) e che smentisce quindi il quadro emergenziale che si vuol dipingere.

Peraltro, è interessante osservare i risultati di una recentissima ricerca[1] del prestigioso Pew Research Center che attesta come ormai anche in Italia la percentuale dei cittadini che considera l’omosessualità come pienamente accettabile nella società sia al 75%, ponendosi a poca distanza dai paesi dell’Europa Occidentale e in misura significativamente superiore a quella dei Paesi dell’Est europeo.

Non si ravvisano quindi le condizioni per cui si debba prevedere normativamente e soprattutto, penalmente (alla luce anche di quanto si sosterrà poc’anzi), una oggettiva tutela ad una categoria di persone per le quali non si rileva una necessità particolare in questo senso, lasciando nel contempo prive di tutela specifica altre categorie potenzialmente discriminate quali gli anziani, i portatori di handicap, i senza tetto, ecc sui quali la percezione di una situazione “emergenziale” legata ai fatti di cronaca si può definire quantomeno analoga se non superiore a quella riferita alle persone omosessuali e transessuali.

In ogni caso vi sono nell’attuale ordinamento penale norme e principi che tutelano anche la situazione delle persone che hanno esercitato una scelta di orientamento sessuale che le discosti dalla sessualità in natura. Si ricordano la fattispecie criminose che puniscono comportamenti posti in essere, a mero titolo esemplificativo, contro la vita, contro l’incolumità personale, contro l’onore e/o la libertà individuale. Dette norme incriminatrici trovano applicazione nei confronti di tutti i soggetti che subiscono un comportamento qualificabile come reato contro la persona o contro il patrimonio. Tra questi soggetti non v’è dubbio alcuno che vi siano anche le persone di diverso orientamento sessuale. Le quali, infatti, non costituiscono un genus rispetto al concetto di cittadino o di persona, ma sono a tutti gli effetti persone e cittadini di pari dignità e di pari rango costituzionale. Diversamente ragionando, infatti, si giungerebbe al paradosso di assegnare alle persone omosessuali un valore normativo più ampio rispetto alle altre persone. Quasi come se la libera scelta della sessualità costituisse un elemento di maggiore tutela rispetto agli altri cittadini. Per cui dinanzi alla commissione di un reato il fatto della scelta sessuale della persona offesa comporterebbe, in maniera ingiustificata sotto il profilo della uguaglianza fra tutti i cittadini, un aumento di pena secondo quanto previsto dal DDL in esame.

Esistono già, inoltre, norme penali, quali le aggravanti di cui all’art. 61 c.p. che nella loro formulazione, necessariamente, generica consentono al giudice di poter valutare anche il rapporto, in termini di aumento di pena, fra il reato commesso ed il motivo che ha indotto il reo alla commissione.

Per cui allo stato attuale non sussiste alcuna ragione per dover introdurre le norme in esame nell’ambito del vigente ordinamento penale. Soprattutto in relazione alla esiguità dei casi rilevati come sopra premesso. Peraltro il DDL in commento propone la integrazione delle norme di cui agli artt. 604 bis e 604 ter che si trovano rubricate come “dei delitti contro l’uguaglianza”.

Le disposizioni che si intenderebbero integrare con la locuzione “oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” come prevede il provvedimento in esame compiono una aperta violazione del c.d. principio di riserva di codice di cui all’art.1 del decreto legislativo n.21/2018 ed oggi art. 3 bis c.p.

Detta norma, infatti, introduce nel codice penale una novità di non poco conto dal momento che stabilisce una regola di portata generale: individua un vero e proprio vincolo per il legislatore nell’introduzione di nuove fattispecie incriminatrici. Queste ultime infatti potranno essere previste solo intervenendo nel codice penale o in leggi che possano essere ritenute complete e autosufficienti. Alla luce di questo principio normativo e sistematico (l’art. 3 bis del codice penale si trova nel Titolo I del Libro I “della Legge penale”) sono stati “trasfuse” nel codice penale con gli artt. 604 bis e 604 ter c.p. fattispecie di reato già previste da norme speciali che nell’ambito di una legislazione sistematica ( legge n.654/1973 “ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale di New York sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale del 7 marzo 1966 e legge n.205 1993 c.d. Legge Mancino che prevede “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”) che prevede, disciplina e definisce tutti gli elementi costitutivi delle fattispecie penali di cui agli art. 604 bis e604 ter c.p.. Per cui, in conclusione, il quadro normativo  su cui si inseriscono le due nuove fattispecie di reato inserite nel codice penale agli artt. 604 bis e 604 ter  rimane quello più ampio contenuto nelle leggi speciali che organicamente disciplinano la materia. Conseguentemente non residua alcun margine interpretativo in tema di condotta penalmente rilevante poiché le leggi in questione puntualmente definiscono tutti gli elementi del reato. Non solo: le leggi in questione tutelano interessi e diritti costituzionalmente garantiti, quali la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona.

Si osserva che nel caso in esame non esiste alcuna più ampia disciplina contenuta in leggi penali speciali per cui si è ritenuto di introdurre “ una nuova ipotesi di reato” impropriamente utilizzando il sistema della “modifica” del codice con l’aggiunta alle due norme in parola della locuzione “oppure fondati sull’orientamento  sessuale  o sull’identità di genere”, apertamente violando la c.d. riserva di codice in mancanza di una previgente disciplina organica e senza una definizione puntuale dei concetti di “orientamento sessuale di identità di genere” che divengono elementi costitutivi del nuovo reato. In sostanza si tenta di estendere la tutela del bene protetto dalle norme 604 bis e 604 ter a fattispecie ontologicamente diverse quali l’orientamento sessuale.

Le norme da integrare secondo il DDL configurano i c.d. reati d’odio, ovvero quelli  nei quali la vittima viene colpita in ragione della sua identità di gruppo (come la razza, l’origine nazionale, la religione o altra caratteristica di gruppo). Per l’aggressore, un componente di quel gruppo è del tutto fungibile con altri componenti del gruppo stesso. Il reato ispirato dall’odio consiste in un qualunque atto che sia:

  • autonomamente tipizzato da una norma penale (“reato base” – base offence);

e, in aggiunta,

  • motivato dal pregiudizio basato su una specifica caratteristica della vittima (“la motivazione basata sul pregiudizio” – bias motivation).

 

La motivazione basata sul pregiudizio consiste nella discriminazione verso la vittima operata dall’autore dell’illecito, e centrata su una caratteristica che rappresenta un aspetto fondante ed essenziale di una comune identità di gruppo, come la razza, la lingua, la religione, l’etnia, la nazionalità, o altra caratteristica apprezzabile dall’autore del reato e dal giudice penale.

 

Quest’ultimo elemento – la individuazione dell’aspetto fondante ed essenziale della comune identità di gruppo –  è del tutto mancante nell’ipotesi in cui si giunga ad estendere la medesima tutela penale di cui agli artt. 604 bis e 640 ter c.p. ai fatti reato “fondati sull’orientamento sessuale”, per cui di fatto la valutazione della bias motivation non consiste nella valutazione di una situazione oggettiva penalmente rilevante ed apprezzabile,  ma attiene alla mera percezione della vittima del reato ed alla sfera soggettiva di quest’ultimo.  Con la conseguenza che sarebbe solo la percezione da parte della  vittima del reato a costituire la sussistenza del “pregiudizio” che è elemento costitutivo dei reati d’odio.

 

  1. Non c’è determinatezza del contenuto del reato

Nella discussione inerente al presente DDL, occorre sempre tenere bene a mente che stiamo parlando di norme penali, connesse a possibili condanne non lievi a carico dei cittadini giudicati eventualmente colpevoli. Questo significa che un allargamento delle fattispecie, per crimini di questa portata, deve essere attentamente ponderato e, soprattutto, deve mettere in condizione il cittadino da un lato e il giudice dall’altro di comprendere esattamente il contenuto precettivo della norma in riferimento ai comportamenti agiti. In questo senso, il DDL in discussione presenta elementi di oggettiva criticità e di conseguenza, di oggettiva preoccupazione per le libertà individuali e di pensiero.

Infatti l’articolo 604 bis del Codice Penale, integrato secondo quanto previsto dal DDL qui in discussione, prevedrebbe condanne per chi propaganda idee, commette o incita a commettere violenza o atti di provocazione alla violenza fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. L’articolo 604 ter, corrispondentemente, prevedrebbe per le stesse casistiche, le aggravanti su tutte le norme che prevedono pene tranne che l’ergastolo.

Ora, è di tutta evidenza come la fattispecie si presti a margini di interpretazione inaccettabili da parte del giudice penale. Occorre infatti far presente che le rivendicazioni LGBT sono in costante espansione, nel campo dei cosiddetti “nuovi diritti civili”, andando ad includere non solo la rivendicazione di una autonomia delle scelte individuali e delle conseguenti organizzazioni della vita personale e comunitaria, in sé ormai sostanzialmente acquisite da un punto di vista giuridico, ma quelle relative a scelte e visioni della società in grado di suscitare legittime diversità di pensiero all’interno dell’opinione pubblica.

A puro titolo esemplificativo e non esaustivo, si citano i seguenti punti sui quali è innegabile non solo la mancanza di unanimità nella società, ma anche, da un punto di vista liberale e civile, anche la necessità della stessa:

  • Accesso alla maternità surrogata per coppie solo maschili: a valle dell’introduzione di questa norma, sarà ancora possibile sostenere nel dibattito pubblico, scientifico o privatamente la inaccettabilità di questa pratica o sarà percepita come una propaganda fondata sulla superiorità di un orientamento sessuale di coppia rispetto ad un altro?
  • Analogamente, sostenere nel dibattito pubblico, scientifico o privatamente la preferenza oggettiva per la coppia genitoriale maschio/femmina per l’armonico sviluppo del figlio rispetto a quella omosessuale potrà essere considerata una fattispecie di reato ex art 604 bis c.p nuovo testo?
  • Esprimere, in base a convincimenti religiosi, giudizi non già sulle persone ma sugli atti da queste compiuti nella sfera sessuale (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2357) potrà essere considerato reato?
  • Sostenere la necessità di effettuare sempre un serio discernimento medico e psicologico prima di avviare un percorso di transizione sessuale più o meno irreversibile, contemplando scenari alternativi al percorso stesso, potrà essere considerato reato di odio o di discriminazione?
  • Definire come ingiusta la possibilità di far gareggiare atleti transessuali di sesso maschile in competizioni femminili, sarà considerata una mera considerazione di buon senso o sarà vista come pensiero discriminatorio e quindi reato?

Mi sono limitato solo ad alcuni esempi. Una interpretazione restrittiva della nuova norma, renderebbe impossibile anche solo ipotizzare di considerare lecita l’attività di critica sociale, ricerca sociologica, scientifica e psicologica su gran parte dei temi che riguardano la sessualità umana, l’identità sessuale e le relazioni sociali correlate, nonché una tara non secondaria sulla libertà religiosa nel nostro Paese. Ci sembra un prezzo piuttosto salato per la tutela di situazioni che, come abbiamo già detto, non mostrano segnali di emergenza!

Segnaliamo infine che le aggravanti previste nell’articolo 604 ter, in questo scenario, non farebbe che rendere ancora più rischiosa la situazione di coloro che, per motivazioni del tutto estranee a logiche di discriminazione basata su orientamento sessuale o identità di genere, commettessero reati ai danni di una persona che è “anche” (ad esempio) omosessuale. Si correrebbe il rischio di applicare delle aggravanti su “intenzioni” desunte non dall’atto in sé ma dalla caratteristica soggettiva della parte lesa, con ulteriori complicazioni legate alla possibilità concreta di dimostrare che il “reo” avesse o meno cognizione di questa caratteristica soggettiva.

In verità, tutto l’impianto logico del DDL sconta l’evidente rischio di finire per considerare “odio” e quindi reato tutto ciò che viene “percepito” come tale dalla categoria tutelata. Questo è un elemento che, se approvato, introdurrebbe nel nostro ordinamento una novità inedita dalle conseguenze inquietanti per tutta la società.

 

  1. Casi concreti

Le possibili conseguenze della proposta di legge qui esaminata possono già essere osservate in quei Paesi dove è stato già, direttamente o indirettamente, introdotto lo stigma del pensiero unico LGBT nei confronti delle voci di dissenso. Si citeranno anche qui per brevità solo alcune delle situazioni facilmente riscontrabili sui media.

IL CASO DI CAROLINE FARROW[2]

La direttrice di CitizenGO per il Regno Unito e l’Irlanda – Caroline Farrow – rischia di finire in prigione per aver affermato la pura e semplice verità biologica su uomini e donne. Lo scorso marzo Caroline è stata indagata delle forze di polizia locali per aver definito l’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso su un ragazzo di sedici anni come “castrazione”, “una forma di abuso di minori” e “mutilazione”.

Susie Green, madre del ragazzo in questione e leader della lobby transgender Mermaids che l’aveva inizialmente accusata, ha poi deciso di abbandonare le accuse. Tuttavia, un altro attivista transgender, Stephanie Hayden, ha deciso di riprendere in mano la causa per assicurarsi che Caroline fosse punita.

Stephanie Hayden, nato come “Anthony George Steven Halliday”, ha precedenti penali che includono percosse con una mazza da golf, reati di falso e frode e violenze sessuali. Questa persona ha iniziato a prendere di mira Caroline sui social media con una micidiale campagna di fango, attaccando la sua fede cristiana e rivolgendole minacce, presumibilmente sotto forma di uno scherzo, dicendole di voler andare a giocare a golf a casa sua…

Caroline, che è madre di 5 bambini piccoli, ne è rimasta scioccata, soprattutto perché anche la sua famiglia ha iniziato a ricevere una serie di minacce da attivisti che avevano scoperto dove vivevano e si erano impossessati dei loro numeri di telefono e dei loro indirizzi e-mail. E così si è difesa apertamente contro queste molestie sul suo account Twitter. Stephanie Hayden è quindi arrivato a casa sua per denunciarla personalmente, e pochi giorni dopo l’ha citata in Tribunale (quasi senza tempo per trovare avvocati e preparare una difesa) dove un giudice ha incredibilmente dichiarato che la sua definizione di Hayden come biologicamente uomo equivaleva a una molestia, vietandole di parlare di lui e di “disprezzarlo” in futuro. Hayden ora sta facendo causa a Caroline per una somma che potrebbe arrivare a 100.000 sterline inglesi (circa 112,000 Euro) e ora sta anche cercando di farla mettere in prigione per oltraggio alla Corte, perché – afferma – Caroline avrebbe violato il divieto del giudice con alcuni commenti generici, che non riguardavano lui, su un forum privato.

 

IL CASO DI LYNSEY McCARTHY-CALVERT[3]

Scrive su Facebook: «Solo le donne partoriscono». Ed è costretta a dimettersi dall’incarico di portavoce di Doula Uk, l’associazione nazionale inglese delle levatrici o assistenti materne che sostengono le donne nella gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino. Lynsey McCarthy-Calvert, 45 anni, è stata travolta dalle critiche durissime degli attivisti dei diritti transgender che l’hanno insultata sui social per «il suo linguaggio assolutamente disgustoso». L’accusa che le è stata rivolta è di aver «dimenticato che  non solo le donne mettono al mondo bambini».

Dopo un’indagine di qualche mese, l’associazione è arrivata alla conclusione che il post di Lynsey ha violato «le linee guida di Doula UK». Da qui le dimissioni. «Sono arrabbiata e triste»​, ha detto Lynsey, come riporta il Dayl Mail. «Sono stata vittima di ostracismo per aver detto che sono una donna e lo sono anche le mie clienti. La leadership è paralizzata dal non voler turbare gli attivisti per i diritti transgender».

Una caratteristica importante che va sottolineata e che accomuna i due casi esemplari che precedono, è che in entrambe le situazioni le persone “perseguitate” per le loro posizioni non hanno espresso giudizi specifici su singole persone, ma hanno commentato o espresso una opinione su situazioni generali, nei confronti di tematiche dove non si può in nessun caso negare la legittimità di posizioni difformi rispetto a quelle espresse dal mondo LGBT. E’ forse possibile negare una legittimità di pensiero a chi dice che siano solo le donne a poter partorire? E’ forse possibile negare una legittimità di pensiero a chi esprime un dubbio su una pratica medica invasiva e irreversibile prospettata ad un minore? Direi proprio di no, eppure è proprio quello che viene imputato a queste due persone.

Analoga situazione, come già in precedenza citato, si potrebbe prospettare ai fedeli cattolici che intendono svolgere attività formativa sulla sessualità umana basata su una antropologia personalistica di matrice cristiana, pensiero questo che nel corso dei secoli non si è edificato soltanto sui testi Biblici ed evangelici, ma su discipline scientifiche ed umanistiche che appartengono al patrimonio culturale di epoche e Nazioni.

La verità è che il pensiero che è alle spalle di progetti di legge come quello qui in discussione, si basa su una volontà di scardinare un intero sistema antropologico andando a decostruire la nozione di essere umano sessuato fin dal concepimento e trasformando il tutto in elementi che scaturiscono da convenzioni culturali. Il paradosso che emerge è che proprio in virtù di un disegno che vuole derubricare il dato oggettivo in un dato che emerge di volta in volta dalla cultura del momento (e quindi in qualcosa di opinabile), vengono represse le opinioni diverse da quelle sostenute da una sola parte, ancorchè si tratti di opinioni espresse con rispetto verso le persone, supportate da valide argomentazioni e fino a prova contraria ancora profondamente radicate nel senso comune della gente.

  1. Conclusioni

In considerazione delle argomentazioni sopra espresse, forniamo un parere totalmente negativo sulla proposta di Legge qui in discussione, ritenendo che i rischi repressivi della libertà di pensiero e di espressione ad esso sottesi sono di gran lunga superiori ai presunti benefici attesi, peraltro non necessari alla luce dell’attuale contesto giuridico in essere.

OSSERVATORIO DI BIOETICA DI SIENA

Il Presidente (D.ssa Giuliana Ruggieri)

 

[1] https://www.pewresearch.org/global/wp-content/uploads/sites/2/2019/10/Pew-Research-Center-Value-of-Europe-report-FINAL-UPDATED.pdf – pagine  89 e 158, dove si evince che lo stesso dato nella primavera del 2007 era del 65%

[2] https://lanuovabq.it/it/la-leader-di-citizen-go-perseguitata-dalla-lobby-lgbt-1

[3]https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/donne_partoriscono_portavoce_dimissioni_associazione_ostetriche_inglese-4845862.html




Card. Caffarra: “Noi non possiamo tacere. Guai se il Signore ci rimproverasse con le parole del profeta: cani che non avete abbaiato”

«Un’ultima cosa vorrei dire. Più sono andato avanti nella mia vita, più ho scoperto l’importanza che hanno nella vita dell’uomo, in ordine ad una vita buona, le leggi civili. Ho capito quello che dice Eraclito: “Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città”. Più sono invecchiato e più mi sono reso conto dell’importanza della legge nella vita di un popolo. Oggi sembra che lo Stato abbia abdicato al suo compito legislativo, abbia abdicato alla sua dignità, riducendosi a essere un nastro registratore dei desideri degli individui. Con il risultato che si sta creando una società di egoismi opposti, oppure di fragili convergenze di interessi contrari. Tacito dice: “Corruptissima re publica, plurimae leges”. Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto. Quando lo Stato è corrotto si moltiplicano le leggi. È la situazione di oggi».

Rilanciamo una interessante intervista che l’allora Card. Carlo Caffarra rilasciò nel 2015 a Luigi Amicone di Tempi.

 

Card. Carlo Caffarra

Card. Carlo Caffarra

 

 

Il tramonto di una civiltà

«Io ho fatto diversi pensieri a partire da quella mozione votata al Parlamento europeo. Il primo pensiero è questo: siamo alla fine. L’Europa sta morendo. E forse non ha neanche più voglia di vivere. Poiché non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità. Non dico all’esercizio dell’omosessualità. Dico: alla nobilitazione della omosessualità. Faccio un inciso: qualcuno potrebbe osservare che nessuna civiltà si è mai spinta ad affermare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E invece bisogna ricordare che la nobilitazione è stata qualcosa di più del matrimonio. Presso vari popoli l’omosessualità era un atto sacro. Infatti l’aggettivo usato dal Levitico per giudicare la nobilitazione della omosessualità attraverso il rito sacro è: “abominevole”. Rivestiva carattere sacrale presso i templi e i riti pagani».

«Tanto è vero che le uniche due realtà civili, chiamiamole così, gli unici due popoli che hanno resistito lungo millenni – e in questo momento penso innanzitutto al popolo ebreo – sono stati quei due popoli che soli hanno condannato l’omosessualità: il popolo ebreo e il cristianesimo. Dove sono oggi gli assiri? Dove sono oggi i babilonesi? E il popolo ebreo era una tribù, sembrava una nullità al confronto di altre realtà politico-religiose. Ma la regolamentazione dell’esercizio della sessualità quale ad esempio noi troviamo nel libro del Levitico, è divenuta un fattore altissimo di civiltà. Questo è stato il mio primo pensiero. Siamo alla fine».

 

Satana contro le evidenze

«Secondo pensiero, di carattere prettamente di fede. Davanti a fatti di questo genere io mi chiedo sempre: ma come è possibile che nella mente dell’uomo si oscurino delle evidenze così originarie, come è possibile? E la risposta alla quale sono arrivato è la seguente: tutto questo è opera diabolica. In senso stretto. È l’ultima sfida che il satana lancia a Dio creatore, dicendogli: “Io ti faccio vedere che costruisco una creazione alternativa alla tua e vedrai che gli uomini diranno: si sta meglio così. Tu gli prometti libertà, io gli propongo la licenza. Tu gli doni l’amore, io gli offro emozioni. Tu vuoi la giustizia, io l’uguaglianza perfetta che annulla ogni differenza”».

«Apro una parentesi. Perché dico “creazione alternativa”? Perché se noi ritorniamo, come Gesù ci chiede, al Principio, al disegno originario, a come Dio ha pensato alla creazione, noi vediamo che questo grande edificio che è il creato, si regge su due colonne: il rapporto uomo-donna – la coppia – e il lavoro umano. Noi stiamo parlando adesso della prima colonna, ma anche la seconda si sta distruggendo. Vediamo, per esempio, con quanta difficoltà oggi si possa ancora parlare del primato del lavoro nei sistemi economici. Ma qui mi fermo perché non è il tema della nostra conversazione. Siamo dunque di fronte al tentativo diabolico di edificare una creazione alternativa, sfidando Dio nel senso che l’uomo finirà col pensare che si sta meglio in questa creazione alternativa. Si ricorda la Leggenda del Grande Inquisitore?».

 

«Fino a quando Signore?»

«Il terzo pensiero mi è venuto in forma di domanda: “Fino a quando Signore?”. E allora risuona sempre nel mio cuore la risposta che dà il Signore nell’Apocalisse. Nel libro si narra che ai piedi dell’altare celeste ci sono gli uccisi per la giustizia, i martiri, che dicono continuamente “fino a quando Signore non vendicherai il nostro sangue?” (cfr. Ap 6, 9-10). E così, mi viene da dire: fino a quando Signore non difenderai la tua creazione? Ed ancora la risposta dell’Apocalisse risuona dentro di me: “Fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni”. Che grande mistero è la pazienza di Dio! Penso alla ferita del Suo cuore, diventata visibile, storica, quando un soldato ha aperto il costato a Cristo. Perché di ogni cosa e creatura creata la Bibbia dice “e Dio vide che era cosa buona”. Infine, al culmine della creazione, dopo quella dell’uomo e della donna, “e Dio vide che tutto era molto buono”. La gioia del grande artista! Adesso questa grande opera d’arte è totalmente sfigurata. E lui è paziente e misericordioso. E dice, a chi gli domanda “fino a quando?”, di aspettare. “Fino a quando il numero degli eletti non è compiuto”».

 

La forza del Redentore

«Ed ecco l’ultimo pensiero. Un giorno, quando ero arcivescovo a Ferrara, mi trovavo in uno dei paesini più sperduti, nel delta del Po. Un posto che sembra la fine della Terra, in mezzo a una di quelle gincane che fa il grande fiume, che va un po’ dove vuole prima di andare in mare. Vi incontrai per motivo di catechesi un gruppo di pescatori, gente che letteralmente passa la maggior parte della sua vita in mare. Uno di loro mi fece questa domanda: “Lei pensi al mondo come a uno di quei vasi cilindrici in cui noi mettiamo i pesci appena pescati, ecco il mondo è questa specie di barile e noi siamo come pesci appena pescati. La domanda è: il fondo di questo barile come si chiama, che nome ha?”. Pensi, un pescatore che pone la domanda che è all’inizio di tutta la filosofia: come si chiama il fondo di tutte le cose? E allora io, molto colpito da questa domanda, gli risposi : “Non si chiama caso, il fondo; si chiama gratuità e tenerezza di uno che ci tiene tutti abbracciati”. In questi giorni ho ripensato alla domanda e alla risposta che diedi a quel vecchio pescatore perché mi chiedo: tutto questo tentativo di sfigurare e distruggere la creazione, ha una tale forza che alla fine vincerà? No. Io penso che c’è una forza più potente che è l’atto redentivo di Cristo, Redemptor Hominis Christus, Cristo redentore degli uomini».

 

Il compito dei pastori e degli sposi

«Ma faccio un’altra riflessione, suscitata proprio dai pensieri di questi giorni. Ma io, come pastore, come faccio ad aiutare la mia gente, il mio popolo, a custodire nella mente e nella coscienza morale, la visione originaria? Come faccio a impedire l’oscuramento dei cuori? Penso ai giovani, a chi ha ancora il coraggio di sposarsi, ai bambini. E allora penso a cosa si fa normalmente nel mondo comune quando si deve affrontare una pandemia. Gli organismi pubblici responsabili della salute dei cittadini cosa fanno? Agiscono sempre secondo due direttrici. La prima: intanto curano chi è malato e cercano di salvarlo. Seconda, non meno importante e, anzi, decisiva, cercano di capire perché e quali siano le cause della pandemia, in modo da elaborare una strategia di vittoria. Così adesso la pandemia è qui. E come pastore ho la responsabilità di guarire e di impedire che le persone si ammalino. Ma nello stesso tempo ho il grave dovere di avviare un processo, cioè un’azione di intervento che esigerà pazienza, impegno, tempo. E la lotta sarà sempre più dura. Tanto è vero che dico a volte ai miei sacerdoti: io sono sicuro che morirò nel mio letto. Sono meno sicuro per il mio successore. Probabilmente morirà alla Dozza (carcere di Bologna, ndr). Dunque, stiamo parlando di un processo lungo e che ci vedrà impegnati in un combattimento duro. Ma insomma, siamo chiamati a fare entrambe le cose: pronto intervento e lotta di lunga durata, una strategia d’urgenza e un lungo processo educativo».

«Ma chi sono gli attori di quest’ultimo, cioè di un’impresa per la quale occorrerà tempo e capacità di sacrificio? Sono fondamentalmente due, a mio avviso: i pastori della Chiesa, più precisamente i vescovi. E gli sposi cristiani. Per me questi saranno coloro che ricostruiranno le evidenze originarie nel cuore degli uomini».

«I pastori della Chiesa: perché loro esistono per questo. Hanno ricevuto una consacrazione finalizzata a questo, la potenza di Cristo è in loro. “Sono duemila anni che in Europa il vescovo costituisce uno dei gangli vitali, non soltanto della vita eterna, ma della civiltà” (G. De Luca). E una civiltà è anche l’umile, magnifica vita quotidiana del popolo generato dal Vangelo che il vescovo predica. E poi gli sposi. Perché il discorso razionale viene dopo la percezione di una bellezza, di un bene che tu vedi davanti agli occhi, il matrimonio cristiano».

 

E riguardo all’intervento di urgenza?

«Debbo confessare che io stesso mi trovo in difficoltà. E questo perché non raramente mi viene a mancare l’alleato che è il cuore umano. Penso alla situazione tra i giovani. Vengono e mi chiedono: “Perché dobbiamo impegnarci definitivamente, quando non si è neppure sicuri di arrivare a volersi bene fino a sera?”. Ora, di fronte a questa domanda io ho solo una risposta: raccogliti in te stesso e pensa a che esperienza hai fatto quando tu hai detto a una ragazza o a un ragazzo “ti voglio bene, ti voglio veramente bene”. Hai forse pensato nel tuo cuore: “Dono tutto me stesso a un’altra, ma solo per un quarto d’ora o al massimo fino a sera”? Questo non è nell’esperienza di un amore, che è dono. Questo è nella natura di un prestito, che è calcolo».

«Ora se riesci ancora a guidare la persona a questo ascolto interiore (Sant’Agostino), tu l’hai salvata. Perché il cuore non inganna. La grande tesi dogmatica della Chiesa cattolica: il peccato non ha corrotto radicalmente l’uomo. Questo la Chiesa l’ha sempre insegnato. L’uomo ha fatto dei disastri enormi, però l’immagine di Dio è rimasta. Io vedo oggi che i giovani sono sempre meno capaci di questo ritorno in se stessi. Lo stesso dramma di Agostino quando aveva la loro età. In fondo Agostino da che cosa fu commosso alla fine? Il vedere un vescovo, Ambrogio; il vedere una comunità che cantava con il cuore più che con le labbra la bellezza della creazione, Deus creator omnium, l’inno bellissimo di Ambrogio».

«Oggi questo è molto difficile con i ragazzi, però secondo me questo è l’intervento d’urgenza. Non ce n’è un altro. Se perdiamo questo alleato, che è il cuore umano – il cuore umano è l’alleato del Vangelo, perché il cuore umano è stato creato in Cristo in corrispondenza a Cristo –, se perdiamo dicevo questo alleato, io non vedo più strade».

«Un’ultima cosa vorrei dire. Più sono andato avanti nella mia vita, più ho scoperto l’importanza che hanno nella vita dell’uomo, in ordine ad una vita buona, le leggi civili. Ho capito quello che dice Eraclito: “Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città”. Più sono invecchiato e più mi sono reso conto dell’importanza della legge nella vita di un popolo. Oggi sembra che lo Stato abbia abdicato al suo compito legislativo, abbia abdicato alla sua dignità, riducendosi a essere un nastro registratore dei desideri degli individui. Con il risultato che si sta creando una società di egoismi opposti, oppure di fragili convergenze di interessi contrari. Tacito dice: “Corruptissima re publica, plurimae leges”. Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto. Quando lo Stato è corrotto si moltiplicano le leggi. È la situazione di oggi».

«È un circolo vizioso perché da una parte le leggi sembrano appunto ridursi a nastro registratore di desideri. Questo inevitabilmente genera un sociale conflittuale, di lotta, di supremazia del più prepotente sul più debole, cioè la corruzione dell’idea stessa del bene comune, della res publica. Allora si cerca di rimediare con le leggi dimenticando che non ci saranno mai delle leggi così perfette da rendere inutile l’esercizio delle virtù. Non ci saranno mai. Qui, secondo me, noi pastori abbiamo una grande responsabilità, di aver permesso la irrilevanza culturale dei cattolici nella società. L’abbiamo permessa, quando non giustificata. Quando mai la Chiesa ha fatto questo? Quando mai i grandi pastori della Chiesa han fatto questo?».

 

Non ci resta che domandarle un pensiero sulla giornata del 20 giugno a Roma, dove cattolici e non cattolici manifesteranno perché venga mantenuto intatto a livello legislativo il principio che il matrimonio è tra un uomo e una donna e che il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre, a essere educato e non manipolato con l’ideologia gender, va salvaguardato da ogni desiderio degli adulti e ogni istruzione di Stato.

«Non ho nessun dubbio nel dire che [la grande mobilitazione del 20 giugno] è una manifestazione positiva perché, come le dicevo, noi non possiamo tacere. Guai se il Signore ci rimproverasse con le parole del profeta: cani che non avete abbaiato. Lo sappiamo, nei sistemi democratici la deliberazione politica è presa secondo il sistema della maggioranza. E mi va bene perché le teste è meglio contarle che tagliarle. Però, di fronte a questi fatti non c’è maggioranza che mi possa far tacere. Altrimenti sarei un cane che non abbaia. Mi preme soprattutto, e ho molto apprezzato che quella giornata sia impostata su questo: la difesa dei bambini. Papa Francesco ha detto che il bambino non può essere trattato come una cavia. Si fanno degli esperimenti pseudo pedagogici sul bambino. Ma che diritto abbiamo di farlo? La cosa più tremenda, il logos più severo detto da Gesù, riguarda la difesa dei bambini».

«Quindi secondo me l’iniziativa romana è una cosa che andava assolutamente fatta. Il giorno dopo il Parlamento magari farà questa legge che riconoscerà le unioni tra persone dello stesso sesso. La faccia. Però sappia che è una cosa profondamente ingiusta. E questo glielo dobbiamo dire quel pomeriggio a Roma. Quando il Signore dice al profeta Ezechiele: “Tu richiama” e sembra che il profeta dica: “Sì, ma non mi ascoltano”. Tu richiama e sarà chi è da te richiamato responsabile, non tu, perché tu l’hai richiamato. Ma se tu non lo richiamassi, sei responsabile tu. Se noi tacessimo di fronte a una cosa così, noi saremmo corresponsabili di questa grave ingiustizia verso i bambini, che sono stati trasformati da soggetto di diritti come ogni persona umana, in oggetto dei desideri delle persone adulte. Siamo tornati al paganesimo, dove il bambino non aveva nessun diritto. Era solo un oggetto “a disposizione di”. Quindi, ripeto, secondo me è un’iniziativa da sostenere, non si può tacere».