“È fondamentalmente una questione di integrità: ricevere il Santissimo Sacramento nella liturgia cattolica significa far propri pubblicamente la fede e gli insegnamenti morali della Chiesa Cattolica, e desiderare di vivere di conseguenza”, ha scritto Cordileone. “Tutti noi siamo carenti in vari modi, ma c’è una grande differenza tra lottare per vivere secondo gli insegnamenti della Chiesa e rifiutare questi insegnamenti”.

Un articolo dello staff del Catholic News Agency, nella mia traduzione.

 

Arcivescovo Salvatore Cordileone e Joe Bide, presidente USA
Arcivescovo Salvatore Cordileone e Joe Bide, presidente USA

 

L’arcivescovo di San Francisco, Salvatore J. Cordileone, ha pubblicato il 1° maggio 2021 una lettera pastorale sulla dignità richiesta per la ricezione della Santa Comunione in cui ha insistito che qualsiasi cattolico che collabori con il male dell’aborto dovrebbe astenersi dal ricevere l’Eucaristia. (si noti che quella di San Francisco è la diocesi di Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera. Quindi la lettera, oltre che a Biden, è indirizzata anche a lei, ndr)

“È fondamentalmente una questione di integrità: ricevere il Santissimo Sacramento nella liturgia cattolica significa far propri pubblicamente la fede e gli insegnamenti morali della Chiesa Cattolica, e desiderare di vivere di conseguenza”, ha scritto Cordileone. “Tutti noi siamo carenti in vari modi, ma c’è una grande differenza tra lottare per vivere secondo gli insegnamenti della Chiesa e rifiutare questi insegnamenti”.

La lettera, emessa in occasione della festa di San Giuseppe Lavoratore e all’inizio del mese che onora la Beata Vergine Maria, arriva sulla scia della crescente copertura mediatica riguardante la possibilità che il presidente Biden sia ammesso alla Santa Comunione nella Chiesa Cattolica.

All’interno della sua lettera c’è una sezione specifica per i funzionari pubblici cattolici che sostengono l’aborto. “Voi siete nella posizione di fare qualcosa di concreto e decisivo per fermare l’uccisione”, ha detto. “Per favore, fermate l’uccisione. E per favore smettete di fingere che sostenere o praticare un grave male morale – uno che spegne una vita umana innocente, uno che nega un diritto umano fondamentale – sia in qualche modo compatibile con la fede cattolica. Non lo è. Per favore torna a casa nella pienezza della tua fede cattolica”.

Sia il Washington Post che l’AP hanno pubblicato articoli all’inizio di questa settimana che hanno evidenziato il dibattito sul fatto che a Biden, un convinto promotore dell’aborto e del finanziamento dell’aborto ma anche un cattolico, sarebbe stato chiesto di astenersi dal ricevere l’Eucaristia.

Secondo l’insegnamento di lunga data della Chiesa delineato dall’arcivescovo, la cooperazione formale e l’immediata cooperazione materiale con il male, come la cooperazione al male dell’aborto, preclude la possibilità di ricevere la Santa Comunione. “L’insegnamento e la disciplina della Chiesa sull’idoneità a ricevere la Santa Comunione sono stati coerenti lungo tutta la sua storia, risalendo fino all’inizio”, ha osservato l’arcivescovo.

L’insegnamento della nostra fede è chiaro: coloro che uccidono o aiutano a uccidere il bambino (anche se personalmente contrari all’aborto), coloro che fanno pressione o incoraggiano la madre ad abortire, che pagano per questo, che forniscono assistenza finanziaria a organizzazioni che forniscono aborti, o che sostengono candidati o leggi allo scopo di rendere l’aborto una “scelta” più facilmente disponibile, stanno tutti cooperando con un male molto grave”, ha dichiarato l’arcivescovo Cordileone. “La cooperazione formale e l’immediata cooperazione materiale al male non è mai moralmente giustificata”.

L’arcivescovo ha citato l’insegnamento di San Paolo nella Prima [lettera ai] Corinzi per spiegare il pericolo di ricevere la Santa Comunione mentre si coopera con il male grave, un atto a lungo considerato nella Chiesa come indegno: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. (1 Cor 11,27-29)”. 

Ha anche incluso la testimonianza del primo padre della Chiesa San Giustino Martire che ha insegnato che, “Nessuno può condividere l’Eucaristia con noi a meno che non creda che ciò che insegniamo sia vero; a meno che non sia lavato nelle acque rigeneranti del battesimo per la remissione dei suoi peccati, e a meno che non viva in accordo con i principi dati da Cristo.”

Il dibattito sul presidente Biden e la comunione ha raggiunto un nuovo picco quando il Washington Post ha pubblicato una storia e un tweet che descriveva il presidente Biden come “molto cattolico”, scatenando una risposta appassionata da parte dei leader cattolici.

La risposta dell’arcivescovo stesso ha affrontato l’importanza di testimoniare la verità sul grave male dell’aborto. “Per decenni la cultura occidentale ha negato la dura realtà dell’aborto. L’argomento è avvolto da sofismi da parte dei suoi sostenitori e la discussione su di esso è proibita in molte sedi.

“Nel caso di personaggi pubblici che si identificano come cattolici e promuovono l’aborto, non si tratta di un peccato commesso nella debolezza umana o di una caduta morale: si tratta di un rifiuto persistente, ostinato e pubblico dell’insegnamento cattolico”, ha scritto. “Questo aggiunge una responsabilità ancora maggiore al ruolo dei pastori della Chiesa nella cura della salvezza delle anime”.

È mia convinzione che questa cospirazione di disinformazione e silenzio sia alimentata dalla paura di ciò che significherebbe riconoscere la realtà con cui abbiamo a che fare”.

“Il diritto alla vita stesso è il fondamento di tutti gli altri diritti. Senza la protezione del diritto alla vita, nessun altro discorso sui diritti ha senso”, ha detto, notando che la scienza è “chiara” su quando questa vita inizia. “[Una] nuova vita umana, geneticamente distinta, inizia al momento del concepimento”.

L’arcivescovo Cordileone è stato attento a sottolineare che “l’aborto non è mai solo un atto della madre. Altri, in misura maggiore o minore, condividono la colpevolezza ogni volta che questo male viene perpetrato”.

Ha notato che la sua responsabilità come pastore e pastore di anime gli ha richiesto di essere chiaro sia sulla gravità del male dell’aborto sia sulle ragioni per cui una persona che procura, assiste o promuove l’aborto in qualsiasi modo non può ricevere la Santa Comunione a meno che non si penta prima e sia assolta in confessione.

“Parlando per me”, ha detto, “tengo sempre davanti a me le parole del profeta Ezechiele… Tremo al pensiero che se non sfido apertamente i cattolici sotto la mia cura pastorale che sostengono l’aborto, sia loro che io dovremo rispondere a Dio del sangue innocente”.

Alla fine della sua lettera, l’arcivescovo ha ringraziato coloro che nella vita pubblica sono fermi per la causa dei non nati. “La vostra posizione coraggiosa e ferma di fronte a quella che è spesso un’opposizione feroce dà coraggio ad altri che sanno cosa è giusto, ma potrebbero altrimenti sentirsi troppo intimiditi per proclamarlo con parole ed azioni”, ha commentato.

L’Arcivescovo Cordileone si è anche rivolto alle donne che hanno avuto un aborto e ad altre persone colpite da esso. “Dio ti ama. Noi ti amiamo. Dio vuole che tu guarisca, e anche noi, e abbiamo le risorse per aiutarti. Per favore rivolgiti a noi, perché ti amiamo e vogliamo aiutarti e vogliamo che tu guarisca”, ha affermato, aggiungendo che coloro che sono guariti dall’aborto possono diventare testimoni straordinari del Vangelo della Misericordia. “A causa di ciò che avete sopportato, voi più di chiunque altro potete diventare una voce potente per la santità della vita”.

L’arcivescovo di San Francisco ha concluso la lettera invitando tutte le persone di buona volontà a “lavorare per una società in cui ogni nuovo bambino sia ricevuto come un dono prezioso da Dio e accolto nella comunità umana” e invocando l’intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, patrona dei non nati, nonché di San Giuseppe e San Francesco, patrono dell’arcidiocesi.

 

Per leggere la lettera nella sua interezza, clicca qui.

 

 

 

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