Mentre proseguono i disordini a favore dell’aborto libero e le iniziative di preghiera per contrastarlo, in Polonia i vescovi ribadiscono gli aspetti eugenetici di qualunque forma di aborto legato alla salute del bambino non ancora nato. In questo articolo della CNA la parola all’arcivescovo di Poznań, Presidente della conferenza episcopale polacca nella nostra traduzione.

Mons. Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznań
Mons. Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznań

 

Un arcivescovo cattolico sostiene che una proposta di legge sull’aborto delineata dal presidente polacco equivarrebbe a una “nuova forma di eutanasia”.

 

L’arcivescovo Stanisław Gądecki, presidente della conferenza episcopale polacca,  lo scorso 3 novembre ha dichiarato all’agenzia di stampa cattolica polacca KAI che i cattolici dovrebbero opporsi a una modifica della legge che consentirebbe l’aborto in caso di diagnosi infausta di anomalie fetali.

Il presidente Andrzej Duda il 30 ottobre ha annunciato che avrebbe proposto un disegno di legge per consentire l’aborto in caso di “un’alta probabilità che il bambino nasca morto o abbia una malattia o un deficit incurabile che porterà inevitabilmente e direttamente alla morte del bambino”.

Duda ha avanzato la proposta a seguito delle manifestazioni di piazza tenutesi in tutta la Polonia in risposta ad una sentenza della Corte Costituzionale che il 22 ottobre ha deciso che una legge che consenta l’aborto per anomalie fetali è incostituzionale.

La sentenza, contro cui non si può ricorrere in appello, ha aperto la strada per modificare la legge del 1993 sull’aborto e vietare quelli che i pro-life chiamano “aborti eugenetici”.

In un’intervista al KAI, l’arcivescovo di Poznań ha detto: “La proposta presidenziale sarebbe una nuova forma di eutanasia che seleziona gli individui in base alle possibilità di sopravvivenza. In questo modo gli aborti eugenetici saranno inclusi nella nuova legge – con la possibile eccezione dei bambini con sindrome di Down – e tutto rimarrà tale e quale ad ora”.

Questa settimana è emerso che il governo aveva ritardato la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale. La sentenza, che non ha valore legale fino alla sua pubblicazione sulla locale Gazzetta Ufficiale, doveva essere pubblicata il 2 novembre.

Ma Michał Dworczyk, il capo della Cancelleria del Primo Ministro della Polonia, ha detto all’Associated Press: “C’è una discussione in corso, e sarebbe bene prendere del tempo per il dialogo e per trovare una nuova posizione in questa situazione che è complessa e suscita forte emotività”.

Mons. Gądecki ha criticato il ritardo, dicendo che “ha sollevato molti interrogativi”.

La Corte Costituzionale ha emesso la sua sentenza dopo che un gruppo di 119 parlamentari appartenenti al Partito della Legge e della Giustizia (PiS) e due partiti minori hanno chiesto alla Corte di rivedere la legge del 1993 relativa all’aborto nei casi di patologie fetali.

“La difesa della vita umana è una delle priorità tra le attività dei politici cattolici. Non c’è da stupirsi che la Chiesa abbia sostenuto, e sostenga, i loro tentativi e sforzi ed è grata a quei parlamentari che hanno intrapreso questo difficile compito”, ha detto mons. Gądecki.

Sono circa 1.000 gli aborti che vengono eseguiti legalmente nel paese ogni anno, la stragrande maggioranza dei quali sulla base di anomalie fetali.

L’aborto continuerà a rimanere legale nei casi di stupro, incesto e rischio per la vita della madre.

Durante le proteste che hanno seguito la sentenza della Corte, i manifestanti hanno preso di mira le chiese, interrompendo le messe domenicali e lasciando scritte pro-aborto su edifici della Chiesa.

L’arcivescovo ha respinto le affermazioni dei manifestanti secondo cui la Chiesa era troppo strettamente allineata con il partito al governo. Ha insistito sul fatto che “la Chiesa in Polonia non è dalla parte della destra o della sinistra, e neanche dalla parte del centro, ma dalla parte del Vangelo”.

Ha anche detto che le proteste hanno rivelato “fino a che punto sono arrivati la secolarizzazione e il degrado della nostra cultura”.

“I modelli occidentali hanno ormai ampiamente attecchito nella nostro Paese. Il modello di  una vita secondo i principi del consumismo, senza sofferenza e senza preoccupazioni è diventato il desiderio di molti”, ha affermato.

L’arcivescovo ha sottolineato la necessità della preghiera e del digiuno in risposta agli incidenti, nonché l’importanza del dialogo.

Ha anche detto che, a seguito della sentenza, le famiglie a hanno bambini disabili avrebbero bisogno di maggiore sostegno.

“Pur apprezzando il passo compiuto dalla Corte Costituzionale, sono convinto che la modifica della legge non sia un atto sufficiente”, ha commentato.

“In tali situazioni, come società, abbiamo il dovere di sostenere e aiutare adeguatamente le madri e i loro cari. Le donne che, a seguito di una diagnosi medica, scoprono che il loro bambino può essere, ancor prima della nascita, malato o disabile, così come i loro padri e le loro famiglie, hanno bisogno di un aiuto professionale completo e diversificato”.

E ha proseguito: “È anche necessario aumentare in modo significativo il sostegno economico a loro favore, fornire assistenza medica e psicologica costante, nonché creare un sistema che dia possibilità di periodi di riposo per i genitori che si prendono cura dei bambini disabili. L’intera società dovrebbe essere solidale con loro e pronta a fornire tutto l’aiuto possibile “.

Nel frattempo, durante l’udienza generale di mercoledì, Papa Francesco ha espresso sostegno per un’iniziativa globale del rosario lanciata dai pro-life polacchi.

Salutando i pellegrini polacchi ha presentato il “Rosario alle porte del cielo” che mira a unire le persone di tutto il mondo nella preghiera per i bambini non ancora nati dall’1 all’8 novembre.

“Durante questa settimana in tutta la Polonia la preghiera comune ‘Rosario alle porte del cielo’ unisce le vostre famiglie e parrocchie”, ha detto il papa il 4 novembre.

“Possa questa supplica innalzata al cielo per l’intercessione della Beata Vergine del Rosario ottenga la guarigione delle ferite causate dalla perdita dei bambini non nati, il perdono dei peccati, il dono della riconciliazione ed effonda nei cuori la speranza e la pace”.

Era la seconda settimana consecutiva che il papa aveva espresso solidarietà e sostegno ai pro-life polacchi. All’udienza del 28 ottobre, infatti, aveva chiesto l’intercessione di San Giovanni Paolo II per la tutela della vita.

“Per intercessione di Maria Santissima del Santo Pontefice polacco chiedo a Dio di suscitare nei cuori di tutti il rispetto per la vita dei nostri fratelli, specialmente dei più fragili e indifesi, e di dare forza a coloro che la accolgono e se ne prendono cura, anche quando ciò richiede un amore eroico”, ha detto.

 

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