“Il diavolo è tornato sul grande schermo nel film del 2023 L’esorcista del Papa”. Ma non ha mai lasciato il palco. Non è una metafora. Non è una favola. E per quanto imbarazzante possa sembrare a un mondo urbano e moderno, dobbiamo prendere sul serio la sua esistenza e il suo ruolo negli affari umani.”

Un lettore di questo blog con tali parole introduce l’articolo che segue, scritto da mons. Charles J. Chaput, O.F.M. e pubblicato su What we need to know. La traduzione è a sua cura.

 

diavolo
Giudizio Universale, dettaglio (Stefan Lochner, Pubblico dominio, via Wikimedia Commons)

 

Leszek Kolakowski è stata una delle grandi menti del secolo scorso. Era un importante filosofo marxista in Polonia fino a quando non iniziò a porre domande alquanto scomode sulla vita nell’ Unione Sovietica sotto Stalin. Questo peccato di imprudenza finì col ridurlo al silenzio. Poi lo fece esiliare in Occidente. Infine, è diventato uno degli uomini di lettere più produttivi del XX secolo.

Kolakowski ha tenuto un discorso molto curioso ad Harvard nel 1987 intitolato “Il diavolo nella storia”. Molte persone del pubblico conoscevano il lavoro di Kolakowski. Sapevano che poteva essere scherzoso. Sapevano che aveva un perfido senso dell’ironia. Quindi si aspettavano da lui frecciatine sarcastiche all’indirizzo di un mito religioso morto.

Invece accadde qualcosa di molto diverso.

Seduti tra il pubblico, quel giorno, vi erano i commentatori politici Tony Judt e Timothy Garton Ash. A metà strada nel discorso di Kolakowski, Ash – attonito – si rivolge a Judt, sussurrandogli: “Sta davvero parlando del diavolo” [1]. E in effetti, Kolakowski stava facendo esattamente questo. . . non ironicamente o in modo scettico, ma nel vero senso della parola.

Fu uno di quei momenti in cui i pregiudizi della nostra classe intellettuale vennero messi a nudo. A parte Judt e Ash, la maggior parte del pubblico non avrebbe mai immaginato che un noto intellettuale moderno, secolarizzato, poliglotta, potesse davvero credere in sciocchezze religiose come il diavolo e il peccato originale. Eppure era così.

Infatti, il crescente rispetto per la fede religiosa di Leszek Kolakowski negli ultimi anni della sua carriera gli diede l’intuizione di cui aveva bisogno per penetrare nel cuore del XX secolo e comprendere le forze che modellano la cultura moderna. Tre citazioni dal lavoro di Kolakowski sono particolarmente da considerare.

Ecco la prima: “Il diavolo fa parte della nostra esperienza. La nostra generazione ne ha visto abbastanza perché il messaggio venga preso molto sul serio”.

La seconda: “Il Male attraversa continuamente tutta l’esperienza umana. Il punto non è come rendersi immuni ad esso, ma quali sono le condizioni per poter identificare e incatenare il diavolo.

Ed infine, ecco la terza: “Quando una cultura perde il senso del sacro, perde ogni senso”.

Ciò che Kolakowski ha capito è questo: non importa quanto imbarazzante alcuni critici possano trovarlo ma non possiamo capire la nostra cultura se non prendiamo sul serio l’esistenza di Satana. Il diavolo non è una fantasia o un’illusione pre-scientifica. Il diavolo è reale. Così è il male. Entrambi sono costantemente all’opera nella storia umana, e sono all’origine delle battaglie che dividono ogni cuore umano. Ciò che rende Satana assolutamente non plausibile alla mente moderna, sono i ritratti immaginari che ne sono stati fatti sia nell’arte medievale che nella poesia, come l’Inferno di Dante. Ma certo infantilismo della nostra arte e l’inadeguatezza del nostro linguaggio nel descrivere quell’essere profondamente personale e profondamente intelligente che chiamiamo “il diavolo”, non debbono trarci in inganno riguardo alla sua realtà.

Se Gesù, gli Apostoli e la tradizione cristiana ininterrotta hanno creduto alla presenza del Nemico dell’umanità, allora non credervi è tutto a nostro rischio e pericolo.

Spesso, facendo opera di apostolato nel mondo, siamo ingenui. La nostra missione non è quella di ritagliarci un angolo di cultura secolare per renderlo più “cristiano”. Non si tratta di ottenere punti di vista più cristiani nei media o valori più cristiani che si riflettano nelle nostre varie forme d’arte o in dibattiti politici. Queste cose sono importanti. Ma c’è di più in gioco.

L’evangelizzazione della cultura è una chiamata alla guerra spirituale. Siamo in lotta per le anime e il nostro avversario è il diavolo. I primi cristiani lo sapevano. Questa loro consapevolezza è scritta in ogni pagina del Nuovo Testamento. I cristiani di oggi hanno bisogno esattamente della stessa struttura mentale. Non solo per affrontare le élite culturali radicalizzate e spesso ostili, ma anche le forze spirituali dedite alla sconfitta del Vangelo.

Il diavolo alla fine non prevarrà. Ma può fare grandi danni e portare molte anime alla rovina nel tempo che gli rimane. Eppure il diavolo è bellamente ignorato oggi, anche nella Chiesa. Ad ogni Pasqua rinnoviamo i nostri voti battesimali in un rituale che include una rinuncia a Satana e a tutte le sue vuote promesse. Ma sappiamo quello che diciamo? Ci crediamo davvero? Allora perchè così tanti di noi hanno smesso di prendere sul serio il diavolo?

Kolakowski scrisse una breve e astuta satira su questa domanda. La intitolò “Trascrizione a mano di una conferenza stampa metafisica data dal Demonio a Varsavia, il 20 dicembre 1963”.

Nella parodia di questo incontro con i media, il diavolo, con gran perspicacia, incrimina la Chiesa e i credenti di ambire a una rispettabilità e rilevanza secondo “lo spirito dei tempi”. E il diavolo, non c’è da stupirsi, centra il bersaglio. Siamo in forte imbarazzo riguardo al diavolo – e, francamente, riguardo a molti dogmi cattolici – perché essi sono tenuti in disprezzo dagli intellettuali di oggi, dagli arbitri delle opinioni e dai capitani della cultura. Nessuno ama essere preso in giro o deriso come superstizioso. Vorremmo essere rispettati da coloro che invece ci disprezzano.

In un mondo autoreferenziale e materialista, è quanto mai inopportuno credere nel diavolo. Così come lo è credere in Gesù Cristo. E questo è il punto. I teologi medievali lo capirono piuttosto bene. Avevano un’espressione in latino: Nullus diabolus, nullus redemptor (niente diavolo, niente Redentore). Senza il diavolo, è difficile spiegare perché il Figlio di Dio sentì il bisogno di incarnarsi, e poi soffrire e morire per noi. Dopo tutto, da cosa ci ha esattamente riscattato?

Il diavolo più di chiunque può apprezzare questa ironia della sorte: che non possiamo comprendere pienamente Gesù Cristo e il Suo sacrificio senza di lui. E sfrutta questo a suo vantaggio. Sa che relegarlo a mito mette inevitabilmente in moto il medesimo trattamento verso Dio. Come dice il Diavolo di Kolakowski: “Se abbandoni i fondamenti della fede per paura della presa in giro, dove andremo a finire?”

Per evangelizzare la cultura di oggi dobbiamo iniziare dal riconoscere la realtà del diavolo. Poi dobbiamo riconoscere in che modo il diavolo fa il suo lavoro.

La Cultura è l’arena preferita del diavolo. I primi cristiani lo chiamavano “il dominatore delle potenze dell’aria” e “l’ingannatore del mondo intero”. Tertulliano, scrivendo verso la fine del secondo secolo, ebbe a dire che l’intera cultura dell’intrattenimento di Roma – il circo, il teatro, le lotte, i giochi gladiatori – fu per amor del diavolo, per erodere la coscienza individuale e corrompere la morale pubblica.

Allo stesso modo il diavolo è all’opera nel mondo moderno. La filosofa Raissa Maritain, scrivendo negli anni ’30, suggerì che il diavolo cerca particolarmente di depistare in ogni modo il lavoro di artisti, filosofi e scienziati. Questa è una intuizione importante. Gli esseri umani sono fatti, come ci dice la Scrittura, di poco inferiori rispetto agli angeli e a immagine di Dio. Ecco perché siamo in grado di creare straordinarie opere d’arte, musica, architettura, filosofia e tecnologia.

Tuttavia, proprio perché le nostre opere in tali campi possono indurci in così grande esaltazione, esse sono anche le più vulnerabili alle interferenze diaboliche. L’orgoglio viene prima di una caduta, e il diavolo si diletta sempre delle nostre vanità. Come ha detto Maritain in modo tanto poetico, il diavolo “sa tutti i segreti del sentimento e dell’immaginazione dell’Uomo, così come conosce tutte le sorgenti di inebriante estasi di questo mondo – un doppio meccanismo di cui egli si serve per combinare l’incontro della voluttà con l’arte, della conoscenza col potere”.

Di conseguenza, l’ideologia dell’arte moderna e gran parte degli inutili detriti che riempiono le gallerie d’arte e le case d’asta di oggi, indicano una crisi di bellezza e di significato. Senza ispirazione religiosa, la nostra arte non ha alcun soggetto coerente, non ha principi significativi di ordine estetico e di valore, e nessuno scopo superiore all’espressione di sé dell’universo privato del singolo artista.

Così l’arte è diventata sempre più caotica e anti-umana. La tragedia dell’arte moderna è segnata dalla profanazione, dalla deturpazione o dalla scomparsa totale della persona umana. Basti confrontare la forza luminosa di un Michelangelo con il lavoro bizzarro di tanti artisti recenti; la differenza è impressionante.

La cultura riflette ciò che un popolo crede a proposito delle cose ultime. E giudicando a partire dal discorso culturale e dai nostri artefatti, è chiaro che non crediamo più nel valore unico della persona umana. Questo è ciò che Leszek Kolakowski intendeva quando ha detto che una cultura che perde il senso del sacro, smette di avere senso. Quando una cultura perde di vista Dio, perde di vista anche l’uomo.

E questa è la cultura che siamo chiamati ad evangelizzare.

È nostro compito, qui e ora, aiutare gli altri a volgere gli occhi verso la bellezza del mondo che Dio ha creato e indirizzarli alla bellezza che ci attende nel mondo a venire. Dobbiamo aiutare coloro che ci circondano a vedere l’Amore che sostiene il mondo; l’Amore che si è fatto carne e sangue. L’Amore che ci ha mostrato il Suo volto in Gesù Cristo.

Siamo fatti per questo Amore – ognuno di noi. Il cuore umano anela istintivamente a lodare il Dio che è Amore incarnato. Ed è per sottrarci a questo Amore che il diavolo intraprende la sua opera. Non smetterà mai di cercare di sovvertire il canto innato dell’amore nello spirito umano. Eppure, alla fine, il diavolo non è nulla. Dio è tutto. E un giorno saremo destinati ad incontrare questo Amore di persona. Ecco perché siamo stati creati. Questo è ciò che rende Satana così tremendamente invidioso. Vedremo ciò che Dante vide e che lo travolse alla fine della sua Divina Commedia, quella lunga strada che lo condusse dalle profondità dell’inferno, attraverso il purgatorio, fino alle altezze del cielo. Ci incontreremo, faccia a faccia…con “L’Amore che muove il sole e le altre stelle.”

Charles J. Chaput, O.F.M.

 

+Charles J. Chaput è arcivescovo emerito di Filadelfia. Questo saggio è stato rivisto e adattato dall’autore da osservazioni originariamente pronunciate alla Comunità Emmanuel di Roma.

Note:

[1] Tony Judt, “Leszek Kolakowski (1927-2009),” New York Review of Books 56:14 (September 24, 2009).

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