Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’intervista rilasciata al giornalista Edward Pentin dal designato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’Arcivescovo Víctor Manuel Fernández, e pubblicata sul National Catholic Register. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’intervista nella mia traduzione.

 

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Victor Manuel Fernandez

 

Pentin: Eccellenza, cosa significa per lei il termine “modernizzare la Chiesa”? Cosa comporta e quanto è importante?

Víctor Manuel Fernández: Non userei mai il termine “modernizzare” per applicarlo alla Chiesa, perché è una categoria più appropriata per le aziende o altre istituzioni; non si applica a una realtà soprannaturale come la Chiesa, che ha elementi eterni. I papi più recenti hanno usato la parola “riforma” nella convinzione che ci sono aspetti della Chiesa che possono cambiare, ma sempre senza rinunciare a un “humus” (in latino che significa suolo o terreno) permanente che va oltre il passare del tempo, le diverse epoche e gli aspetti superficiali del mondo.

L’espressione “modernizzare la Chiesa” potrebbe indurci nell’errore di racchiudere la permanente e sempre nuova ricchezza della Chiesa, compreso il Vangelo, nel quadro di una determinata epoca (in questo caso la modernità), che passerà anch’essa come sono passate tutte le altre epoche. Insomma, l’espressione “modernizzare la Chiesa” per me non ha senso.

 

In un’intervista rilasciata a luglio a Crux, lei ha detto di prendere molto sul serio le parole di Papa Francesco sull’accettazione del magistero recente e che i fedeli dovrebbero lasciare che il loro pensiero “si trasfiguri con i suoi criteri”, in particolare quando si tratta di teologia morale e pastorale. Che cos’è esattamente il “magistero recente”? In che cosa si differenzia dal magistero non recente e cosa intende quando dice “trasfigurato con i suoi criteri” per quanto riguarda la teologia morale e pastorale? È vincolante e, in qualità di prefetto, come si comporterà con coloro che nella Chiesa, specialmente vescovi e sacerdoti, non vogliono sottoscrivere il magistero del Santo Padre perché lo considerano in contraddizione con l’insegnamento della Chiesa?

Quando parliamo di obbedienza al magistero, questa viene intesa in almeno due sensi, che sono inseparabili e ugualmente importanti. Uno è il senso più statico, di un “deposito della fede” che dobbiamo custodire e preservare indenne. Ma dall’altro lato, c’è un carisma particolare per questa salvaguardia, un carisma unico, che il Signore ha dato solo a Pietro e ai suoi successori.

In questo caso non si tratta di un deposito, ma di un dono vivo e attivo, che è all’opera nella persona del Santo Padre. Io non ho questo carisma, né voi, né il cardinale Burke. Oggi lo possiede solo Papa Francesco. Ora, se lei mi dice che alcuni vescovi hanno un dono speciale dello Spirito Santo per giudicare la dottrina del Santo Padre, entreremo in un circolo vizioso (dove chiunque può affermare di avere la vera dottrina) e questa sarebbe eresia e scisma. Ricordate che gli eretici pensano sempre di conoscere la vera dottrina della Chiesa. Purtroppo, oggi, non solo alcuni progressisti cadono in questo errore ma anche, paradossalmente, alcuni gruppi tradizionalisti.

 

Una critica spesso rivolta ai pastori della Chiesa, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, è l’assenza di chiarezza nell’insegnamento della Chiesa. Come possono i singoli fedeli cattolici trovare una via di salvezza quando l’insegnamento della Chiesa appare oscurato da dibattiti influenzati da quelli che potrebbero essere considerati valori mondani che sono entrati nella Chiesa, e da un’apparente mancanza di certezza che ne è derivata? Cosa potrebbe fare come prefetto per aiutare a risolvere questa mancanza di chiarezza?

I dibattiti (e quindi la mancanza di chiarezza) sono esistiti in tutta la storia della Chiesa. Ci sono stati dibattiti accesi tra i Padri della Chiesa, ci sono stati dibattiti tra gli ordini religiosi, e come non ricordare la controversia “de auxiliis” in cui due gruppi di teologi e vescovi si sono condannati a vicenda [sul rapporto tra grazia divina e libero arbitrio] fino a quando il Papa ha deciso che era una questione aperta e ha proibito loro di esprimersi in termini di condanna?

Tuttavia, anche in queste situazioni che possono sembrare scandalose, la Chiesa cresce e matura nella comprensione di alcuni aspetti del Vangelo che prima non erano stati sufficientemente esplicitati. Credo che questo dicastero possa essere uno spazio in grado di accogliere questi dibattiti e di inquadrarli nella sicura dottrina della Chiesa, evitando così ai fedeli alcuni dei dibattiti mediatici più aggressivi, confusi e persino scandalosi.

 

In un’intervista rilasciata a InfoVaticana nel mese di luglio, lei è sembrato aperto alle benedizioni ecclesiastiche di coppie dello stesso sesso, se queste possono essere effettuate senza creare confusione. Potrebbe spiegare meglio cosa intendeva dire? A che tipo di confusione si riferiva?

Mi riferivo al fatto di confondere un’unione omosessuale con un matrimonio. A questo punto è chiaro che la Chiesa intende il matrimonio solo come unione indissolubile tra un uomo e una donna che, nella loro diversità, sono naturalmente aperti a generare la vita.

 

Lei ha detto che la dottrina non può cambiare, ma la nostra comprensione di essa sì. Tuttavia, alcuni osservatori della Chiesa vedono in questo un sovvertimento dell’insegnamento immutabile della Chiesa con il pretesto di aiutare pastoralmente i fedeli, creando una falsa dicotomia tra dottrina e prassi pastorale che in realtà coincidono. Vede la dottrina come un ostacolo all’essere veramente compassionevoli, e se sì perché?

La vera dottrina può essere solo una luce, una guida per i nostri passi, un sentiero sicuro e una gioia per il cuore. Ma è chiaro che anche la Chiesa non ha ancora compreso appieno la ricchezza del Vangelo. In alcuni ambiti ci sono voluti secoli perché la Chiesa rendesse espliciti aspetti della dottrina che in altri tempi non vedeva così chiaramente.

Oggi la Chiesa condanna la tortura, la schiavitù e la pena di morte, ma ciò non è avvenuto con la stessa chiarezza in altri secoli. I dogmi erano necessari perché prima di essi c’erano questioni che non erano sufficientemente chiare.

La dottrina non cambia, il Vangelo sarà sempre lo stesso, la Rivelazione è già stabilita. Ma non c’è dubbio che la Chiesa sarà sempre minuscola in mezzo a una tale immensità di verità e bellezza e avrà sempre bisogno di continuare a crescere nella sua comprensione.

 

Quale sarà il suo approccio al cammino sinodale tedesco? In che misura pensa che la sua apertura alle benedizioni per le persone dello stesso sesso e il suo desiderio espresso di promuovere un approccio più morbido nei confronti di teologi o posizioni eretiche possano aiutare la situazione tedesca?

La Chiesa tedesca ha gravi problemi e deve ovviamente pensare a una nuova evangelizzazione. D’altra parte, oggi non ha teologi al livello di quelli che hanno impressionato in passato. Il rischio del Cammino sinodale sta nel credere che permettendo alcune novità progressiste, la Chiesa in Germania fiorirà. Non è quello che proporrebbe Papa Francesco – il quale ha posto l’accento su una rinnovata missionarietà incentrata sull’annuncio del Kerigma: l’amore infinito di Dio manifestato in Cristo crocifisso e risorto.

Non so perché alcuni suoi colleghi mi identifichino con la via tedesca, che conosco ancora poco. Guardi, il mio libro più famoso si chiama Los Cinco Minutos del Espiritu Santo (I 5 minuti dello Spirito Santo) e contiene una meditazione quotidiana sullo Spirito Santo che ha venduto 150.000 copie. Lo sapevate?

D’altra parte, ero un parroco ed ero anche un vescovo diocesano. Andate a chiedere ai fedeli della mia parrocchia cosa facevo quando ero parroco, e vedrete: Adorazione eucaristica, corsi di catechismo, corsi biblici, missioni domestiche con la Madonna e una preghiera per benedire la casa. Avevo 10 gruppi di preghiera e 130 giovani.

Come vescovo diocesano ero solito chiedere alla gente di cosa avrei parlato nelle mie omelie in cattedrale e nelle mie visite alle parrocchie: di Cristo, della preghiera, dello Spirito Santo, di Maria, della santificazione. L’anno scorso ho proposto a tutta l’arcidiocesi di concentrarsi sul “crescere insieme verso la santità”. Checché ne dicano alcuni vostri colleghi, questa era la mia formula per affrontare l’indifferenza religiosa della società. Come il Papa, credo che senza mistica non andremo da nessuna parte.

 



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