Pur non condividendo tutti i passaggi di questo intervento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, lo riporto comunque per altri punti ad ampio spettro che si rivelano interessanti. L’articolo è stato pubblicato su 1P5, e ve lo propongo nella mia traduzione. 

 

Carlo Maria Vigano, arcivescovo

 

Cercare di trovare una qualche coerenza della recente azione della Compagnia di Gesù con le intenzioni originali di Sant’Ignazio di Loyola è un compito arduo se non impossibile, al punto che, col senno di poi, si ritiene che la ricostituzione dell’Ordine nel 1814 dopo la sua soppressione da parte di Clemente XIV nel 1773 sia stata mal consigliata. Non sorprende che, nel processo di dissoluzione e di autodemolizione a cui è sottoposto l’intero corpo ecclesiale, il contributo dei gesuiti sia stato – e rimanga – decisivo. Non è un caso che dal 2013 anche il trono più alto sia stato occupato da un gesuita, Jorge Mario Bergoglio, anche se ciò è in violazione della Regola ignaziana che vieta ai membri della Compagnia di Gesù di assumere incarichi nella gerarchia.

Nel contesto geopolitico internazionale, il ruolo dell’Italia può apparire per certi versi marginale, ma in realtà l’Italia è un banco di prova per le sperimentazioni di ingegneria sociale che l’agenda globalista intende estendere a tutti i governi nell’arco dei prossimi dieci anni, sia in ambito economico e politico che religioso. E’ quindi comprensibile perché La Civiltà Cattolica e il suo onnipresente direttore p. Antonio Spadaro, S.J., si siano spesi in scompaginati appoggi sia della Sinistra italiana che della Sinistra globale, compresi il Partito Democratico in America e il Partito Comunista in Cina. D’altra parte, la vicinanza ideologica della Compagnia di Gesù ai movimenti rivoluzionari di sinistra risale ai primi sintomi del 1968, di cui il Vaticano II ha posto le basi ideologiche e che hanno trovato la loro massima espressione nella teologia della liberazione, dopo aver rimosso la condanna del comunismo dai documenti preparatori del Concilio. È significativo che molti dei protagonisti di quella sfortunata stagione in America Latina, dopo l’indulgenza e le sanzioni moderate imposte dalla Santa Sede negli ultimi decenni, siano stati riabilitati e promossi da un gesuita argentino.

Vedere Prodi e Gentiloni [due ex-primi ministri italiani] insieme a padre Spadaro per la presentazione del saggio “Nell’anima della Cina” [qui] non dovrebbe sorprendere nessuno: sono l’espressione di quel deplorevole “cattolicesimo adulto” che ignora la necessaria coerenza dei cattolici nella politica voluta da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma che tiene insieme l’eterogeneo bestiario del progressismo in nome dell’ambientalismo maltusiano, dell’accoglienza indiscriminata degli immigrati, della teoria del genere, dell’indifferentismo religioso sancito dalla Dichiarazione di Abu Dhabi. La Conferenza di Assisi – Economia di Francesco – e la prossima Enciclica Fratelli Tutti confermano l’impronta antropocentrica e la svolta verde della chiesa bergogliana, che invece dell’annuncio coraggioso e “politicamente scorretto” del Vangelo a tutte le nazioni ha preferito le più facili pretese ambientaliste e immigratrici dell’agenda globalista, che sono drammaticamente rischiose per la nostra civiltà occidentale. E il presidente Trump lo ha capito fin troppo bene.

Prodi e Gentiloni in Italia – e aggiungiamo anche il premier Conte, data la sua origine e la sua formazione – hanno i loro omologhi da parte americana in personalità cosiddette cattoliche come Joe Biden, Nancy Pelosi, Andrew Cuomo: tutti sostengono con orgoglio l’aborto e l’indottrinamento di genere, e tutti sono orgogliosamente a favore dei movimenti Antifa e Black Lives Matter che stanno dando fuoco a intere città americane. Un’analisi equa e onesta degli sponsor internazionali di questi partiti, di questi movimenti “spontanei” e del progressismo cattolico rivela un inquietante filo conduttore che attraversa tutti questi cosiddetti filantropi che manipolano le sorti politiche ed economiche del pianeta con enormi finanziamenti. Nei giorni scorsi è stato riportato dalla notizia che i gesuiti in America hanno ricevuto sovvenzioni per quasi due milioni di dollari (in quattro anni) da George Soros, e sembra che lo stesso accordo tra la Santa Sede e il regime comunista cinese sia stato finanziato con grandi donazioni annuali da Pechino alle casse vaticane che si trovano in uno stato disastroso. Il fatto che la Chiesa sia caduta prostrata davanti al lockdown, sospendendo le celebrazioni liturgiche e chiudendo chiese in tutto il mondo, ha portato a notevoli danni economici collaterali, per i quali le donazioni cinesi e il lucrativo business dell’accoglienza degli immigrati rappresentano un’ovvia compensazione.

Gli Stati Uniti stanno assistendo al fatto che i massimi livelli e i centri di influenza culturale della Chiesa cattolica americana si stanno schierando spudoratamente a favore del candidato democratico e più in generale a favore di tutto l’apparato che si è andato consolidando negli ultimi decenni all’interno della pubblica amministrazione. Al Deep State, nemico giurato di Trump, si affianca una Deep Chiesa che non risparmia critiche e accuse al Presidente in carica e ammicca indecorosamente a Biden e BLM, seguendo pedissequamente la narrazione imposta dal mainstream. Poco importa che Trump sia apertamente a favore della vita e difenda i principi non negoziabili ai quali i democratici hanno rinunciato – l’importante è trasformare la Chiesa cattolica nel braccio spirituale del Nuovo Ordine Mondiale, in modo da avere un imprimatur dalla più alta autorità morale del mondo, cosa impossibile con Benedetto XVI.

Il segretario di Stato Pompeo ha fatto bene a censurare il rinnovo dell’accordo segreto firmato tra Bergoglio e Xi Jinping! La sua lucida denuncia mette in luce l’aberrante atteggiamento vaticano, il tradimento della missione della Chiesa, l’abbandono della comunità cattolica cinese per sinistri calcoli politici e il modo in cui è in accordo con il pensiero allineato. E non sorprende neppure la reazione piccata dei gesuiti e del progressismo cattolico, a cominciare dall’Avvenire [il quotidiano della Conferenza episcopale italiana]. Se Bergoglio può affermare impunemente che “Trump non è cristiano”, evocando i fantasmi del nazismo e del populismo, perché il segretario di Stato americano non avrebbe il diritto di esprimere la sua opinione – con l’obiettivo più che legittimo della sicurezza internazionale – sulla connivenza della Santa Sede con la dittatura comunista più feroce ma anche più potente e influente che mai? Perché il Vaticano, che tace di fronte al sostegno del partito democratico all’aborto e alla violazione dei più elementari diritti umani in Cina, ritiene che l’Amministrazione Trump non abbia il diritto di interferire in un accordo che ha evidenti ripercussioni sull’equilibrio politico internazionale? E’ altrettanto sorprendente vedere che la parrhesia nel confronto politico che viene richiesta a parole è contraddetta di fatto da coloro che vedono i loro piani malvagi portati alla luce. E non è chiaro perché un accordo presentato come assolutamente trasparente e privo di punti oscuri sia stato tenuto segreto e non possa essere letto nemmeno dal benemerito cardinale cinese Joseph Zen. D’altra parte, se consideriamo che tra le persone che si occuparono della stesura dell’Accordo tra la Santa Sede e il Partito comunista cinese c’era l’allora cardinale McCarrick, inviato da Bergoglio per suo conto (vedi qui), comprenderemo anche il motivo per cui gli atti del processo canonico che portarono a ridurre il potente prelato allo stato laico rimangono avvolti nel segreto: in entrambi i casi un’operazione di trasparenza e verità è urgente e necessaria, perché è in gioco l’onore e l’autorità morale della Chiesa cattolica di fronte al mondo intero.

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1