Foto: sacerdote durante Confessione

Foto: sacerdote durante Confessione

In Australia alcuni sacerdoti cattolici hanno detto che non sono disposti a rompere il sigillo della confessione per denunciare abusi sessuali su minori, e che preferirebbero andare in prigione piuttosto che rispettare la legge.


Dal 1° ottobre, il South Australia diventerà il primo stato in cui i sacerdoti saranno legalmente obbligati a denunciare qualsiasi confessione di abusi sessuali su minori. In caso di violazione di questa legge, i sacerdoti potrebbero essere sanzionati con una multa di 10.000 dollari.

La Chiesa australiana è stata colta di sorpresa da questa legge. Infatti, la legge è stata approvata l’anno scorso ma è stata resa pubblica in questi giorni dal procuratore generale dello Stato.

Mentre i sacerdoti sono obbligati a riportare notizie di reato al di fuori della Confessione, la nuova legge “ha implicazioni molto più ampie per la Chiesa cattolica e la pratica della nostra fede”, ha detto l’arcivescovo di Adelaide, mons. Greg O’Kelly.

La Conferenza Episcopale Australiana ha respinto con forza qualsiasi accusa di voler coprire i criminali. Per questo non condivide il contenuto della legge.

Altri Stati dell’Australia stanno ancora valutando se adottare o meno tale raccomandazione della commissione reale.

Padre Michael Whelan, il parroco della St Patrick’s Church Hill di Sydney, ha detto che i sacerdoti non violeranno il segreto della confessione.


Lo Stato ci chiederà come sacerdoti cattolici di commettere quello che consideriamo il crimine più grave e io non sono disposto a farlo”, ha detto padre Whelan.

Il governo del Nuovo Galles del Sud ha dichiarato che entro la fine di questo mese risponderà se i sacerdoti saranno legalmente obbligati a denunciare le confessioni di abusi sessuali su minori.

Mi aspetto che ora ogni giurisdizione australiana segua questa raccomandazione e che la Chiesa non la osservi in tutto il mondo” ha detto padre Whelan.

Quando gli è stato chiesto se la Chiesa cattolica fosse al di sopra della legge, padre Whelan ha detto: “Assolutamente no, ma quando lo Stato tenta di intervenire sulla nostra libertà religiosa, mina l’essenza di ciò che significa essere cattolico, resisteremo“.

Padre Whelan ha detto di essere “disposto ad andare in prigione” piuttosto che di rispettare una legge.

Sfugge al legislatore che una tale legge non aiuta a risolvere il drammatico problema della pedofilia. Infatti, dopo questa legge chi mai si azzarderà a parlare di questa cosa con un prete?

Padre Whelan propone un’alternativa che potrebbe essere quella in cui se un sacerdote sente un pedofilo confessare peccati di abusi sessuali su minori dovrebbe “fermarlo immediatamente“, e dirgli:

“Vieni con me ora, andiamo al commissariato di polizia per far vedere che hai un rimorso”.

Come si vede, quello che sta accadendo in Australia solleva il problema della libertà religiosa nella società contemporanea. È bene che se ne prenda atto.

Infine, il potere di assolvere i peccati, di cui il segreto della confessione è parte, è una delle cose che Dio ha concesso alla Chiesa, e nessuno Stato potrà mai toglierlo.

di Sabino Paciolla

Fonte: ABC News

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