Papa Francesco
In primo piano: pollice molto popolare

 

 

di Roberto Allieri

 

Su Papa Francesco fino all’anno scorso avevo una certa considerazione. Lo ritenevo, magari non il migliore, ma sicuramente uno dei migliori Papi che avevamo in quel momento. Quest’anno ho fatto uno sforzo per apprezzarlo e seguirlo meglio nelle sue esortazioni, con filiale rispetto. E mi sono dovuto ricredere: è il migliore dei Papi che abbiamo in circolazione!

In effetti, pieno di propositi di discernimento, ho cercato di analizzare il suo pensiero e, interpellandomi, ho compreso più approfonditamente tante cose. In primo luogo, ho capito che la sua misericordia è per tutti, tutti, tutti ma, se non sei d’accordo con lui e con le aperture che ha in mente, non puoi far parte della categoria ‘tutti’. Mica tutti possono essere tutti!

E così mi sono interrogato sulle molteplici epurazioni da lui volute per quei pastori considerati eretici perché troppo rispettosi della dottrina e della tradizione e sulla promozione in ogni dicastero e struttura vaticana di personaggi ‘politicamente corretti’, nel progetto far diventare anche la Chiesa ‘clericalmente corretta’.

E’ una fortuna che papa Bergoglio ci doni tanti approfondimenti su punti basilari della fede cristiana che erano stranamente sfuggiti a tutti i santi delle epoche passate; i quali, se li avessero capiti, avrebbero dovuto vergognarsi di molti loro atteggiamenti (tipo pregare troppo, magari in latino, suscitare troppe vocazioni nei seminari o insistere in inqualificabili opere di proselitismo, catechizzando non credenti).

Jorge Bergoglio è un Papa che ha il merito di indicare al suo gregge la strada giusta (però dice che anche molte altre strade hanno semi di giustizia e quindi possono essere imboccate tranquillamente); ammonisce fermamente su ciò che è da condannare (salvo quei casi in cui eccetera, eccetera, che portano a ribaltare il monito); il suo insegnamento sul peccato si fonda su un sì però forse o su un no però chissà (e tutte le altre certezze, per lui, vengono dal demonio). Questo sì che è un parlare chiaro e deciso!

Riguardo agli inviti al discernimento avrei qualcos’altro da dire: meno male che su questo il Papa e i pastori che lo propugnano hanno le idee chiare! Per me invece è un processo pieno di ambiguità. Se io discerno e arrivo a una conclusione e il giorno dopo discerno ancora e ne arrivo ad un’altra, come faccio a capire se il mio ultimo è un giusto discernimento? Per capire i frutti del discernimento occorre avere molto discernimento!

E’ quindi una grande fortuna per noi fedeli avere un Papa che passa molto del suo tempo a discernere, sciogliendo i suoi dubbi in tanti altri dubbi sulla fede. Secondo lui il popolo cristiano, per essere sostenuto nel cammino di salvezza, deve cibarsi incessantemente di dubbi che facciano evaporare le certezze. Dubita delle certezze ed ha certezza del dubbio.

Strano però, che un Papa così amante dei dubbi vada in crisi quando i dubbi non sono suoi. Quando gli offrono ‘Dubia’ su un piatto d’argento, anzichè gongolare di gioia mastica amaro e si offende o li scansa.

Però non sempre: il suo amico Eugenio Scalfari gli infilava dubbi a tradimento dappertutto, persino nelle scarpe e però Bergoglio trovava modo di scioglierli tutti, in modo istantaneo. Non so che prodotto usasse, non credo il Magistero…

Uno dei più grandi dubbi che assilla Papa Francesco è quello di mantenere i capisaldi della fede o adattarli alla mentalità odierna. Adattarli significa poi piegarli in adeguamento a ciò che viene accettato dai più. Ma così facendo, secondo me, si finisce per seguire un criterio democratico che rende instabile il Magistero e rivedibile in ogni epoca. Ma anche in ogni regione della Terra, visto che gli usi e costumi cambiano nello spazio, oltre che nel tempo. Con il rischio di una frammentazione dottrinaria e dell’emergere di Chiese nazionali confederate al Papa, che finisce per essere considerato unus inter pares (uno tra tanti uguali a lui). Chiese nazionali che poi diventano inevitabilmente asservite al regime Statale in cui operano. Così, del resto, funziona la democrazia: se la maggioranza decide una cosa, si può anche criticare ma bisogna accettarla e rispettarla. Meglio ancora se ci si schiera dalla parte maggioritaria.

Il mio modesto consiglio è: stai attento, caro papa Francesco! Il fatto è che la verità non è democratica, non segue il mainstream. Gesù non era per niente democratico. Se lo fosse stato, avrebbe lasciato tranquillamente lapidare l’adultera del Vangelo. Anzi, sarebbe stato il promotore ed il garante della lapidazione: in caso di consultazione, la stragrande maggioranza della folla era a favore del linciaggio.

E, visto che sono in vena di elargire consigli, anche se forse inopportuni, mi permetto di suggerire a Papa Francesco un’altra implorazione, anzi un cambio di paradigma.

Perché non guardare con occhi di misericordia, per esempio, anche gli emarginati, gli esclusi, i paria del nostro tempo? In altri termini, la categoria dei ‘non tutti’ che comprende, per esempio, chi ha una fede radicata nella preghiera, nella contemplazione, nel rispetto della liturgia (anche antica) o chi vede gli atti impuri (gli stessi che costituiscono parte essenziale dei riti satanisti) come qualcosa che allontana da Dio.

Perché punire, cacciare, screditare, umiliare tanti cristiani tacciandoli di indietrismo se si ostinano a seguire il solco dei santi di tutti i tempi anziché quello tracciato dalla nostra società atea? Perché cercare proprio in loro il male e dimenticarsi di quello slogan moderno, tanto caro ai teologi di oggi, che ‘il male è negli occhi di chi lo vuole vedere’?

E’, questo, un modesto invito a guardare il prossimo, tutti i prossimi (anche quelli che non sono nella schiera dei ‘tutti’) con occhi di bontà.

Sono sinceramente convinto che il Papa, in cuor suo, voglia abbracciare ed amare sia tutti che i ‘non tutti’. A partire da chi lo critica.

Infatti, Bergoglio è un Papa che, offrendo generosamente così tanti svarioni e contraddizioni, riesce a valorizzare tanti fedeli facendoli sentire ‘più papisti del Papa’.

Da parte mia, non voglio appartenere a questa schiera di critici e polemici e ribadisco il mio profondo rispetto. Del resto, se uno è Papa e a suo modo cerca Dio, chi sono io per giudicare?

 


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