Cristo fuori la chiesa a Brescello, il paese di Don Camillo
Cristo fuori la chiesa a Brescello, il paese di Don Camillo

 

 

di Marco Begato

 

Anzitutto urge una premessa. Non tanto sul perché di un appello, l’appello è un genere ritrito, cui peraltro ho già fatto ricorso io stesso di recente. Si fa appello, quando non ci si sente più ascoltati in generale e si vuole cercare l’attenzione di un soggetto molto specifico, che si ritiene direttamente interessato dalla causa e che si spera possa farsi latore della causa presso altri, ottenendo quel successo e quella attenzione che i sottoscrittori dell’appello proprio non trovano altrimenti.

No, la premessa riguarda la categoria interpellata: perché appellarsi ai vicari episcopali? Perché non direttamente ai vescovi? Il motivo è duplice. In primo luogo, essendo un unico sacerdote, al massimo potrei appellarmi al mio vescovo, ma con che diritto mi appellerei a tutti i vescovi sperando di strappare la loro attenzione? In secondo luogo, il contenuto dell’appello tocca direttamente l’incarico del vicario episcopale, o almeno in molte diocesi mi risulta che avvenga così. Procediamo.

Appello ai vicari episcopali per la prevenzione dei malori nel clero giovane

Mi rivolgo ai vicari episcopali delle diocesi italiane, con beneficio di estensione di tale appello anche oltralpe.

Sono rimasto francamente scosso da un caso di cronaca ecclesiale registrato in una diocesi lombarda poche settimane fa. Si tratta della morte del giovane sacerdote Roberto Pozzi, annunciata sui social con riferimento a un malore improvviso che il reveredo avrebbe avuto mentre era alla guida.

Ora, premetto che non conosco la situazione di don Roberto, e quindi non so se soffrisse o meno di particolari disturbi, come non conosco le circostanze particolari: di sacerdoti strapazzati dal lavoro, che si espongono a gravi incidenti a causa di un sovraccarico di stress ne conosco molti. Devo pur aggiungere che fortunosamente nessuno di questi miei conoscenti è mai morto in auto.

Senza voler dunque giudicare puntualmente del caso di don Roberto, mi aggancio però al suo tragico episodio per sollevare una domanda e quindi l’appello, che certamente potrà tornare utile a molti.

La descrizione dell’incidente di Pozzi assomiglia formalmente ai tanti fenomeni, esplosi negli ultimi due anni, di malori improvvisi che stanno stroncando soprattutto i giovani maschi adulti. Le statistiche da vari Paesi del mondo (si pensi ai casi conclamati di Australia, UK, Danimarca, Germania) indicano una impennata di morti improvvise, di tumori turbo (definiti in tal modo per la rapidità e la gravità del loro anomalo sviluppo), di malattie autoimmuni. In particolare si registrano problemi cardiaci e, penso anche solo alla situazione in Italia negli ultimi mesi, si moltiplicano i casi di autisti che vanno fuori strada a casa di malori: autobus, ambulanze o privati cittadini.

Ripeto, non so se don Roberto possa essere ascritto a questo novero o se ci siano cause differenti e non sono qui a discettare sulla morte di un giovane confratello, per la quale anzi sono molto affranto e scosso, vista e considerata la penuria di clero e la ricchezza che una giovane vocazione rappresenta per le nostre comunità cristiane.

Approfitto però del caso per la domanda e per l’appello.

La domanda: reverendi padri Vicari, vi state documentando e interrogando circa la potenziale dannosità dei vaccini anti-covid, che i sacerdoti italiani sono stati costretti a ricevere dagli imperativi delle curie e certo dalla forte mozione giunta dal Vaticano? Dopo esservi sovente fatti voi stessi mediatori di tali obblighi vaccinali presso i vostri confratelli giovani e meno giovani, vi state informando circa i rischi di salute che essi hanno corso e stanno correndo a causa di questa scelta?

Io non sono qui a puntare il dito contro nessuno: eravate come pedine tra due fuochi e in fondo avete fatto quello che quasi tutti i preti, i frati e le suore hanno ritenuto andasse fatto. Qualcuno molto convinto dell’utilità dei vaccini e qualcuno molto convinto del dovere di obbedire ai superiori, costi quel che costi.

Però, se penso al mio caso, ancora oggi sono stupito del fatto che vari superiori chiedessero docilità alla vaccinazione, pur confessando la loro totale ignoranza medica e scientifica. E ugualmente mi stupisce intendere che da allora a oggi costoro, fatte salve rarissime eccezioni, non abbiano sentito il desiderio di colmare tali lacune.

E allora è dovere informarsi, soprattutto ora che la documentazione scientifica inizia ad abbondare e ora che gli effetti avversi si assommano con evidenza statistica.

Qui inserisco il mio appello: reverendi padri Vicari, vi prego di farvi promotori nelle vostre diocesi di attività di screening preventivo, particolarmente riguardo a possibili complicazioni cardiache che sono causa di malori tanto improvvisi quanto irreparabili, ma anche di altre patologie riconducibili alla vaccinazione anti-covid. Vi prego di convocare a raccolta i medici avveduti di tale situazione, sia pure di consultarli in forma anonima a loro tutela, e di farvi dire quali esami, quale prevenzione, quali profilassi è bene dispiegare per i sacerdoti della diocesi e per i religiosi, al fine di limitare il più possibile l’emergere di effetti avversi.

Ma fatelo per i vostri preti e per i vostri consacrati: loro vi hanno obbedito, si sono fidati, vi hanno seguito. Sta a voi adesso, in coscienza, fare il possibile per limitare loro quei danni, che forse davvero non conoscevate, ma che ora sarebbe grave e colpevole ignorare. 

Il Signore, che è potente e misericordioso, guardi con benevolenza ai Vicari che avranno il coraggio di avviare tale azione in favore delle vocazioni della propria diocesi e benedica le loro diocesi con molte altre sante vocazioni alla vita sacerdotale, monastica, consacrata e secolare.

 

Marco Begato è un sacerdote.

 

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