Preghiera

 

 

Preghiera

 

Padre, noi che viviamo
senza speranza alle fonti
della speranza,

e senz’amore alle fonti
dell’amore, e alle fonti
della pace senza pace,

guidaci come le cose,
come le docili cose
che reggi nella tua mano,

Padre che vesti d’attesa
le stanche nuvole grige
che han percorso l’inverno…

(Mimmi Cassola

Storia d’amore per due voci pari
Jaka Book, 1977)



Ciò che mi manca

William Congdon 2 - Eucarestia

 

Ciò che mi manca

 

A volte
guardare Te
sembra come
la nebbia
impenetrabile,
e Ti sento
quasi
nemico,
perché non posso
avere
prendere
afferrare
come vorrei,
e toccare
stringere…

Almeno
in quei frangenti
afferrami Tu,
perché io
non mi perda
dietro al nulla,
e possa

a poco a poco
ritrovarTi.
di Giorgio Canu



Lettera aperta ai Vescovi della Sardegna

Conferenza Episcopale Sarda

 

Alle loro E.R. vescovi della Sardegna

Mons. Antonio Mura (Nuoro)

Mons. Giuseppe Baturi (Cagliari)

Mons. Sebastiano Sanguinetti (Tempio)

Mons. Roberto Carboni (Oristano}

Mons. Corrado Melis (Ozieri)

Mons. Mauro Maria Morfino (Alghero)

Mons. Gian Franco Saba (Sassari)

Mons. Giovanni Paolo Zedda (Iglesias)

e a tutti i vescovi emeriti,

Paolo Atzei, Giovanni Dettori, Giuseppe Mani, Mosè Garcia, Pietro Meloni, Arrigo Miglio, Antonino Orrù, Tarcisio Pillolla, Sergio Pintor, Antioco Piseddu, Ignazio Sanna, Pier Giuliano Tiddia, Antonio Vacca

 

 

mi rivolgo a voi, io, ultimo tra i fedeli della Chiesa in Sardegna, supplice.

In questo tragico momento di pandemia, dove la paura della morte del corpo fa più paura della paura della morte dell’anima, io, come tanti altri fedeli affidati alla vostra paternità, mi sento sconsolato e afflitto. 

Dovere di un ministro di Dio è annunciare Gesù Cristo che salva, prim’ancora che l’obbedienza al governo, come virtù del buon cristiano.

Avreste potuto ben dirci che l’amore all’uomo, proprio di Cristo, chiede dei sacrifici, e noi saremmo stati ben disposti a farli.

Invece è sembrato che i riferimenti per le nostre anime fossero prima di tutto i governanti, il potere civile, gli scienziati, il potere tecnologico e scientifico.

Quando il Presidente del Consiglio ha decretato il divieto di celebrare messe aperte al pubblico dei fedeli, lo avete subito accettato senza colpo ferire. Per questo ci è parso che non abbiate tenuto conto della suprema tutela che la Costituzione Italiana riserva alla libertà di culto, come tanti autorevoli studiosi del diritto evidenziano. 

Ci è parso anche che non abbiate tenuto conto di quanto dice il Concilio Vaticano II, in particolare nella Dichiarazione Dignitatis Humanae, dove si legge: «Il rispetto della libertà religiosa, in quanto tutela della dimensione trascendente della persona umana, consente l’equilibrato sviluppo di tutte le altre libertà e diritti. Pertanto, essa non è soltanto uno dei diritti umani fondamentali; ben di più, essa è preminente fra tali diritti.»

Ci è parso infine che non abbiate tenuto conto che il Concordato tra Stato italiano e Santa Sede stabilisce che essi sono, nel loro ambito, indipendenti e sovrani, e che quindi il governo avrebbe potuto chiedere la chiusura delle messe o la disposizione di protocolli atti a contenere l’epidemia, ma non avrebbe potuto imporli. Infatti, così come sono state regolamentate altre attività, vedi negozi alimentari, rivendite di tabacchi e supermercati, allo stesso modo avreste potuto disciplinare l’ingresso in chiesa e la partecipazione alle sante messe.

Invece, come molte autorevoli voci fanno presente, le vostre indicazioni pastorali circa l’utilizzo della messa in streaming, a lungo andare, corrono il rischio di ingenerare nel fedele la falsa convinzione che una messa mediatica sia equivalente ad una messa celebrata in forma fisica-carnale, e in un luogo sacro. Questa sarebbe la morte della Santa messa. 

Permettetemi infine di essere addolorato dinanzi al vostro rifiuto della mano che vi è stata tesa dal Governatore della Sardegna quando ha detto: “In armonia con il Dpcm che ha sospeso le cerimonie civili e religiose ma non le funzioni religiose – ed esiste, nell’ordinamento giuridico italiano, una netta distinzione tra cerimonia, funzione e pratica religiosa – consentiamo lo svolgimento delle funzioni eucaristiche ordinarie con obbligo di distanziamento tra le persone, divieto di assembramento e l’obbligo di indossare idonei dispositivi di protezione”.

A tale proposta, infatti, avete risposto: “I vescovi sardi, pur apprezzando l’attenzione che il Presidente Solinas ha rimarcato nella conferenza stampa di oggi verso l’apertura delle chiese alle ‘celebrazioni eucaristiche’, si riservano di leggere e valutare il testo dell’ordinanza regionale che verrà firmata, tenendo conto che non sono stati consultati precedentemente e che decisioni di questo tipo competono unicamente all’Autorità ecclesiastica”

Addolorato, anche a nome di molti credenti, VI SUPPLICO, cari padri e pastori, ridateci la Santa messa, ridateci l’Eucarestia.

 

Giorgio Canu, Sassari

 




Luna

(Si consiglia di leggere la poesia ascoltando la sonata per pianoforte n. 14 “Al chiaro di luna” di L. V. Beethoven)

 

Luna

Là, nel profondo
blu del cielo,
l’argentea luce
che tutto
fa lucente…
luna mare notte
Lei corre senza sosta
a rischiarare valli e città
deserti, monti,
e il mare su cui sembra
a volte riposare.
Tu, come lei,
a disbrigar le mille cose
che il giorno ti dà,
su cosa ti riposi?
Ti ho vista
(or ora)
davanti casa,
e con le figlie,
tuo tesoro;
con la poesia e le note,
accordi e ritmi,
su cui volare.
Ti guardo:
come la luna,
lontana
ma splendente,
che rende chiaro il buio,
e bella da morire.
.
.
di Giorgio Canu
.
.



LIBERTÀ RELIGIOSA: cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti fondamentali dell’uomo.

(Se il video non si carica cliccare qui)

 

 

La libertà religiosa è un diritto soggettivo insopprimibile, inalienabile ed inviolabile, con una dimensione privata ed un’altra pubblica; una individuale, un’altra collettiva ed una anche istituzionale. Il rispetto della libertà religiosa, in quanto tutela della dimensione trascendente della persona umana, consente pertanto l’equilibrato sviluppo di tutte le altre libertà e diritti. Pertanto, essa non è soltanto uno dei diritti umani fondamentali; ben di più, essa è preminente fra tali diritti»

(Dichiarazione Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II)

 

«La sua difesa è la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri; perché storicamente è stato fra i primi diritti umani ad essere rivendicato;

perché, infine, altri fondamentali diritti sono ad esso connessi in modo singolare. Dove la libertà religiosa fiorisce, germogliano e si sviluppano anche tutti gli altri diritti; quando è in pericolo, anch’essi vacillano»

(Papa San Giovanni Paolo II ai membri dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE)

 

«Fonte e sintesi del diritto alla vita, alla famiglia ed all’educazione dei figli, al lavoro è, in un certo senso, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità della propria fede ed in conformità alla trascendente dignità della persona umana.»

(Giovanni Paolo II, enciclica Centesimus annus)

 

«La dignità dell’uomo si fonda sulla sua capacità di verità. Assolutizzare [qualsiasi altro valore] è, invece, ritirarsi davanti a tale dignità. Significa trasformare [tale valore] , per quanto importante, in valore supremo, ma ciò inevitabilmente mette la verità in secondo piano e la relativizza.

La rinuncia alla verità, a sua volta, consegna luomo al calcolo del più forte, dell’utile o dell’immediato, privando la persona della sua grandezza».

(Mons. Dominique Mamberti, Segretario Vaticano per i Rapporti con gli Stati)

 

Sul concordato:

«È importante sottolineare che gli accordi bilaterali manifestano il riconoscimento della dimensione pubblica della religione da parte delle Autorità statali.

Non dobbiamo nasconderci che, nell’odierna società globalizzata, il contatto con le differenze può creare un`incomunicabilità di fondo e la tentazione di imporre lo spazio pubblico come neutrale. Tuttavia, se si vuole estendere al massimo la libertà di tutti senza recidere i legami che consentono di essere non soltanto più vicini, ma soprattutto più uniti, occorre riconoscersi pubblicamente in un codice etico comune. Ma perché ciò avvenga pienamente, è indispensabile riconoscere la dimensione pubblica della libertà religiosa. Questa libertà, infatti, è portatrice di valori etici capaci di fecondare la democrazia e di fare cultura.

La libertà religiosa possiede un’intrinseca dimensione pubblica, perché ciò che crede non è da nascondere, ma, invece, da partecipare.

Qualsiasi tradizione religiosa solida esige l’esibizione della propria identità; non vuole, cioè, restare nascosta o essere mimetizzata. E il volto migliore della laicità sa accogliere e tutelare il patrimonio di spiritualità e di umanesimo presente nelle varie religioni.

L’esito dell’impegno politico e diplomatico in favore della libertà religiosa è legato, in buona misura, ad una cultura che promuova la libertà autentica e la verità. Il vigore di questi valori, a sua volta, dipende dalla passione individuale e sociale per essi. Pertanto, se volete la libertà religiosa di tutti, accettate in prima persona il rischio della libertà e siate testimoni della verità!

La libertà religiosa aiuta l’esercizio del credo religioso di ogni persona. Tuttavia la fede cristiana dona una libertà più profonda di quella semplicemente religiosa. Ubi fides, ibi libertas diceva S. Ambrogio. E, quasi a commento, don Giussani ci ha insegnato che è la libertà l’idea forte dell’uomo cristiano. Cristo si rivela come il compimento della nostra libertà. Egli, però, non si svela prima che noi ci decidiamo liberamente per Lui. Cristo, cioè, non ci risparmia la fatica della libertà: d’altronde, come ha scritto Peguy: che cosa sarebbe una salvezza che non fosse libera?».

(Mons. Dominique Mamberti, Segretario Vaticano per i Rapporti con gli Stati)

 

Sunto, a cura di Giorgio Canu, tratto da

PROTEZIONE E DIRITTO DI LIBERTÁ RELIGIOSA,

Meeting di Rimini, 29 agosto 2008

– Partecipa: Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati

– Moderatore: Mario Mauro, Vice Presidente Parlamento Europeo

(Trascrizione della registrazione non rivista dai relatori del video)

 




Temporale

fulmini, temporale mare

 

 

Tutto ghermisce,
gelido,
tra fragorosi lapilli,
neri come il nulla,
e rimbomba di tuoni
ora lontani
or più vicini
che si rincorrono,
rimbalzano,
rotolano,

bagliori di cielo
spezzato, stracciato,
minaccioso.
Poi si ripiegano,
si allontanano,
si raggomitolano
sulle palpebre
dell’orizzonte,
e aprono finestre
di sereno…

Così la pace
dopo il tumulto,
e una Voce:
che in tutto questo
perdersi
mi ha tenuto
e mi fa
ritrovare.

.
di Giorgio Canu
.
.
.
(pubblicato su giorgiocanupoesie)



Regina coeli

Duccio da Boninsegna – Sepolcro vuoto, riquadro sul retro della Maestà, 1308-1311, Siena, Museo dell’Opera del Duomo.

Duccio da Boninsegna – Sepolcro vuoto, riquadro sul retro della Maestà, 1308-1311, Siena, Museo dell’Opera del Duomo.

Ma quelle donne
dopo il sepolcro
vuoto
e l’Angelo…

mi hanno detto
“Laetare,
Alleluia! ”.

Quella corsa era per me,
per te.
L’inizio
di ogni
giornata.

 

(di Giorgio Canu)

 

giorgiocanupoesie




“Tutto quello che abbiamo ci è affidato per un compito, che è la gloria di Cristo”

San Giuseppe

 

 

di Giorgio Canu 

 

San Giuseppe, festa dei papà. Dentro i 40 giorni di penitenza, colore viola, la liturgia mette questa festa, colore bianco, segno della gioia, per dirci che dentro la vita la luce sta nel guardare il Mistero.

Don Giussani ce lo spiegava con la parola verginità, il possesso vero di tutto. 

Come Giuseppe, padre, ma putativo, anche noi padri, e anche voi, madri, siamo putativi, perché ciò che abbiamo, ciò che generiamo, anche i nostri figli, e tutto quello che abbiamo per le mani, non è nostro, ci è affidato  per un compito, che è la gloria di Cristo. È come il bagliore del compimento, si possiede, e si dà, di più in questo sguardo che nella stretta di mille abbracci. 

Come Giuseppe guardando Gesù, con la tenerezza e la forza di un padre, aveva gli occhi spalancati al Mistero, così questa sua festa, e la festa del papà, ci ridicono dove guardare, e quale è la vera luce.

 

BUONA FESTA DEL PAPÀ

 




Le Porte

Saint Pierre de Moissac – portale

Le porte

Dove sei stato
amico mio?
Eri scomparso!
Fuggivo dal mio,
dal nostro orgoglio;
cercavo Lui
che tutto può.

E ora?
Ora che più il bisogno
si fa stringente?
Dove sei ora,
Amore mio?
Mi han chiuso
le porte
e non posso entrare.

Dove sei tu,
o cuore mio?
Anch’io ti cerco
ti bramo,
ti quero.
Basta il mio Cuore,
la mia bianca presenza
che quelle porte apre.
Ascolto il tuo grido
son qui per te.

Madre ecco tuo figlio. 

Figlio, ecco tua madre.

In questo calore, vi lascio,
perché non vi perdiate.
Come ha generato me
così condurrà voi.
Come ha protetto me
così proteggerà voi.
Come ha guardato me
così farà guardare voi.

Non piangere!

Con Lei,
sotto il suo manto, stai!

.

.

di Giorgio Canu

.

.

(Pubblicato su giorgiocanupoesie)




Quaresima. Preghiera, sicurezza del compimento (don Giussani)

William Congdom Ego sum

William Congdom Ego sum

 

di Giorgio Canu

 

«Tu ci hai proposto, a rimedio del peccato, il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna» 

abbiamo letto nella colletta della terza domenica di Quaresima.  Dobbiamo perciò richiamarci, richiamare la nostra vita, alla verità di quei tre punti.

1. Iniziamo dalla Preghiera.
Innanzitutto, occorre che in questo periodo rispondiamo all’invito a ricuperare più profondamente il senso della preghiera.

E il senso della preghiera cristiana è uno solo: l’attesa di Cristo. 

«Il profeta rende presente a Dio tutto il popolo, nella preghiera e nell’implorazione» (Es 33,12-13): in essa egli chiede non una cosa o un’altra, ma Dio stesso, la sua presenza, la sua compagnia manifesta, il suo aiuto, il continuo rendersi attuale dell’alleanza (Es 33,14-17)

 Ma che cosa chiedeva il profeta, per il popolo, a Dio? Chiedeva Dio.

Così, per quel pezzo di popolo che abbiamo più vicino a noi, che siamo noi stessi, noi non possiamo che domandare Dio, il manifestarsi di Dio, l’attesa della «beata speranza», il ritorno di Cristo o, che è lo stesso, il compiersi della Sua risurrezione, perché la manifestazione finale è già incominciata con la risurrezione di Cristo.
E l’essere stati presi dentro la «nuova ed eterna alleanza» col Battesimo, significa che questa fine è già presente in noi.
Questo è il pensiero esaltante, questo è il pensiero della liberazione, questa è la liberazione. Allora, l’unico vero desiderio è che questa manifestazione si compia, ovvero che si compia la manifestazione di ciò che abbiamo già addosso: Cristo risorto. E questo, guardando il tempo con l’occhio, con lo sguardo normale dell’uomo, è lo stesso che «attesa del Suo ritorno».

La preghiera cristiana è l’attesa del Suo ritorno, la domanda del Suo ritorno, questo maranathà, «Signore, vieni», con cui conclude l’Apocalisse.  È questa l’essenza della preghiera cristiana.

Se qualunque nostra preghiera, se qualunque nostra domanda, se qualunque nostro sguardo a Dio, se qualunque nostra riflessione non è sottesa da questo: «Signore, vieni!», non è preghiera o è preghiera ancora pagana.

Si potrebbe dire tutto questo in un’altra versione: la preghiera è memoria di Cristo, è la memoria della risurrezione. E la memoria della risurrezione, per la nostra situazione esistenziale, coincide con la domanda che avvenga in noi questa risurrezione, che si compia in noi e nel mondo. È lo stesso.
Perciò, non è memoria di Cristo, se non è attesa del Suo ritorno.

Se un uomo è innamorato, la memoria della sua donna coincide col desiderio di rivederla. 

Questa essenza della preghiera,  proprio in vista della conversione quaresimale, vuole sottolineare soprattutto due implicazioni.

a) La prima implicazione è la sicurezza; la sicurezza che, avendoci chiamato a domandarlo, a far memoria di Lui e a domandarlo, Egli compirà il suo disegno in noi.

Perciò è la sicurezza della liberazione. Proprio questa attesa è la garanzia della fede, è la garanzia che la fede ci condurrà fino alla fine; è garanzia, sicurezza o pegno.
Ma la parola “pegno” aggiunge qualche cosa, perché il pegno è la garanzia, la sicurezza che è data da una già iniziale esperienza della definitività. Non per nulla il pegno è dello Spirito in noi, vale a dire della potenza trasformatrice, della potenza che opera la liberazione, perché è lo Spirito che opera la liberazione.

 «Egli ha dato il pegno del suo Spirito nei nostri cuori, per cui gridiamo: “Abbà, Padre”». 

Non si può dire a uno: «Padre», se non in assoluta certezza e sicurezza, come ha già detto il Signore nell’undicesimo capitolo di san Luca, versetti 1-11, quando parla del padre che, se il figlio gli domanda un pezzo di pane, non gli dà un sasso:

«Se dunque voi, che siete cattivi, non potete negare ai figli vostri le cose buone quando ve le chiedono, a maggior ragione il Padre vostro non potrà negare a voi lo Spirito Santo quando glielo chiedete». 

Che cosa vuol dire chiedere lo Spirito? Vuol dire chiedere il ritorno di Cristo, chiedere che avvenga la risurrezione, chiedere che avvenga la liberazione propria e del mondo, che è Cristo – perché la liberazione è Cristo, non è un’altra cosa -, chiedere che avvenga la risurrezione di Cristo.

Innanzitutto, dunque, l’aspetto di sicurezza, di cuore garantito, di pegno già sperimentato.

Sottolineo queste due implicazioni – la seconda la dirò adesso – perché sono le più difficili: per il nostro orgoglio, il nostro amor proprio, per il nostro razionalismo, per il nostro naturalismo, per la nostra carnalità, per la nostra autonomia, per il nostro attaccamento a noi stessi, sono i due aspetti più difficili della preghiera. “Difficili”: sono i due aspetti più dimenticati della preghiera, più lasciati da parte. Si potrebbe pregare eludendo questi due aspetti del «sacrificium fidei vestrae», del sacrificio della vostra fede.

Luigi Giussani – ritiro di Quaresima dei Memores Domini. Pianazze, 16 febbraio 1975  (2- continua) 

 

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Quaresima. Segno sacramentale della nostra conversione. (Don Giussani)

William Congdom, Crocifisso n. 9

William Congdom, Crocifisso n. 9

 

di Giorgio Canu

 

Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”

La colletta della prima domenica di quaresima ci richiama ai due risultati della conversione:
la passione della conoscenza di Cristo   (“conoscenza” nel senso pieno e biblico della parola), perciò la passione per Cristo, l’amore a Cristo come desiderio di adesione a Lui, e quindi, in secondo luogo,
le buone opere.

La Quaresima è lo strumento – strumento sacramentale – per incrementare questa conversione.

Vale a dire: operando il segno quaresimale, “gestendo” le indicazioni pedagogiche in cui la Chiesa fa consistere il richiamo quaresimale, avviene, per la potenza dello Spirito, qualcosa in noi di molto più grande di quanto ci diano gli sforzi soliti.

È un tempo sacramentale, è un tempo che è destinato da Dio a darci un impeto di trasformazione più grande.  Perciò, le solite cose o le solite pratiche, intraprese, per l’obbedienza alla Chiesa, nel tempo quaresimale, hanno un significato più grande, hanno una potenza trasformatrice più grande

Altrimenti è tutto nominalismo, sono tutti nomi per noi, e non c’è la differenza, cioè non c’è la storia: trattiamo l’agosto e il settembre come trattiamo la Quaresima, vale a dire, con la stessa ignavia e con la stessa distrazione. Tutt’al più la predicazione o la meditazione liturgica quaresimale ha dei temi magari – magari! – diversi da quelli dell’agosto e settembre, ma è tutto nominalismo. È tutto nominalismo, sono puri nomi, manca la storia reale, manca una storia reale, cioè manca il senso del Mistero come Cristo: perché Cristo è il Mistero, cioè Dio rivelato nella storia, Dio che si è reso esperienza nella storia, è una storia.
Per sé, tutti i suoi atti erano un’infinita riparazione, ogni suo atto era degno di Dio, poteva riconciliare il mondo; ma come nella sua vita fu importante la croce, come fu importante la via Crucis o l’agonia, come fu importante il giorno in cui incominciò la sua missione (perché non è un’omogeneità senza senso quella di tutti gli atti di Cristo, anche se ogni atto era l’atto di Dio, anche quando mangiava e beveva da ragazzo), così nella nostra annata, nella vita della nostra annata, noi dobbiamo ricuperare il valore della storia.

Per questo, giustamente, la liturgia dice che la Quaresima è un «segno sacramentale», ha un valore sacramentale per la conversione che gli altri momenti dell’anno, gli altri periodi dell’anno, non hannoIn questo senso è veramente un’attesa non formale. 

«Dio misericordioso, fonte di ogni bene [bontà], tu ci hai proposto a rimedio del peccato [come conversione] il digiuno [la mortificazione], la preghiera e le opere di carità fraterna: guarda [benevolo] a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso [rimorso] delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia»

(Colletta della terza domenica di Quaresima, rito romano)
La preghiera sopra il popolo della terza domenica di Quaresima ci indica quello che abbiamo chiamato il segno materiale di questo “sacramento” che è la Quaresima (come per l’Eucaristia è il pane e il vino, e come per il Battesimo è l’acqua).
Noi saremmo infatti nell’uggia di noi o nella irrequietezza di noi, nell’insoddisfazione di noi:  «La tua misericordia ci sollevi», vale a dire la tua presenza misericordiosa, il fatto che guardiamo a Te, ci dia conforto e sollievo.
Dobbiamo perciò richiamarci, richiamare la nostra vita, alla verità di quei tre punti, all’uso di quei tre punti. La Quaresima deve essere un’obbedienza a questo invito della Chiesa: preghiera, digiuno e opere di carità.

Luigi Giussani – ritiro di Quaresima dei Memores Domini. Pianazze, 16 febbraio 1975  (1- continua) 
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Albero

Albero (foto di Franco Fontana)

foto di Franco Fontana

 

Albero

 

Senza Te
anche l’albero
nudo
là in fondo
è frantumato
mentre nuvole
bianche
ricoprono
pezzetti di cielo
e uomini
bisbigliano
parole
disarticolate
quasi come cane
che abbaia
non si sa perché.
….
Ci vuole un Tu
perché tutto
si ricomponga!

 

(di Giorgio Canu)

 

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